Angela Davis dopo essere stata a RomaTre sarà anche all'università di Bologna con una lectio dal titolo The meaning of white supremacy today / Il significato della supremazia bianca oggi il 16 marzo (mentre il 15 è previsto un incontro con student@ all'università)!
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mercoledì 9 marzo 2016
martedì 27 ottobre 2015
Femministe / Presentazione al cinema Europa
Stasera, 27 ottobre 2015 alle ore 20, all'interno della rassegna curata da Kinodromo presso il cinema Europa (via Pietralata 55 - Bologna) presentazione della graphic novel di Antonella Selva Femministe. Una storia di oggi, pubblicata dalla casa editrice Nuova S1 nella collana Il Girovago. Per questo bel fumetto ho scritto la postfazione e stasera ci sarò, quindi spero di incontrarvi numeros@
venerdì 31 luglio 2015
Du côté obscur : féminismes noirs
Il primo numero di Comment S'en sortir, Du côté obscur : féminismes noirs (From The Dark Side: Black Feminisms), a cura di Keivan Djavadzadeh et Myriam Paris. Numero disponibile sia in versione cartacea che elettronìnica (ad accesso libero sul sito della rivista)
martedì 7 aprile 2015
Claudette Colvin
Un bel volume per 'scoprire' Claudette Colvin, una militante africana-americana per i diritti civile spesso dimenticata, alla quale avevo accennato brevemente anni fa in Rosa Parks e le altre, buona lettura
giovedì 19 febbraio 2015
Audre Lorde a Firenze
Un altro velocissimo reminder: Audre Lorde: strumenti per l'oggi, una giornata di dibattito sabato 21 febbraio al Giardino dei Ciliegi. Su Lorde leggi anche: l'articolo di Alessandra Pigliaru su il Manifesto, la bella poesia pubblicata da Nazione Indiana, i recenti volumi in edizione italiana Zami e Sorella Outsider e materiali vari comparsi negli anni qui su Marginalia ...
lunedì 19 gennaio 2015
Audre Lorde: strumenti per l'oggi
Nonostante manchi ancora un po' di tempo segnalo, anche per facilitare chi non abita in quel di Firenze e vuole organizzarsi per partecipare, che il 21 febbraio si terrà presso il Giardino dei Ciliegi una giornata di dibattito che, a partire da Audre Lorde, verterà su necessità e responsabilità del dire; intersezionalità: questioni di identità e appartenenze; razzismi; politiche della rabbia: la rabbia come potere; e l'erotismo? Con le Acrobate, Elena Biagini, Giovanna Covi, Mercedes Frias, Vincenza Perilli, Sonia Sabelli e altre ... Per informazioni Clotilde Barbarulli (barbarulli at tiscalinet.it) e Liana Borghi (liborg at cosmos.it)
mercoledì 17 settembre 2014
Audre Lorde al Some Prefer Cake
Torna anche quest'anno il Some Prefer Cake con una programmazione ricchissima non solo di film ma anche di incontri, dibattiti e presentazioni di libri. Tra questi i due volumi , recentemente pubblicati in traduzione italiana e che avevo già segnalato qui in Marginalia dedicati a Audre Lorde (alla quale Some Prefer Cake aveva dedicato già spazio in una scorsa edizione presentando il bellissimo documentario Audre Lorde: The Berlin Years 1984 to 1992 di Dagmar Schultz). Si tratta di Sorella Outsider e Zami, che saranno presentati rispettivamente stasera e sabato. Per maggiori, info, orari e programma completo rinvio al sito del SPC, e a più tardi ;-)
mercoledì 7 maggio 2014
Noi che amiamo bell hooks
Via Sud De-genere, la traduzione di un'interessante intervista di Stephanie Troutman a bell hooks, pubblicata originariamente in thefeministwire il 14 marzo scorso. Buona lettura // Articoli correlati in Marginalia QUI
lunedì 17 marzo 2014
Intersezionalità / La de-politicizzazione bianca
Dal blog Chronik d'un nègre inverti, un articolo che mi sembra utile e ricco di spunti di riflessione sull'intersezionalità e i meccanismi di de-politicizzazione messi in atto nel processo di trasmissione/diffusione/utilizzo di questa da parte del sistema universitario bianco, L’intersectionnalité en question: la dépolitisation blanche //
domenica 9 marzo 2014
Un otto marzo tra Rivolta e Audre Lorde
Sabato una messe di graditissimi doni su Il Manifesto: l'articolo di Giovanna Zapperi Un autoritratto tutto per sé - sul rapporto politico e amicale tra Carla Lonzi e Carla Accardi da Rivolta femminile fino alla rottura, che porterà quest'ultima a fondare con altre artiste la Cooperativa di via del Beato Angelico - e un articolo/recensione di Alessandra Pigliaru dedicato ad Audre Lorde in occasione dell'imminente uscita italiana di due volumi: la traduzione italiana di Zami. A New Spelling of My Name (di Grazia Dicanio, a cura di Liana Borghi per le edizioni ETS) e la raccolta Sorella Outsider. I saggi politici di Audre Lorde, per le edizioni Il Dito e la Luna, di cui vi avevo già segnalato il fund-raising in corso. Grazie a tutte-tutte per questo così importante, necessario e splendido lavoro di diffusione, traduzione, scrittura e condivisione ...
lunedì 17 febbraio 2014
Comment S'en Sortir / Cfp: Conversions: religions, transmutations et politiques
Mentre sono in uscita i primi numeri (Du côté obscur : Féminismes Noirs e Transféminismes : politiques des transitions féministes) nuova call della rivista internazionale di filosofia femminista e teoria queer Comment s'en sortir.Ssul sito di Css la call in francese, inglese e spagnolo), e tutte le informazioni utili per l'invio delle proposte di contributo (la deadline è il 15 marzo), buon lavoro!
domenica 9 febbraio 2014
Audre Lorde / Scritti politici in traduzione italiana
Dal blog di Sonia Sabelli l'annuncio, tanto atteso, dell'imminente pubblicazione della traduzione in italiano degli scritti politici di Audre Lorde (dai volumi The Cancer Journal, Sister Outsider e A Burst of Light, a cura di Margherita Giacobino, Marta Gianello Guida e della casa editrice Il Dito e La Luna
che lanciano un fund-raising. Il volume infatti, la cui uscita è prevista per maggio 2014, avrà il prezzo di copertina di 20 euro ma è possibile acquistare subito una o più copie al prezzo unitario scontato di 11 euro (versamento al CCP 33757204 intestato alla casa editrice Il Dito e la Luna oppure mezzo Paypal, scrivendo a dluna@iol.it), contribuendo così alle spese di traduzione e stampa. Io ho già ordinato la mia copia ...
sabato 23 novembre 2013
Lorna Simpson
Da una mostra di Lorna Simpson di qualche anno fa al Brooklyn Museum (che non ho visto)
martedì 29 ottobre 2013
Audre Lorde e Adrienne Rich su Mfla
Per chi l'avesse persa è online una bella conversazione tra Adrienne Rich e Audre Lorde. Nella forma dell'intervista della prima alla seconda, datata 1979, è stata trasmessa (e tradotta in italiano) in più puntate da Mfla. La trovate a questo indirizzo, buon ascolto!
mercoledì 23 ottobre 2013
White Feminist Fatigue Syndrome
Negli ultimi giorni si è molto discusso in rete di un articolo di Nancy Fraser pubblicato lo scorso 14 ottobre da The Guardian, How feminism became capitalism's handmaiden - and how to reclaim it, tradotto da Cristina Morini con il titolo di Come il femminismo divenne ancella del capitalismo. In questo articolo Fraser constata come "la seconda ondata del femminismo è emersa come critica al capitalismo di prima maniera, ma infine è diventata ancella del capitalismo contemporaneo", questione che solleva, come è stato da più parte rilevato, tutta una serie di interrogativi indubbiamente urgenti da mettere a tema. Ma tra i contributi alla discussione che questo articolo ha suscitato mi sembra particolarmente utile e interessante il provocatorio intervento di Brenna Bhandar e Denise Ferreira da Silva, White Feminist Fatigue Syndrome, ora tradotto in italiano da Incroci De-generi (La sindrome del fardello della donna bianca). Bhandar e Ferreira da Silva, mettono in evidenza come l'articolo di Fraser "che ad una prima occhiata sembra una ragionevole auto-riflessione, una di quelle che si assume il carico e la responsabilità di passate alleanze e celebrazioni di mosse strategiche per il miglioramento della vita delle donne, ad una seconda occhiata rivela l’innata e ripetitiva miopia del femminismo bianco nell’accettare, conversare e riflettere con le femministe nere e del terzo mondo". Denunciano con forza l'utilizzo di un "noi" e del termine "femminismo" al singolare che finiscono ancora una volta per invisibilizzare la presenza di altri percorsi femministi (come il Black Feminism) che, fin dagli anni 70 "hanno sistematicamente costruito una critica femminista non solo al capitalismo di stato, ma anche al capitalismo globalizzato radicato nell’eredità del colonialismo". Mi sembra che questo testo possa contribuire ad aprire una discussione quanto mai necessaria, quindi copio-incollo di seguito la traduzione di Incroci De-generi (che ringrazio per il gran lavoro scusandomi se per mancanza di tempo e una conoscenza piuttosto rozza dell'inglese non ho potuto contribuire a una revisione del testo come auspicato, limitandomi a piccoli interventi). Buona lettura e riflessioni // Nel suo recente articolo pubblicato sulla rubrica Comment is Free, Come il femminismo è diventato un’ancella del capitalismo – e come riprendercelo, Nancy Fraser traccia delle linee a partire dal suo lavoro di teoria politica per argomentare come, nella migliore delle ipotesi, il femminismo sia stato cooptato dal neoliberalismo e nella peggiore sia stato un elemento di compartecipazione capitalista del progetto neo-liberale. Quella che ad una prima occhiata sembra una ragionevole auto-riflessione, una di quelle che si assume il carico e la responsabilità di passate alleanze e della celebrazione delle mosse strategiche finalizzate al miglioramento della vita delle donne, ad una seconda occhiata rivela l’innata e ripetitiva miopia del femminismo bianco nell’accettare, confrontarsi e riflettere con le femministe nere e del terzo mondo. Dai primi anni 70 in poi, queste studiose ed attiviste hanno sistematicamente portato avanti una critica femminista non solo al capitalismo di stato, ma anche al capitalismo globalizzato radicato nell’eredità del colonialismo. Queste femministe non hanno dato la priorità al “sessismo culturale” sulla questione della redistribuzione della ricchezza. La letteratura è vasta, gli esempi sono miriadi ed è dunque ancora più fastidioso che le femministe bianche parlino della seconda ondata del femminismo come se fosse l’unico “femminismo” e usano il pronome “noi” mentre lamentano le sconfitte delle loro battaglie. Lasciateci almeno dire che non esiste nulla che si possa definire “femminismo” in quanto soggetto di qualsiasi proposizione che designa la singola posizione della critica al patriarcato. Per questa posizione c’è stata una frattura sin da quando Sojourner Truth disse “Non sono forse una donna anch’io?”. Tuttavia esiste una posizione femminista soggettiva, quella che Fraser lamenta, che si è seduta molto comodamente al posto del soggetto auto-determinato ed emancipato. Quella ovviamente è la posizione che lei identifica come un contributo al neoliberalismo. Ma non c’è niente di cui meravigliarsi, dal momento che sia il suo femminismo che il suo neoliberalismo condividono la stessa anima liberale che le femministe nere e del terzo mondo hanno identificato e denunciato sin dai primi passi nella traiettoria dei femminismi. Il lavoro di Angela Y. Davis, Audre Lorde, Himani Bannerji, Avtar Brah, Selma James, Maria Mies, Chandra Talpade Mohanty, Silvia Federici, Dorothy Roberts e numerose altre hanno frantumato la natura limitata ed escludente delle strutture concettuali sviluppate dalle femministe bianche nel mondo anglofono. Queste studiose ed attiviste hanno creato strutture di analisi che simultaneamente eccedono una “sfida a” e forniscono un correttivo alla narrazione di entrambe le teorie del marxismo nero e dell’anticolonialismo che fondamentalmente non sono riuscite a teorizzare il genere e la sessualità, e del pensiero femminista marxista e socialista che continua a fallire, per molti aspetti, nel dar conto della razza, della colonizzazione e delle ineguaglianze strutturali fra gli stati nazione cosiddetti sviluppati ed in via di sviluppo. E certo, Mies, Federici e James sono bianche, ma i femminismi neri e del terzo mondo aspirano ad una solidarietà politica che attraversi la linea del colore. Le studiose di cui abbiamo parlato hanno coerentemente sviluppato delle critiche alle forme capitaliste della proprietà, dello scambio, del lavoro retribuito e non, insieme alle forme culturali strutturalmente incorporate nella violenza patriarcale. Prendiamo l’esempio dello stupro e della violenza contro le donne. In quel lavoro spartiacque che è Donne, Razza e Classe, Angela Y. Davis sostiene energicamente che molte delle più attuali e pressanti battaglie politiche affrontate dalle donne nere sono radicate nel particolare tipo di oppressione che hanno sofferto da schiave. Lo stupro e la violenza sessuale riguardano donne di tutte le classi, razze e sessualità, come Davis nota, ma c’è una valenza differente per uomini e donne nere. Il mito del violentatore nero e dell’uomo nero violentemente ipersessuale ha causato migliaia di linciaggi nell’anteguerra in America. Questo persistente mito razzista fornisce un valore esplicativo per la iper-rappresentazione di uomini neri in prigione condannati per stupro ed ha spinto una parte delle donne afro-americane ad essere riluttanti nel lasciarsi coinvolgere nel primo attivismo contro lo stupro che si focalizzava su un rafforzamento della legge e del sistema giudiziario. L’espropriazione del lavoro nero fondato sulla logica della schiavitù si ripete esso stesso nella espropriazione del lavoro del detenuto nell’era post-schiavista e oggi nel lavoro schiavistico endemico nel complesso industriale carcerario. La violenza sessuale è conseguentemente considerata come qualcosa che deriva dalla schiavitù e dalla colonizzazione, che colpisce sia gli uomini che le donne. La storia dei corpi di donne nere come oggetti di utilità da usare, violare per il piacere dell’uomo bianco rimane come traccia fisica, sociale, razziale nella società americana contemporanea. Per quanto riguarda le native americane, gli stereotipi dell’epoca coloniale della “squaw” continuano ad essere presenti nell’immaginario razzializzato della contemporaneità, rendendo le indigene vulnerabili alle forme di violenza sessuale che sono sempre già razziali, richiamando schemi di violenza emersi attraverso l’esproprio delle loro terre, linguaggi, risorse e, sì, anche pratiche culturali. Recenti proposte, secondo le quali le femministe dovrebbero rivolgere lo sguardo verso il lavoro non retribuito, di cura, sono state analizzate da Patricia Hill Collins in Il pensiero del femminismo nero: sapere, potere e coscienza. Collins enfatizza il fatto che il lavoro a casa delle donne afro-americane che contribuisce al benessere delle loro famiglie, può essere inteso da loro come una forma di resistenza alle imposizioni sociali ed economiche che colludono a danneggiare i bambini e le famiglie afro-americane. Le femministe nere hanno anche condotto la campagna per la retribuzione del lavoro domestico sfidando le norme borghesi dell’economia familiare. Seguendo A.Y. Davis notiamo che le femministe bianche hanno bisogno, quando intraprendono strategie politiche, di riconoscere che le femministe nere e del terzo mondo hanno già teorizzato e praticato a questo proposito da lungo tempo. Porre fine all’oppressione, alla violenza contro le donne, alla violenza contro gli uomini, particolarmente nella variante neoliberale, significa abbracciare il pensiero storico materialista e antirazzista delle femministe nere e del terzo mondo. Le femministe bianche che continuano ad agitare la parola “razza” e “razzismo” nel loro approccio diversamente sinistro-liberale sono ostinatamente cieche/sorde? Sono incapaci di cedere il passo al femminismo nero perché significherebbe la perdita di un certo privilegio razziale? Il persistente richiamo all’universalismo, che è il nucleo del femminismo bianco, continua ripetutamente a rendere invisibile le esperienze, il pensiero e il lavoro del femminismo nero e del terzo mondo. E’ ora!
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lunedì 21 ottobre 2013
Elsa Dorlin : Pour un féminisme révolutionnaire
Elsa Dorlin in un estratto del film Notre Monde (2013, Agat/LBP/Sister,118’) di Thomas Lacoste (per maggiori info sul film rinviamo al sito Notre Monde). Per un femminismo rivoluzionario sarà anche il titolo della lectio magistralis che Elsa terrà a Bologna il prossimo 28 ottobre nell'ambito della rassegna Soggettiva (qui il programma completo). Poiché il suo lavoro (complice la mancanza di traduzioni) è poco conosciuto in Italia mi permetto di rinviare alla mia recensione al volume La matrice de la race, pubblicata qualche anno fa in Zapruder. E qui altri articoli correlati. Buona visione e lettura
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lunedì 30 settembre 2013
Libreria digitale femminista
Da poco attiva la libreria digitale femminista ebook@women nata da un progetto avviato per valorizzare il patrimonio storico-documentario della Biblioteca Italiana delle Donne e dell’Archivio di Storia delle Donne e sostenere studiose e ricercatrici nel processo di consultazione/diffusione di materiale documentario spesso di difficile e/o scarso reperimento. La prima rivista a disposizione nella sua intera collezione (1987 – 1996) è il periodico Lapis, diretto da Lea Melandri, a mia conoscenza una delle primissime riviste in Italia a pubblicare (tra gli altri) saggi di femministe africane-americane come bell hooks e Toni Morrison. Nell'attesa che gli scaffali della libreria si colmino di nuovi materiali e documenti buon lavoro (e grazie!) al gruppo di ebook@women
mercoledì 31 luglio 2013
Femminismo senza frontiere di Chandra Talpade Mohanty / Una recensione
Proprio nel luglio scorso avevo segnalato qui in Marginalia l'uscita del volume di Chandra Talpade Mohanty, Femminismo senza frontiere. Teoria, differenze, conflitti (ombre corte, 2012). Non so nel frattempo quante/i di voi l'abbiano poi letto, comunque sull'ultimo numero di Zapruder (dal titolo Pellicole di storia, qui l'indice) è ora stata pubblicata la mia breve recensione al libro, che vi copio-incollo qui. Buona lettura! // A cura di Raffaella Baritono è ora accessibile al pubblico non anglofono, nell'accurata traduzione di Gaia Giuliani, una raccolta dei più
importanti scritti dell'attivista e teorica Chandra Talpade Mohanty, «femminista del Terzo Mondo formatasi negli Stati Uniti, interessata alle questioni della cultura, della produzione di sapere, e
dell'attivismo in un contesto internazionale» come lei stessa si definisce in uno dei saggi (Cartografie
della lotta, pp. 63-114, p. 65). Tratti tutti – tranne l'ultimo – da Feminism without Borders: Decolonizing Theory, Practicing Solidarity (Duke University Press, 2003) e scritti in un arco temporale che va dal 1986 al 2003, i saggi presentati restituiscono alcuni dei nodi centrali della complessa riflessione di Mohanty «la necessità di rendere, esplicito, sulla scia dell'insegnamento di Audre Lorde (1984), il posizionamento come scelta teorica e politica del femminismo contemporaneo che non nega, ma allo stesso tempo non ipostatizza le differenze [...]; l'attraversamento dei confini intesi come linee mobili dello spazio geografico e politico; lo spostamento dei punti di vista e l'analisi critica del modo in cui sono state costruite categorie come quelle di Occidente e Terzo Mondo; la messa a fuoco del nesso differenze/agency al cuore della riflessione del femminismo postcoloniale» (Baritono, Introduzione, pp. 7-23, p. 7). Al tempo stesso, offrono preziose indicazioni metodologiche per un femminismo «senza frontiere», grazie anche all'insistenza sulla necessità di storicizzare e ri-pensare obiettivi e categorie d'analisi, nonché un linguaggio ancor oggi «impreciso ed inadeguato» e che dovrebbe «essere aperto al perfezionamento e all'indagine – ma non all'istituzionalizzazione» (pp. 184-185). Emblematico il saggio “Sotto gli occhi dell'Occidente” rivisto: solidarietà femminista e lotte anticapitaliste (pp. 176-215), in cui Mohanty riprende il suo celebre Under Western Eyes: Feminist
Scholarship and Colonial Discourses (1986). Se all'epoca il perno era la denuncia «degli studi del “femminismo occidentale” che si occupano delle donne del Terzo Mondo colonizzandone discorsivamente le vite e le lotte» (p. 178), ora, a diciassette anni di distanza, Mohanty attua una sorta di autopsia analitica del testo, a partire da alcuni fraintendimenti che ne hanno accompagnato la diffusione e dal proprio mutato posizionamento – «Quando lo scrissi non avevo ancora finito i miei studi di dottorato, ed ora sono una professoressa in Women's Studies. “Sotto” ora è molto più “dentro”...» (p. 176) – e dal diverso contesto storico-politico, in cui cruciale risulta lo scarto tra Mondo dell'Un-Terzo e Mondo dei Due-Terzi, «tra “coloro che hanno” e “coloro che non hanno”» (p. 183). Emerge la necessità di immaginare, alla luce dei nuovi «processi di inclusione/esclusione posti in essere dal dominio capitalista, razzista, eterosessista e nazionalista» (p. 185), nuove forme di lotta e solidarietà transnazionali femministe, partendo dal presupposto che «forse, non si tratta più semplicemente della questione dello sguardo dell'Occidente, ma piuttosto di come l'Occidente sia interno e si riconfiguri continuamente a livello globale, razziale e in termini di genere. Senza riconoscere questo aspetto, il nesso necessario tra sapere femminista/cornici analitiche, da un lato, e organizzazione/attivismo, dall'altro, è impossibile» (p. 195). (Vincenza Perilli, in Zapruder, n. 31, 2013)
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lunedì 10 giugno 2013
Chi è Sara Baartman? / Who Is Sara Baartman?
Who Is Sara Baartman? Every black woman should know her name, un video sulla cosiddetta "Venere ottentotta", Saartjie (Sarah) Baartman, via Sunleo0778's Blog // Artcoli correlati in Marginalia: Women and gender in a colonial context, Saartjie Baartman, la Venus Noire, Caster Semenya, ermafrodito o nuova Venere ottentotta?
domenica 9 giugno 2013
Transfemminismi / Transféminismes
Dopo Du côté obscur: Féminismes Noirs - la cui uscita è prevista per il prossimo ottobre -, la rivista internazionale di filosofia femminista e teoria queer Comment S'en Sortir, lancia il cfp per il numero successivo, Transféminismes : politiques des transitions féministes, numero che intende cartografare le alleanze, le lotte comuni e le traduzioni di concetti tra movimenti e teorie trans, femministe, anti-razziste e queer
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