E' stata ritrovata morta stanotte, completamente carbonizzata nella sua casa romana, Brenda, una delle trans di origini brasiliane coinvolte nell'affaire Marrazzo. Rinviamo a quanto scritto in noinonsiamocomplici su questo ennesimo omicidio di Stato. L'immagine invece è tratta da una performance di Mary Coble, Note to Self , durante la quale, nel 2005, per ore e ore, l'artista tatuò sul suo corpo i nomi di 438 persone glbt assassinate. Nel Transgender Day of Remembrance, aggiungiamo idealmente a Note to Self il nome di Brenda. .
Potrei scrivere dell'operazione White Christmas ovvero l'ennesima "caccia al clandestino" tra alberi di Natale e panettoni ideata dall'amministrazione di destra di un comune nel bresciano (lo zelo e la fantasia dei burocrati razzisti di regime non ha limiti), ma ci rinuncio. Stasera ascolto Black Italians di Igiaba Scego, comincia in questo istante. Dal lunedi al venerdi, fino al 27 novembre alle ore 23 su Radio Tre. .
Finalmente un sito per i Quaderni Viola. Basta fare clic per scaricare tutta la vecchia serie dei Quaderni (che è vero, sono proprio come i primi albi di Topolino, ricercati e introvabili), a partire dal mitico Meglio Orfane. Per una critica femminista al pensiero della differenza. Una sezione è dedicata anche alla nuova serie dove presto sarà pubblicata l'attesa presentazione del numero su sessismo e razzismo, La straniera. Buona navigazione e lettura
Rileggo, ancora una volta, un frammento di un saggio di Colette Guillaumin (dal suo Sexe, Race et Pratique du Pouvoir), frammento che avevo tempo fa pubblicato qui in Marginalia. Doveroso dirlo: Sexe, Race et Pratique du Pouvoir è stato uno dei testi chiave della mia "formazione" teorica e politica. Mi piace allora rileggere questo frammento (e proprio stasera), e rileggerlo grazie a Mauvaiseherbe, che rinvia qui, in un gioco di rimandi intorno alla teoria, alla violenza e alla collera. .
E' un italiano, reo confesso, l'omicida di una giovane donna rumena, Cristina Tepuro. Una notizia destinata a non fare nessun scalpore né sui giornali né in tivvù. In nome suo non si invocheranno leggi speciali né ronde per le strade strade e non ci saranno neanche scritte sui muri: "a morte tutti i rumeni" fu scritto all'indomani dell'omicidio di una donna italiana - Giovanna Reggiani - per mano di un uomo di nazionalità rumena. Per Cristina Tepuro sarà diverso, è (era) straniera e per giunta prostituta. Il suo nome resterà ai margini e sarà presto dimenticato. Non conta nulla per quella che abbiamo definito economia politica dello stupro/ economia politică a violului : non ha valore, importanza, perché in nome suo non si possono assaltare campi rom né si possono massacrare di botte "stranieri" scelti a caso per strada. In nome suo non si possono neanche definire "belve" gli appartenenti ad un intero popolo né proporre di prendere le impronte digitali anche ai loro bambini/e. Allora noi facciamo il suo nome dai margini. Il suo nome è (era?) Cristina Tepuro. E facciamo anche il nome del suo assassino, come fu fatto il nome di Romulus Nicolae Mailat, lo stupratore e omicida di Giovanna Reggiani. Il nome dell'assassino di Cristina Tepuro è Francesco Stagnitto, 24 anni, italiano, assistente sociale. .
E' finalmente possibile scaricare in pdf, dal blog noinonsiamocomplici, il dossier sulle violenze fuori e dentro i Cie contro le donne migranti . Scaricate, stampate, diffondete ... .
Poco fa, mentre all'interno del Cie le urla della protesta - questa volta partita dalla sezione femminile - oltrepassavano i muri per giungere fino in strada, corso Brunelleschi ha cambiato nome. Da stanotte si chiama "Corso Nabruka Nimuni", per ricordare Mabruka, la donna migrante che si è suicidata, impiccandosi con il suo maglione, il 7 maggio di quest’anno nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma. Di fronte al Cie torinese - perché tutti/e ricordino e nessuno/a possa dire che non sapeva - è stato impiccato un manichino. Sotto un mazzo di fiori e un cartello “A Nabruka Nimuni. Uccisa da una legge razzista”. Con questo gesto si è conclusa a Torino la giornata internazionale contro i Cie promossa dall’IFA, l’Internazionale di Federazioni Anarchiche. Ma la resistenza continua … Ogni giorno, dentro e fuori le gabbie. Al seguente link potete vedere le foto scattate da un reporter di passaggio, durante l'azione sotto il Cie torinese mentre per info e contatti potete scrivere a Resistere al razzismo a noracism@inventati.org. Per le iniziative di donne, femministe e lesbiche contro i Cie invece rinvio a noinonsiamocomplici. .
Noi non siamo complici!, lo slogan usato durante il primo presidio itinerante di donne verso il Cie di via Mattei a Bologna il 13 ottobre scorso, è diventato un nome collettivo. Con questo nome è stata lanciata la proposta di una serie di iniziative locali in occasione del 25 novembre 2009 - giornata internazionale contro la violenza sulle donne - per denunciare la violenza che le donne migranti subiscono dentro e fuori i Centri di identificazione ed espulsione ed esprimere solidarietà fattiva a quante, come Joy ed Hellen, si ribellano. a queste violenze. Il 25 novembre, oltre che a Bologna, un presidio itinerante di donne, femministe e lesbiche ci sarà anche a Roma . Partenza alle 16 dalla stazione Ostiense, con un volantinaggio sul treno che porta verso il Cie di Ponte Galeria, dove il presidio itinerante si farà stanziale con musica e parole, voci, denunce e testimonianze. Di seguito il volantino di convocazione, che appena risolti alcuni problemi tecnici sarà inserito anche in noinonsiamocomplici, il blog collettivo nel quale man mano daremo notizia delle diverse iniziative di donne, femministe e lesbiche contro le violenze dentro e fuori i Cie.
_________________
Nella tua città c'è un lager. Alle porte di Roma, tra il Parco Leonardo e la Fiera di Roma, c'è il Centro di identificazione ed espulsione (Cie, ex Cpt) di Ponte Galeria dove vengono rinchiuse, in condizioni disumane, le persone immigrate prive di documenti o che hanno perso il lavoro. Con l'approvazione del “pacchetto sicurezza” e il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, lo stato vorrebbe privare le persone immigrate di ogni dignità e costringerle a vivere in un regime di violenza quotidiana e legalizzata. Nel corso dell'estate, sono scoppiate numerose rivolte, da Lampedusa a Gradisca. Noi ci sentiamo vicine e vogliamo sostenere le lotte delle recluse e dei reclusi contro questi “lager della democrazia”. In particolare vogliamo farvi conoscere la forza e l'autodeterminazione di Joy. Martedì 13 ottobre si è chiuso il processo di primo grado contro i reclusi e le recluse accusate dalla Croce Rossa di aver dato vita, ad agosto, alla rivolta contro l’approvazione del pacchetto sicurezza nel Cie di via Corelli a Milano. Nel corso del processo una di queste donne, Joy, ha denunciato in aula di aver subito un tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo di polizia Vittorio Addesso e di essersi salvata solo grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen. Inoltre, entrambe hanno raccontato che, durante la rivolta, con altre recluse, sono state trascinate seminude in una stanza senza telecamere, ammanettate e fatte inginocchiare, per essere poi picchiate selvaggiamente prima di essere portate in carcere. Dopo essere state condannate a sei mesi di carcere per la rivolta, ora Joy e Hellen rischiano un processo per calunnia, per aver denunciato la violenza subita. Sappiamo bene che questo non è un caso isolato: i ricatti sessuali, le molestie, le violenze e gli stupri sono una realtà che le donne migranti subiscono quotidianamente nei Cie, ma le loro voci sono ridotte al silenzio perché i guardiani, protetti dalla complicità della croce rossa, in quanto rappresentanti dell'istituzione, si sentono liberi di abusare delle recluse. Sappiamo bene quanto sia aggravante essere prigioniera e donna: la violenza che si consuma nei luoghi di detenzione ad opera dei carcerieri, che viene sistematicamente occultata, si manifesta anche e soprattutto attraverso forme di violenza sessuale sulle prigioniere donne: perchè la violenza maschile sulle donne è un fatto culturale, e si basa sulla sopraffazione che sfocia nell'abuso del corpo e nell'offesa della mente. Per questo pensiamo che sia importante sostenere Joy e Hellen, assieme a tutte le migranti che hanno avuto – e che avranno in futuro – il coraggio di ribellarsi ai loro carcerieri. Per questo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, assieme ad altre compagne femministe e lesbiche che si stanno mobilitando in diverse città, saremo a Ponte Galeria. Per affermare che noi non vogliamo essere complici, né delle campagne mediatiche costruite sull’equazione razzista “clandestino uguale stupratore”, né delle leggi razziste, securitarie e repressive varate in nostro nome; per gridare che tutti i centri di detenzione per migranti devono essere chiusi; per dire che rifiutiamo ogni forma di controllo e ogni tentativo di usare i nostri corpi per giustificare gli stereotipi e le violenze razziste e sessiste. Ma soprattutto saremo lì per esprimere la nostra solidarietà a tutte le recluse e i reclusi nei Cie e per far sentire a Joy e Hellen che non sono sole, che il loro gesto rappresenta un atto estremamente significativo di resistenza e di autodeterminazione, che rovescia il ruolo di vittima assegnato alle donne immigrate, dando forza a tutte le lotte e i percorsi contro la violenza sulle donne, dentro e fuori dai Cie.
.
Ieri è stato sgombrato il "ghetto" di San Nicola Varco, a pochi km da Eboli (dove sappiamo si è fermato anche Cristo), nella valle del Sele, dove si estendono a perdita d’occhio i campi e le serre delle multinazionali dell’agroalimentare che sulla manodopera migrante guadagnano milioni. Uno sgombero feroce di cui fa la storia minima un articolo dell' Osservatorio sulla repressione al quale rinvio. Volevate braccia arrivano persone, ricordava uno striscione ad una manifestazione dei/delle migranti di qualche tempo fa. Non siete persone, esseri umani, siete solo braccia, braccia che si buttano quando non servono più, rispondono ... .
E' finalmente attivo il blog noinonsiamocomplici, un altro passo verso la costruzione di una rete di iniziative di donne, femministe e lesbiche contro i Centri di identificazione ed espulsione per il prossimo 25 novembre (e oltre). Ricordo, a chi ha perso qualche passaggio, che potete comunicare le iniziative in cantiere all'indirizzo mail complici@anche.no. Di seguito breve cronistoria della campagna Noi non siamo complici!, attraverso documenti (in più lingue) e report dei presidi fatti finora. Condividete, diffondete ma soprattutto agite.
Conosco poco Zena el Kahlil, artista di origini libanesi come Mona Hatoum (ma vi segnalo il suo sito ziggydoodle), nata a Londra ma che attualmente - dopo aver girato, studiato, vissuto e esposto in mezzo mondo dalla Nigeria agli Stati Uniti -, vive e lavora a Beirut. Mi sembra che il suo lavoro sia molto legato (e forse non poteva essere diversamente) ad un immaginario della guerra e dei conflitti e a un loro superamento (i soldatini in plastica come in Hatoum, pezzi di Barbie, armi ricoperte di fiori, lustrini e piume come i kalashnikov della The Kalashin' Series, soldati-Superman, Hezbollah, fionde, kefiah. veli e Madonne). Mi era dunque sembrata interessante la sua idea di esporre - durante la rassegna di arte comtemporanea che si è svolta nei giorni scorsi in strade e luoghi del quartiere di San Salvario di Torino, quartiere detto "multietnico"- la sua opera A’Salaam Alaykum (c'è bisogno di tradurre? ... La pace sia con voi) nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Largo Saluzzo. Sembra che il parroco don Gallo fosse d'accordo ma poi la Curia ha posto il veto giudicando la scelta non "opportuna". Ufficialmente si minimizza, dando la colpa alle dimensioni dell'installazione. In un certo senso non ho nessuna difficoltà a crederci: il nome di dio in arabo (Allah) ricoperto di specchi della grandezza di quattro metri e per giunta in movimento deve essere sembrato decisamente eccessivo alle gerarchie cattoliche. Infine è stata la chiesa valdese a non farsi spaventare da Allah akbar e ad ospitare l'opera nel suo tempio di corso Vittorio Emanuele II. Va detto: decisamente grandi i/le valdesi. .
Sul campo del genere. Contributi etnografici e temi di ricerca è il titolo del convegno che da domani fino all'11 di novembre si terrà all'Università di Modena e Reggio Emilia (Aula Magna ex-Giurisprudenza, via Università, 4 - Modena). Il convegno - che intende offrire un´occasione di confronto sulle attuali prospettive teoriche ed etnografiche degli studi di genere nell´antropologia italiana attraverso i contributi delle generazioni di più recente formazione su parentela, sessualità, categorie di sesso/genere, migrazioni ed economia - prevede interventi di Fabio Viti, Helen Ibry, Alessandra Gribaldo, Selenia Marabello, Chiara Pilotto, Barbara Pinelli e Valeria Ribeiro Corossacz. Per maggiori info potete contattare quest'ultima scrivendo a valeria.ribeirocorossacz@unimore.it .