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mercoledì 8 ottobre 2025

7 ottobre 2023 - 7 ottobre 2025: Alcune riflessioni sul concetto di resistenza

In un articolo pubblicato sul suo sito qualche giorno fa (e che riporto in coda a questo post) Lavinia Marchetti, già dal titolo (Quanta disumanità deve subire un popolo prima che la sua risposta venga letta come politica e nn solo come orrore? Riflessioni sul 7ottobre2023) poneva una domanda che meriterebbe l' avvio di una più ampia e collettiva discussione. Lo "spunto" sono i fatti, oramai di pubblico dominio, dello striscione (nella foto, anche questa ampiamente circolata sui media) con la scritta "7 ottobre, giornata della resistenza palestinese" con le reazioni che ha suscitato. Lo stesso copione è andato in scena ieri con il volantino di indizione di un presidio in piazza Nettuno di GP Bologna, presidio che ha visto poi un dispiegamento spropositato di forze dell' ordine con una gestione della piazza più che violenta, ridotta oggi dalla stampa mainstream (e non solo, purtroppo) sotto la solita dicitura "scontri". Intanto questa notte l' IDF ha abbordato le nave Coscience della FFC che insieme alle barche della Thousands Madleens trasportava aiuti e medici (tra questx tre palestinesx) verso la Striscia. Non si sa ancora nulla di certo degli equipaggi rapiti. Nello stesso tempo, a Gaza continua a essere l' inferno che oramai conosciamo: nessuna tregua, continuano senza sosta i bombardamenti, la fame, le uccisioni. Con una forza e costanza che strazia Mosab Abu Toha - scrittore e poeta palestinese - un giorno dopo l' altro continua a trascrivere i nomi dei morti *** QUANTA DISUMANITÀ DEVE SUBIRE UN POPOLO PRIMA CHE LA SUA RISPOSTA VENGA LETTA COME POLITICA E NON SOLO COME ORRORE? RIFLESSIONI SUL 7 OTTOBRE 2023 di Lavinia Marchetti Ci ho pensato molto prima di scrivere questo post. L'argomento è delicato e andava scritto a freddo, rivedere posizioni, letture, mettersi in discussione anche personalmente, del resto non sono qui tanto per farmi amici, ma per mettere in discussione tutto ciò che ci viene propinato, con ragionamenti, fatti e dati. I fatti li conoscono tutti: uno striscione con la scritta “7 ottobre, giornata della Resistenza palestinese” è apparso nel corteo per Gaza, insieme a cori che inneggiavano ad Hamas e al bombardamento di Tel Aviv. Le reazioni sono state immediate: accuse di antisemitismo, indignazione istituzionale, nuove minacce di repressione. Eppure quel cartello, con la sua brutalità e la sua ambiguità, porta dentro una domanda che la politica evita: cosa diventa la violenza quando il potere la esercita da decenni solo contro una parte? La storia italiana conosce bene questo nodo. Claudio Pavone, nel suo libro Una guerra civile (testo molto importante), ha spiegato che la Resistenza fu al tempo stesso guerra patriottica, civile e di classe. Dentro quella triplice natura, ogni atto armato si muoveva tra moralità e necessità, ma anche tra vendetta e giustizia. Pavone scrive: “La deliberazione di uccidere nasce in un clima di guerra dove la morte costituisce una dimensione quotidiana”. La stessa parola “Resistenza” nasce in un paesaggio dove il monopolio statale della violenza è già corrotto. Chi agisce in nome della libertà diventa colpevole perché rompe la forma del potere. Molti episodi partigiani oggi verrebbero giudicati terrorismo. L’attentato di via Rasella del 23 marzo 1944, condotto dai GAP contro il battaglione Bozen, provocò la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Centinaia di civili uccisi. Eppure Norberto Bobbio definì quella stagione “il solo grande moto popolare dell’Italia moderna”. La violenza dei partigiani fu considerata legittima perché rispondeva a un’occupazione militare e a una dittatura che aveva tolto parola e corpo a un popolo intero. In Piemonte, nella primavera del 1945, comandi partigiani ordinarono “esecuzioni patriottiche” di fascisti e collaborazionisti. Moltissimi storici hanno analizzato quei documenti con rigore: vi trovarono crudeltà, anche estrema, ma anche una volontà politica di restituire giustizia dove lo Stato era crollato. In molte valli le armi servirono a riconquistare la possibilità stessa di giudicare. Il gesto di chi oggi espone uno striscione su Gaza nasce in una contesto simile, dove la storia non si applica unilateralmente. Noi possiamo, loro no. Dentro un contesto coloniale e di apartheid, dove i civili palestinesi vengono bombardati, privati d’acqua, confinati, un simbolo violento diventa linguaggio di disperazione. Non redime la brutalità del 7 ottobre (peraltro le responsabilità di Israele sembrano ormai evidenti). La trasforma in domanda: quanta disumanità deve subire un popolo prima che la sua risposta venga letta come politica e non solo come orrore? Le parole contano. Chi urla “Resistenza” a Roma di certo non sta lì a celebrare un massacro. Evoca un diritto che in Europa abbiamo esercitato con il sangue, convinti che la libertà valesse più della pace mortifera di uno sterminio. Anche i partigiani sbagliarono, anche i loro gesti terrorizzarono. Eppure senza di loro, assieme agli alleati che ci bombardarono a tappeto... l’Italia sarebbe rimasta un Paese occupato, muto, addestrato all’obbedienza. Oggi la stessa logica pretende di giudicare la rabbia palestinese senza guardare la prigione che la genera. Condannare la violenza è doveroso. Ignorare la sua origine significa partecipare alla sua causa.
Articolo pubblicato sul mio profilo Facebook Vi Marginalia .

mercoledì 25 febbraio 2015

Da/per Gabriella Ghermandi e Atse Tewodros Project

Avevo già segnalato qui, circa tre anni fa, Atse Tewodros, un bellissimo progetto nato dall'incontro ad Addis Abeba tra Gabriella Ghermandi - che molt@ di voi conoscono , se non personalmente sicuramente per il suo bellissimo Regina di fiori e di perle - e alcuni vecchi partigiani etiopici che avevano combattuto contro l'occupazione fascista. Sono stati loro a chiederle di far rivivere i canti della loro resistenza. Nasce così un disco (bellissimo) frutto del lavoro di musicist@ etiopic@ e italian@ e registrato grazie al sostegno dal basso di centinaia di persone che come me e tant@ altr@ hanno acquistato in anticipo una copia del disco stesso. Purtroppo, pur registrato, il disco non è mai stato distribuito. Ma ora c'è la possibilità per Atse Tewodros Project di essere distribuito in tutto il mondo grazie a una competizione musicale indetta da un grosso network, composto da più case discografiche, di world music. Si vince grazie ai voti espressi su questo sito, tramite il rating, cioè cliccando semplicemente su una (e solo una, a seconda del voto che si vuole esprimere) delle stelline presenti. Affrettatevi perché si può votare ancora solo fino a fine mese (e fate girare la notizia, please)

sabato 15 giugno 2013

Bella Ciao direngezi Taksim Square

Tramite la mailinglist di Rivistoriantago: Ancora una volta Bella ciao a Istanbul, nella versione suonata al pianoforte da Yiğit Özatalay e Davide Martello e cantata dalle/dai manifestanti. Video su YouTube

martedì 23 aprile 2013

Donne contro. Ribelli, sovversive, antifasciste nel Casellario Politico Centrale

Donne contro. Ribelli, sovversive, antifasciste di Martina Guerrini, recentemente pubblicato da Zeroincondotta, è un volume che a partire dalle schede di "anonime" conservate presso il Casellario Politico Centrale, restituisce le biografie di donne che si opposero al fascismo, "dalle prime sovversive che contrastarono lo squadrismo, alle operaie ribelli al regime, passando dalle militanti della cospirazione clandestina sino alle partigiane che seppero impugnare anche le armi, il fascismo dovette fare i conti con donne che non accettarono di sottomettersi al ruolo sociale e all'ideologia sessista che le voleva soltanto prolifiche e ubbidienti 'giovani italiane'". Il volume sarà presentato domani al Circolo Anarchico Berneri, al cui sito rinviamo per ulteriori info sull'iniziativa. Buon 25 aprile a tutte/i

domenica 21 aprile 2013

Cirenaica : le vie dell'oblio?

Martedì 23 aprile 2013, con il titolo de Le vie della Resistenza, si terrà a Bologna un incontro organizzato dall'Anpi San Vitale in collaborazione con l' associazione Cirenaica e al quale parteciperanno, tra gli/le altri/e, il presidente della sezione San Vitale dell'Anpi e il figlio e la figlia dell'antifascista Rino Pancaldi. L'iniziativa si colloca all'interno delle celebrazioni per "Cirenaica centenaria", ovvero il centenario della scoperta - avvenuta nel 1913 durante la costruzione di nuovi caseggiati da parte dell'Ente Autonomo Case Popolari nell'area di quella che oggi è detta "Cirenaica", rione del Quartiere San Vitale di Bologna - di alcune tombe appartenenti alla civiltà villanoviana. Ma il 1913 è anche il centenario di ben altro avvenimento: è infatti nell'aprile del 1913 che il consiglio comunale bolognese si riunisce su richiesta dello Iacp affinché siano dati dei nomi alle nuove vie del rione e decide infine di attribuire a queste "nomi ricordanti i luoghi illustrati dal nostro esercito e dalla nostra flotta nella recente guerra" (Ascbo, delib. cons. del 9 aprile 1913). La guerra alla quale si fa riferimento è l'invasione coloniale della Libia che, cominciata dal governo Giolitti nel 1911, non si distingue in quanto a ferocia dalla successiva invasione coloniale fascista voluta da Mussolini negli anni 30. Basti pensare solo all'eccidio di Sciara Sciat dove, secondo Angelo Del Boca - uno dei maggiori storici del colonialismo italiano in Libia - furono uccise almeno 4000 persone (uomini, donne, bambini/e) e quasi altrettante deportate verso le carceri italiane (cfr. A. Del Boca, A un passo dalla forca, Baldini&Castoldi Dalai, 2007). E sono luoghi e avvenimenti di questa guerra ad essere scelti come nomi per le vie del nuovo rione: via Tripoli, via Bengasi, via Libia, via Derna, via Due Palme, via Homs ... (cfr. G. Gabrielli, Bologna e le sue colonie, in L'Africa in giardino, Grafiche Zanini, 1998). Solo nel 1949 le vie di quella che è oramai chiamata "Cirenaica" vengono rinominate con nomi di partigiani, anche e soprattutto  per la forte volontà dell'Anpi che già l'anno prima - con un atto di grande valore simbolico - aveva apposto nell'allora via Bengasi (poi Bentivogli) una targa per ricordare i nomi di trentatré "caduti per la nostra libertà". Per il resto la decisione di rinominare le vie incontrò forti resistenze e non fu unanime, come mostra la decisione di mantenere il nome della via Libia "a rappresentare-preservare quello che i toponimi soppressi, nell'insieme, rappresentavano" (V. Perilli, Da Dogali a Gramsci. Toponomastica e memoria coloniale a Bologna, in E. Petricola e A. Tappi, Brava Gente, Zapruder, 2010). In questo senso e ritenendo che la toponomastica come altri lieux de mémoire coloniali serva a “popolarizzare la prospettiva coloniale per mantenerne vivo il ricordo e aperta la strada” (N. Labanca 1996, L'Africa italiana, in I luoghi della memoria, 1996), evidenziamo il rischio che un'iniziativa di questo tipo, a prescindere dalle intenzioni, finisca di fatto per configurare una situazione ibrida dove le vie della Resistenza sono ridotte a fare da schermo a un passato coloniale italiano non esplicitato e quindi fungano, loro malgrado, da vie dell'oblio // Vincenza Perilli, Andrea Tappi, Elena Petricola, Rudy M. Leonelli, Gianluca Gabrielli, Barbara Spadaro, Mauro Raspanti  // Materiali: il volantino dell' iniziativa Le vie della Resistenza e il saggio Da Dogali a Gramsci. Toponomastica e memoria coloniale a Bologna (Zapruder, n. 23, 2010)

lunedì 7 novembre 2011

A Nori, staffetta e partigiana


Da Incidenze, un ricordo di Onorina (Nori) Brambilla - Pesce, nome di battaglia "Sandra", che ci ha lasciate/i qualche giorno fa.

mercoledì 25 maggio 2011

Le forme del dominio

Le forme del dominio. Razzismo e sessismo tra passato e presente, è il titolo della discussione che si terrà dopodomani (27 maggio 2011 - ore 18), presso la Libreria delle Moline (via delle Moline 3/a - Bologna) a partire dal volume di Alberto Burgio Nonostante Auschwitz. Il "ritorno" del razzismo in Europa (DeriveApprodi, 2010). Interventi di Vincenza Perilli (Razzismo e sessismo) e Mauro Raspanti (Razza, razzismo e neorazzismo). Seguirà dibattito con l'autore.


giovedì 21 aprile 2011

150 anni contro: contro-corsi sulla storia d'Italia

Sono partiti il 7 aprile i contro-corsi organizzati dal Circolo Berneri, 150 anni contro: contro corsi sulla storia d'Italia 1861-20011. 150 anni di rivolte e repressioni. Motivati dall'esigenza di " mettere in discussione l’operazione politico-ideologica che tramite le celebrazioni dei 150 anni di esistenza dello stato italiano, tende a rinsaldare il nazionalismo", i contro-corsi, inaugurati dall'intervento di Giuseppe Galzerano ("Costruzione di una nazione: l’Unità, il brigantaggio, la questione meridionale. Carlo Pisacane"), proseguiranno l'11 maggio con interventi di Nicoletta Poidimani ("Una prospettiva di genere sul colonialismo italiano") e Vincenza Perilli ("Corpi coloniali e corpi per la nazione"), il 14 maggio con Claudio Venza ("Rivolte popolari e repressione statale tra ’800 e ’900") e Laura Orlandini ("La settimana rossa"), il 21 maggio con l'intervento di Pippo Gurrieri ("La La quaestio linguistica: costruzione della lingua, repressione delle lingue"), il 28 maggio con Italino Rossi ("La resistenza tradita. Speranze e delusioni nel secondo dopoguerra")ed infine l'11 giugno con Sante Norarnicola e Valerio Lucarelli (" Anni ’70 e lotte carcerarie: il Movimento dei Dannati della terra, l’esperienza dei N.A.P"). Per maggiori info su orari e luoghi in cui si terranno i contro-corsi, rinviamo al sito del Circolo Berneri.

domenica 11 luglio 2010

Resistenti a Parigi (e altrove)


Nella foto la lapide che ricorda, nella cosiddetta Cité des Fleurs a Parigi, l'arresto avvenuto il 18 maggio 1944 da parte dei nazisti delle/dei principali responsabili del nucleo "faux papiers" (cioè il gruppo che preparava/procurava documenti falsi) della resistenza francese. Tra loro Colette Heilbronner, che fu fucilata sul posto. Un articolo ad memoriam certo, come tanti altri, ma scritto (come sempre) pensando a tutte e tutti le/i resistenti di oggi, "sans papiers" e "faux papiers" ... Ed è anche un modo per inviare un saluto solidale alle/ai compagne/i della Casa Popolare Dodi Maracino che sabato hanno ricevuto un'ordinanza di sgombero. No pasaran!

domenica 25 aprile 2010

Bandite in resistenza

Mi sarebbe piaciuto tanto scrivere qualcosa per questo 25 aprile, un lungo articolo sulle lotte vecchie e nuove, sulle/sui resistenti di allora e quelle/i di oggi, sulle lotte contro il razzismo, il sessismo, il fascismo, sulle lotte delle/dei migranti dentro e fuori i Cie, dentro e fuori i "confini", e sulle lotte per il diritto al lavoro e alla casa di donne, uomini e bambini/e come quelle/i che da settimane sono in tendopoli, tendopoli resistente con il bello e il cattivo tempo. Mi sarebbe piaciuto scrivere un bel post, ma non ne ho il tempo (l'energia) e allora non mi resta che rinviare a Bandite, il bellissimo film/documentario di Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini sulle partigiane italiane durante la resistenza al nazifascismo. Ne avevamo già parlato qui in Marginalia quando, quasi due anni fa, ne avevamo presentato alcuni estratti (il film era ancora in lavorazione) durante una memorabile serata Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo, tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità. Ora Bandite è finito e aspetta solo di essere visto.

Qualche articolo correlato in Marginalia:

Una partigiana di nome Edera
Una svastica per Tosca, staffetta partigiana
Resistenze di qui e di altrove
Per Gabriella Degli Esposti, partigiana
Eredità partigiane
Staffetta antifascista
La Battaglia della Bolognina sessantatrè anni dopo

giovedì 1 aprile 2010

Una partigiana di nome Edera

Il primo aprile del 44, in via della Certosa, sei partigiani, catturati nella zona di Monterenzio grazie a una spiata, vengono fucilati dagli uomini della CAS (Compagnia autonoma speciale) di Renato Tartarotti. Sono Ettore Zaniboni, Egon Brass, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli, Attilio Diolaiti, Edera De Giovanni. Scrivono che la giovanissima Edera (era nata nel 24) è la prima eroina della Resistenza nel bolognese. Destinata con gli altri ad essere fucilata alla schiena, davanti al plotone di esecuzione si volta, in un gesto estremo di ribellione. Sembra che guardando i suoi assassini abbia detto: "Tremate. Anche una ragazza vi fa paura".

Alcuni articoli correlati in Marginalia:

Una svastica per Tosca, staffetta partigiana
Resistenze di qui e di altrove
Per Gabriella Degli Esposti, partigiana
R-esistenze femministe
Eredità partigiane
Staffetta antifascista
La Battaglia della Bolognina sessantatrè anni dopo

giovedì 25 marzo 2010

R/esistenze lesbiche nell'Europa nazifascista

Un'anticipazione: tra qualche giorno sarà in libreria R/esistenze lesbiche nell'Europa nazifascista (a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder e Vincenza Scuderi, Ombre Corte 2010). Il volume presenta contributi, alcuni ancora inediti, di note studiose del lesbismo e delle esistenze e resistenze lesbiche durante/al nazifascismo (oltre ai saggi delle curatrici, possiamo leggere quelli di Claudia Schoppmann, Ilse Kokula, Marie Jo-Bonnet, Raquel Osborne), contributi che offrono un quadro variegato delle diverse forme in cui si espresse la r/esistenza lesbica, durante il nazifascismo, tentando anche di colmare certi vuoti ancora presenti nella storiografia, come ad esempio la questione della partecipazione di lesbiche alla Resistenza. Scrivono infatti le curatrici "Restiamo tuttora convinte che, sebbene niente sia stato “trovato” e/o “scritto”, ciò non significa che non siano esistite lesbiche combattenti in varie unità partigiane europee". In un contesto in cui "la ricerca storica europea appare ancora fortemente condizionata da istanze maschili-bianche e le reti accademiche non sembrano certo distinguersi nell'investire sensibilità ed energie sulla storia dei soggetti 'altri' quali le lesbiche sono indubbiamente", i saggi presentati in questo volume assumono una rilevanza particolare nel panorama storiografico attuale e, soprattutto, contribuiranno sicuramente a modificarne e arricchirne orientamenti e approcci, offrendo anche stimoli per nuove e future ricerche

(Alcuni) articoli correlati in Marginalia:

La prostituzione forzata nei lager nazisti in mostra
Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo
R-esistenze femministe
Femminismi e nazismo
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venerdì 19 febbraio 2010

19 febbraio 1937: crimini del colonialismo italiano e resistenze delle/dei colonizzate/i

Oggi è l'anniversario di uno dei più efferati massacri perpetrati dagli italiani durante l'impresa coloniale fascista in Etiopia: il 19 febbraio 1937, come rappresaglia per il fallito attentato contro il vicerè Rodolfo Graziani (che già si era distinto per la brutalità nell'occupazione della Libia), si scatenò per le strade di Addis Abeba una vera e propria "caccia all'indigeno" , che non risparmiò nessuno e fu condotta "coi sistemi del più autentico squadrismo fascista", come ricorda uno dei testimoni di quella vicenda, il giornalista Ciro Poggiali. Per anni ricordato in Italia (che soffre di una cronica amnesia rispetto al suo passato coloniale) in quasi solitudine dalla comunità etiopica (che l'anno scorso invitava tutti/e gli/le antifascisti/e "a stampare e affiggere nei posti di studio e di lavoro" un loro documento sulla strage come ricordo dei terribili crimini coloniali del fascismo), il 19 febbraio dovrebbe divenire per tutti/e coloro che lottano contro l'attuale sistema neocoloniale una data-simbolo. Nell'occasione credo che sia importante, oltre ai crimini del fascismo, ricordare anche la resistenza ad esso, che fu tenace e vide coinvolte attivamente in Etiopia tantissime donne (come abbiamo ricordato più volte qui), donne che Mulu Ayele, in un incontro dello scorso aprile dal titolo Colonialismo criminale, aveva messo al centro del suo intervento, Le donne etiopi nella resistenza al colonialismo fascista.

lunedì 23 novembre 2009

Joyce Salvadori Lussu. Vita e opera di una donna antifascista



Questa sera (Circolo Arci Benassi, viale Cavina 4 - Bologna) presentazione, a cura dell'Anpi di Bologna, del volume di Federica Trenti Il Novecento di Joyce Salvadori Lussu. Vita e opera di una donna antifascista.
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sabato 25 aprile 2009

Resistenze di qui e di altrove

25 aprile: un giorno per ricordare anzitutto. Per ricordare uomini e donne che hanno lottato per la loro/nostra libertà, soprattutto le donne, perché spesso la loro resistenza è stata taciuta. Partigiane come Gabriella degli Esposti o Irma Bandiera (che non videro mai la liberazione dell'Italia dal nazifascismo perché trucidate prima dai fascisti), o donne "comuni" come Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta MariaIzzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo fucilate a Roma perché chiedevano pane. Ma il 25 aprile è (deve essere) anche un giorno per ribadire, forte e chiaro, il nostro rifiuto delle "pacificazioni", che per noi il 25 aprile non è (e non potrà mai essere) di tutt*, che partigiani/e e repubblichini/e non sono uguali. Una giornata per dire no al revisionismo ormai dilagante, magari rileggendo una poesia di Piero Calamandrei o disotterrando la lucida analisi a caldo dell'affermarsi del fascismo e degli errori delle varie componenti del movimento operaio del comunista anarchico Luigi Fabbri. Tante iniziative (e rinvio al sito di Zeroviolenzadonne che ne segnalano tante di significative) che testimoniano la consapevolezza di molti e molte di affermare oggi l'importanza e l'urgenza di resistere. Resistere anche appoggiando le attuali resistenze, vicine e lontane, come la resistenza delle donne afghane, prese a sassate da gruppi di fondamentalisti qualche giorno fa, durante una manifestazione a Kabul, sotto agli occhi dei loro presunti "liberatori" nordamericani ed europei.
Spero non suoni retorico se rinvio allo slogan che in alcune avevamo portato alla manifestazione nazionale a Roma contro la violenza maschile sulle donne e poi in altre manifestazioni, in tutte le lingue in cui ci era stato possibile tradurlo:

Contro la violenza sessista e razzista
contro vecchi e nuovi fascismi
tutte unite rivolta


ضد العنف الجنسي و العنصرية

ضد الفاشية الجديدة و القديمة

لنتحد جميعا : انتفاظة


Impotriva violentei sexiste si rasiste
impotriva fascismului vechi dar si a celui nou
toate unite: revolta!


Contre la violence sexiste et raciste
contre les vieux et les nouveaux fascismes
toutes unies : révoltons-nous!

Contra la violencia sexista y racista
contra los viejos y los nuevos fascismos
unàmosnos todas: revuelta!

Protiv rasnog e seksualnog nasilja
protiv starih i novih fasizama
Sve zajedno:pobuna!


CONTRA A VIOLÊNCIA SEXISTA E RAÇISTA
CONTRA VELHOS E NOVOS FASCISMOS
TODAS UNIDAS: REBELIÃO


Contro la violenza sessista e razzista
contro vecchi e nuovi fascismi
tutte unite: rivolta




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Nella foto una partigiana francese.
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martedì 21 aprile 2009

Abruzzo resistente


Mentre l'Aquila non c'è più (tra Ma(donne) e miracoli, sciacallaggio mediatico e politico, strumentalizzazioni razziste della tragedia contro "zingari" e "musulmani", e segni di infiltrazioni di mafia e camorra), mi sembra doveroso oggi, anniversario della Liberazione di Bologna, ricordare la Brigata Majella, formazione partigiana abruzzese che, insieme all'armata polacca, fu la prima - all'alba di quel 21 aprile 1945 - ad entrare in città. Un messaggio resistente a tutt* coloro che hanno perso tutto, ma non la dignità.
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Per gli aiuti ai/alle terremotat* rinvio ancora a Epicentro solidale.
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mercoledì 17 dicembre 2008

Per Gabriella degli Esposti, partigiana

Sul greto del Panaro, in località Ca’nova di San Cesario, in provincia di Modena, c'è un monumento. Qui, il 17 dicembre del 1944, furono ritrovati i corpi di nove uomini e una donna. Quest'ultima era Gabriella degli Esposti, partigiana combattente, attiva nei primi Gruppi di difesa della donna, tra le organizzatrici delle manifestazioni di luglio che avevano visto a Castelfranco Emilia scendere in piazza centinaia di donne contro la guerra, madre di due bambine piccole, Savina e Liduina, e incinta di una terza.
Quando la ritrovarono, il suo corpo era orrendamente mutilato. Prima di fucilarla, era stata bestialmente torturata, le avevano cavato gli occhi, tagliato i seni, squarciato il ventre. La sua morte accellera il passaggio di molte donne della zona alla Resistenza. In suo nome si costituirà la formazione partigiana Gabriella degli Esposti, la prima (e credo unica) formazione partigiana costituita da sole donne.
La ricordo oggi, nell'anniversario della morte, insieme a tutte le altre partigiane uccise dai nazifascisti. Scavo nella memoria e nella storia, questa memoria e questa storia che continuamente si tenta di ricacciare nell'oblio, di mistificare, stravolgere, cancellare ... Non a caso ci penso oggi, mentre, tra le cosiddette "notizie del giorno" c'è Gianfranco Fini, osannato (anche da certa sinistra) dopo il suo discorso inaugurale al convegno “Settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare”, nella sala della Regina a Montecitorio. Addirittura c'è chi ha visto nel suo discorso una radicale messa in discussione del mito degli italiani brava gente ... ma l'operazione di Fini è un'altra, proprio un'altra. Peccato che la maggiornaza degli/delle italian* non se ne accorgerà ... A meno che, continuando così, non siano costrett* ad accorgersene. Ma forse troppo tardi (e sulla pelle di tutt*).
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venerdì 7 novembre 2008

Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità



Qui di fianco la copertina del primo Quaderno del Laboratorio Kebedech Seyoum che abbiamo preparato in occasione dell'incontro Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità, che si terrà questa sera a Bologna per il 64° anniversario della battaglia di Porta Lame (trovate il programma qui).
Nel Quaderno abbiamo raccolto alcuni materiali relativi alla serata, delle brevi bio-biblio-videografie delle partecipanti (Paola Guazzo, Lidia Martin, Graziella Bertozzo e Alessia Proietti), gli abstract dei loro interventi , oltre che una presentazione della mostra fotografica Le SS ci guardavano: per loro eravamo come degli scarafaggi e una scheda del documentario Bandite. Per quant* non potranno esserci, posterò man mano qui i materiali di questo primo Quaderno. Per intanto ecco la presentazione del Laboratorio che abbiamo preparato per questa occasione.

Laboratorio Kebedeck Seyoum: una presentazione

Il Laboratorio è una rete translocale antifascista, antisessista e antirazzista, costituita da donne e lesbiche provenienti da pratiche, percorsi e “mondi” diversi, accomunate dalla consapevolezza che è quanto mai necessario oggi porre al centro della pratica teorica e politica le interrelazioni delle categorie (e dei rapporti) di classe, genere, “razza” e sessualità. Abbiamo cominciato a confrontarci da tempo attraversando spazi, momenti, luoghi ed esperienze molteplici: dalle riflessioni nate intorno al numero monografico Donne di mondo. Percorsi transnazionali dei femminismi (Zapruder, n. 13 2007) all'imponente manifestazione dello scorso novembre a Roma contro la violenza sulle donne, dalle discussioni all'interno del Sommovimento antirazzista e antisessista nato dal Tavolo razzismo del Flat romano nel febbraio di quest'anno all'adesione e partecipazione al grande corteo dei/delle migranti del 5 luglio qui a Bologna.
Il nostro confronto si si è anche nutrito (e si nutre) delle lotte passate di donne e lesbiche contro il fascismo, il sessismo, il razzismo coloniale e post-coloniale, delle relazioni con donne impegnate attivamente su queste questioni in Italia e altrove e soprattutto delle elaborazioni ed esperienze concrete sviluppatesi anche in altri contesti nazionali, grazie alla presa di parola di donne migranti o appartenenti alle cosiddette seconde e terze generazioni. Di qui, la convinzione che l'interrogarci sull'interrelazione tra sessismo e razzismo (nelle loro differenti forme e manifestazioni: dal femminicidio alla violenza omo-lesbo-transfobica, dalla deriva securitaria contro prostitute e altr* soggetti “fuori della norma”, dalla persistenza dell'antisemitismo e del razzismo antimeridionale fino all'attuale virulenza razzista contro rom e migranti) sia oggi condizione imprescindibile per instaurare uno scambio ed un rapporto tra donne “autoctone” e “migranti”, “bianche” e “non-bianche”, europee e non europee, postcoloniali e diasporiche, per agire insieme una reale pratica antisessista e antirazzista.

L'iniziativa che presentiamo stasera è un'ulteriore tappa – per noi fondamentale – di questo percorso. Riteniamo infatti che la privazione della memoria delle lotte passate e contemporanee sia una forma di dominazione che ha investito (ed investe) soprattutto le lotte delle donne, come dimostra la partecipazione delle donne italiane alla Resistenza, per lungo tempo disconosciuta o ridotta in termini di "aiuto" e di "contributo" al movimento di liberazione (“maschile”).
Noi vorremmo invece restituire l'importanza, la ricchezza e la specificità della lotta delle donne nella Resistenza e durante gli anni del nazifascismo, e del prezzo che esse hanno pagato: da quelle che hanno combattuto, anche armi in pugno, a quelle che sono state perseguitate, imprigionate, torturate, massacrate, violentate, deportate. Ma vorremmo farlo rifiutando sia le letture in termini meramente agiografici della Resistenza (che spesso si concentrano su alcune figure “esemplari” in termini fortemente retorici), sia il mito del “siamo (state) tutte resistenti”, ricordando invece anche le “zone d'ombra”, il consenso o la partecipazione di altre donne a gruppi e organizzazioni fasciste durante il ventennio. Ci sembra questa l'unica maniera per dare veramente valore a quante hanno pagato in prima persona il loro impegno militante e, più in generale, il loro anelito di libertà, e anche smarcarci con forza da quant* oggi propongono (nel quadro di un più vasto progetto di “pacificazione nazionale”) l'equiparazione tra chi ha resistito e chi no e, in ultima analisi, tra partigiani/e e fascisti/e. Questa chiave di lettura ci sembra inoltre proficua per affrontare – come ci proponiamo per il futuro – altre forme, passate e contemporanee, di lotta delle donne: lotte che hanno subito (e subiscono) un vero e proprio processo di rimozione, soprattutto quando mettono in crisi un certo immaginario sessista e razzista con il quale non si è ancora riuscit* a fare completamente i conti. In questo senso, la figura di Kebedech Seyoum – una delle tante indomite resistenti all'invasione coloniale italiana degli anni 30 – ci è sembrata emblematica.
La conoscenza della storia, di queste ed altre “resistenze”, di un passato e un presente di lotte, che come donne ci ha viste e ci vede protagoniste o comunque coinvolte è essenziale per mettere a punto nuove pratiche di resistenza e combattere il razzismo e il sessismo, fattori strutturali dei vecchi e nuovi fascismi.


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Durante la giornata (in piazza dell'Unità) e nel corso della serata a( XM24) sarà allestito un book shop a cura del Laboratorio con pubblicazioni su antisessismo, antirazzismo, antifascismo nonchè sull'interrelazione di classe, "razza", genere e sessualità (da Zapruder a Controstorie e oltre ...). Lo spazio è disponibile per l'esposizione/diffusione di materiali sul tema proposti da chi partecipa. Contattateci. Al book shop sarà anche possibile acquistare i biglietti per la manifestazione romana del 22/11 contro la violenza sulle donne ed aderire alla campagna Manette? No grazie, sto con Graziella.