Online il primo numero di ZapruderWorld, The Whole World is Our Homeland: Italian Anarchist Networks in Global Context 1870-1939, la nuova rivista legata al progetto Storie in Movimento di cui qui in Marginalia si è già parlato più volte (qui, quo, qua). Di seguito una breve presentazione a cura della redazione, da far circolare per mari e monti, thanks //Zapruder World, a digital, open source, thematic, international journal dedicated entirely to the history of social conflct is now online (www.zapruderworld.org/) with its inaugural issue on "Italian Anarchist Networks in Global Context:1870-1939." The second issue, entitled "Transformations without Revolutions? How Feminist and Lgbtqi Movements Changed the World" is under way. Upcoming themes and calls for publications will be announced regularly. Everyone is invited to not only contribute but also to participate actively in this project. Zapruder World is the brainchild of the now international network of activists and scholars called Storie in Movimento (SIM). We imagine Zapruder World to be a digital journal and a network of historians and social activists spread through different places, countries and continents, which will explore the many forms of social conflict and reconsider the notion of social conflict itself. In so doing, our aim is simultaneously to transform the way we look at history, the way historical research is organized, and the way historical knowledge is transmitted from one generation to another. Please circulate widely! ZapruderWorld editorial board
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sabato 19 luglio 2014
venerdì 30 maggio 2014
Movimenti nel Mediterraneo
Con molta gioia annuncio l'uscita del 33esimo numero di Zapruder, a cura di Andrea Brazzoduro e Liliana Ellena, Movimenti nel Mediterraneo. Relazioni, scambi, conflitti. Di seguito trovate indice , mentre sul sito di Sim tutte le info per sostenere questo progetto che,val la pena ricordarlo, è frutto del lavoro di un gran numero di persone, interamente autofinanziato e dal quale nessun@ trae alcun profitto se non quello dell'esistenza di uno spazio di espressione autonoma. Buona lettura // EDITORIALE: Andrea Brazzoduro e Liliana Ellena, Rovesciare la carta. Giochi di scale / ZOOM: Ilham Khuri-Makdisi, Migranti, lavoratori, anarchici. La costruzione della sinistra in Egitto, 1870-1914 / Emmanuel Blanchard, Massacro coloniale alla Nazione. Parigi, 14 luglio 1953 / Natalya Vince, «È la Rivoluzione che le proteggerà». Movimenti delle donne e “questione femminile” in Algeria e Tunisia / IMMAGINI: Giacomo Mirancola, Il Mediterraneo dalla soglia siciliana (a cura di Ilaria La Fata) / Patrick Altes, Una storia di rivoluzioni / SCHEGGE: Stéphane Dufoix, Diaspora. Metamorfosi di una parola globale / Vanessa Maher, «New Times and Ethiopians News». L’antifascismo e l’anticolonialismo di Sylvia Pankhurst e Silvio Corio / Renata Pepicelli, Le donne nei media arabi a due anni dalle rivolte. Pluralità di modelli e molteplicità di sfere pubbliche / Nicoletta Poidimani, Ius sanguinis. Una sintesi di dominio maschile e dominio razziale / LUOGHI / Enrico Grammaroli e Omerita Ranalli, Il Circolo Gianni Bosio di Roma / ALTRE NARRAZIONI: Davide Oberto, L’immagine latente. Rappresentazione e memoria nel lavoro di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige / Jolanda Insana , Giufà chi? / VOCI: Elisa A.G. Arfini, Paola Di Cori e Cristian Lo Iacono, Dialogo su questi strani tempi (a cura di Marco Pustianaz) / INTERVENTI : Vincenza Perilli, Desiring Arabs. L’occidente, gli arabi, l’omosessualità / Lia Viola, Utopie in movimento. Riflessioni sull’attivismo lgbti in Africa orientale / RECENSIONI: Fabrizio Billi (Margherita Becchetti, L’utopia della concretezza. Vita di Giovanni Faraboli, socialista e cooperatore), Salvatore Cingari (Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, Altri dovrebbero aver paura. Lettere e testimonianze inedite), Vincenza Perilli (Anna Curcio e Miguel Mellino, a cura di, La razza al lavoro) Renate Siebert (Quinn Slobodian, Foreign Front. Third World Politics in Sixties)
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venerdì 31 maggio 2013
Emma Goldman
Emma Goldman (27 giugno 1869 - 14 maggio 1940) // L'immagine è una foto segnaletica del 1901 conservata presso la Library of Congress (fonte Idea)
mercoledì 29 maggio 2013
La bellezza di Franca Rame e gli omissis del Tg2
Leggo in Globalist.it che in occasione della morte di Franca Rame, avvenuta oggi a Milano, un servizio della giornalista Carola Carulli mandato in onda nel Tg2 delle 13, la ricorda così: "Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un'attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante, chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione". In questa rievocazione lo stupro sembra quasi una conseguenza della sua bellezza - per di più "ostentata" e "utilizzata" - e si omette di dire che i mandanti del sequestro e dello stupro furono alcuni ufficiali dei carabinieri della Divisione Pastrengo di Milano e che a compierlo furono cinque esponenti di estrema destra. Franca Rame andava punita per la sua attività politica nelle carceri con Soccorso Rosso, per essere la compagna di Dario Fo, ma soprattutto per essersi esposta pubblicamente sull'omicidio di Giuseppe Pinelli prima recitando in Morte accidentale di un anarchico e poi firmando insieme ad altri/e, nel 1971, la lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso in cui si chiedeva la destituzione di alcuni funzionari, ritenuti artefici di gravi omissioni e negligenze nell'accertamento delle responsabilità circa la morte di Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano il 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage di Piazza Fontana.
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mercoledì 15 maggio 2013
Zapruder a Parigi
Dopo la riunione barcellonese dello scorso anno, una tre giorni zapruderiana a Parigi! Venerdì 17 maggio, Zapruder sarà a La Libreria (89, rue Faubourg Poissonnière - Metro Poissonnière - ligne 7) per la presentazione del numero 29 , Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare. Sabato e domenica invece si terrà la riunione di redazione della rivista presso il Laboratoires de recherche de l’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture de Paris La Villette (118-130, Avenue Jean Jaurès -
Metro Ourcq o Laumière - ligne 5). Ricordando che, mentre il diritto di voto è ovviamente riservato solo a coloro che fanno parte della redazione, la riunione è comunque aperta a tutti i soci e le socie di Storie in movimento, rinviamo per orari e ordine del giorno dettagliato al sito di Sim. Vi aspettiamo!
venerdì 15 marzo 2013
Orientalismi italiani / Una recensione
Nell'ultimo numero di Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale, dal titolo Primavere rumorose, a cura di Marco Armiero, Stefania Barca e Andrea Tappi, è stata pubblicata la mia recensione al primo volume, curato da Gabriele Proglio, del progetto Orientalismi italiani, di cui nel frattempo è stato pubblicato il secondo volume ed è in preparazione il terzo. Buona lettura // "Orientalismi italiani / 1 è il primo risultato di un progetto più vasto – di cui è imminente la pubblicazione di un altro volume alla quale seguirà presto un terzo – avviato più di un anno fa, con l'intento di far emergere le specifiche "geografie immaginarie" sul cosiddetto Oriente così come si configurano nelle narrazioni di molteplici soggetti italiani/e: viaggiatori e viaggiatrici, missionari, avventurieri, esploratori, militari, mercanti o anarchiche come la milanese Leda Rafanelli, figura al centro del saggio di Barbara Spackman. Se infatti, come scrive Proglio nell'introduzione, le ricerche sulla costruzione dell'immaginario europeo e dell'oriente si sono moltiplicate dal 1978, anno di uscita di Orientalism di Edward Said, ancora poco indagate risultano le fonti italiane, un aspetto che è indubbiamente indicativo della tardiva ricezione di questo filone di studi nel nostro paese dove, del resto, lo stesso volume di Said è stato tradotto e pubblicato, con un significativo ritardo, solo nel 1991. Il progetto si pone dunque l'obiettivo ambizioso di cominciare a colmare questo vuoto ma anche di superare alcuni punti di criticità dell'impianto saidiano, evitando sia di assumere il discorso "orientalista" come «statico, uniforme e semplicemente ripetitivo» (p. 10) che le trappole costituite da una lettura che, insistendo sulla ricerca di omogeneità, rischia continuamente di non mettere a fuoco «il nesso tra spazi ipotizzati e realmente occupati, i 'nostri' tanto quanto i 'loro'» (p.11). A partire dalla scelta del plurale del titolo, così come in quella di non porre confini sia temporali che geografici – si va ad esempio dal Seicento, con il saggio di Margherita Trento sull'opera di evangelizzazione dei gesuiti in India nel primi anni del XVII secolo, al periodo del dopoguerra con gli stereotipi presenti negli scritti di reduci del 'fronte orientale' russo-sovietico indagati da Simone Attilio Bellezza –, questo primo volume offre una panoramica non scontata delle diverse forme che il discorso "orientalista" ha assunto nel contesto italiano anche attraverso l'utilizzo – di fianco a tematiche "classiche" come quella del viaggio (come nel saggio di Francesco Surdich sul viaggio compiuto da Monsignor Bonomia Bonomelli alla fine dell'Ottocento o in quello di Anna Calia sui viaggiatori veneziani tra fine del quindicesimo e inizi del sedicesimo secolo o il saggio di Paolo Orvieto sull'"altro orientale") – di tematiche o contesti meno usuali, ad esempio la musica (al centro del saggio di Stefano A.E. Leoni), i giochi da tavolo italiani tra fine Ottocento e metà del Novecento presi in esame da Marta Villa o le reazioni al cibo locale di viaggiatori e residenti italiani in India tra 1860 e 1930 indagate da Antonella Viola. Contemporaneamente il volume esplicita chiaramente la necessità di cogliere le continuità e le discontinuità tra passato e presente delle diverse e articolate rappresentazioni stereotipe dell''oriente' anche coloniale – come l'Etiopia tratteggiata da Marco Demichelis o la Libia nel saggio di Luigi Benevelli –, mettendo in luce le trasformazioni di cui sono oggetto e le forme che assumono nell'attualità, questione che emerge con chiarezza in alcune riflessioni presenti nell'intervista di Simone Brione alla scrittrice Shirin Ramzanali Fazel, autrice di Lontano da Mogadiscio (1994), uno dei primi romanzi italiani della letteratura detta "di migrazione" (Vincenza Perilli, in Zapruder, n. 31, 2013)
domenica 9 dicembre 2012
Il nome della cosa: classificare, schedare, discriminare
La (bellissima) copertina dell'ultimo (bellissimo) numero di Zapruder, curato da Fiammetta Balestracci e Ferruccio Ricciardi. Per l'indice, info su abbonamenti e appuntamenti alla/della rivista rinvio al sito di Storie in Movimento. Approfitto di questo post domenicale per fare i miei auguri di buon lavoro alla nuova redazione e comitato di coordinamento di Zapruder/Sim (ad multos annos).
venerdì 20 luglio 2012
Cinque anarchici del Sud. Una storia negata
In Cinque anarchici del Sud. Una storia negata - volume di qualche anno fa di Fabio Cuzzola, ora disponibile in copyleft -, si ricostruiscono le vicende che portarono alla morte, il 26 settembre 1970, di cinque anarchici calabresi, Gianni Aricò, Annalise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso. I cinque anarchici erano impegnati in una ricerca di contro - informazione su alcuni dei fatti che avevano scosso l'estate del 1970 : le cosiddette "Giornate di Reggio", rispetto alle quali denunciavano l'infiltrazione di neofascisti di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale, e il deragliamento del direttissimo Palermo-Torino avvenuto il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro, che sostenevano fosse stato causato da una carica esplosiva messa da neofascisti in collaborazione con la 'ndrangheta. Il 26 settembre i cinque si mettono in viaggio in auto verso Roma dove intendevano consegnare i risultati delle loro ricerche alla redazione di Umanità Nova, ma a pochi chilometri dalla capitale vengono travolti e uccisi da un camion con rimorchio. Inutile dire che i documenti che stavano portando a Roma non sono stati mai ritrovati e che questo - come tanti altri - non fu un "incidente".
lunedì 31 ottobre 2011
Anarchiche, crocerossine, madri italiane e donne arabe. Figure femminili durante la prima guerra coloniale libica
In attesa che sia online la registrazione audio/video (a cura di XM24, che ringraziamo insieme a tutto il Comitato pro-Masetti), della giornata di studi di ieri su Augusto Masetti e l'invasione coloniale della Libia (di cui presto usciranno anche gli atti), pubblichiamo l'abstract del nostro intervento "Anarchiche, crocerossine, madri italiane e donne arabe. Figure femminili durante la prima guerra coloniale libica" : Negli ultimi anni numerose ricerche sul nazionalismo e l'imperialismo hanno messo in luce come metafore e rappresentazioni sessiste della cosiddetta "differenza dei sessi" siano non solo alla base della costituzione stessa dell'idea di "nazione" (all'interno della quale ri-definiscono gerarchie sociali e sessuali) ma anche strettamente connesse alle ideologie e alle pratiche razziste del dominio coloniale. Per il contesto italiano gli anni a cavallo della guerra italo-turca e della successiva invasione di Tripolitania e Cirenaica, rappresentano in questo senso un momento cruciale . Da una parte, infatti, è in questo periodo che si consolida la costruzione di una certo modello di femminilità (la "donna italiana" come "madre eroica" ), processo che già si era avviato nel periodo che va dalla proclamazione dell'Unità d'Italia alla sconfitta di Adua per arrivare alle soglie dell' "impresa tripolina". Dall'altra, lungo precisi assi di differenziazione e gerarchie di "razza", genere e classe, la costruzione di questa "donna nuova" si definisce anche in opposizione e in stretta relazione con le coeve rappresentazioni di altre figure femminili delineate come modelli negativi: dalle oppositrici alla guerra coloniale (anarchiche e antimilitariste in primis) che con il loro comportamento offendevano la "fierezza delle madri", alle "donne arabe", figure ambivalenti sospese continuamente tra fascinazione e ripulsa, ma delle quali sarà spesso sottolineato, in specie sulla grande stampa favorevole all'"impresa", la mancanza della più importante (o forse unica) delle muliebri virtù, l'abnegazione materna (Vincenza Perilli).
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giovedì 27 ottobre 2011
Giornata di studi sull'anarchico Augusto Masetti e l'invasione coloniale della Libia
Domenica 30 0ttobre, presso la Sala del Baraccano (via S. Stefano,119 - Bologna), si terrà la giornata di studi, che vi avevamo già preannunciato, dedicata all'anarchico Augusto Masetti e l'invasione coloniale della Libia del 1911. Come noto, il 30 0ttobre 1911, Augusto Masetti manifestò il suo rifiuto di partecipare alla guerra contro la Turchia e all’invasione della Libia, sparando contro un ufficiale nella caserma Cialdini a Bologna. Il tentativo da parte delle autorità militari e politiche fu di depotenziare e neutralizzare l’accaduto, trasformandolo da gesto di rivolta politica ed esistenziale a semplice manifestazione di disturbi mentali e psichici, condannando così Masetti a lunghi anni di detenzione nei manicomi criminali. Nel centenario degli avvenimenti, vorremmo rievocare questo episodio senza nessun intento celebrativo, ma, a partire dall’ approfondimento della sua vicenda, cercare di capire le ragioni e le modalità della guerra coloniale e le condizioni per un suo rifiuto. Per il programma dettagliato della giornata rinviamo al sito del Circolo Anarchico Berneri
martedì 27 settembre 2011
Autofinanziamo l'antimilarismo : verso la giornata di studio sull'anarchico Augusto Masetti e la guerra coloniale italiana in Libia del 1911
Sabato prossimo, 1 ottobre, presso il Circolo Berneri, si terrà una cena antimilitarista, la prima di una serie di iniziative di autofinanziamento verso la giornata di studi sull' anarchico Augusto Masetti e la guerra coloniale italiana in Libia del 1911 che si svolgerà il 30 ottobre prossimo a Bologna. La data non è casuale: il 30 ottobre 1911, infatti, Augusto Masetti manifestò il suo rifiuto di partecipare alla guerra contro la Turchia e l'invasione della Libia, sparando contro un ufficiale alla caserma Cialdini a Bologna. Il tentativo da parte delle autorità politiche e militari fu di depotenziare e neutralizzare l'accaduto, trasformandolo da gesto di rivolta politica ed esistenziale a semplice manifestazione di disturbi mentali e psichici, condannando Masetti a lunghi anni di detenzione nei manicomi criminali. Nel centenario degli avvenimenti, il convegno (con interventi di Roberto Zani, Laura De Marco, Rudy M. Leonelli, Mauro Raspanti, Vincenza Perilli, Marco Rossi, Laura Orlandini, Alessandro Luparini e una video intervista rilasciata per l'occasione da Angelo del Boca - seguirà programma dettagliato), si propone di rievocare quell'episodio senza nessun intento celebrativo, ma a partire dall'approfondimento della sua vicenda, cercare di capire le ragioni e le modalità della guerra coloniale e le condizioni del suo rifiuto poiché le rifrazioni della storia rendono attuali quelle vicende che si ripropongono sinistre nell'attualità. La cena di autofinanziamento di sabato si aprirà con un antipasto del disertore per proseguire con pasta alla Masetti, secondi libertari, contorni sovversivi e dolci dell'avvenir, il tutto innaffiato da bevande comunarde ... Si consiglia di prenotare al 3357277140
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