martedì 3 novembre 2009

"Ma sottomessa a chi?" : ancora a proposito delle donne musulmane, del cosiddetto velo islamico e della cosiddetta libertà

L'immagine è il banner del gruppo Féminisme musulman creato da Yousra El Karouni (purtroppo in Facebook). L'immagine mi è piaciuta molto (anche perché è una versione veramente inedita di un'icona che amo tanto), anche se devo dire che mi ha fatto un po' sorridere il braccino "scoperto/coperto". Le donne di Féminisme musulman mi perdoneranno l'ironia, invece sarò probabilmente sommersa da un'altra ondata di messaggi da parte di orde di islamofobi, razzisti, fascisti e sessisti. Poco male, i messaggi li cancellerò come sempre con calma e, anche se con il velo, il messaggio che invio a questi/e individui/e è sempre lo stesso ;-) Anche presunte femministe, antifasciste/i, antirazziste/i non mi risparmieranno (come non mi hanno mai risparmiata, a parte qualche eccezione) le solite frecciatine, ma certo questi sono metodi più soft. Per queste/i ultime/i ripeto (sperando di non doverne parlare più, che abbiamo cose più urgenti da fare e scrivere): non mi sono convertita all'Islam (anche se ho ultimamente la propensione per un'alimentazione halal) e neanche condivido tutto quanto pensano/scrivono/teorizzano le cosiddette femministe musulmane. Ma condivido con donne migranti e femministe musulmane la lotta verso un immaginario razzista e sessista che vorrebbe tutte le donne musulmane, velate e non, indistintamente "sottomesse" e tutte vittime di uomini musulmani, barbuti e non, tutti indistintamente sessisti e violenti. Il discorso poi andrebbe articolato, ci ho provato varie volte, rinviando anche a testi illuminanti, ma mi sono accorta che è difficile incrinare un certo immaginario. Ciascuna/o legge o capisce quello che vuole (o può) capire. Mi ha colpito, ad esempio, che in molte/i hanno voluto dedurre dalla pubblicazione tempo fa qui in Marginalia di un'opera d'arte che mostrava una Statua della Libertà velata, un mio sostegno al discorso del velo "come simbolo di libertà" (invero sostenuto oggi da molte donne/femministe , anche italiane, che fine a pochi mesi fa stigmatizzavano con sufficienza le donne con un velo in testa e oggi se ne fanno "paladine"). Invece, molto più modestamente, con quella immagine (e con il testo annesso) intendevo puntare il dito contro certi valori ritenuti esclusivamente "occidentali", come appunto la libertà (o la democrazia). Perché è proprio la libertà, la nostra libertà (e democrazia), ad essere troppo spesso "velata", cieca (e sorda).
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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao,vorrei chiederti alcune puntualizzazioni circa quanto scrivi nel tuo articolo: pur prendendo per quello che è il tuo riferimento - leggero - all'alimentazione halal, forse sarebbe bene ricordare che significa "lecito" secondo la legge islamica, contrapposto a haram, "proibito". Ciascuna può prendere in riferimento la cultura che desidera, ma essendo una cultura ideologica e religiosa, forse anche questo interroga il nesso antirazzismo/antisessismo, non credi? se fossero norme cattoliche a vietare alcuni cibi, saresti così felicemente pronta a farle tue? Permettimi di dubitarne, visto che sul tuo blog ho trovato spesso riferimenti contro il Vaticano...
Infine parli spesso di donne migranti come "musulmane": ma esistono anche donne provenienti da Paesi a religione musulmana che sono atee...non pensi che arruolare tutte le donne "non occidentali" come "musulmane" o comunque credenti sia una generizzazione anch'essa razzista, tale e quale a quella che vorrebbe erratamente musulmani=integralisti, sessisti, barbuti ecc ecc?
con simpatia,
Elle emme Gi

marginalia ha detto...

Cara (o caro) Elle emme Gi, presumo non "migrante" e neanche "musulmana", anzi direi white middle class, anche la religione cattolica ha delle norme di proibizione sull'alimentazione, pensa solo alle proibizioni durante il periodo di Quaresima (ed in particolare per il Venerdì Santo, credo si chiami così), norme talmente interiorizzate nel nostro paese che, ad esempio, il pesce nelle mense scolastiche viene servito il venerdì (giorno in cui, appunto, secondo le "norme" non si mangia il carne, alimento "non lecito").
Ma il mio problema non sono le norme o proibizioni alimentari dettati dalle diverse religioni (maiale per musulmani/e, bovino per hindù eccetera). Personalmente sono laica, ma ognuno/a è libero di scegliere (per me) la religione (e la minestra) che vuole. Venendo alle altre tue considerazioni (circa l'amalgama tra donne migranti/donne musulmane) non l'ho mai fatta, anzi in più occasioni è proprio quello che ho contestato al discorso di altri/e (in innumerevoli articoli su carta stampata e qui in Marginalia), quindi ti suggerirei come buona abitudine e norma, di leggere attentamente quanto scrivono gli/le altre, prima di giungere a conclusioni un tantino affrettate
con simpatia