mercoledì 5 novembre 2008

Obama: dal Black Power alla Black House

Da mesi c'era chi discuteva se la famosa quartina di Nostradamus (e sì, c'è anche chi ha il tempo di discutere di simili piacevolezze) "sarà l'eletto Grigio e Nero dalla grande compagnia di Gesù uscito", piuttosto che all'elezione di un Papa ("nero" dal "continente nero" come nella canzone dei Pitura Freska), potesse riferirsi invece a quella di un presidente degli Usa, massima "autorità" dei nostri tempi ... Ebbene da oggi Barack Houssein Obama è il 44esimo presidente a stelle e strisce, si dirà che Nostradamus ci aveva preso e che per il Papa nero dovremo aspettare ancora un po' ...
In realtà sono state già dette, si dicono e si diranno un sacco di altre cose. Personalmente penso che la White House resterà (più o meno) la stessa White House, e sarebbe rimasta tale anche con una riverniciata Pink, soprattutto se di una ex-first lady ... Nonostante la rottura simbolica che questa vittoria (definita epocale) rappresenta , so (sappiamo) che, tanto per cominciare, non finirà la politica imperialista statunitense. E non finiranno nè cambieranno un mucchio di altre cose. Ma non posso nè ignorare nè sentirmi distante dai festeggiamenti che in queste ore si stanno svolgendo in tutto il globo, soprattutto nei (cosiddetti) ghetti abitati da latinos, neri, asiatici e altre "minoranze" in tutti gli Stati Uniti, nei sobborghi di Londra e altre metropoli, nelle banlieues parigine, nelle favelas e nelle baraccopoli africane ...
So (sappiamo) chi è Obama e soprattutto cosa non potrà essere. Sappiamo che la "sua" vittoria, non è la vittoria tardiva delle Black Panther e neanche del Black Power ma dell'establishment americano e del suo potere. Eppure ... come spiegarsi questo eppure ... Non basta a spiegarlo solo il godimento di sapere quanto questa vittoria dispiaccia comunque a un sacco di gente, come ad esempio ai gruppi per il nazionalismo e la supremazia bianca che stanno spuntando come funghi in tutti gli Stati Uniti...
Ma non basta. Non basta a spiegare perché. Perché nonostante sappiamo, noi ( individu* per un motivo o per l'altro "ai margini", "fuori della norma", individu* razzializzati ) percepiamo questa vittoria come anche nostra. Mi chiedo ancora perché?
La risposta non può che essere quella, dolorosa, di Lalla Fatma M'semer, così lucidamente espressa nell'articolo scritto per il n° 13 de L'Indigène de la République, che si chiude con una frase di Angela Davis.

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L'immagine l'ho presa dal sito Afroitaliani/e, a sua volta ripresa da qui, una risposta allo slogan razzista Keep the White House White ...
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5 commenti:

ventodamare ha detto...

Vincenza, sono davvero emozionato oggi. Devo dire che l'elezione di Obama ha cacciato via un po' di cinismo dalla mia anima e regalato un po' piu' di fiducia nell'uomo.. e speranza.. :-) Comunque, il papa "nero" ce lo abbiamo gia'.. :-)

Anonimo ha detto...

Come scrivevo in una lista di movimento stamani, la novità più evidente (almeno per me) è la crescita della divaricazione tra piano simbolico politico e piano sostanziale. Ma meglio con Angela:
« pour que rien ne change, il faut accepter que tout change ».
ciao V!
martina

v. ha detto...

Per Enzo: Condivido, con le riserve che ho espresso nel post, il tuo entusiasmo. E per il papa "nero" purtroppo hai ragione, ne abbiamo uno, ne abbiamo già avuto e uno dei peggiori stanno cercando di beatificarlo ... Buon we in anticipo e mi faccio sentire presto


Per Martina: completamente d'accordo. Un abbraccio forte, non ti ho ancora telefonato nè scritto ma ci provo nei prossimi giorni, promesso :-)
Abbracci

Fauno Silvestre ha detto...

Condivido tutte le tue riserve su Obama, come condivido in ogni caso questa sottile soddisfazione per uno smacco che ha ripercussioni anche sull'instabile equilibrio dei nostri parlamentari Pdiellini.

Non ho potuto leggere l'indagine di Republique non conoscendo il francese, ma è stata ottima secondo me la lettera a repubblica sulla questione dell'insulto razziale "abbronzato".
La cosa triste è che Repubblica, giornale che ormai ho smesso di leggere con la stessa ammirazione con cui lo leggevo due anni fa, sia stato incapace di sottolineare un aspetto così evidente di quell'insulto razzista..

Ancora complimentoni!

vincenza perilli ha detto...

Grazie dei complimentoni ;-)
Peccato per il francese perché l'articolo di Lalla Fatma M'semer è veramente bello, ma attenzione! L'Indigène de la République che ha pubblicato l'articolo di M'semer c'entra nulla con la nostrana La Repubblica (che io non leggo devo dire quasi mai), ma è la rivista del Mouvement des Indigènes de la République, movimento di francesi discendenti delle ex-colonie, veramente interessante come esperienza
Ancora grazie per i complimentoni ;-) che fanno sempre piacere ...
buona serata
v.