martedì 23 dicembre 2008

La banda della Uno bianca e l'assalto al campo nomadi di via Gobetti

Sono passati quasi vent'anni da quel 23 dicembre 1990, quando la cosiddetta Banda della Uno Bianca assalto il campo nomadi di via Gobetti, a Bologna, uccidendo Patrizia della Santina e Rodolfo Bellinati.
Non c'è nulla da aggiungere.
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venerdì 19 dicembre 2008

Figli per la Patria ...


Mentre a CasaPound lanciano la campagna Tempo si essere madri, la ministra della Gioventù Giorgia Meloni (già presidente di Azione Giovani, organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale) intervistata da Il Giornale parla di necessario "riconoscimento della maternità", anche magari con qualche incentivo, ad esempio per ogni figlio un anno in meno verso il traguardo della pensione (che, come sapete, il governo vuole portare anche per le donne a 65 anni). Lei per intanto figli niente, ma prima o poi, assicura "un contributo alla Patria voglio darlo" (dice proprio così) ...
Ma le sinergie tra CasaPound e Azione Giovani non si limitano ai figli per la patria. Basta dare un'occhiata, per esempio, al sito di Daniele Caroleo, già presidente della "comunità militante" Terra di mezzo in quel di Crotone e recentemente nominato, proprio da Giorgia Meloni, dirigente nazionale di Azione Giovani ...
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mercoledì 17 dicembre 2008

Per Gabriella degli Esposti, partigiana

Sul greto del Panaro, in località Ca’nova di San Cesario, in provincia di Modena, c'è un monumento. Qui, il 17 dicembre del 1944, furono ritrovati i corpi di nove uomini e una donna. Quest'ultima era Gabriella degli Esposti, partigiana combattente, attiva nei primi Gruppi di difesa della donna, tra le organizzatrici delle manifestazioni di luglio che avevano visto a Castelfranco Emilia scendere in piazza centinaia di donne contro la guerra, madre di due bambine piccole, Savina e Liduina, e incinta di una terza.
Quando la ritrovarono, il suo corpo era orrendamente mutilato. Prima di fucilarla, era stata bestialmente torturata, le avevano cavato gli occhi, tagliato i seni, squarciato il ventre. La sua morte accellera il passaggio di molte donne della zona alla Resistenza. In suo nome si costituirà la formazione partigiana Gabriella degli Esposti, la prima (e credo unica) formazione partigiana costituita da sole donne.
La ricordo oggi, nell'anniversario della morte, insieme a tutte le altre partigiane uccise dai nazifascisti. Scavo nella memoria e nella storia, questa memoria e questa storia che continuamente si tenta di ricacciare nell'oblio, di mistificare, stravolgere, cancellare ... Non a caso ci penso oggi, mentre, tra le cosiddette "notizie del giorno" c'è Gianfranco Fini, osannato (anche da certa sinistra) dopo il suo discorso inaugurale al convegno “Settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare”, nella sala della Regina a Montecitorio. Addirittura c'è chi ha visto nel suo discorso una radicale messa in discussione del mito degli italiani brava gente ... ma l'operazione di Fini è un'altra, proprio un'altra. Peccato che la maggiornaza degli/delle italian* non se ne accorgerà ... A meno che, continuando così, non siano costrett* ad accorgersene. Ma forse troppo tardi (e sulla pelle di tutt*).
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sabato 13 dicembre 2008

Una quasi cronaca della manifestazione antirazzista, antisessista e antifascista (e di qualcuno dei suoi retroscena)

Un pomeriggio plumbeo, freddo e umido, con a tratti una pioggerella sottile, in un quartiere periferico quasi deserto e verso sera addirittura spettrale. Qualcun* osserva da dietro le finestre, altr* guardano incuriositi, interloquiscono interessati, altri* sono un po' infastiditi. Da queste parti i cortei non sono all'ordine del giorno.
Non siamo in tant*, va detto. Forse, certo, avremmo potuto esserlo un po' di più se non fosse stato per la pioggia, se non ci fossero state altre iniziative in città e altrove, o se solo avessimo rinunciato (ma non volevamo rinunciarci) a venire fin qui, restando nel centro città, tra via Indipendenza e piazza Maggiore illuminate a festa. Forse saremmo stati di più se non ci fosse stato un quasi generalizzato silenzio stampa (parlo della stampa mainstream ovviamente), se si esclude l'allarmismo de Il Resto del Carlino, che stamattina ha piazzato in prima pagina una foto di manifestanti sovrastandola con una scritta in grossi caratteri neri "A volto coperto", mentre nell'editoriale (a firma Pierluigi Visci), si legge che "un clima pesante, e non solo meteorologicamente, opprime la città. Non c'è giorno, ormai che la vita dei bolognesi non sia sconvolta da cortei, manifestazioni, violenze". Le violenze sarebbero ovviamente quelle dei cosiddetti "centri sociali", non certo le aggressioni neofasciste contro migranti, donne, lesbiche, miltanti di sinistra, gay, trans, senzatetto che denunciavamo nell'appello. Si ha la spiacevole sensazione che i neofascisti di CasaPound e affini, siano trattati molto meglio.
Beh, spiace tanto per Visci&Co, ma la manifestazione è stata pacata, solidale e comunicativa, come negli intenti. Anche la musica non è stata, volutamente, assordante , si è privilegiato qualche canto di resistenza e interventi dal microfono aperto. C'erano anche i palloncini. E soprattutto c'erano tante realtà diverse, non sempre "unite" in passato, insieme per dire no al razzismo, al sessismo, al fascismo.
E non ci sono state neanche le "provocazioni" che di questi tempi si ha sempre ragione di temere. Non si sono visti i/le cosiddett* Itali/e, e neanche i loro "sponsor" (consapevoli o inconsapevoli ? ma forse è una domanda tranello). Quest* ultimi* preferiscono presentarsi alle assemblee cittadine, ventilare possibili querele, dare lezioncine di storia dell'arte e della grafica e deprecare la mancanza di senso dell'ironia di noi, presunt* poveri* "militont*".
Questa è una storia che avevo pensato di non raccontare, risale alla sera del 3 dicembre. E' successo durante l'assemblea cittadina all'Iqbal Masih per preparare la manifestazione di oggi. Erano le 23.30 circa, l'assemblea era quasi finita. Se non ricordo male si dovevano ancora decidere piccole questioni "tecniche" (chi avrebbe fatto i volantini, chi il manifesto ...), e comunque in molt* erano già andat* via. Io vado un attimo fuori dalla saletta riunioni a fumare una sigaretta. Vengo avvicinata da un giovane uomo sconosciuto: "Sei Vincenza?". Alla mia risposta affermativa chiede conferma: "Vincenza di Marginalia?". Sono un po' stupita, gli chiedo come fa a saperlo. Mi risponde che ho un nome "facilmente riconoscibile e identificabile" (e qui apro una parentesi: cosa significa che il mio nome è facilmente riconoscibile e identificabile? Forse che è un nome di chiare origini svizzere? O che è un nome "noto", scritto chiaramente qui sotto ogni post e in decine di saggi e articoli? Non posso credere sia una forma di minaccia, seppur velata ...). Mi dice che lui è "Q". Non capisco al volo, allora specifica: "Sono Lorenzo "Q" Griffi" . "Italo!", proprio non riesco a non esclamare. Eh sì, proprio il "papà" del famoso Italo che per me era da rottamare, quel Lorenzo "Q" Griffi che a suo tempo era anche intervenuto con dei commenti qui in Marginalia (questo blog ha vissuto una breve fase di celebrità, anche Alessandro Vigliani di CasaPound mi aveva "onorato" di un suo intervento) ...
Poi mi dice di non andar via, di rientrare nella saletta, che è lì con una delegazione del Comitato Pride e hanno da dirci delle cose. Quando rientro la "delegazione" (due donne e un uomo, presenti dall'inizio dell'assemblea) ha già cominciato a parlare. Sembra siano venuti per denunciare il fatto che nell'ultimo dossier dell'Assemblea antifascista permanente, "Monitoraggio antifascista a Bologna", Lorenzo "Q" Griffi sarebbe annoverato tra i "fiancheggiatori" di CasaPound, che è ora di finirla, che sono venuti per avvertirci, che dobbiamo smetterla con il linciaggio di "Q", che la campagna del Pride è stata approvata da tutto il Comitato e che la rivendicano, che è ora di smetterla di dire falsità su "Q", di trattarlo come un fascista, che ci siamo bevuti le idiozie pubblicate su Indymedia ...
Le loro affermazioni vengono contestate una per una. Qualcun* fa notare che nel dossier dell'APP non si dice che Griffi è un "fiancheggiatore di CasaPound", ma (testualmente) che "Il progetto 'futurista' di CasaPound è quello di unire violenza concreta e violenza artistica, squadrismo reale e simbolico. Come Blocco Studentesco, fanno campagna nelle scuole. Promuovono Radio Bandiera Nera. Vogliono passare per fascisti creativi, patriottici e socialmente impegnati. In questo, dà loro una mano Lorenzo 'Q' Griffi che, per publicizzare il Gay Pride del 2008, inventa la figurina di Italo, omosessuale fascista che frequenta CasaPound" ... Altr* ricordano i fatti del Pride, il vergognoso arresto di una compagna, gli interventi di "Q" su siti della destra estrema come VivaMafarka, dell'assenza, nel comunicato per il Pride, di ogni accenno all'antifascismo ...
Altr* ancora fanno presente che comunque quella non è un'assemblea dell'AAP, ma un'assemblea cittadina composta da diverse realtà come diverse, del resto, sono le realtà che hanno criticato e contestato Italo. Ma la "delegazione" continua imperterrita, avverto distintamente la ferocia tutta animale di chi si avventa su chi ritiene in quel momento più "debole" (sull'APP, su istigazione di Vigliani di CasaPound, la Procura aveva da poco aperto un fascicolo per istigazione a delinquere) , provocatoriamente srotolano un manifesto di Italo (enorme), la prima cosa che vedo é la celtica seminascosta dalla maglietta ... Loro ne decantano le qualità "artistiche" che solo il nostro essere "rozz*" non riesce a cogliere ...
Il clima rischia veramente di degenerare. Li invitiamo ad andare via ...
Vi chiederete perché ne scrivo solo ora. Non avevo voglia (come del resto altr* partecipanti all'assemblea), di fare "eco" e/o creare tensioni, soprattutto prima della manifestazione. E del resto, caratterialmente, ho la tendenza a giudicare meno "gravi" episodi che mi coinvolgono direttamente e/o personalmente. Solo stasera a iniziativa (ben) conclusa, accolgo l'invito , che in tant* mi hanno rivolto, di scriverne.
Sono effettivamente cose che è bene si sappiano.
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giovedì 11 dicembre 2008

Contro la violenza sessista e razzista, contro vecchi e nuovi fascismi, tutte unite: rivolta!




ضد العنف الجنسي و العنصرية

ضد الفاشية الجديدة و القديمة

لنتحد جميعا : انتفاظة


Impotriva violentei sexiste si rasiste
impotriva fascismului vechi dar si a celui nou
toate unite: revolta!


Contre la violence sexiste et raciste
contre les vieux et les nouveaux fascismes
toutes unies : révoltons-nous!

Contra la violencia sexista y racista
contra los viejos y los nuevos fascismos
unàmosnos todas: revuelta!

Protiv rasnog e seksualnog nasilja
protiv starih i novih fasizama
Sve zajedno:pobuna!


CONTRA A VIOLÊNCIA SEXISTA E RAÇISTA
CONTRA VELHOS E NOVOS FASCISMOS
TODAS UNIDAS: REBELIÃO


Contro la violenza sessista e razzista
contro vecchi e nuovi fascismi
tutte unite: rivolta




MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA, ANTISESSISTA E ANTIFASCISTA
BOLOGNA 13 DICEMBRE 2008

LABORATORIO FEMMINISTA KEBEDECH SEYOUM
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martedì 9 dicembre 2008

Bologna, sabato 13 dicembre 2008: appello per un corteo antirazzista, antisessista e antifascista

Il 12 dicembre saranno passati 39 anni da quando una bomba piazzata da un gruppo di neofascisti spalleggiati dai servizi segreti fece 16 morti e 87 feriti nell’atrio della Banca dell’Agricoltura, a Milano. Tre giorni dopo un “malore attivo” e un volo dalla finestra della Questura suicideranno il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli. Il 6 novembre 2008, a Genova, al riparo dai riflettori della Storia, un migrante algerino accusato di borseggio, Aufi Farid, è volato dalla finestra di una stazione dei carabinieri ed è morto.

Quello che si sta chiudendo è stato un anno insanguinato da xenofobia e squadrismo: Nicola Tommasoli ucciso dai fascisti a Verona, Abdoul Guibre massacrato per un pacco di biscotti a Milano, Emmanuel Bonsu pestato brutalmente dai vigili urbani a Parma, gravi aggressioni ad attivisti dei movimenti a Roma, Pesaro, sul treno Ancona-Rimini... A Bologna la notte tra il 14 e il 15 novembre, sotto le due torri, quattro bonehead forzanovisti – tra i quali alcuni appartenenti al gruppo nazirock Legittima offesa - hanno ferito due ragazzi, uno in modo grave, colpevoli di un look sgradito e di essersi dichiarati comunisti e aggredito una ragazza che era con loro minacciandola di violenza sessuale. La notte del 15 novembre durante una festa di donne e lesbiche al centro sociale Atlantide, all’ingresso due ragazze sono fatte oggetto di insulti e lanci di sassi da parte di un gruppo di sconosciuti in auto. Il 27 novembre nella centralissima via Indipendenza, in pieno giorno e tra l’indifferenza dei passanti, un militante di Rifondazione Comunista viene aggredito con un coltello da un neofascista...

A tutt* gli/le aggredit* va la nostra solidarietà!

La violenza dei pubblici poteri e la violenza fascista non hanno mai allentato la loro stretta. Se ieri era la Strategia della Tensione, oggi è una Strategia della Paura ad alimentarle. Paura che la retorica securitaria scatena verso chiunque appaia diverso, perché “straniero”, per la sua identità di genere e/o orientamento sessuale, per una maglietta sbagliata, per il suo modo di vestirsi o di tenere i capelli.
E “dalla strategia della tensione alla strategia della paura”, raccogliendo una proposta della Rete Antifascista Metropolitana di Roma, è stato il filo conduttore di iniziative diffuse in varie città italiane il 12 dicembre 2007. A Bologna un corteo comunicativo ha attraversato i quartieri Barca e S. Viola, dove i movimenti operai, antagonisti e libertari bolognesi mancavano da decenni. Quest’anno riteniamo più che mai urgente e necessaria una presenza di piazza antirazzista, antisessista e antifascista nell’anniversario della strage di Piazza Fontana.

Proponiamo a reti, collettivi, singoli, di partecipare sabato 13 dicembre a una mobilitazione cittadina e plurale che attraversi nuovamente i quartieri S.ta Viola e Barca. Un momento di comunicazione e presa di parola perché non prevalga il silenzio dell’oblio e dell’intolleranza.

Circolo Arci Iqbal Masih
Lista Reno per il rilancio dello stato sociale
Assemblea Antifascista Permanente
Circolo anarchico Camillo Berneri
Associazione Politica e Classe di Bologna
Collettivo femminista universitario Figlie Femmine
Laboratorio femminista Kebedech Seyoum
Vag61
Confederazione Cobas Bologna
Fuoricampo Lesbian Group

LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia

(adesioni aggiornate al 7/12/08)

per adesioni: aap-bologna at riseup punto net

Intenti e modalità della manifestazione del 13 dicembre


Vorremmo che la manifestazione del 13 dicembre fosse comunicativa, pacata e solidale.
In questi ultimi mesi a Bologna i neofascisti hanno esercitato la loro violenza e le loro intimidazioni sui soggetti più diversi: migranti, studenti, donne, lesbiche, gay, trans, compagni, tifosi, senzatetto. Noi crediamo che si tratti di dare un segno di unità e di solidarietà dell’antifascismo. Crediamo che si tratti di perseguire l’apertura allapiù larga partecipazione possibile, al di là delle divisioni e dei settarismi. E ciò vuol dire fare in modo che sia accettabile manifestare anche per chi non è garantito, per chi è un “cittadino a metà”, per chi si vive il clima di paura che lo Stato cerca di diffondere anzitutto nelle periferie.
Auspichiamo pertanto che chi viene alla manifestazione del 13 dicembre lo faccia con questo spirito unitario e solidale. I nostri interlocutori non sono i poliziotti o i giornalisti, ma la gente del quartiere che vive la violenza e la crisi di questa società. Se oggi la “strategia della tensione” è stata sostituita da una “strategia della paura”, occorre agire di conseguenza e non perseguire comportamenti che possano intimorire e allontanare chi è digiuno di pratiche di piazza. Prassi legittime e che in altri contesti possono risultare utili (come petardi, bardature, cori o insulti contro altre formazioni politiche più o meno antifasciste), ci paiono in questo caso controproducenti, e chiediamo a chi sarà in piazza con noi di riservarle ad occasioni migliori.
Vorremmo insomma dar vita a un momento di comunicazione e di presa di parola perché, anche nei quartieri, non prevalga il silenzio dell’oblio e dell’intolleranza.

L’assemblea organizzativa riunita presso il circolo arci Iqbal Masih, 3 dicembre 2008.
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domenica 7 dicembre 2008

Le mamme di CasaPound

Il 3 maggio scorso si era tenuto a Bologna un incontro del movimento di donne neofasciste DEA, Donne e Azione (un trafiletto su un quotidiano locale, mi sembra, parlava della nascita di un "femminismo" di estrema destra). La portavoce è tal Maria Bambina, per la cronaca moglie di Gianluca Iannone, dicono ex-picchiatore (ma recentemente ha subito una condanna dal tribunale di Sulmona ...), ex dirigente nazionale della Fiamma Tricolore (poi espulso), candidato, poi non eletto, per La Destra, presidente di CasaPound Italia, ideatore e fondatore di Radio Bandiera Nera e cantante del gruppo nazirock ZetaZeroAlfa ...
Le "rivendicazioni" di DEA (gruppo che può contare sulla trasmissione radiofonica FuturArdita in onda ovviamente su Radio Bandiera Nera e che si è già distinto, mi dicono, in opere caritatevoli come la distribuzione di abiti usati ai poveri in quel di Roma) come riassumeva il suddetto trafiletto (che a suo tempo si era fatto girare anche in varie mailing list) sono il totale appoggio e partecipazione alle iniziative di CasaPound e Blocco Studentesco, ma soprattutto l'attenzione alle tematiche "femminili". Ovvero: richiesta di sostegni da parte dello stato alla maternità, possibilità di mantenere il lavoro in caso di gravidanza, riconoscimento lavorativo dei permessi per l'allattamento e riduzione dell'orario di lavoro delle donne (mamme) da 8 a 6 ore (con stipendio all'85%) per consentire alla donna di meglio accudire i figli, accompagnarli a scuola eccetera eccetera ...
Recentemente quest'ultima proposta è stata rilanciata in grande stile, con la creazione del comitato Tempo di essere madri, che lancia una vera e propria campagna con tanto di raccolta firme (presumibilmente nelle varie sedi di CasaPound oramai sorte in tutta Italia) per "sostenere la proposta di legge del part time alle madri lavoratrici mantenendo lo stipendio pieno". Sorvolo sulle perle stile Omni di memoria fascista presenti nel testo ( "il ruolo della donna nella sua interezza e completezza, nella sua essenza più bella, nella grande potenzialità umana e sociale che esprime ...") e mi soffermo basita a pensare che le "mamme di CasaPound" vivono proprio su di un altro pianeta ... sicuramente non il mio.

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Volutamente questo post è senza link, ma rinvio a :

CasaPound Superstar
CasaPound: il volto attraente dei nuovi fascisti
Ave Italo!
Chi è veramente CasaPound
Un Italo da rottamare
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mercoledì 3 dicembre 2008

Toate unite: revolta! (Contro fascismo, sessismo, razzismo)

Impotriva violentei sexiste si raciste
impotriva fascismului vechi dar si a celui nou
toate unite: revolta!


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Per "stanziali", "pseudo-stanziali" e "nomadi": stasera a Bologna alle ore 21 presso il circolo Iqbal Masih (via della Barca 24/3, bus 14) assemblea cittadina per costruire insieme la manifestazione antifascista e antirazzista del 13/12, alla quale il Laboratorio Kebedech Seyoum parteciperà per dare forza e sostanza (anche) alle istanze antisessiste. E per chi invece è (o si appresta ad andare) oltreconfine, e precisamente a Parigi, segnalo Police, personne ne bouge. Visto che dubito avrò il tempo di tornare a scrivere qui nei prossimi giorni, vi segnalo che ci sono tantissime iniziative interessanti/importanti in giro, soprattutto per il fine settimana, dall'assemblea dei/delle migranti al seminario di Storie in Movimento (sempre a Bologna), fino alla ricca rassegna di Almateatro a Torino. Comunque trovate tutto nel blogroll nella rubrica Bacheca, basta fare "clic" ;-)
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lunedì 1 dicembre 2008

Un'altra Rosa Parks



In molt*, quando qualche mese fa una ragazzina italiana di origini marocchine è stata picchiata selvaggiamente da un gruppo di coetanei/e per non aver ceduto il post in autobus, abbiamo pensato (scrivevo "forse non inutilmente") a Rosa Parks, un'icona della lotta per i diritti civili. Eppure ancor oggi il gesto di "disobbedienza" di questa donna ci è consegnato dalla storia come un atto "eroico", ma individuale e quasi spontaneo messo in atto da una modesta sartina afro-americana che, un bel giorno (era il primo dicembre del 1955), rientrando stanca dal lavoro, rifiuta di alzarsi da un posto riservato ai/alle "bianchi/e" su un autobus della razzista e segregazionista cittadina di Montgomery, in Alabama, scatenando con il suo arresto il famoso Montgomery Bus Boycott.
Ma il "rifiuto" di Rosa Parks non nasce dal "nulla". Le lotte antisegregazioniste avevano già una lunga storia: già l'anno prima, ad esempio, la Corte Suprema aveva dovuto dichiarare non costituzionale la segregazione scolastica (che di recente ha ispirato la proposta della Lega Nord di "classi separate" in Italia). La stessa Rosa Parks era del resto attiva, dal 1943, nel
movimento per i diritti civili: segretaria della sezione di Montgomery della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP, fondata nel 1909) era assidua frequentatrice della Highlander Folk School, un centro educativo per i diritti dei lavoratori e per l'uguaglianza razziale. Del resto, quel giorno del 1955, furono arrestate con lei altre due attiviste afroamericane, Claudette Colvin e Mary Louise Smith, che già in precedenza erano state tratte in arresto e multate per essersi rifiutate di cedere i posti "per bianchi". La sera stessa dell'arresto, inoltre, fu un'altra donna (bella figura di intellettuale/militante come oggi non esistono quasi più), Jo Ann Robinson - docente universitaria e attivista della Women's Political Council, un'organizzazione di donne afro-americane -, a scrivere, fotocopiare e distribuire con altre militanti della WPC un volantino che invitava a un giorno di boicottaggio dei mezzi pubblici . Iniziato qualche giorno dopo l'arresto di Parks, Colvin e Smith, il boicottaggio si estese coinvolgendo anche altre organizzazioni come il Civil Rights Movement (guidato da un allora ancora pressochè sconoscuto Martin Luther King) : in migliaia nei mesi successivi (precisamente per 381 giorni) non salirono sugli autobus, e poiché quasi i 3/4 degli utenti degli autobus di Montgomery erano "negroes", il boicottaggio causò anche un danno economico notevole. In seguito al protrarsi e al diffondersi della protesta, nel 1956 il caso approdò alla Corte Suprema degli Stati uniti che decretò incostituzionale la segregazione sui mezzi pubblici.
Seppure lontana nel tempo questa storia (raccontata in questa maniera) mi sembra ancora utile e ricca di spunti per quant* intendono opporsi (attivamente) a razzismo, sessismo e fascismo , in un contesto come quello odierno caratterizzato (qui e altrove) dal moltiplicarsi di aggressioni fasciste contro militanti, migranti e soggetti "fuori della norma", esacerbato e violento sessismo, strapotere degli apparati polizieschi e repressivi (per i quali anche aver protestato contro il summit di Vicky sull'immigrazione diventa prova a carico per l'accusa di "terrorismo").
E allora se le cose non nascono dal nulla, se il gesto individuale fuori da un contesto di lotta non basta e soprattutto se un blog è, e resta, un blog (ma se sono - anche - qui a scrivere penso possa servire a qualcosa, finché potr
ò ancora farlo) ... ATTIVIAMOCI.

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Rinvio all'articolo di Alessandro Portelli, Il gran rifiuto di Rosa Parks.

La foto segnaletica di Rosa Parks è presa dal sito di Crossmode

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sabato 29 novembre 2008

Messaggio mattutino per sessisti, razzisti, fascisti e integralisti di ogni dove ...

... ed anche per sessiste, razziste, fasciste e integraliste di ogni dove, perché disgraziatamente, ma ovviamente, ci sono pure queste ...
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martedì 25 novembre 2008

Cartoline femministe transnazionali dalla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne

La mia Canon EOS350 (pubblicità gratuita, bien sûr), fa clic sempre più raramente, e quando capita significa qualcosa, come per la foto qui di fianco. Converrete con me che è carina, très sympa, e di questi tempi non mi sembra poco. In ogni caso è una delle poche immagini che ho riportato con me al mio rientro da Roma, da una manifestazione (quella di sabato) per tanti versi non proprio entusiasmante. E non è - banalmente - solo una questione "numerica", perché non siamo qui per "dare i numeri", ma possibilmente altro. Ad esempio, qualche buon motivo per diventare femminista. Perché se "donne non si nasce, ma si diventa" (come scriveva qualcuna una sessantina di anni fa in un libro che vale sempre la pena rileggere), anche diventare femminista non è né scontato né automatico, nonostante ci siano, ovviamente, un bel mucchio di motivi per decidersi a diventarlo. Basta leggere, per esempio, la bella cartolina delle a/matrix (vaganti per il corteo con splendidi cappellini, questa per inciso è una nota frivola), Diventa anche tu femminista!, cartolina che appena a casa ho salvato da un mucchio di volantini, molti dei quali non so se leggerò mai. Perché poi una volta che si è deciso di diventare femministe, non si può mica essere certe del risultato ...

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Mi sembra pazzesco doverlo specificare, ma i tempi ... : il libro al quale mi riferisco è Le Deuxième sexe di Simone de Beauvoir (della quale quest'anno si celebrano i cento anni della nascita) pubblicato nel 1949. Nell'introduzione al volume Cinquantenaire du Deuxième sexe (che raccoglie gli atti del convegno internazionale che si è tenuto a Parigi nel gennaio 1999), Christine Delphy e Sylvie Chaperon scrivono: "Attaquée de son vivant pour ses positions révolutionnaires sur tous les fronts, traitée de mauvaise femme pour avoir écrit Le deuxième sexe, et de mauvaise Française pour s'être opposée à la guerre coloniale que la France menait en Algérie, sa disparition n'a pas fait plus briller l'étoile de Beauvoir. Bien au contraire. Pendant la préparation du colloque, en 1998, combien de fois ne nous a-t-on pas fait entendre que Beauvoir était aujourd'hui 'dépassée'? En somme, elle serait passée sans transition du statut de 'trop en avance sur son temps' dans les années cinquante à celui de 'ringarde' aujourd'hui. A entendre certains, elle n'aurait jamais coïncidé avec aucun temps, ni le sien ni le nôtre".
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venerdì 21 novembre 2008

لنتحد جميعا : انتفاظة


ضد العنف الجنسي و العنصرية

ضد الفاشية الجديدة و القديمة

لنتحد جميعا : انتفاظة




Protiv rasnog e seksualnog nasilja
protiv starih i novih fasizama
Sve zajedno:pobuna!


Contra la violencia sexista y racista
contra los viejos y los nuevos fascismos
unàmosnos todas: revuelta!


Contre la violence sexiste et raciste
contre les vieux et les nouveaux fascismes
toutes unies : révoltons-nous!



CONTRA A VIOLÊNCIA SEXISTA E RAÇISTA
CONTRA VELHOS E NOVOS FASCISMOS
TODAS UNIDAS: REBELIÃO


Contro la violenza sessista e razzista
contro vecchi e nuovi fascismi
tutte unite: rivolta!



LABORATORIO FEMMINISTA KEBEDECH SEYOUM
ROMA 22 NOVEMBRE 2008
MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
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mercoledì 19 novembre 2008

Miserie femministe ...

Fortunatamente (per me) il mio è elettrico ...
Ecco questo potrebbe essere un saggio commento per una salvatrice della patria.
Del resto anche rileggendo, in orario rigorosamente notturno, qualche pagina de L'arte delle guerra di Sun Tzu, mi è facile arguire che non è (ancora) il momento di "aprire gli archivi". Sicuramente si può aspettare ancora qualche giorno, o qualche mese. Magari anche qualche anno. Intanto il famoso dossier è sempre lì, e si ingrossa. paurosamente. Ogni tanto gli do un'occhiatina, così, giusto per essere sicura di non dimenticare qualcosa d'importante. Ma non troppo spesso perché alcuni "reperti" sono veramente disgustosi, indigeribili ... E che nessun* me ne voglia se risulto un po' criptica, ma visto che questo è il mio blog penso ogni tanto di potermelo permettere. Non ritengo neanche di dover esplicitare che le miserie non sono tutte e solo femministe, o forse non sono affatto femministe, ma solo "femministe". Ma che noia le polemichette.

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Per chiudere questa pagina con una nota positiva segnalo, per bolognesse e nomadiche, la serata a cura del collettivo Amazora e delle donne dell'Iqbal Masih che si terrà domani sera (giovedi 20 ore 21, presso il circolo Iqbal Masih, v. della Barca 24/3 - Bologna ), con proiezione di Girls Town di Jim McKay, una delle iniziative verso la manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne di sabato a Roma.
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lunedì 17 novembre 2008

Dialoghi di frontiera: le parole tra noi difficili ... Non sempre


Grazie (Obrigada, Merci, Hvala, Ευχαριστώ! Mutumesc!, Благодарам!, Dziekuje, Spasiba, 谢谢!, Asante, Dèkui, Hvala Vam!, شك , Shukran, Спасибо!, Sipas dekem, D'akujem, Teşekkür ederim!, Thank you, Дуже дякую ...), ma davvero grazie a tutte tutte ...
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giovedì 13 novembre 2008

Dialoghi di frontiera

Domenica 16 presso la Residenza multidisciplinare per l'arte delle donne Villa 5 (Parco della Certosa di Collegno, Torino), si terrà - all'interno della rassegna Approdi 2008 -, il seminario Dialoghi di frontiera. Di seguito presentazione e programma.

Il seminario nasce dall'esperienza della giornata di studio Abitare la frontiera che si è svolta nella cornice dell'edizione 2007 di Approdi e ha visto dialogare alcune delle donne della rete Mujeres en lucha con attiviste in altri luoghi di frontiera. Lo scorso anno lo scambio aveva posto al centro le esperienze di resistenza e di autorganizzazione messe in campo dalle donne, ricavando in uno spazio disegnato da altri nuove possibilità di sopravvivenza, nuove pratiche, legami e solidarietà che attraversano i confini delle esperienze di ognuna.
Quest’anno vorremmo mettere a tema le modificazioni dei linguaggi e delle pratiche di ognuna che sono necessari per passare dall’abitare uno spazio comune a inventare relazioni capaci potenzialmente di trasformarlo. Dialoghi, in altre parole, che vorrebbero essere anche una prefigurazione del futuro e vedono protagoniste donne legate alla realtà dell’attivismo e del femminismo a partire da posizionalità diverse, legate alla dislocazione geografica, all’accesso alle risorse, così come a diverse esperienze di oppressione e liberazione.
Un passaggio che tocca aspetti diversi che vanno dalle forme di ‘traduzione’ politica dentro le reti transnazionali, alla necessità di modificare linguaggi e pratiche sedimentate nei diversi femminismi, per arrivare infine a mettere a fuoco un confronto sulle esperienze sedimentate di reti e di impresa sociale tra donne native e migranti.

Programma:

Domenica 16 Novembre 2008
h. 10.45 Introduzione di Liliana Ellena
h. 11.00 Mujeres en lucha. Scripta manent verba volant?, con Luisa Morfini (Rete Mujeres en Lucha, Milano) e Anna Nadotti (lettrice e traduttrice, Torino)
h. 13.00 Pausa pranzo
h. 14.30 Frontiere mobili: pratiche di resistenza alla guerra globalizzata, con Antonella Cunico e Nora Rodriguez (No Dal Molin, Vicenza) e Suad Omar (IIDA, Torino)
h. 16.00 Le parole tra noi difficili: femminismi oltre frontiera, con Vincenza Perilli (ricercatrice precaria, Bologna), Vesna Scepanovic (Alma Terra, Torino) e Sara Tagliacozzo (antropologa, Siena)


Info per partecipare al seminario: non è necessaria iscrizione ma ... il circolo ristorante di Villa 5 è chiuso perchè la sera prima ci sarà la festa di inaugurazione della nuova gestione, dunque è stato organizzato un catering per il pranzo e per chi volesse fermarsi è necessario prenotare entro venerdì (inviando mail a artedonne@villa5.it !). Il pranzo (lasagne vegetariane, dolce, acqua, vino e caffè) costa 10€. Per sapere invece come raggiungere Villa5, cliccate qui.

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Inoltre, per torines* e nomadiche/ci, ricordo che sabato 15 novembre, sempre a Torino, ci sarà un'assemblea promossa dalla Rete migranti torinese, una delle tante tappe verso lo sciopero del lavoro migrante. L'appuntamento è a partire dalle 15 alla Cascina Marchesa (v. Vercelli, 141/7)
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martedì 11 novembre 2008

Effetto Black Power

Leggo che dopo l'elezione di Barack Hussein Obama si moltiplicano negli Usa le proposte per versioni "black" di personaggi storici della storia del cinema. Dopo l'idea di uno 007 "nero", è la volta di Beyoncé (Giselle Knowles, non allarmatevi se il nome non vi dice nulla fino a poco fa non diceva nulla neanche a me, comunque è un'attrice, cantante e non so quant'altro, definita "donna più desiderata della terra" o qualcosa del genere) che si autocandida per una Wonder Woman "of color".

Beh, speriamo che l'effetto Obama non si riduca a questo ... E soprattutto non ci faccia dimenticare, da questa parte dell'oceano, il razzismo contro migranti e rom che passa in questi giorni nelle aule parlamentari con la discussione sul disegno di legge 733 sulla "sicurezza"...

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Rinvio a Obama: dal Black Power alla Black House e all'articolo che lì citavo di Lalla Fatma M'semer scritto prima dello scatenarsi del dibattito mediatico tra entusiast* e scettic*. Notevole, ma tutto da discutere, l'articolo di Judith Butler Ma non è la redenzione , pubblicato su Il Manifesto ma che io ho letto in Materiali Resistenti. Mentre sulla splendida Michelle Robinson in Obama, astronauta mancata, rinvio alla Nuova Towanda che quando non c'è manca ...
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domenica 9 novembre 2008

Classer, dominer. Qui sont les "autres"? Un nuovo libro di Christine Delphy

Ho da qualche giorno ricevuto (merci ...) l'ultimo libro di Christine Delphy Classer, dominer. Qui sont les "autres"? appena pubblicato da La Fabrique Éditions. Al taglio più "teorico" (e che teoria!...) dei due volumi de L'ennemi principal (Éditions Syllepse, Economie politique du patriarcat e Penser le genre, usciti rispettivamente nel 1998 e 2001) fanno eco qui degli interventi di taglio più "militante" (e che militante!...). Da leggere (e riflettere), assolutamente.
Ricopio traducendo (ma velocemente e senza avere il tempo materiale di ricontrollare. Mi scuso) dalla quarta di copertina di Classer, dominer: "L'ideologia dominante ci ingiunge di tollerare l'Altro. In questo libro si parla di diversi Altri, gruppi oppressi e stigmatizzati: le donne, gli omosessuali, gli Arabi, i Neri ... I modi attraverso i quali questi gruppi sono oppressi hanno un punto in comune: lo statuto inferiore di questi gruppi viene spiegato attraverso la loro alterità. Se essi sono dove sono - in basso - è perchè sono differenti. L'ingiunzione umanista a tollerarli è emanata dagli Uni, coloro che hanno il potere di nominare, classificare, di collocare degli interi gruppi in una categoria ideologica e materiale, quella che ingloba tutti gli Altri. La rivolta degli Altri è considerata una minaccia contro quell'universale che gli Uni - gli uomini bianchi eterosessuali - pretendono di incarnare, fondando attraverso esso il loro potere: l'oppresso/a è tollerabile a una sola condizione: mostrarsi discreto/a. La parità, le lotte di femministe e omosessuali, Afghanistan, Guantanamo, legge sul velo, Indigeni in una società postcoloniale: altrettanti marchi della dominazione, che questo libro decripta andando contro le interpretazioni convenute".

Questo l'indice:

Les Uns derrière les autres
Pour l'égalité: action positive plutôt que parité
L'humanitarisme républicain contre les mouvements homo
Une guerre infinie?
Guantanamo et la destruction du droit
Une guerre pour les femmes afghanes?
Intervention contre une loi d'exclusion
Race, caste et genre en France
Un mouvement, quel mouvement?
Antisexisme ou antiracisme? Un faux dilemme
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venerdì 7 novembre 2008

Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità



Qui di fianco la copertina del primo Quaderno del Laboratorio Kebedech Seyoum che abbiamo preparato in occasione dell'incontro Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità, che si terrà questa sera a Bologna per il 64° anniversario della battaglia di Porta Lame (trovate il programma qui).
Nel Quaderno abbiamo raccolto alcuni materiali relativi alla serata, delle brevi bio-biblio-videografie delle partecipanti (Paola Guazzo, Lidia Martin, Graziella Bertozzo e Alessia Proietti), gli abstract dei loro interventi , oltre che una presentazione della mostra fotografica Le SS ci guardavano: per loro eravamo come degli scarafaggi e una scheda del documentario Bandite. Per quant* non potranno esserci, posterò man mano qui i materiali di questo primo Quaderno. Per intanto ecco la presentazione del Laboratorio che abbiamo preparato per questa occasione.

Laboratorio Kebedeck Seyoum: una presentazione

Il Laboratorio è una rete translocale antifascista, antisessista e antirazzista, costituita da donne e lesbiche provenienti da pratiche, percorsi e “mondi” diversi, accomunate dalla consapevolezza che è quanto mai necessario oggi porre al centro della pratica teorica e politica le interrelazioni delle categorie (e dei rapporti) di classe, genere, “razza” e sessualità. Abbiamo cominciato a confrontarci da tempo attraversando spazi, momenti, luoghi ed esperienze molteplici: dalle riflessioni nate intorno al numero monografico Donne di mondo. Percorsi transnazionali dei femminismi (Zapruder, n. 13 2007) all'imponente manifestazione dello scorso novembre a Roma contro la violenza sulle donne, dalle discussioni all'interno del Sommovimento antirazzista e antisessista nato dal Tavolo razzismo del Flat romano nel febbraio di quest'anno all'adesione e partecipazione al grande corteo dei/delle migranti del 5 luglio qui a Bologna.
Il nostro confronto si si è anche nutrito (e si nutre) delle lotte passate di donne e lesbiche contro il fascismo, il sessismo, il razzismo coloniale e post-coloniale, delle relazioni con donne impegnate attivamente su queste questioni in Italia e altrove e soprattutto delle elaborazioni ed esperienze concrete sviluppatesi anche in altri contesti nazionali, grazie alla presa di parola di donne migranti o appartenenti alle cosiddette seconde e terze generazioni. Di qui, la convinzione che l'interrogarci sull'interrelazione tra sessismo e razzismo (nelle loro differenti forme e manifestazioni: dal femminicidio alla violenza omo-lesbo-transfobica, dalla deriva securitaria contro prostitute e altr* soggetti “fuori della norma”, dalla persistenza dell'antisemitismo e del razzismo antimeridionale fino all'attuale virulenza razzista contro rom e migranti) sia oggi condizione imprescindibile per instaurare uno scambio ed un rapporto tra donne “autoctone” e “migranti”, “bianche” e “non-bianche”, europee e non europee, postcoloniali e diasporiche, per agire insieme una reale pratica antisessista e antirazzista.

L'iniziativa che presentiamo stasera è un'ulteriore tappa – per noi fondamentale – di questo percorso. Riteniamo infatti che la privazione della memoria delle lotte passate e contemporanee sia una forma di dominazione che ha investito (ed investe) soprattutto le lotte delle donne, come dimostra la partecipazione delle donne italiane alla Resistenza, per lungo tempo disconosciuta o ridotta in termini di "aiuto" e di "contributo" al movimento di liberazione (“maschile”).
Noi vorremmo invece restituire l'importanza, la ricchezza e la specificità della lotta delle donne nella Resistenza e durante gli anni del nazifascismo, e del prezzo che esse hanno pagato: da quelle che hanno combattuto, anche armi in pugno, a quelle che sono state perseguitate, imprigionate, torturate, massacrate, violentate, deportate. Ma vorremmo farlo rifiutando sia le letture in termini meramente agiografici della Resistenza (che spesso si concentrano su alcune figure “esemplari” in termini fortemente retorici), sia il mito del “siamo (state) tutte resistenti”, ricordando invece anche le “zone d'ombra”, il consenso o la partecipazione di altre donne a gruppi e organizzazioni fasciste durante il ventennio. Ci sembra questa l'unica maniera per dare veramente valore a quante hanno pagato in prima persona il loro impegno militante e, più in generale, il loro anelito di libertà, e anche smarcarci con forza da quant* oggi propongono (nel quadro di un più vasto progetto di “pacificazione nazionale”) l'equiparazione tra chi ha resistito e chi no e, in ultima analisi, tra partigiani/e e fascisti/e. Questa chiave di lettura ci sembra inoltre proficua per affrontare – come ci proponiamo per il futuro – altre forme, passate e contemporanee, di lotta delle donne: lotte che hanno subito (e subiscono) un vero e proprio processo di rimozione, soprattutto quando mettono in crisi un certo immaginario sessista e razzista con il quale non si è ancora riuscit* a fare completamente i conti. In questo senso, la figura di Kebedech Seyoum – una delle tante indomite resistenti all'invasione coloniale italiana degli anni 30 – ci è sembrata emblematica.
La conoscenza della storia, di queste ed altre “resistenze”, di un passato e un presente di lotte, che come donne ci ha viste e ci vede protagoniste o comunque coinvolte è essenziale per mettere a punto nuove pratiche di resistenza e combattere il razzismo e il sessismo, fattori strutturali dei vecchi e nuovi fascismi.


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Durante la giornata (in piazza dell'Unità) e nel corso della serata a( XM24) sarà allestito un book shop a cura del Laboratorio con pubblicazioni su antisessismo, antirazzismo, antifascismo nonchè sull'interrelazione di classe, "razza", genere e sessualità (da Zapruder a Controstorie e oltre ...). Lo spazio è disponibile per l'esposizione/diffusione di materiali sul tema proposti da chi partecipa. Contattateci. Al book shop sarà anche possibile acquistare i biglietti per la manifestazione romana del 22/11 contro la violenza sulle donne ed aderire alla campagna Manette? No grazie, sto con Graziella.


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mercoledì 5 novembre 2008

Obama: dal Black Power alla Black House

Da mesi c'era chi discuteva se la famosa quartina di Nostradamus (e sì, c'è anche chi ha il tempo di discutere di simili piacevolezze) "sarà l'eletto Grigio e Nero dalla grande compagnia di Gesù uscito", piuttosto che all'elezione di un Papa ("nero" dal "continente nero" come nella canzone dei Pitura Freska), potesse riferirsi invece a quella di un presidente degli Usa, massima "autorità" dei nostri tempi ... Ebbene da oggi Barack Houssein Obama è il 44esimo presidente a stelle e strisce, si dirà che Nostradamus ci aveva preso e che per il Papa nero dovremo aspettare ancora un po' ...
In realtà sono state già dette, si dicono e si diranno un sacco di altre cose. Personalmente penso che la White House resterà (più o meno) la stessa White House, e sarebbe rimasta tale anche con una riverniciata Pink, soprattutto se di una ex-first lady ... Nonostante la rottura simbolica che questa vittoria (definita epocale) rappresenta , so (sappiamo) che, tanto per cominciare, non finirà la politica imperialista statunitense. E non finiranno nè cambieranno un mucchio di altre cose. Ma non posso nè ignorare nè sentirmi distante dai festeggiamenti che in queste ore si stanno svolgendo in tutto il globo, soprattutto nei (cosiddetti) ghetti abitati da latinos, neri, asiatici e altre "minoranze" in tutti gli Stati Uniti, nei sobborghi di Londra e altre metropoli, nelle banlieues parigine, nelle favelas e nelle baraccopoli africane ...
So (sappiamo) chi è Obama e soprattutto cosa non potrà essere. Sappiamo che la "sua" vittoria, non è la vittoria tardiva delle Black Panther e neanche del Black Power ma dell'establishment americano e del suo potere. Eppure ... come spiegarsi questo eppure ... Non basta a spiegarlo solo il godimento di sapere quanto questa vittoria dispiaccia comunque a un sacco di gente, come ad esempio ai gruppi per il nazionalismo e la supremazia bianca che stanno spuntando come funghi in tutti gli Stati Uniti...
Ma non basta. Non basta a spiegare perché. Perché nonostante sappiamo, noi ( individu* per un motivo o per l'altro "ai margini", "fuori della norma", individu* razzializzati ) percepiamo questa vittoria come anche nostra. Mi chiedo ancora perché?
La risposta non può che essere quella, dolorosa, di Lalla Fatma M'semer, così lucidamente espressa nell'articolo scritto per il n° 13 de L'Indigène de la République, che si chiude con una frase di Angela Davis.

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L'immagine l'ho presa dal sito Afroitaliani/e, a sua volta ripresa da qui, una risposta allo slogan razzista Keep the White House White ...
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lunedì 3 novembre 2008

R-esistenze femministe



Venerdì 7 novembre alle ore 18 a XM24 (v. Fioravanti, 24 - Bologna), in occasione del 64° anniversario della battaglia di Porta Lame, il Laboratorio Femminista Kebedech Seyoum presenta all'interno della terza edizione di R-esistenze:

Donne e lesbiche negli anni del nazifascismo tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità

Lidia Martin: Le poche feroci: donne in armi nella Resistenza
Paola Guazzo: Fuori e dentro la norma. Considerazioni sulla soggettività lesbica durante il nazifascismo
Graziella Bertozzo: presentazione della mostra Le SS ci guardavano: per loro eravamo come degli scarafaggi, a cura di Azione Gay e Lesbica Firenze

Proiezione di alcuni estratti del documentario di Alessia Proietti Bandite (2008). Sarà presente la regista

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Durante la giornata in piazza dell'Unità e nel corso della serata a XM24 sarà allestito un book shop a cura del Laboratorio con pubblicazioni su antisessismo, antirazzismo, antifascismo nonchè sull'interrelazione di classe, "razza", genere e sessualità (da Zapruder a Controstorie e oltre ...). Lo spazio è disponibile per l'esposizione/diffusione di materiali sul tema proposti da chi partecipa. Contattateci. Al book shop sarà anche possibile acquistare i biglietti per la manifestazione romana del 22/11 contro la violenza maschile sulle donne ed aderire alla campagna Manette? No grazie, sto con Graziella.
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giovedì 30 ottobre 2008

Kebedech Seyoum e le altre. Donne in guerra contro l'invasione coloniale italiana

Si sa che la privazione della memoria delle lotte passate e contemporanee è una forma di dominazione. Questa ha investito (e investe) soprattutto le lotte delle donne, basti pensare alla partecipazione delle donne italiane alla Resistenza, per lungo tempo disconosciuta o ridotta in termini di "aiuto" e di "contributo" al movimento di liberazione (inteso "maschile"), situazione ben riassunta da un libro del 1976, La Resistenza taciuta.
Negli ultimi decenni il lavoro e la riflessione femminista (storica e non solo) ha invece messo in luce l'importanza del ruolo svolto dalle donne nella lotta contro il nazifascismo. Cercando di uscire dall'agiografia (dominante dal dopoguerra fino agli anni 60), la ricerca femminista ha mostrato come, al di là di alcune figure esemplari spesso restituite in termini fortemente retorici (pensiamo alla gappista Irma Bandiera "eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne"), la partecipazione delle donne (lesbiche, ebree, jugoslave ...) alla Resistenza fu molto più massiccia di quanto si potesse comprendere attenendosi ai soli dati numerici che concernevano le donne impegnate in attività "organizzate" ( nei gruppi combattenti, nei Gruppi di difesa della donna ...), o le donne perseguite, imprigionate, torturate, massacrate o deportate.
Era necessario considerare non solo queste donne (la maggioranza delle quali non rientrava comunque nei criteri molto rigidi adottati alla Liberazione per il riconoscimento del titolo di resistente), ma anche la grande massa anonima delle donne che avevano aiutato i partigiani, i disertori, gli/le ebrei/e ... Del resto è chiaro che senza questo largo tessuto di sostegno, costituito principalmente da donne, la lotta partigiana stessa non sarebbe stata possibile. E' stata dunque incoraggiata l'introduzione della categoria di "resistenza civile" (elaborata da Jacques Sémelin in un contesto differente), uno strumento di analisi che ha permesso di comprendere la molteplicità delle condotte, non immediatamente riconducibili alla resistenza "armata" o "organizzata". Malgrado l'interesse di queste ricerche i rischi derivanti dall'assunzione di questa categoria non sono trascurabili, basti pensare a quel processo di estensione del concento di "resistenza civile" che ha portato all'inclusione nelle "pratiche di resistenza" di pratiche che potremmo definire di "sopravvivenza (tipo sfidare il coprifuoco per la ricerca di cibo). E' chiaro che in questo modo si finisce per "banalizzare" (o mettere in ombra) la lotta di quelle donne che, anche con armi in pugno, hanno fatto qualcosa di più che "sopravvivere", spesso anzi pagando con la vita il loro impegno militante. Ma si rischia anche di produrre una versione femminile del "siamo tutti resistenti ", altra faccia del mito "italiani, brava gente". Rischio che mi sembra tanto più reale, se si pensa al fatto che molte di queste ricerche, privilegiando il periodo 1943-1945, eludono una riflessione sul consenso, anche femminile, al fascismo durante il "ventennio" e sulla partecipazione delle donne a gruppi e organizzazioni fasciste.
Ma su queste questioni avremo modo di ritornare durante l'incontro promosso dal Laboratorio femminista Kebedech Seyoum a Bologna in occasione del 64 anniversario della battaglia di Porta Lame il 7 novembre (iniziativa di cui presto posterò qui il programma completo). Per intanto mi preme riprendere la questione che ponevo all'inizio di questo post, ovvero di come la privazione della memoria delle lotte passate e contemporanee è una forma di dominazione. E' chiaro che questo processo diviene vera e propria rimozione quando queste lotte riguardano donne di altri contesti nazionali, soprattutto se, come nel caso delle donne resistenti etiopi che lottarono contro l'invasione coloniale italiana, questa rimozione si intreccia con la smemoratezza (voluta e imposta) delle imprese coloniali fasciste e con l'immaginario sessista e razzista (tuttora operante, si pensi a molti dei discorsi sulle "migranti") che vuole le donne (in specie "non bianche") come vittime passive e consenzienti (e magari anche "felici").
La conoscenza del passato, della storia, di "questa" storia, che come sottolinea Gabriella Ghermandi nel suo Regina di fiori e di perle, "è anche la nostra", la conoscenza di queste ed altre "resistenze", di un passato di lotte che come donne ci ha viste protagoniste o comunque coinvolte, (pur se non sempre dallo stesso lato della "barricata"), ci sembra essenziale per mettere a punto nuove pratiche di resistenza per opporci efficacemente al fascismo, al razzismo e al sessismo nelle loro attuali articolazioni.
In molt* mi hanno chiesto negli ultimi mesi il perchè del nome Laboratorio femminista Kebedech Seyoum, spero di aver risposto almeno in parte. In molt* hanno anche lamentato la difficoltà di reperire foto e materiali sulla partecipazione delle donne etiopi nella lotta contro l'impresa coloniale italiana. Un ricco dossier è disponibile on line nel sito della Ossrea, con sede ad Addis Abeba. Ci sono molte informazioni su Kebedech Seyoum e su altre resistenti, sia per quanto riguarda il periodo dell'impresa coloniale fascista degli anni 30, che per la fase precedente culminata nella sconfitta dell'esercito italiano ad Adua. Ricchissima la bibliografia in appendice. Grazie ancora a Gabriella Ghermandi per la preziosa segnalazione.

La foto che illustra questo post è stata scattata nell'isola dell'Asinara. La donna che vi /ci guarda è Yodbar Gebru, musicista di fama internazionale. Nata il 12 dicembre 1923 ad Addis Abeba in un'agiata famiglia, all'età di sei anni si reca in Svizzera con la sorella , dove studia violino e pianoforte. Nel 33 torna in Etiopia, ma nel 37 - appena quattordicenne - , viene fatta prigioniera e poi deportata con il resto della famiglia prima sull'isola dell'Asinara poi a Mercogliano, vicino Napoli. Il destino di molte è stato molto più terribile.
Qui invece trovate la foto di un gruppo di veterane, scattata ad Addis Abeba nel 1973, durante una cerimonia di commemorazione della vittoria contro l'invasore italiano.


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lunedì 27 ottobre 2008

Colette Guillaumin: La colère des opprimées

Est-ce que la théorie est une place forte? Ou est-ce qu'elle est une chassa gardée? Ou bien plutôt qu'est-ce que la théorie? Les minoritaires - et on entendra ici par minoritaires non ceux qui seraient forcement en nombre moindre mais bien ceux qui dans une société sont en état de moindre pouvoir, que ce pouvoir soit économique, juridique, politique ... les minoritaires donc, dans quelque société que ce soit, sont dans une position singulière en ce qui concerne les productions intellectuelles: le plus souvent ils haïssent la théorie, la connaissant pour ce qu'elle est, le verbiage sacerdotal de ceux qui qui les dominent, ce qui sort de la tête et de la bouche de ceux qui disposent de la force (outils, armes concrètes, police, armée) et de la nourriture (salaires, terres, biens ...). Dans la relation majoritaire/minoritaire la force, les biens et la liberté individuelle qui en découlent étant des caractéristiques du dominant, l'expression institutionnalisée de sa conscience et de sa vue de la situation est la seule a être publiée, diffusée, et glosée. Cela alors se nomme "théorie". De plein droit. Qu'ils aient nom Malthus ou Hegel, Comte ou Gobineau, ou qu'ils aient été, bien avant eux, les théologiens, ils produisent ce qui pour les minoritaires est un cauchemar, eux qui ne savent d'ailleurs même pas le plus souvent les détails académiques de l'affaire, se contentant de connaître, en pratique et quotidiennement, par la contrainte, par le mépris subi, par la faim, que le place ils n'en ont que soumise toujours, mortelle parfois. Place du silence, de l'infériorité, de la menace diffuse. Menace à certains moments effroyablement précise, dans le coups, le meurtre. Et toujours à chaque instant le travail à fournir, la présence à ne pas faillir, l'attention à ne pas relâcher. Alors ne peuvent parler que l'amertume et la fureur; la pensée qui s'élabore, la, jamais n'est appelée théorie. Langage d'invective, de sarcasme, de passion refrénée. D'ironie et de noir blasphème, ou bien de désespoir blessé. [Colette Guillaumin, "Femmes et théories de la société: remarques sur les effets théoriques de la colère des opprimées" (1981), in Sexe, Race et Pratique du pouvoir ]
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