Visualizzazione post con etichetta cyberspazio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cyberspazio. Mostra tutti i post

venerdì 17 ottobre 2014

Postcolonialitalia / Archivi del futuro

Prorogato fino ai primi di novembre il termine per l'invio di proposte per il convegno Archivi del futuro. Il postcoloniale, l'Italia e il tempo a venire, organizzato da Postcolonialitalia e che si terrà a Padova nel febbraio 2015. Potete scaricare la call dal sito di Postcolonialitalia.

mercoledì 9 aprile 2014

Transmission Nicole-Claude Mathieu

Nella pagina (che avevamo già segnalato) del sito della Féderation de recherche sur le genre (Ring), dedicata a Nicole-Claude Mathieu, è stato inserito l'articolo pubblicato la scorsa settimana da Il Manifesto, ripreso anche dal sito di Intersexioni. Sperando in una sempre più ampia "trasmissione" del lavoro/pensiero di Nicole-Claude Mathieu (e del femminismo materialista) ...

domenica 30 marzo 2014

Ricordando Nicole-Claude Mathieu

A qualche giorno dalla morte, avvenuta il 9 marzo scorso a Parigi, avevo pubblicato qui un breve ricordo di Nicole-Claude Mathieu scritto con Sara Garbagnoli e Valeria Riberio Corossacz, L'anatomia è politica. Ieri  il Manifesto, con il titolo redazionale di La natura inventata del genere sessuale, ha pubblicato un nostro più lungo contributo, di cui di seguito potete leggere la versione originale (mentre quella, leggermente più breve, pubblicata dal quotidiano è anche qui). Prima di lasciarvi alla lettura dell'articolo, mi preme però segnalare alcuni dei ricordi che sono stati dedicati a Mathieu, su siti italiani e non, nelle ultime settimane: anzitutto gli interventi di Rosanna Fiocchetto e Jacqueline Julien, pubblicati entrambi sul Guazzington Post di Paola Guazzo, il sito della Libera Università delle donne (che ha ripreso il saggio dedicato a Nicole-Claude Mathieu pubblicato in Non si nasce donna) come anche i post di Sonia Sabelli (che rinvia, tra l'altro, alla trasmissione andata in onda su Mfla) e di Azione gay e lesbica. In Francia infine, il sito del Ring ha aperto una pagina dedicata a Mathieu, che è in continuo aggiornamento. Vi lascio ora al testo, buona lettura // Per un'anatomia politica dei sessi: un ricordo di Nicole-Claude Mathieu (di Sara Garbagnoli, Vincenza Perilli e Valeria Ribeiro Corossacz). Nicole-Claude Mathieu si è spenta a Parigi il 9 marzo scorso, lasciando un vuoto non misurabile in quelli che, a partire dai primi anni '70 del secolo scorso, sono stati i suoi ambiti privilegiati di produzione teorica, di impegno politico e di insegnamento: l’antropologia e la teoria femminista. Grazie ad un rigore, a un’audacia e una lucidità intellettuali e politiche di rara levatura, Mathieu ha contribuito a rielaborare criticamente l’epistemologia e a ridefinire le frontiere di tali saperi. Femminista lesbica materialista, nel 1977 è stata tra le co-fondatrici della rivista Questions Féministes, che, diretta da Simone De Beauvoir e animata, tra le altre, da Monique Wittig, Colette Guillaumin e Christine Delphy, ha prodotto nello spazio intellettuale francese un'analisi radicalmente antinaturalista dell’eterosessualità intesa come regime politico naturalizzato fondato sulla gerarchia tra i sessi e le sessualità. Ha fatto parte del Laboratoire d’anthropologie sociale creato da Claude Lévi-Strauss e ha insegnato per due decenni Antropologia e Sociologia dei sessi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Le sue ricerche riguardano la «categorizzazione sociale dei sessi», una definizione che rende chiaro che i sessi sono socialmente effettivi nel momento in cui sono investiti da una classificazione sociale, oggetto di analisi dell’antropologia e del femminismo. Il titolo della sua principale raccolta di saggi L’anatomie politique. Catégorisations et idéologies du sexe (L’anatomia politica. Categorizzazioni e ideologie di sesso), pubblicata nel 1991 da Côté-femmes e rieditata pochi mesi fa dalle éditions iXe, concentra e esprime il suo programma di ricerca che mirava a combinare lo studio delle molteplici forme attraverso cui l’oppressione della classe delle donne si dispiega in diversi contesti sociali. Come ha scritto Monique Wittig all'inizio degli anni '80, un approccio femminista materialista dell’oppressione delle donne distrugge l’idea che esse siano un «gruppo naturale»: Mathieu ha definito e studiato le donne come «una comunità di oppressione» attraversata da altre forme di gerarchizzazione (la classe, l'etnia, la sessualità...) e socialmente percepita come fosse «un gruppo naturale specifico» dalle cui supposte «specificità naturali» deriverebbero specifiche qualità, virtù, cultura. Lungi dal voler mostrare che non esistono differenze biologiche, fenotipiche tra le persone, le ricerche di Mathieu hanno indagato le modalità attraverso le quali differenze biologiche in sé non significative lo diventano socialmente. Attraverso fini analisi etnologiche Mathieu ha fatto emergere come le differenze biologiche tra i sessi vengono ad avere significato e pertinenza sociale: uomini e donne sono costruzioni socio-economiche naturalizzate, classi antagoniste la cui funzione è quella di perpetuare l'oppressione materiale e simbolica delle donne. È difficile ricordare in poco spazio la ricchezza e la profondità delle sue analisi, delle interrogazioni sollevate, delle categorie critiche forgiate. Tra i contributi che hanno contraddistinto il suo lavoro, desideriamo almeno menzionare la costruzione di una definizione sociologica delle classi di sesso, la critica all’androcentrismo delle scienze sociali e dei processi di universalizzazione del punto di vista dominante che caratterizza l’epistemologia che le sottende, lo studio degli effetti della dominazione maschile sulla «coscienza dominata» delle donne, l’analisi diacronica e sincronica dei diversi significati e usi sociali di «sesso» e di «genere», l’impatto del relativismo culturale sulla discussione dell’oppressione delle donne in paesi non occidentali. In «Quand céder n’est pas consentir», uno dei suoi articoli più penetranti, Mathieu contesta le analisi etnologiche e le ideologie correnti secondo cui le donne acconsentirebbero alla loro dominazione ed esamina gli effetti della dominazione maschile sulla coscienza e sull’inconscio delle donne, mostrando come l’oppressione produca una coscienza ed una conoscenza della realtà frammentarie e contraddittorie. Un’esperienza insieme corporale e percettiva della dominazione che i dominanti ignorano come tale e che produce per le donne «un cedere che non è un acconsentire». L'oppressione delle donne si dispiega, per Mathieu, così come per le altre femministe materialiste, attraverso un sistema di processi materiali sostenuti da un sistema ideologico-discorsivo che produce come credibile la credenza dell'ordine sessuale come ordine trascendente, celando l'origine economico-sociale della «complementarietà» delle classi di sesso. Per la liberazione delle donne (e delle minoranze sessuali), occorre, per tali teoriche, distruggere politicamente, filosoficamente e simbolicamente le categorie di «uomo» e di «donna». Lo studio del modus operandi dell’oppressione e dei suoi effetti sul corpo e sulle categorie di percezione del mondo dei minoritari ha portato Mathieu a formulare già dai primi anni '90, una critica alle correnti queer del femminismo statunitense, in particolare la Judith Butler di Gender Trouble, allora ancora pressoché sconosciuta in Francia. A giudizio di Mathieu queste elaborazioni teoriche non produrrebbero un’analisi delle condizioni materiali oggettive dei rapporti di oppressione delle donne, né indagherebbero le condizioni sociali di possibilità della «capacità di agire» dei soggetti sessualmente minoritari. Come ha sottolineato Jules Falquet in un puntuale contributo pubblicato sulla rivista Cahiers du Genre, le/gli specialiste/i non ignorano certo le ricerche di Mathieu – apparse su prestigiose riviste francesi e internazionali e tradotte in almeno sette lingue – ma, nonostante questo e l'indubbia rilevanza scientifica del suo lavoro, esse non sono considerate quanto meriterebbero all'interno della disciplina antropologica. Questo stato di cose ha indubbiamente a che fare con quei meccanismi della derisione sessista, da lei brillantemente esaminati nei suoi articoli, uno dei dispositivi più ricorrenti per emarginare la produzione teorica con una marcata impronta femminista, tacciandola di non essere «oggettiva» e quindi «scientifica». D'altro canto il lavoro di Mathieu è poco noto edibattuto anche all'interno degli stessi studi femministi, sia in Francia che nell'area anglofona, e ciò ci costringe ad interrogare, come osserva acutamente ancora Falquet, le logiche scientifiche delle diverse discipline, ma anche i meccanismi di diffusione, trasmissione e discussione dei saperi nell'ambito degli studi femministi. In Italia la situazione è ancora più sconfortante: il lavoro di Mathieu, come del resto la produzione teorica del femminismo materialista francese nel suo insieme, è a tutt'oggi pochissimo dibattuto e tradotto. Ricordiamo la pubblicazione su DWF, nel lontano 1989, del suo saggio «Critiche epistemologiche sulla problematica dei sessi nel discorso etno-antropologico» e qualche rara citazione. Tra i fattori che hanno determinato questo stato di cose, e che restano in gran parte da indagare storicamente, vi è da una parte la ricezione del femminismo francese fortemente influenzata da quella stupefacente invenzione statunitense che è il French Feminism e dall'altra il poco spazio che l'approccio materialista poteva trovare nel contesto italiano, influenzato da altri paradigmi interpretativi del rapporto tra i sessi, in particolare, anche se non unicamente, da quello egemonico della differenza sessuale. In questo senso la recente pubblicazione di Non si nasce donna. Percorsi, testi e contesti del femminismo materialista in Francia (a cura di S. Garbagnoli e V. Perilli, Alegre/Quaderni Viola, 2013), recensita proprio su queste pagine da Alessandra Pigliaru, intende essere uno strumento di introduzione a un tipo di approccio quanto mai necessario. Dedicato alle rappresentanti maggiori del femminismo materialista francofono – Monique Wittig, Paola Tabet, Colette Guillaumin, Christine Delphy e Nicole-Claude Mathieu – il volume traduce di quest'ultima la stringata ma densa «voce» pubblicata sul Dictionnaire critique du féminisme (Puf, 2000) preceduta da un saggio di Valeria Ribeiro Corossacz, «Per un'anatomia politica dei sessi: l'antropologia materialista di Nicole-Claude Mathieu», con l'auspicio che il lavoro di Mathieu possa continuare a vivere nello spazio intellettuale e femminista, anche italiano

venerdì 31 gennaio 2014

Latitante

Ultimamente questo blog lascia a desiderare, come mi ha fatto affettuosamente notare qualcuna. Mi spiace molto soprattutto per le tante cose che avrei voluto/dovuto segnalare e che sono invece restate tra le "bozze", ma : a) ho sempre meno tempo e non riesco a star dietro a tutto b) ho dovuto dare la precedenza ad altre cose c) ho aperto una pagina in Academia.edu e nel poco tempo libero sto provando a caricare un po' di materiali da condividere nel cyberspazio ... More later ...

mercoledì 29 gennaio 2014

Allegre commari

Bello ritrovarsi, mentre si è tra le nebbie e le nevi padane, tra le allegre commari di Sud de-genere, anche se in questo periodo riesco a trovare ben pochi motivi di allegria . Love

domenica 5 gennaio 2014

Mfla / Un regalo per il nuovo anno

L'ultimo post di Marginalia del 2013 è stato un invito a regalare un abbonamento a Zapruder a Natale (e grazie infinite a quante/i lo hanno fatto, contribuendo in questa maniera a portare avanti un progetto interamente autofinanziato dal quale coloro che ci lavorano non traggono alcun profitto se non uno spazio di espressione autonoma), quindi mi sembra carino cominciare il nuovo anno segnalando la pagina "materiali" del Mfla, un "regalo" graditissimo che mi/ci permette di inaugurare il 2014 all'insegna della condivisione. Molto spesso quanto facciamo/scriviamo/produciamo non ha la visibilità, circolazione e/o facilità di reperimento che meriterebbe, con il risultato paradossale che a volte anche "tra noi" non sappiamo dell'esistenza di molti di questi materiali. Personalmente, ad esempio, ignoravo la traduzione del 2003 (a cura di Daria) di Non si nasce donna di Monique Wittig e che per questo motivo non risulta nella bibliografia dell'ultimo dei Quaderni Viola dedicato al femminismo materialista francese (Delphy, Guillaumin, Mathieu, Wittig, Tabet) che ho recentemente co-curato con Sara Garbagnoli. Quindi grazie ancora alle infaticabili redattrici del Mfla e buon inizio anno a tuttE

martedì 29 ottobre 2013

Audre Lorde e Adrienne Rich su Mfla

Per chi l'avesse persa è online una bella conversazione tra Adrienne Rich e Audre Lorde. Nella forma dell'intervista della prima alla seconda, datata 1979, è stata trasmessa (e tradotta in italiano) in più puntate da Mfla. La trovate a questo indirizzo, buon ascolto!

domenica 20 ottobre 2013

Affaire Treccani: rassegna stampa

Ricorderete la lettera (che spero abbiate firmato tutte/i) che denunciava il sessismo e l'omo/transfobia di molte delle voci contenute nell'Enciclopedia Treccani scritta da un gruppo di studiose/i e attiviste/i presto definiti, insieme alle/ai tante/i firmatarie/i, come talebani del politicamente corretto da il Secolo d'Italia. Rassegna stampa in aggiornamento sul sito di Intersexioni, buona lettura

giovedì 17 ottobre 2013

Razzismo, classismo e teorie intersezionali

Denise, che ringrazio, mi segnala un suo intervento pubblicato su Anacronismi, dal titolo Razzismo e odio di classe, con spunti e indicazioni bibliografiche sulla necessità di un'analisi intersezionale, in particolare per quanto riguarda la relazione tra classe e razzismo. Un argomento cruciale ma complesso, intorno al quale varrebbe davvero la pena avviare una discussione, anche via web. Quindi buona lettura a tutte/i e ancora grazie a Denise (anche per aver segnalato Marginalia!)

lunedì 30 settembre 2013

Libreria digitale femminista

Da poco attiva la libreria digitale femminista ebook@women nata da un progetto avviato per valorizzare il patrimonio storico-documentario della Biblioteca Italiana delle Donne e dell’Archivio di Storia delle Donne e sostenere studiose e ricercatrici nel processo di consultazione/diffusione di materiale documentario spesso di difficile e/o scarso reperimento. La prima rivista a disposizione nella sua intera collezione (1987 – 1996) è il periodico Lapis, diretto da Lea Melandri, a mia conoscenza una delle primissime riviste in Italia a pubblicare (tra gli altri) saggi di femministe africane-americane come bell hooks e Toni Morrison. Nell'attesa che gli scaffali della libreria si colmino di nuovi materiali e documenti buon lavoro (e grazie!) al gruppo di ebook@women

venerdì 27 settembre 2013

Il nemico principale / Un incontro con Christine Delphy

Per chi domani ha la fortuna di essere parigina/o incontro con Christine Delphy in occasione dell'uscita della nuova edizione dei due tomi de L'Ennemi principal (Economie politique du patriarcat e Penser le genre). Per maggiori info rinvio al blog di Christine Delphy, mentre per le/i italofoni ricordo che uno dei saggi contenuti in Penser le genre è stato recentemente tradotto in italiano nel volume Non si nasce donna (si vedano le recensioni di Silvia Nugara su Iaph Italia e di Alessandra Pigliaru su Il Manifesto)

domenica 21 luglio 2013

Cécile Kyenge e il peso delle parole

Leggo su Animabella, il blog di Cinzia Sciuto, un articolo (L'orango di Calderoli e lo spazio della politica) che a partire dalle frasi razziste/sessiste contro Cécile Kyenge di leghisti come Calderoli e Valandro, contesta in maniera efficace chi vorrebbe derubricare simili episodi "a battute da Bar Sport", insistendo sul fatto che anche "le parole contano, e non solo perché ledono l'immagine della ministra o istigano addirittura a commettere un reato. Ma perché [...] plasmano (letteralmente) lo spazio della politica [...]. La lotta politica è anche lotta per mettere al bando certe parole e per dare piena cittadinanza ad altre. Perché le parole si portano appresso significati, storie, valori, ideali e, infine, diritti. Chi insiste, per esempio, perché non si usi la parola 'clandestino' lo fa perché sa che eliminare quella parola dalla scena significherebbe avere di fronte un uomo (o una donna) alla ricerca di una vita migliore, e chiudere un uomo (o una donna) innocente dentro una vera e propria prigione, come i Centri di identificazione ed espulsione, sarebbe molto più difficile che chiuderci un 'clandestino'. E non per niente “clandestino” è una parola molto amata invece da chi vorrebbe 'filtrare' le masse umane che premono ai nostri confini. E così di questo passo, tutte le grandi battaglie per l'ampliamento dei diritti, sono anche (e forse prima di tutto) battaglie per dare legittimità ad alcune parole e rendere tabù altre". Condivido l'importanza di riflettere sul linguaggio, ribadita anche nell'introduzione al volume Femministe a parole: "il linguaggio non è affatto neutro, ma riflette e veicola rapporti di dominazione che le parole a loro volta, possono contribuire a riprodurre e consolidare. Proprio perché le parole sono imbevute di ideologie sessiste, razziste e classiste, i 'soggetti assoggettati' hanno costantemente sentito il bisogno di condurre delle battaglie contro e dentro il linguaggio, rimuovendo alcune parole e inventandone di nuove" (S. Marchetti, Jamila M.H. Mascat, V. Perilli, Ediesse, 2012).  Peccato allora che proprio in questo articolo Sciuto finisca poi per definire Giovanni Sartori - che per le sue posizioni in materia di immigrazione ha trovato consensi anche in siti neonazisti come quello di Storm Front -, "illustre politologo" (le virgolette sono mie) ... Anche perché, come  un nostro lettore in un commento a  Le lacrime della leghista, anch'io giudico le esternazioni di Sartori - che ha anche invitato a regalare un dizionario a Cécile Kyenge - molto più insidiose del rozzo razzismo/sessismo di un Calderoli o una Valandro. Molto più insidiose proprio perché  "il prof. Sartori", come scrive Riccardo nel suo commento, è considerato anche da certa sinistra "democratico e progressista" ...

venerdì 5 luglio 2013

Donne di tutti i gusti, anche di colore

Ispirata da un altro blog tempo fa avevo pubblicato Marginalia e le sue tag, ovvero un elenco di quelle parole o frasi che digitate nei motori di ricerca  conducono perfetti/e sconosciuti/e in un determinato sito/blog, nel caso specifico in Marginalia. Il risultato mi era sembrato allora "decisamente straniante e un po' inquietante". A più di un anno di distanza il monitoraggio delle tag, a partire dalla frase che da il titolo a questo post, non si discosta molto da quel primo risultato. Giudicate voi (anche stavolta lista ricopiata con errori inclusi): Sophia Loren stripping, tecniche bondage, Mona Hatoum, "différentialisme", femministe di parola, Magritte il barbaro, Angela Davis, razzismo antimeridionale, la Venchi fa schiavismo?, donne assassine erotiche, Vincenza Perilli curriculum, cartoline razziste Italia, Combahee essenzialismo, Duchamp in italiano, La pelle giusta riassunto, che genere di concorso?, cinque anarchici del Sud, Teresa De Lauretis, Vincenza Perilli Elsa Dorlen, donne islamiche, prostitute lager nazisti, il corpo della donna durante colonizzazione, colonialismo italiano, sex french soeur et frere, intersezionalità, musulmane rivelate commenti, Achille Mbenbe su Fanon, kill Barbie, anniversario 17 febbraio, il clitoride in castità, trama la pelle giusta Paola Tabet, donne meridionali unità d'Italia, intersezionalità riassunto, Vincenza Perilli analogia sessismo razzismo, il frutto proibito di Magritte, barbie pazze, trans nere, donne fighe, la grande migrazione, Luisa ermafrodita, globalizzazione e poligamia, colonialismo italiano riassunto, Barbie caffè, la difesa della razza, giochi sessisti per bambine, Black Piet cosa significa?, Femminsite a parole, Santanché razzista, Barbie nera, separatismo femminista, Duchamp rrose selavy, closed, Angela Davis gambe, corpi senza frontiere, Tripoli bel suol d'amore, femminismo italiano riassunto, Sofia Loren si toglie la calza, il sesso come problema politico, donne di tutti i gusti anche di colore, partigiani sempre, stranieri ovunque ...

mercoledì 3 luglio 2013

Razzismo nei media

Dal sito Il razzismo è una brutta storia apprendo della pubblicazione di un volume che - anche se non ho avuto ancora occasione di leggerlo -, mi sembra particolarmente interessante perché si occupa di un tema importante (media e razzismo) così come è percepito e analizzato da un gruppo di giovanissimi ragazzi/e di diverse origini culturali e geografiche. Nella mia tendopoli nessuno è straniero - questo il titolo - è infatti stato scritto da ragazze e ragazzi  della redazione di  Occhio ai media monitorando gli articoli pubblicati sulla stampa in occasione del terremoto avvenuto in Emilia un anno fa.

giovedì 27 giugno 2013

Intersexioni

Con in esergo una bella frase di Milton Diamond (Nature loves variety. Unfortunately, society hates it) è online da qualche giorno, anche se ancora "in costruzione", Intersexioni, sito di un collettivo che, come si legge nel "chi siamo", è composto da "persone di diversa provenienza ed esperienza, accomunate dall’interesse per temi tra loro variamente interconnessi quali le disuguaglianze di genere e l’intersezione tra genere, etnia, ceto/classe,il sessismo, la violenza di genere, il bullismo e l’omo-trasfobia, i diritti delle persone intersex (o con differenze nello sviluppo sessuale), i diritti delle minoranze sessuali, delle persone omosessuali e transgender, le nuove famiglie, l’omo e trans genitorialità, tutto questo e anche altro nell’ottica del rispetto di ogni essere vivente e della costruzione di una società migliore, più equa, giusta e accogliente". Tra i tanti e interessanti materiali già pubblicati anche la voce Modificazioni, scritta da Beatrice Busi per Femministe a parole. Grazie a Intersexioni e buona esplorazione a tutte/i!

lunedì 27 maggio 2013

Assata Shakur e Angela Davis al Mlfa

Riesco solo stasera ad ascoltare la trasmissione trasmessa qualche settimana fa dal Mlfa a proposito di Assata Shakur, militante delle Black Panther inserita recentemente nella lista dei terroristi più ricercati dell'Fbi. Con spezzoni di dichiarazioni della stessa Assata Shakur e un commento di Angela Davis, vengono ripercorse le tappe della vicenda che la vedono coinvolta  (dalla sparatoria durante un fermo di polizia all'arresto, dalle torture in carcere alla fuga grazie all'aiuto di alcune compagne fino agli anni come rifugiata politica a Cuba), mettendo in luce le poste in gioco dell'attuale inserimento del suo nome nella lista dei "terroristi". Potete ascoltare la trasmissione qui, grazie al Mfla per questo prezioso documento // La foto è un frammento di una circolare dell'Fbi via Daily News

mercoledì 1 maggio 2013

Bastard and Poor's

Come nostro contributo a questo Primo Maggio segnaliamo il sito Bastard and Poor's, la prima agenzia di rating per lavoratori e lavoratrici che fa il suo ingresso nel web proprio oggi: non perderti un rating, connettiti con Bastard and Poor's ...

sabato 27 aprile 2013

Studi di genere e trasmissione dei saperi

Leggo con un po' di ritardo sul blog di Sonia Sabelli - tra l'altro tra le promotrici dell'appello Dal margine degli studi di genere: una proposta politica e che ringrazio per il prezioso e puntuale lavoro di raccolta e pubblicazione di materiali in vista di una più ampia riflessione sulla trasmissione dei saperi in Italia -, gli ultimi aggiornamenti relativi al dibattito che si è aperto in seguito alla cancellazione del corso di Studi di genere di Laura Corradi, dal comunicato stampa del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Unical, ad un intervento della stessa Laura Corradi che fa una prima valutazione degli esiti della petizione e del comunicato del suo Dipartimento. Ed è a questo spazio web che vi invito/invitiamo a fare riferimento per proseguire la discussione aperta dal documento Dal margine degli studi di genere: una proposta politica con contributi e riflessioni

Distopie

"Distopie vuole essere un luogo di analisi della cultura popolare distopica (dalla fantascienza all’horror e a tutti i loro sottogeneri) attraverso una serie di strumenti interpretativi che ci vengono forniti dagli studi coloniali e postcoloniali, dagli studi culturali, dalla letteratura comparativa, dalla filosofia politica, dai gender e queer studies e dagli studi critici sulla razza e sulla bianchezza. Distopie fa proprio un approccio intersezionale, ossia attento alla costruzione e all’intersecarsi delle linee di divisione di classe, genere, colore, cultura, e alla fissazione dei relativi privilegi" (da Distopie, il nuovo sito a cura di Gaia Giuliani e Gabriele Proglio)

mercoledì 13 marzo 2013

Anonymous / Per farla finita con CasaPound

Tutte le sedi di CasaPound - organizzazione fascista, razzista, sessista e omofoba - vanno chiuse. Intanto un plauso ad  Anonymous che ne ha oscurato il sito e lancia una  nuova petizione per provare a farla finita, una volta per tutte, con questa banda di squadristi // Solo un link per memoria: Strage di Piazza Dalmazia. Ricordando Mor Diop e Samb Modou //