mercoledì 15 aprile 2015
Un'intervista a Sara Garbagnoli sull' "ideologia del genere" (e un'altra a Gesù)
venerdì 3 aprile 2015
La cataratta del cardinale
lunedì 9 settembre 2013
Integralisti cattolici contro le teorie del genere
domenica 13 maggio 2012
Il duce, le mamme e le marce per la vita
lunedì 5 marzo 2012
Corpi senza frontiere. Il sesso come questione politica
lunedì 10 gennaio 2011
Costruzione del/la martire e strategie del consenso : una riflessione critica sull'istituzione della Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi
domenica 21 novembre 2010
L'arcivescovo del genocidio: in ricordo di Marco Aurelio Rivelli
martedì 21 settembre 2010
Roghi dimenticati / Post scriptum a Roghi made in Usa
lunedì 20 settembre 2010
Esercizi di revisionismo
giovedì 19 giugno 2008
Santa Madre Chiesa e le sue Ma(donne)
In questo santino un bell'esemplare (ma qui ne trovate tutta una galleria) della Madonna del Soccorso, che probabilmente ha fornito la base iconografica per la Madonna del Manganello.____________________
Della serie pubblicità&propaganda: domani cominciano le Giornate anticlericali a Ponticelli, all'interno delle quali, domenica pomeriggio, ci sarà una tavola rotonda dal titolo Eva colse la mela. Solo lei poteva farlo. Con Michela Zucca (Streghe e comunità rurali contro il potere nel Medioevo), Giusi Di Rienzo (Danzando tra le rovine: la trasmissione dei saperi femminili), Vincenza Perilli (Santa Madre Chiesa e le sue Ma(donne)).
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martedì 17 giugno 2008
La Madonna del Manganello
Sembra che anche gli Itali (e le Itale) abbiano una madonna a cui votarsi (sarà questo uno dei motivi che ne hanno evitato la rottamazione ?), precisamente La Madonna del Manganello (vago ricordo in Fascisti su Marte) che da quel che leggo in La Nuova Towanda (che rinvia a sua volta a Wikipedia) sembra essere una Madonna senza riconoscimento ecclesiastico ufficiale, ma che rientrò ugualmente in un insieme di rappresentazioni diffuse negli anni trenta, in sintonia con un certo spirito clerico-fascista che già aveva visto il prodursi di alcune "aberrazioni" quali San Francesco proclamato "precursore del Duce" nel 1926 ( sembra che Mussolini definì San Francesco "il più italiano dei santi, il più santo degli italiani", anche se altri attribuiscono la frase a Pio XII che lo proclamò patrono d'Italia nel 1939), o l'icona di santa Chiara in trionfo sui fasci littori. Una quasi omologa alla Madonna del Manganello sembra essere la Madonna del buon ritorno, immagine sacra creata da tal Don Gabriele Virgilio nel 1942 per i soldati in guerra (proclamata in seguito patrona dei dispersi e dei reduci). Sempre in questa corrente si inseriscono le numerose "preghiere per il Duce" composte in quegli anni, e che venivano divulgate proprio tramite il retro di questi santini.« O tu santo Manganello
tu patrono saggio e austero,
più che bomba e che coltello
coi nemici sei severo
O tu santo Manganello
Di nodosa quercia figlio
ver miracolo opri ognor,
se nell'ora del periglio
batti i vivi e gli impostor.
Manganello, Manganello,
che rischiari ogni cervello,
sempre tu sarai sol quello
che il fascista adorerà. »
Qui, sommersa da santini e varie epistole apostoliche (Mulieris Dignitatem in primis), so di deludere profondamente quante (via mail e telefonicamente) mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sul Flat bolognese di quest'ultimo fine settimana ... Purtroppo non potrei parlare delle tante belle connessioni e tacere delle dis-connessioni (e delle miserie), quindi avendo attualmente poco tempo (e soprattutto voglia) rinvio a non so quando. Intanto il dossier si ingrossa.
In ogni caso presto saremo inondate dai report delle varie addette stampa e strateghe della comunicazione ...
E non ho nessuna ma(donna) a cui votarmi ...
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martedì 10 giugno 2008
NO TRESPASSING: the (endlessly) continuance
Continuo dopo un'interruzione (forzata) di qualche giorno No trespassing. Del resto tempo o non tempo, lavoro o non lavoro (per tacere delle tante altre cose che possono impedirmi di stare qui a scrivere) l'ho detto tante volte: Marginalia è un blog "anomalo", non ha nulla del "diario" nè tanto meno della testata giornalistica seppur "alternativa" (quella per intenderci che ti rifila le stesse identiche notizie girate sui "grandi" media con un cosiddetto "taglio critico"). Raramente sto "sulla notizia" (come si dice in gergo): non ho detto nulla sul Pride romano (e forse avrei dovuto dopo il mio Italo da rottamare), nulla delle piccole miserie di "movimento" - anche "femminista", purtroppo - degli ultimi mesi, nonostante il mio archivio privato si sia ingrossato a dismisura (ma presto ne scriverò), nulla della bella manifestazione auto organizzata di Rom e Sinti che si è tenuta ieri a Roma ( e neanche della giovane rom incinta presa a calci da un cittadino italiano), niente della mia rabbia nel leggere i giornali dopo l'ennesima tragedia generata dalla "fortezza Europa": quei corpi senza vita che riemergono lungo le coste della Sicilia, sono "cadaveri di "immigrati clandestini". Neanche da morti sono uomini, donne, bambini/e ... Esseri umani. E qui vorrei già interrompere la scrittura, ma avevo concluso No trespassing con un To be continued e allora ve lo devo.Già la mattina dopo - il 6 giugno, dunque -, come sempre in ritardo e di corsa, avevo visto di sfuggita il "richiamo" de Il Resto del Carlino in edicola, con la notizia dello stupro in caratteri cubitali, "bambina marocchina stuprata da italiano", o qualcosa del genere. Perché infine lo storico quotidiano bolognese - che ha tra l'altro attivato un ignobile sondaggio razzista - sarà uno dei pochi che non riuscirò a leggere (in genere, quando ho tempo, lo recupero nel baretto sotto casa ... ). Ma ne leggerò molti altri. E tutti (anche quelli "più corretti") mi danno la conferma di come oramai l'informazione è impastata (in alcuni casi anche "inconsapevolmente" o in "buona fede") di beceri e consunti stereotipi sessisti e razzisti.
Da Il Bologna (Tredicenne marocchina violentata da un italiano, p. 14) apprendo che "la bambina era ancora vergine" e che la madre è "di fede musulmana". Senza soffermarmi sul fatto che ovviamente a nessuno è venuto in mente di sottolineare che lo stupratore è di "religione cattolica" e che "vergine" o "non vergine" resta uno stupro, l'accenno alla "verginità" e alla confessione religiosa della madre (e quindi della "famiglia", elemento ripreso in quasi tutti gli articoli che ho letto), è funzionale alla "razzializzazione" della vittima che cessa di essere una bambina che ha subito uno stupro per divenire una "marocchina di religione musulmana che ha perso la verginità". L'Unità riporta le dichiarazioni del capo della squadra mobile di Milano dove questo processo di razzializzazione emerge con una violenza (per me estrema) nei toni paternalistici permeati di sottile, ma non per questo meno pericoloso, razzismo: "voglio sottolineare la grande cultura e l'attenzione di questa donna, la sua capacità di capire ed essere vicina alla figlia. Parliamo di una donna di formazione culturale islamica, molto religiosa, ma ben integrata in Italia. Spesso ci possono essere dei problemi in famiglie di questo tipo ad affrontare la violenza sessuale. Invece ci siamo trovati di fronte ad una donna forte e molto "moderna"...". La Stampa invece relega la notizia nelle "brevi" delle pagine di cronaca (p. 22) poiché la "prima" è tutta dedicata all'appoggio europeo al "pacchetto sicurezza" e alla nuova proposta del Pdl, un emendamento contro le prostitute, soggetti "socialmente e moralmente pericolosi". Ma c'è anche spazio per l'"aggressione" subita da Augusta Montarulli, dirigente torinese di An- Azione Giovani alla quale una protesta per i fatti della Sapienza organizzata all'Università impedisce di sostenere un'esame ... Nell'intervista ci illumina sul fatto che lei non è fascista, oggi sarebbe ridicolo. E' di destra. E ovviamente ha tanti amici di sinistra (non "estremisti", eh!). La storia si ripete: ogni antisemita ha il suo amico ebreo, ogni razzista il suo zio Tom e ogni maschio una donna al suo fianco ... (ma forse quest'ultima è un'altra storia).
Anche La Padania dedica la prima al benestare europeo al pacchetto sicurezza: "Non passa il clandestino" è il titolo trionfale. E poi c'è spazio per tutto: dall'invito della Lega a scendere in piazza a Mestre contro "il campo nomadi", all'appello "dei milanesi" a chiudere la moschea di viale Jenner. La notizia dello stupro è a p. 21, il titolo mi fa sobbalzare: "Adesca, stupra e ingravida una 13enne". Ingravida. Inutile dire che se la vittima fosse stata una bambina (o donna) italiana (le "nostre" donne) gli inviti ad organizzate fiaccolate e cacce al "mostro"si sarebbero sprecate. Qui invece è il caso di sottolineare che è : "Una vicenda tutta da raccontare che insegna come le adolescenti, non solo i bambini, meritino più attenzione quando sono fuori dalla scuola".
A questa frase sembra quasi fare eco l'articolo di Gaia Passi su Libero (a p. 18) che parlando della bambina vittima dello stupro scrive: "Era rimasta affascinata da quel trentenne conosciuto fuori da scuola. Per questo, nell'incoscienza dei suoi tredici anni, si è fidata di lui e l'ha seguito fino a casa". Devo (dobbiamo) dedurne che meglio sarebbe stato per questa madre "musulmana" essere meno "moderna" e tenere più a bada la figlia adolescente/incosciente, tanto più che era ancora "vergine" ... Nella stessa pagina un breve commento dal titolo "Linea dura contro i nostri orchi", dove si afferma tra l'altro: "Tolleranza zero invochiamo quando sono i delinquenti stranieri ad abusare di donne italiane, tolleranza zero pretendiamo verso quegli italiani che abusano delle straniere". Veramente "democratico". Peccato che non si faccia cenno al fatto che oramai in Italia tutti gli stranieri sono delinquenti, e questi delinquenti sono - per legge - più delinquenti di altri ...
Ma l'articolo che letteralmente mi manda in bestia su Libero è quello sulla vicenda del neonato di due mesi morto il giorno prima, che di fatto diviene il luogo dove far emerge tutto il razzismo che non aveva potuto trovare sfogo nell'altra notizia (in fondo si tratta "pur sempre" dello stupro di una bambina) . Nonostante il motivo della morte non sia ancora chiaro (è stata disposta l'autopsia), quasi tutti i quotidiani collegano il decesso alla circoncisione subita dal bimbo (figlio di una coppia di nazionalità nigeriana) qualche giorno prima. Ma Libero va oltre. Nell'articolo di Daniele Pajar "Circonciso in casa, bimbo di due mesi muore (p. 19) si parla della morte del bambino "i cui genitori seguono le tradizioni dell'Africa nera". Nella stessa pagina un "approfondimento" (La pratica nella storia) a firma Andrea Morigi : "Una tradizione imposta dalla religione ebraica. Ma diventa un rito tribale": "... quel che si è evoluto, da cinque millenni o giù di lì, tra gli ebrei, sono le tecniche [...]. In circa 1.400 anni, anche nel mondo islamico, le precauzioni sono andate di pari passo con lo sviluppo culturale e scientifico delle popolazioni che seguono il Corano. Cioè con tutte le disparità che dividono i musulmani dai correligionari meno progrediti. Per entrambe le categorie si tratta di evitare di presentarsi "impuri", cioè sporchi, al momento della preghiera. Poiché non sempre è a disposizione un bidet, nemmeno nei pressi dei luoghi di culto, e comunque non se ne fa largo uso tra i musulmani, si risolve il problema alla radice [...] I fedeli andrebbero informati che non si trovano più nel deserto". Credo che sia un articolo che più che una lettera di protesta meriti una denuncia all'Ordine dei giornalisti o qualcosa del genere. Ci penserò. Avevamo auspicato - proponendo un gruppo di lavoro sul razzismo allo scorso Flat romano di febbraio -, un lavoro di monitoraggio sui media, uno degli elementi centrali per una pratica femminista interessata a scardinare i meccanismi di produzione/riproduzione del sessismo e del razzismo (non mi stancherò mai di ripeterlo: nelle sue diverse e molteplici forme). Continuo ad auspicarlo.
Liberazione è stata l'unico quotidiano (tra quelli che ho letto quel giorno) a dire qualcosa di perlomeno corretto su questa vicenda, sottolineando come "questa drammatica storia ha qualcosa di diverso dai fatti di cronaca che quotidianamente leggiamo sui giornali [...]. Casi del genere non sono isolati. Italiani che stuprano ed uccidono donne immigrate. Come qualche settimana fa a Roma quando una giovane donna romena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano [...] o quando il 6 maggio scorso a La Spezia un italiano di 32 anni, incensurato e sposato, è stato arrestato dai carabinieri mentre tentava di violentare, per la seconda volta, una prostituta straniera". Ma anche qui emerge l'inadeguatezza del linguaggio usato per trattare vicende simili, una spia di quanto ancora poco abbiamo "pensato" ed "elaborato" (anche "a sinistra") su queste questioni.
Sull'altra vicenda che segnalavo in No Trespassing (ovvero il prete che pretendeva "favori sessuali" da due donne migranti in cambio di un "aiutino" per ottenere il permesso di soggiorno) non ne ho trovato nessuna traccia sui giornali letti quel giorno. Allora forse si rivelerà molto vicino al vero quanto scrivevo: "La notizia del prete che ha preteso "favori sessuali" da due donne migranti "clandestine" in cambio di un aiuto per ottenere il permesso di soggiorno, probabilmente sarà sepolta con ancora maggiore cura. O, se salta fuori, sarà per dirci in seguito che il povero prete è un santo ..."
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giovedì 5 giugno 2008
NO TRESPASSING

La notizia del prete che ha preteso "favori sessuali" da due donne migranti "clandestine" in cambio di un aiuto per ottenere il permesso di soggiorno [2], probabilmente sarà sepolta con ancora maggiore cura. O, se salta fuori, sarà per dirci in seguito che il povero prete è un santo ... [3]. Dovrò decidermi a scrivere un giorno più diffusamente su quella che potremmo definire economia politica dello stupro.
NOTE:
[1] La notizia è passata anche sul Tg3 Lombardia. Inutile dire che se lo stupratore fosse stato un "immigrato" e la bambina una "bambina italiana", la notizia sarebbe passata con grande enfasi su tutti i Tg nazionali e avrebbe fatto la "prima" dei quotidiani... Ma - in ogni caso - non viene centrato (ancora una volta) il problema "vero", che non è la "nazionalità" dello stupratore ma è: "uomo violenta bambina" . E non è mai banale ricordarlo.
[2] La notizia è stata pubblicata oggi dalla Gazzetta di Mantova a pagina 14 ... ho letto l'articolo pochi minuti fa nella lista di Facciamo Breccia., prezioso luogo di scambio e circolazione.
[3] E' già successo un mucchio di volte ...
To be continued...
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Articoli correlati in Marginalia:
Sessismo e razzismo: informazione e deformazione
Sommovimento antirazzista e antisessista
Una biblioteca della memoria
giovedì 27 marzo 2008
Gender (and Race) Trouble
Che Marginalia sia un blog "anomalo" oramai sembra chiaro (anche a me). E sicuramente non ha nulla nè del "diario" nè della "testata giornalistica" seppur "alternativa". Solo in rarissime occasioni sono stata infatti "sulla notizia" come si dice in gergo.A volerci stare avrei dovuto parlarvi in questi giorni di Judith Butler, che oggi sarà a Roma dove, insieme a Wendy Brown, animerà una giornata intorno a Sovranità, confini, vulnerabilità. Non l'ho fatto e non lo faccio, anche perché altre lo hanno già fatto (e bene) sollevando il problema (per me cruciale) di una certo femminismo italiano (il cosiddetto "femminismo della differenza") che cerca di riconquistare l'egemonia oramai perduta stabilendo improbabili connessioni con la teoria butleriana [1]. Peccato che mentre quest'ultima è stata oggetto di attacchi da parte delle gerarchie vaticane, il pensiero della differenza italiano è stato all'opposto incensato.
Per cui perseguendo nell'anomalia vi segnalo un altro appuntamento che si terrà sempre oggi 27 marzo (dalle 18 alle 21) ma in quel di Parigi, nell'anfiteatro dell'EHESS (105, Boulevard Raspail): Les théories et pratiques féministes "of color" et queer "of color" aux Etats-Unis. Organizzato dal collettivo DAWE, la serata vedrà la partecipazione di Paola Bacchetta (Università di California, Berkeley) e la proiezione di due film di Pratibha Parmar: A place of rage e Khush entrambi del 1991. Un'occasione per discutere di genere, sessualità, razzizzazione/razzismo e del postcoloniale.
[1] Rinvio a I.D. versus Butler e I.D. vs Butler seconda, entrambi in la La Nuova Towanda di Paola Guazzo.
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Mi avvedo ora che la Nuova Towanda ha pubblicato la mail che avevo inviato stamani alla lista Facciamo Breccia (e, più o meno sempre la stessa, anche a Sommosse). Tendenzialmente penso le mail inviate alle liste di discussione come non destinate alla pubblicazione (per lo meno senza preventiva comunicazione all'interessat*), ma in questo caso mi va bene così (tra l'altro ho appena ricevuto mail di Paola ... prima volta che qualcun* mi chiama Eminenza ...), anzi la ri-pubblico anche qui (ripulendola da qualche refuso ...) sperando possa essere un contributo alla discussione:
Condivido quanto scrive Paola. Ne ho scritto brevemente, in ritardo e a mio modo qui.
Non potrò essere a Roma perché già altrove, comunque sarebbe interessante riuscire a capire quanto Butler "sa" (e cosa pensa) del femminismo italiano, in primis del cosiddetto "pensiero della differenza". Non dimentichiamoci che è stata proprio un'altra teorica del queer (Teresa de Lauretis) a "introdurre" il pensiero di Muraro&Co negli Stati Uniti. Sua infatti l'introduzione alla versione inglese di Non credere di avere dei diritti, dove definisce le donne della Libreria delle donne la "parte migliore" del femminismo italiano ... Su questa operazione avevo cominciato a pormi qualche questione alcuni anni fa (in un articoletto del 97 restato ai margini, dove tra l'altro notavo le "imbarazzanti analogie" tra femminismo della differenza e razzismo differenzialista). Notavo le similitudini tra questa operazione e quella che ha portato negli Usa all'"invenzione" del cosiddetto French Feminism (che riduce il femminismo francese al trittico Irigaray-Kristeva-Cixus ... il femminismo detto "materialista" - Guillaumin, Delphy, Tabet, Mathieu e altre - sparisce ...) :-(((
Spero che la discussione sia bella e ricca, attendo report da Doriana e altr*...
v.
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domenica 3 febbraio 2008
Una biblioteca della memoria
Qualche giorno prima della Giornata della memoria qualcuno [1] nella rete ha chiesto ad altri/e bloggers di indicare un libro sulla Shoah. A loro volta coloro che sono stati/e interpellati/e hanno posto la medesima domanda ad altri/e bloggers, in una sorta di "catena della (o per) la memoria". Sono stata coinvolta anch'io da Falecius, ma mi sono presa il tempo di "pensarci", senza farmi mettere fretta dalla scadenza imminente. In un commento a caldo indicavo, anziché un libro, un film: è Shoah di Claude Lanzmann.
Finalmente stasera un po' di tempo per Marginalia. Con il post "già scritto nella testa", mi sono collegata per digitarlo e postarlo. Cercando un link ho cominciato a seguire a ritroso la "catena della memoria" : da un blog/sito all'altro, attraverso libri, immagini, nomi. Ho deciso, infine, di buttare via quello che avevo pensato di scrivere. Tento invece di compilare (aggregando insieme alcune delle risposte che altri/e hanno dato alla domanda iniziale, cose pubblicate in rete in occasione di questa ed altre Giornate della memoria e alcuni dei volumi che mi circondano mentre scrivo) una sorta di "biblioteca della memoria". Non è una "bibliografia", ma per ora solo un insieme disordinato di titoli e suggestioni (talora discordanti e/o non condivisibili), che potrà forse (da qui a un anno) essere ordinato, ampliato, discusso. Per intanto, anche se la mia ricerca in rete non è stata esaustiva (non ne ho proprio il tempo), mi è sembrato comunque interessante cominciare a vedere cosa (e come) si legge intorno alla "memoria, le riflessioni che questi testi suscitano, e quelle che (eventualmente) questo post susciterà.
Il primo libro che voglio citare è Se questo è un uomo di Primo Levi. Sembrerà sicuramente "banale" come scelta. E' un libro, infatti, citatissimo e così noto che sembra quasi superfluo ricordarlo, eppure a volte ho il sospetto che sia citato senza essere neanche letto, almeno a leggerne certi usi [2]. E invece, è proprio partendo da una frase di Primo Levi: "E' successo, vuol dire che può succedere ancora", che chi mi ha passato il "testimone" ribadisce l'importanza di ricordare "l'orrore della Sho'ah", poiché "il Male Assoluto è sempre una possibilità dell'umano, e contro questo orrore occorre essere vigili"[3].
Ma il libro che propone infine Falecius è Il settimo milione di Tom Segev, giornalista e storico israeliano. Non un libro sul genocidio nazista ma un libro che "fa la storia della memoria della Sho'ah in Israele, e mostra come questa memoria abbia condizionato in maniera decisiva la storia d'Israele, e la percezione che gli israeliani hanno del proprio stato, ma in modi diversi e complessi, che forse non sospetteremmo".
In molti/e avvertono il pericolo che porre troppa "enfasi" "sulla memoria della Shoah [...] possa diventare un modo per renderla il più possibile inoffensiva", come scrive The Rat Race. Se non vogliamo "tradirla" questa memoria "deve restare *intollerabile*. Dev'essere qualcosa a cui si vorrebbe sfuggire — che si vorrebbe non aver presente — e che ci si costringe a tenere davanti agli occhi. Percio' niente letture confortanti, niente biblioteche virtuose, che ci facciano sentire meglio perche' assolviamo al compito nobile di non dimenticare. Eppure — abbiamo soltanto le parole — per non lasciare che la Shoah venga cancellata. E allora propongo gli autori forse piu' inconciliati con la realta' — quelli che meno di tutti hanno cercato di estrarre un qualche *senso* dalla Shoah". E sono due poeti, Paul Celan e Dan Pagis.
Nel sito Ribat al mujahid, ritrovo ancora Shoah di Lanzmann insieme a due libri, Israele e la Shoah di Idith Zertal e Uomini comuni di Christopher R. Browning, una trilogia che dovrebbe contribuire al difficile compito di "agire" la conservazione della memoria: "Il trauma della tragedia deve invocare un'autocritica incessante, essendo qualcosa che incessantemente ci riguarda. Il senso della memoria è la sua attualità, la responsabilità che quotidianamente ci delega, c'addossa, c'affida".
Anche Khadija, nel denunciare la "retorica della memoria" che ci vede tutti/e pronti a "piangere sul latte versato e a promettere 'mai più', ma assolutamente ciechi di fronte a quello che sta succedendo ancora, e ancora e ancora", ci riporta a questa responsabilità verso il presente. Il libro che propone è Terrore e miseria del Terzo Reich di Bertolt Brecht, invitando insieme a firmare la petizione [4] per Abou Elkassim Britel :"Io preferisco denunciare quello che mi succede sotto il naso e non posso tollerare che ci si sgoli così tanto tutti insieme per 'ricordare', mentre di fronte agli orrori reali ci comportiamo esattamente come i personaggi di Brecht. Meno di mille adesioni per una campagna a sostegno dei diritti umani che ha fatto, ormai, il giro del web. E questo succede oggi e succede oggi perché oggi come allora la gente ha paura di mettersi dalla parte degli ebrei, degli zingari, degli omosessuali e degli oppositori politici del Terzo Reich".
Rosa propone invece Intellettuale ad Auschwitz di Jean Amery: "Hans Mayer, austriaco di padre ebreo e madre cristiana, nato e vissuto senza alcun rapporto con la sua origine ebraica, viene deportato ad Auschwitz e diventa ebreo suo malgrado. Un ebreo - come si definisce - senza Dio, senza storia, e senza speranza messianica nazionale. Tradito e abbandonato dalla cultura che lo ha nutrito e gli ha dato una identità, a guerra finita rinuncia al suo nome tedesco, diventa Jean Amery e descrive la sua esperienza di deprivazione identitaria in Intellettuale ad Auschwitz [...] Ma la perdita di se' non è recuperabile, e Jean Amery muore suicida. Scelgo questa esperienza estrema e disperata perché Amery è mio fratello, perchè io stessa mi sento ebrea per condizione più che per scelta e nel contempo, grazie anche a lui, sono persuasa che sia non solo possibile ma necessario coltivare una identità ebraica pur essendo lontani dalla religione e dalla tradizione. E scelgo Amery perchè mi pare spazzi via a suo modo qualsiasi tentativo di "normalizzare" il crimine ideologico nazista, qualsiasi tentativo di dare senso. Quel crimine - ne sono convinta - è peculiare, speciale e diverso dai molti crimini che hanno fatto la storia e continuano a plasmarla".
Per finire propongo qualche testo in ordine sparso:
Nessuno/a mi sembra abbia accennato alla questione del negazionismo/revisionismo. Lo faccio io con Nadine Fresco, Fabrication d'un antisémite, un libro sul padre fondatore del negazionismo, Paul Rassinier. Nessuna traduzione italiana, ma rinvio a questa recensione in Incidenze.
Ancora un film di Claude Lanzmann, Un vivant qui passe. Auschwitz 1943-Theresienstadt 1944. E' possibile leggerne il testo, in italiano, in un volumetto (con una postfazione di Federica Sossi) di Cronopio, 2003. Una riflessione sulla "cecità", sul "non vedere" (ieri, oggi).
Non poteva mancare un libro che affronti la questione in una prospettiva di "genere". Non è l'ennesimo volume su "le donne e l'olocausto", ma un testo che interroga criticamente le analisi femministe del nazismo: Liliane Kandel (a cura di), Féminismes et nazisme. Anche in questo caso nessuna traduzione italiana, ma rinvio alla mia recensione qui.
Nell'imminenza di No Vat, mi sembra il caso di ricordare il ruolo del Vaticano nel genocidio nazista. Lo faccio con L'arcivescovo del genocidio di Marco Aurelio Rivelli. Questo libro ripercorre le vicende dello Stato indipendente di Croazia, voluto dai nazifascisti negli anni 1941-1945. Qui gli ustascia di Ante Pavelic, sostenuti da Hitler e da Mussolini, sterminarono centinaia di migliaia di serbo-ortodossi, ebrei e rom, in nome di una "soluzione finale" etnico-religiosa perseguita anche attraverso l'imposizione di "conversioni" di massa al cattolicesimo. In questo sterminio un ruolo decisivo lo ebbe l'arcivescovo di Zagabria, Alojzije Stepinac con l'avvallo decisivo del Vaticano. Nell'ottobre del 1998, Stepinac (definito dal dittatore Franjo Tudjman "martire del regime comunista) viene beatificato dal papa Giovanni Paolo II.
Sullo sterminio nazista di omosessuali e lesbiche rinvio al dossier pubblicato in Fuoricampo Lesbian Group.
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[2] Ad esempio ai tempi dello "scandalo" delle torture inflitte ai prigionieri di Abu Ghraib da parte (anche) di alcune soldatesse Usa, sono stati pubblicati ben due articoli intitolati "Se questa è una donna" che richiamavano il titolo del libro di Levi ma "rovesciandolo": non solo introducendo una connotazione di genere, ma ribaltando il soggetto, non più la vittima ma il carnefice. I due articoli possono essere letti nel dossier Dibattito sulle donne kapò (Qui dovrei aprire una lunga riflessione sull'uso di metafore che rinviano al nazismo, ma per intanto rinvio ai cenni alla questione nella mia recensione a Féminismes et nazisme ricordata in questo post).
[3] Sovente, nei brani che cito da altri blog/siti vengono usati (spesso indifferentemente) i termini "Olocausto" e "Shoah". In realtà non sono equivalenti o intercambiabili, mancando nel secondo termine il significato di punizione divina presente nel primo. Storicamente l'uso di Shoah ha preso forza a partire dal titolo del film di Lanzmann uscito nel 1985, che si proponeva esplicitamente di contestare il termine "olocausto" e la retorica che gli è associata. Personalmente, comunque, ricorro sovente al termine di genocidio o sterminio nazista ( di ebrei, "zingari" - rom e sinti -, omosessuali e lesbiche e altri esseri umani considerati "inferiori").
[4] Ho già da tempo firmato e segnalato nella rubrica Urgenze la raccolta firme per Kassim. In effetti, il numero relativamente basso delle firme, colpisce. E se provassimo a chiederci perché?
mercoledì 11 ottobre 2006
Integralismi a confonto
(Questo articolo è stato pubblicato anche qui)