venerdì 7 novembre 2008

Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità



Qui di fianco la copertina del primo Quaderno del Laboratorio Kebedech Seyoum che abbiamo preparato in occasione dell'incontro Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità, che si terrà questa sera a Bologna per il 64° anniversario della battaglia di Porta Lame (trovate il programma qui).
Nel Quaderno abbiamo raccolto alcuni materiali relativi alla serata, delle brevi bio-biblio-videografie delle partecipanti (Paola Guazzo, Lidia Martin, Graziella Bertozzo e Alessia Proietti), gli abstract dei loro interventi , oltre che una presentazione della mostra fotografica Le SS ci guardavano: per loro eravamo come degli scarafaggi e una scheda del documentario Bandite. Per quant* non potranno esserci, posterò man mano qui i materiali di questo primo Quaderno. Per intanto ecco la presentazione del Laboratorio che abbiamo preparato per questa occasione.

Laboratorio Kebedeck Seyoum: una presentazione

Il Laboratorio è una rete translocale antifascista, antisessista e antirazzista, costituita da donne e lesbiche provenienti da pratiche, percorsi e “mondi” diversi, accomunate dalla consapevolezza che è quanto mai necessario oggi porre al centro della pratica teorica e politica le interrelazioni delle categorie (e dei rapporti) di classe, genere, “razza” e sessualità. Abbiamo cominciato a confrontarci da tempo attraversando spazi, momenti, luoghi ed esperienze molteplici: dalle riflessioni nate intorno al numero monografico Donne di mondo. Percorsi transnazionali dei femminismi (Zapruder, n. 13 2007) all'imponente manifestazione dello scorso novembre a Roma contro la violenza sulle donne, dalle discussioni all'interno del Sommovimento antirazzista e antisessista nato dal Tavolo razzismo del Flat romano nel febbraio di quest'anno all'adesione e partecipazione al grande corteo dei/delle migranti del 5 luglio qui a Bologna.
Il nostro confronto si si è anche nutrito (e si nutre) delle lotte passate di donne e lesbiche contro il fascismo, il sessismo, il razzismo coloniale e post-coloniale, delle relazioni con donne impegnate attivamente su queste questioni in Italia e altrove e soprattutto delle elaborazioni ed esperienze concrete sviluppatesi anche in altri contesti nazionali, grazie alla presa di parola di donne migranti o appartenenti alle cosiddette seconde e terze generazioni. Di qui, la convinzione che l'interrogarci sull'interrelazione tra sessismo e razzismo (nelle loro differenti forme e manifestazioni: dal femminicidio alla violenza omo-lesbo-transfobica, dalla deriva securitaria contro prostitute e altr* soggetti “fuori della norma”, dalla persistenza dell'antisemitismo e del razzismo antimeridionale fino all'attuale virulenza razzista contro rom e migranti) sia oggi condizione imprescindibile per instaurare uno scambio ed un rapporto tra donne “autoctone” e “migranti”, “bianche” e “non-bianche”, europee e non europee, postcoloniali e diasporiche, per agire insieme una reale pratica antisessista e antirazzista.

L'iniziativa che presentiamo stasera è un'ulteriore tappa – per noi fondamentale – di questo percorso. Riteniamo infatti che la privazione della memoria delle lotte passate e contemporanee sia una forma di dominazione che ha investito (ed investe) soprattutto le lotte delle donne, come dimostra la partecipazione delle donne italiane alla Resistenza, per lungo tempo disconosciuta o ridotta in termini di "aiuto" e di "contributo" al movimento di liberazione (“maschile”).
Noi vorremmo invece restituire l'importanza, la ricchezza e la specificità della lotta delle donne nella Resistenza e durante gli anni del nazifascismo, e del prezzo che esse hanno pagato: da quelle che hanno combattuto, anche armi in pugno, a quelle che sono state perseguitate, imprigionate, torturate, massacrate, violentate, deportate. Ma vorremmo farlo rifiutando sia le letture in termini meramente agiografici della Resistenza (che spesso si concentrano su alcune figure “esemplari” in termini fortemente retorici), sia il mito del “siamo (state) tutte resistenti”, ricordando invece anche le “zone d'ombra”, il consenso o la partecipazione di altre donne a gruppi e organizzazioni fasciste durante il ventennio. Ci sembra questa l'unica maniera per dare veramente valore a quante hanno pagato in prima persona il loro impegno militante e, più in generale, il loro anelito di libertà, e anche smarcarci con forza da quant* oggi propongono (nel quadro di un più vasto progetto di “pacificazione nazionale”) l'equiparazione tra chi ha resistito e chi no e, in ultima analisi, tra partigiani/e e fascisti/e. Questa chiave di lettura ci sembra inoltre proficua per affrontare – come ci proponiamo per il futuro – altre forme, passate e contemporanee, di lotta delle donne: lotte che hanno subito (e subiscono) un vero e proprio processo di rimozione, soprattutto quando mettono in crisi un certo immaginario sessista e razzista con il quale non si è ancora riuscit* a fare completamente i conti. In questo senso, la figura di Kebedech Seyoum – una delle tante indomite resistenti all'invasione coloniale italiana degli anni 30 – ci è sembrata emblematica.
La conoscenza della storia, di queste ed altre “resistenze”, di un passato e un presente di lotte, che come donne ci ha viste e ci vede protagoniste o comunque coinvolte è essenziale per mettere a punto nuove pratiche di resistenza e combattere il razzismo e il sessismo, fattori strutturali dei vecchi e nuovi fascismi.


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Durante la giornata (in piazza dell'Unità) e nel corso della serata a( XM24) sarà allestito un book shop a cura del Laboratorio con pubblicazioni su antisessismo, antirazzismo, antifascismo nonchè sull'interrelazione di classe, "razza", genere e sessualità (da Zapruder a Controstorie e oltre ...). Lo spazio è disponibile per l'esposizione/diffusione di materiali sul tema proposti da chi partecipa. Contattateci. Al book shop sarà anche possibile acquistare i biglietti per la manifestazione romana del 22/11 contro la violenza sulle donne ed aderire alla campagna Manette? No grazie, sto con Graziella.


1 commenti:

Paola Guazzo ha detto...

è stato bellissimo. hai fatto in poco tempo qualcosa a cui credo bologna non sia più abituata da anni ( o forse da mai). e qui voglio scrivere che questo dovrebbe insegnare molto a chi pensa che si possa continuare a propinare nauseabonde pappine bipartisan - ma in verità solo STRAPAESANE - su D'Annunzio e il branco dei legionari fiumani.