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sabato 5 marzo 2016
giovedì 25 febbraio 2016
martedì 27 ottobre 2015
Femministe / Presentazione al cinema Europa
Stasera, 27 ottobre 2015 alle ore 20, all'interno della rassegna curata da Kinodromo presso il cinema Europa (via Pietralata 55 - Bologna) presentazione della graphic novel di Antonella Selva Femministe. Una storia di oggi, pubblicata dalla casa editrice Nuova S1 nella collana Il Girovago. Per questo bel fumetto ho scritto la postfazione e stasera ci sarò, quindi spero di incontrarvi numeros@
mercoledì 20 novembre 2013
Il ramadan di Daniela Santanchè
Nuova puntata per La vendetta del burqa, la saga all'insegna dell'islamofobia che vede come protagonista Daniela Santanchè, ex Alleanza Nazionale, poi candidata fallita per La Destra - Fiamma Tricolore e ora fedelissima di Berlusconi nell'agonizzante Popolo della Libertà. Già rinviata a giudizio per diffamazione lo scorso anno dal gup di Milano per aver offeso "la reputazione e l'onore" (così nel decreto che ne disponeva il giudizio) di una donna italiana convertita all'Islam nel corso della trasmissione televisiva Iceberg, il 21 settembre del 2009, adesso Santanchè è a processo per un'altra vicenda che l'ha vista in primissima fila sempre nel settembre 2009. L'episodio è la cosiddetta "protesta anti-burqa" organizzata a Milano dall'allora leader del Movimento per l'Italia (da lei fondato un anno prima) durante la quale la parlamentare aveva tentato di strappare il velo ad alcune donne musulmane che si recavano ad una festa per i festeggiamenti di fine Ramadan. In seguito aveva dichiarato di essere stata vittima di un'aggressione da parte dei "fondamentalisti islamici", notizia che aveva generato titoli memorabili su molti quotidiani, come l'indimenticabile Per festeggiare il Ramadan picchiano la Santanchè (Il Giornale). Ora arriva il processo e la richiesta da parte del pm di un mese di arresto e cento euro di multa per Santanché e 2000 euro di multa per Ahmed El Badry, accusato di lesioni per aver assestato un pugno nello sterno alla parlamentare del Pdl. Per il vice procuratore onorario, a differenza di Santanché, El Badry non merita le attenuanti generiche e nemmeno quelle "della provocazione, in quanto ha colpito una persona, oltre tutto di sesso femminile, che esprimeva opinioni e non c'era motivo di colpirla". L'appuntamento (e terza puntata della saga) è ora per il 1 di dicembre, giorno in cui parleranno le difese e il giudice si dovrebbe ritirare in camera di consiglio per la sentenza.
martedì 7 maggio 2013
Siamo tutte donne velate / Nous sommes toutes des femmes voilées
Segnalo una delle ultime petizioni che ho ritenuto di firmare, Nous sommes toutes des femmes voilees, lanciata in Francia dopo le dichiarazioni di qualche settimana fa di François Hollande il quale auspica l'estensione della legge che prevede l'interdizione dei segni religiosi anche ad alcuni luoghi di lavoro dove "ci sono contatti con bambini". La petizione - lanciata, tra le altre, da Sonia Dayan-Herzbrun - è stata firmata da un nutrito gruppo di studiose, militanti e femministe sia francesi (Eleni Varikas, Laure Bereni, Rada Ivekovic, Christine Delphy, Elsa Dorlin tra le altre) che non (e tra queste Angela Davis, Amina Wadud, Joan W. Scott ...) e può essere firmata sul sito di Change.org
giovedì 7 marzo 2013
Femministe a parole in tournée / Le prossime date del tour
Mentre Femministe a parole si appresta a festeggiare il suo primo "compleanno" - la prima presentazione del volume, fresco di stampa, risale infatti al 27 aprile dello scorso anno alla Casa internazionale delle donne di Roma -, continua la nostra aggrovigliata tournée. Ecco le prossime date del tour (per le precedenti vedi qui, quo e qua): anzitutto domani pomeriggio Femministe a parole sarà ospite della trasmissione che il laboratorio Sguardi sui Generis curerà all'interno della maratona radio in occasione dell'8 marzo durante la quale diverse realtà (dal collettivo Me-deA a Zeroviolenzadonne) si daranno il cambio ai microfoni di Radio Onda Rossa e Radio Blackout, grazie alle redattrici di Mfla e Interferenze che su entrambe le emittenti curano spazi radio autogestiti. Sempre nella giornata di domani saremo in serata al Circolo Maurice di Torino per una presentazione organizzata dalle compagne dell'AltraMartedì. Infine (per ora!) il 19 marzo alle ore 17.30, saremo a Firenze (in via dell'Agnolo, 5), ospiti de Il giardino dei ciliegi, per un'altra presentazione, di cui vi daremo prestissimo maggiori info. Ringraziamo tutte/i per il supporto alla diffusione e discussione collettiva del volume!
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mercoledì 27 febbraio 2013
Femministe a parole / Una recensione di Barbara Romagnoli
Segnaliamo con piacere la recensione di Barbara Romagnoli, che ringraziamo, al volume Femministe a parole. Grovigli da districare, appena pubblicata sull'ultimo numero del trimestrale Marea. Prima di lasciarvi alla lettura della recensione, vi ricordiamo che oggi è prevista una delle date del tour di Femministe a parole: saremo infatti a Perugia per una presentazione congiunta con il volume Lo specchio del potere di Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi. Sperando di vedervi numerose/i vi lasciamo alla recensione di Barbara Romagnoli, buona lettura! // Scorri velocemente l’indice delle voci e quella che cerchi magari non la trovi. Ma questo non è un vero vocabolario, né un dizionario enciclopedico, piuttosto una guida ragionata ad alcuni concetti chiave del femminismo, un lessico scelto con molta cura che, inevitabilmente, ha potuto tenere dentro molto, ma non tutto. Parliamo di Femministe a parole. Grovigli da districare, volume scritto a tantissime mani perché l’idea è stata quella di coinvolgere donne con esperienze, età, provenienze, competenze e vedute diverse, invitandole a misurarsi con parole e argomenti complessi, molto noti per le addette ai lavori, un po’ meno a chi non frequenta pratiche e teorie femministe. Molte delle autrici si sono formate all’estero: “Una generazione di giovani studiose, tra i 30 e i 40 anni, andate via, tornate e poi magari partite di nuovo (oppure rimaste), che sono state in grado di creare un’osmosi tra quello che accade fuori e dentro l’Italia” – spiega una delle curatrici, Sabrina Marchetti. Leggendo il libro si percepisce questa contaminazione fra storie e culture diverse, fra storiche e più giovani, fra approcci classici e multidisciplinari, fra stili narrativi più divulgativi e altri più accademici. Uno dei pregi del volume è certamente l’incontro fra differenze che restituisce una ricchezza di punti di vista insieme a tantissimi spunti di riflessione. Dalla questione del colore della pelle al multiculturalismo, dai rapporti di potere alle donne colonizzatrici, dalle generazioni alla riproduzione assistita, dalla bioetica al welfare, dalla politica agli spazi pubblici, da una possibile liberazione della ‘razza’ ad un ragionamento sull’uomo, per comprendere meglio il maschile che abbiamo dinanzi. Non mancano ovviamente voci sulle donne migranti, le veline e le velate, le prostitute e una veloce storia del termine/soggetto queer. Qua e là si notano alcuni vuoti, come la mancanza della voce ‘corpo’ o, ad esempio, la voce ‘sessismo’. Il secondo caso è meno lampante perché di critica al sessismo è intriso l’intero volume, forse potrebbe esserne anche il sottile filo rosso che unisce le parole scelte. Eppure, un capitoletto a parte lo avrebbe meritato, sempre nell’ottica di offrire un ausilio a chi fatica a leggere il mondo a partire dal binomio sessismo/razzismo. Doveroso è un appunto sulla scrittura: alcuni contributi sono prigionieri di una scrittura troppo tecnica, fredda, a rischio autoreferenzialità, ed è un peccato perché il volume si presta ad essere un ottimo strumento di conoscenza e consultazione. Ma la sfida era grande ed è stata assolutamente ben raccolta. Volumi come questi sono preziosi per continuare a confrontarsi su esperienze, pratiche e teorie del variegato mondo dei femminismi, per prendere confidenza con parole difficili, come intersezionalità, per mettere a nudo le contraddizioni presenti nel pensiero delle donne e cercare di confrontarsi, sempre, con l’altra da sé (Barbara Romagnoli, Marea, febbraio 2013).
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lunedì 11 febbraio 2013
Le femministe bianche e l'impero
Il volume Les féministes blanches et l'empire (Le femministe bianche e l'impero) di Félix Boggio Éwanjé-Épée e Stella Magliani-Belkacem - pubblicato lo scorso autunno da La Fabrique éditions - indaga la convergenza di interessi tra alcuni importanti settori del femminismo francese e la "classe dominante". Mi sembra che pur concentrandosi sul contesto francese, il volume offra validi spunti di riflessione (e piste di ricerca) anche per chi lavora in questa direzione in Italia (e siamo oramai in tante), quindi segnalo la pubblicazione di un estratto del volume sul sito Les Indigènes de la République
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Antigone a Tunisi
Una polemica durissima ha contrapposto in questi giorni il Ministero degli Affari religiosi tunisino e Hamma Hammami, leader del Fronte popolare di cui Chokri Belaïd - assassinato la scorsa settimana a Tunisi - era uno dei leader. La polemica è divampata in seguito alla partecipazione ai funerali di Belaïd di alcune donne (la consistenza di questa partecipazione non è chiara: la maggioranza delle fonti parlano solo della sorella, della moglie e delle figlie di Belaïd, altre di un numero di donne più corposo, non esclusivamente appartenenti alla ristretta cerchia familiare dell'ucciso). In una nota - nella quale si stigmatizzavano gli incidenti avvenuti nel corso del funerale - il Ministero degli Affari religiosi ha infatti affermato che questa presenza femminile avrebbe di fatto violato i precetti islamici, visto che il Corano vieta espressamente la partecipazione di donne al rito dell’inumazione del cadavere. Dura la replica di Hamma Hammami: “Una figlia ha assistito ai funerali del padre, una sorella ha partecipato ai funerali del fratello. Signor ministro, è stato più sconvolgente vedere delle donne al cimitero che non il fatto che è stato assassinato un essere umano, gli scontri al cimitero o le minacce di profanare il cadavere? Noi non abbiamo sentito la voce del signor Ministro quando più di 40 mausolei, contenenti degli esemplari del Corano, sono stati incendiati. Non abbiamo sentito la sua voce quando le tombe dei Santi sono state profanate e i loro cadaveri esumati. E noi non l’abbiamo sentita quando gli imam minacciavano di uccidere Chokri Belaïd e Amed Néjib Chebbi”. Mentre leggo la notizia non posso fare a meno - anche se il collegamento può risultare insieme scontato e abusivo - di pensare ad Antigone, figura complessa il cui mistero continua ad essere "una sfida per il pensiero" come scrive Francesca Brezzi. Penso in particolare alla lettura della tragedia di Antigone fatta da Judith Butler nel suo Antigone’s Claim (La rivendicazione di Antigone). Una lettura che si allontana decisamente da quella di Irigaray (forse più nota, perlomeno in Italia) che è ancora per certi versi in continuità con l'interpretazione hegeliana laddove legge, come sottolinea Butler, il potere insurrezionale di Antigone come "il potere di colei che rimane fuori dalla politica". Le "Antigoni" tunisine mi sembrano invece, con il loro gesto, molto più vicine alla "rivendicazione" butleriana, poiché contestano e mettono in crisi, dal di dentro, le forme del potere, lanciano una sfida che lascia intravedere nuove possibili configurazioni politiche in questa difficile e drammatica fase di transizione
martedì 13 novembre 2012
De-costruzioni di genere / Reminder
Per chi oggi è a Trento o dintorni ricordiamo che questo pomeriggio (ore 18, aula 20 - Facoltà di Sociologia), all'interno del ciclo De-Costruzioni del genere. parole che contano, silenzi che parlano, organizzato dal Centro Studi interdisciplinari di Genere, presentazione del volume Femministe a parole. Vi aspettiamo ;-)
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mercoledì 10 ottobre 2012
Il velo nell'Islam / Reminder
Per chi stasera è a Bologna o dintorni, ricordiamo l'appuntamento alla Libreria delle Moline per la presentazione (vedi anche 1, 2, 3 ...) del volume di Renata Pepicelli Il velo nell'Islam
domenica 7 ottobre 2012
Il velo nell'Islam alla Libreria delle Moline
Mercoledì 10 ottobre, alle ore 18.30, presso la Libreria delle Moline, (via Delle Moline, 3 - Bologna), presentazione del volume Il Velo nell'Islam. Storia, politica, estetica (Carocci, 2012) di Renata Pepicelli. Ne discuteranno con l'autrice Azzurra Meringolo, Sandro Mezzadra e Vincenza Perilli
lunedì 21 maggio 2012
Migranda : una festa / assemblea per tutte le donne, con le donne migranti
Migranda invita tutte le donne che vogliono essere protagoniste della lotta contro la legge Bossi-Fini e il razzismo istituzionale, che vogliono discutere del contratto di integrazione ma anche dell’importanza della lingua italiana, della cittadinanza per le figlie e i figli dei migranti e della precarietà nel lavoro, della costruzione di percorsi collettivi con le donne migranti e per tutte le donne, a una festa / assemblea domenica 27 maggio dalle ore 12 presso XM24 (via Fioravanti, 24 - Bologna). Pranzeremo insieme e discuteremo di come continuare insieme il nostro percorso.Partecipate numerose!
Scarica il nuovo numero del Giornale di Migranda
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domenica 1 aprile 2012
La donna migrante nell’Unione Europea in una prospettiva italo-francese
La donna migrante nell’UE in una prospettiva italo-francese è il titolo dell'ultimo Quaderno di Donne e Ricerca del Cirsde, scritto da Clara Rizzitelli con una prefazione di Rachele Raus. Come i precedenti è consultabile (e scaricabile in formato pdf) sul sito del Cirsde all'indirizzo
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martedì 13 marzo 2012
Per un femminismo senza orientalismo / Pour un féminisme sans orientalisme
"En 1978, l'écrivain palestinien Edward Said développait aux Etats-Unis une analyse critique de l'orientalisme qui demeure d'actualité : en renvoyant l'Orient dans une altérité radicale, cette représentation savante a fonctionné dans l'Europe colonisatrice comme une opération de pouvoir d'autant plus efficace qu'elle se niait comme telle. Hier comme aujourd'hui, l'orientalisme renvoie en miroir l'image d'un "occidentalisme" : c'est un même culturalisme qui dessine les figures inversées, mais pareillement imaginaires, de l'Orient et de l'Occident. Depuis la fin de la guerre froide, comme au temps des colonies, l'orientalisme connaît de beaux jours. La rhétorique du "conflit des civilisations", dont l'intellectuel américain Samuel Huntington s'est fait le héraut en 1993, inspire aujourd'hui notre ministre de l'intérieur : selon Claude Guéant, "toutes les civilisations ne se valent pas". Depuis le 11-Septembre, on parle même d'un "conflit sexuel des civilisations" : contre l'islam en particulier, on a découvert les vertus de l'égalité entre les sexes pour mieux stigmatiser l'immigration. Ainsi, avant de se convertir tout récemment, à l'occasion de la controverse sur l'abattage halal, à la défense des droits des animaux, nos gouvernants invoquaient déjà les droits des femmes : au contraire d'"eux", "nous" traiterions bien les femmes. Pendant la campagne présidentielle de 2007, c'est en ces termes que Nicolas Sarkozy justifiait la création d'un ministère de l'immigration et de l'identité nationale : il définissait celle-ci, par contraste avec celle-là, en termes "républicains" : chez nous, "les femmes sont libres". Autrement dit, "chez eux", elles ne sauraient l'être : polygamie, mariages forcés, viol ou virginité imposée, hijab voire niqab, tel serait l'ordinaire, forcément sexiste, des "autres". D'un côté, la démocratie choisie ; de l'autre, l'oppression subie. Or, cette rhétorique s'applique à l'intérieur ou à l'extérieur de nos frontières - au Maghreb ou dans les banlieues : la sollicitude affichée pour les femmes justifie le rejet du garçon arabe comme de l'islamiste barbu. C'est ainsi qu'en Europe le supposé "conflit sexuel des civilisations" a paré la xénophobie et le racisme des atours de la démocratie sexuelle.Les révolutions arabes sont venues bousculer cette vision du monde. D'un seul coup, on s'est interrogé : la démocratie n'était-elle pas du côté des peuples qui se soulevaient contre la dictature, plutôt que des gouvernements européens qui sous-traitaient au dictateur libyen la gestion des immigrés pour ne pas s'embarrasser des droits de l'homme, ou qui proposaient aux dirigeants algériens et tunisiens, pour résister à la pression d'une rue assoiffée de liberté, "le savoir-faire, reconnu dans le monde entier, de nos forces de sécurité" ? Deux réactions se dessinent depuis lors, qui visent à préserver, nonobstant l'actualité, le partage rhétorique entre "eux" et "nous". La première consiste à renoncer à s'encombrer de démocratie sexuelle : d'un seul coup, les droits des femmes paraissent moins urgents. C'est bien dans le contexte du "printemps arabe" qu'on peut comprendre l'humeur du chef de l'Etat français s'interrogeant, le 8 mars 2011, sur l'utilité de ce qu'il appelait "la Journée de la femme" : "C'est sympathique, il faut le faire, enfin parfois il faudrait qu'on se concentre sur l'essentiel." Et d'insister : "Il y aurait beaucoup à dire parce que ça voudrait dire que les autres, c'est des journées des hommes alors ? Très curieux quand même comme système. Franchement." Ce n'est donc pas un hasard si, à la rentrée 2011, la Droite populaire emboîte le pas à Christine Boutin, présidente du Parti chrétien-démocrate, pour dénoncer l'introduction du "genre" dans des manuels de sciences et vie de la Terre : contre Simone de Beauvoir, il s'agit, pour ces conservateurs, de réhabiliter l'idée qu'on naît femme, plutôt qu'on ne le devient. S'il n'est pas surprenant que l'aile la plus réactionnaire de la majorité gouvernementale s'engage dans une telle croisade, il est plus remarquable qu'elle obtienne le soutien de ses dirigeants. Tout se passe comme si l'on revenait alors aux années 1990 : contre le "féminisme à l'américaine", accusé de dénaturaliser la différence des sexes en parlant de gender, il faudrait refonder en nature l'ordre sexuel. Après les révolutions arabes, le "conflit sexuel des civilisations" appartiendrait-il au passé ? A côté de cette droite désorientée, une autre réaction se fait entendre, qui s'emploie à préserver le lien entre féminisme et orientalisme : loin de renouer avec les valeurs chrétiennes, il revendique un combat pour la laïcité fondant l'Occident sur l'héritage des Lumières. Et de s'inquiéter de l'islamisme, qui menacerait la liberté des femmes après les révolutions davantage encore que sous les dictatures. L'illusion démocratique serait dissipée dans le monde arabe par l'échec de la démocratie sexuelle : la libération des peuples s'avérerait une simple ruse de la domination masculine. Le féminisme est ainsi confronté à un dilemme. Sans doute ne risque-t-il pas d'être attiré par la Droite populaire, peu suspecte d'engagement dans la lutte contre le sexisme. Cependant, certaines féministes ne peuvent-elles être tentées, à l'instar d'Elisabeth Badinter, de juger qu'"en dehors de Marine Le Pen, plus personne ne défend la laïcité" ? Mais à l'inverse, refuser toute compromission avec la xénophobie et le racisme condamne-t-il à nier les menaces qui pèsent encore sur les droits des femmes dans le monde arabe ? Il convient de récuser une telle alternative. Pour écarter toute instrumentalisation au service de la politique d'identité nationale, il suffit de rappeler que les menaces contre les femmes ne définissent pas une civilisation plutôt qu'une autre ; elles traversent toutes les sociétés. Sans doute le conservatisme des islamistes n'est-il guère rassurant ; mais le conservatisme sexuel est bien présent en France aussi, à l'heure ou le Front national veut cesser de rembourser les "avortements de confort", tandis que Nora Berra, secrétaire d'Etat à la santé, s'oppose à la gratuité et à l'anonymat de la contraception pour les mineures. Autrement dit, au Maghreb comme en France, il s'agit de politique, et non de culture. Contre le culturalisme du "conflit des civilisations", il faut miser sur un féminisme sans orientalisme. Face à la droite désorientée, c'est le moment de désorientaliser le féminisme" (Eric Fassin, Le Monde, 10 marzo 2012).
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mercoledì 7 marzo 2012
Femminismi nel Mediterraneo / Genesis Call for Paper
Genesis, la rivista della Società Italiana delle Storiche, come sviluppo del seminario tenutosi a Bologna il 14 dicembre 2011, Femminismi nel Mediterraneo, invita a presentare contributi per un numero monografico su questo tema. Specificamente, ci si propone di riflettere su approcci storiografici, categorie, teorie, strategie politiche con riferimento alle diverse realtà culturali dei paesi rivieraschi dell’Europa, dell’Africa del Nord, dei Balcani e del Medio Oriente, in epoca moderna e contemporanea.Il Mediterraneo, nel continuo peregrinare da una riva all’altra si rivela come crocevia di esperienze culturali, sociali e religiose, in conversazioni con ambiti culturali di matrice diversa, permettendo non solo l’assimilazione ma anche la rielaborazione di concetti che mostrano una realtà in fermento e in continua evoluzione. Ed è proprio nel laboratorio vivente del Mediterraneo che rintracciamo una ri-definizione plurale del femminismo. Gli studi, tra gli altri, di Margot Badran sull’Egitto (1995), di Mounira Charrad (2001) e Zakia Daoud (1994) sui paesi del Maghreb, di Julie Peteet sulla Palestina (1991) hanno contribuito alla decostruzione dell’idea di una presunta omogeneità all’interno del mondo “arabo-islamico”, dimostrando che le vicende politiche dei singoli paesi hanno influito profondamente sulle relazioni di genere, producendo esiti diversi. La necessità di trascendere i confini nazionali e ri-scrivere la storia dei movimenti femministi è parte integrante della riflessione storiografica contemporanea, come si evince dai lavori di Leila Rupp (1997), Edith Saurer, Margareth Lanzinger, Elysabeth Frysak (2006), Bonnie Smith (2000, 2005 e 2008), anche se il mondo francofono rispetto all’adozione di una prospettiva mediterranea per la storia del femminismo si rivela più ricettivo, come si evince dagli studi di Séverine Rey, Hélène Martin, Elisabeth Bäschlin, Ghaïss Jasser (2008) e Belkacem Benzenine (2011). Partendo da una storiografia consolidata, ci si chiede: quali sono le modalità con cui i movimenti femministi si sono rivelati nell’incontro con le altre componenti, comprese quelle femminili, delle società in questione? Dopo una lunga stagione in cui il femminismo si è definito prevalentemente dentro cornici ideologiche secolari, da cosa scaturisce e che esiti produce la riappropriazione del tema religioso? Come i femminismi del Mediterraneo, con le loro specificità culturali, interrogano il “femminismo taglia unica” o “féminisme pret à porter” (Fawzia Zouari, 2001) e i postulati del mondo occidentale su modernità, progresso, democrazia e uguaglianza? Esistono esperienze storiche che denotino lo spazio Mediterraneo, costruitosi nell’alternanza tra identità e differenze, continuità e fratture, quale luogo in cui i temi universali del femminismo sono stati declinati in conformità con le specificità culturali? Se studiata attraverso una prospettiva di genere quali rapporti di potere, sistemi di rappresentazione, meccanismi di esclusione si rivelano nella storia del Mediterraneo? Infine, quale visione di "spazio Mediterraneo" emerge dalle storiografie e dai movimenti femministi? Per maggiori info e le modalità/tempi di invio degli abstract rinviamo al sito della Sis.
venerdì 10 febbraio 2012
Femminismo occidentale e medioorientale a confronto
Nel sito di Jura Gentium.Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, una interessante sezione - a cura di Nicola Fiorita, Orsetta Giolo e Renata Pepicelli - è dedicata ai Femminismi nell'Islam. Da questa sezione, ricca di interventi, materiali e bibliografie, mettiamo per intanto in evidenza - come contributo al dibattito - l'articolo di Sandra Rossetti, Femminismo occidentale e mediorientale a confronto. Buona lettura!
L'immagine è un'opera di Shirin Neshat
domenica 5 febbraio 2012
Il velo nell'Islam. Storia, politica, estetica
Tra qualche giorno sarà in libreria, nella collana Quality Paperbacks di Carocci, Il velo nell'Islam. Storia, politica, estetica, il nuovo volume di Renata Pepicelli, già autrice di Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme, pubblicato nel 2010 dallo stesso editore. Con il consenso dell'autrice, che ringraziamo, ne anticipiamo l'indice. Buona lettura.
Introduzione. La questione del velo
Tra Oriente e Occidente: dopo l'11 settembre
Una pluralità di veli
Musulmane non velate
I. Il velo e il Corano
I riferimenti al velo nel Corano
Hijab: la separazione tra dentro/fuori, pubblico/privato
Il versetto della discesa dell'hijab
Le mogli del Profeta
Cenni storici sull'uso del velo fuori dal mondo islamico
II. Veli coloniali. Nord Africa e Medio Oriente tra XVIII e XX secolo
Fantasie coloniali
Gli harem
Il Novecento, il secolo dello svelamento
Il velo anticoloniale delle algerine
III. La rivoluzione velata
Le islamiste: dagli anni settanta a d oggi
Dal Cairo a New York: un velo, tanti significati
XXI secolo: il ritorno delle religioni
Discorsi contro
Discorsi a favore
La prospettiva femminista islamica
IV. Veli postcoloniali. L'Europa del XXI secolo
Islam d'Europa
L'affaire du voile. Il caso francese
La guerra dei simboli
Il caso italiano
L'Italia e la proposta di legge contro il velo integrale
Cosa c'è sotto il niqab?
V: L'estetica del corpo tra sacro e moda
La politica del corpo e la funzione dell'abito
La bellezza nell'Islam
Moda islamica
Veli e islamic fashion
Il mercato online: dagli abiti casual a quelli sportivi
Make-up e prodotti halal
A mò di conclusione
Note / Bibliografia / Indice dei nomi
martedì 31 gennaio 2012
La vendetta del burqa ( ovvero come la "madam post - coloniale" Daniela Santanchè è stata infine rinviata a giudizio per diffamazione)
Daniela Santanchè è stata rinviata a giudizio per diffamazione dal gup di Milano per aver offeso "la reputazione e l'onore" (così si legge nel decreto che ne dispone il giudizio) di una donna italiana convertita all'Islam nel corso della trasmissione televisiva Iceberg, il 21 settembre del 2009. Il giorno prima, la stessa Santanchè aveva messo in scena una vera e propria cerimonia di svelamento post-coloniale, quando a Milano aveva tentato di strappare il velo ad alcune donne musulmane che si recavano ad una festa per i festeggiamenti di fine Ramadan, dichiarando poi di essere stata vittima di un'aggressione da parte dei "fondamentalisti islamici", notizia che, seppur smentita da un video, aveva generato titoli deliranti su molti quotidiani, come l'indimenticabile Per festeggiare il Ramadan picchiano la Santanchè (Il Giornale). Ora arriva questo rinvio a giudizio per diffamazione, che sebbene non annulli il pericolo enorme rappresentato dalla circolazione a piede libero di un simile personaggio, ci fa comunque piacere. In tempi di crisi bisogna sapersi accontentare.
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martedì 10 gennaio 2012
Sotto il velo dei media. Semiotica dell’hijab tra Oriente e Occidente
Segnaliamo l'uscita del venticinquesimo Quaderno di Donne e Ricerca, Sotto il velo dei media. Semiotica dell’hijab tra Oriente e Occidente di Simona Stano. Con una prefazione di Massimo Leone, il Quaderno - dopo una contestualizzazione storico-politica dell'argomento trattato - offre un'interessante rilettura delle retoriche dell'alterità (A. Rivera, 2005) messe in campo dai media a proposito del cosiddetto "velo islamico", con una puntuale ricerca su alcune testate giornalistiche (quali l'inserto settimanale di Repubblica D La Repubblica delle donne e la rivista di moda Vogue Italia), dalla quale emerge come le rappresentazioni della "dona velata" che queste riviste offrono sono per la maggior parte costruite intornoal velo come sofferenza e sottomissione. Sotto il velo dei media. Semiotica dell’hijab tra Oriente e Occidente è consultabile sul sito web del CIRSDe e sulla piattaforma AperTo.
(Alcuni) articoli correlati in Marginalia:
In nome del burqa: cronache di ordinario razzismo e sessismo
Ma sottomessa a chi?
Avvistato burqa, Ufo postcoloniale?
Daniela Santanché e le nuove cerimonie di svelamento
Burqa Laptop
Veli svelati. Soggettività del velo islamico
Il burqa e le pseudo-femministe
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