mercoledì 17 marzo 2010

Cie: volo low cost di sola andata (non solo per Joy)

Della necessità di cominciare un'azione di boicottaggio delle compagnie aeree che si prestano al rimpatrio forzato delle/dei migranti (e in particolare di Air Italy) avevo già parlato qui in Marginalia (nelle urgenze). Nonostante la poca risonanza e potere che posso avere, rilancio. Qualche giorno fa Joy è stata trasferita dal Cie di Modena (dove era stata rinchiusa alla fine dei mesi di carcere scontati nel carcere di Como per la rivolta di questa estate nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano) al Cie di Ponte Galeria a Roma. Insieme a lei, anche altre "rivoltose di via Corelli" hanno subito la stessa sorte (come presumibilmente altre e altri migranti in attesa di espulsione). Tutto fa pensare che il rimpatrio forzato (verso il paese di origine o i presunti paesi di transito) sia imminente (oggi stesso? domani?). E concentrare un buon numero di migranti in un unico Cie ( con aeroporto e ambasciata a portata di mano per facilitare procedure di riconoscimento e imbarco) risponde alla necessità di ottimizzare costi e tempi. Come avevo già avuto modo di scrivere i Cie low cost sono l'ultimo trend. Del resto già da alcuni anni (qui ne parliamo dal 2007) i capi di stato e di governo dell'Unione europea avevano cominciato un progressivo rafforzamento dei poteri della Frontex (l'agenzia Ue per le frontiere esterne), rafforzamento che prevedeva tra l'altro l'uso di voli charter per i rimpatri forzati con possibilità di scalo nei diversi stati membri. La lotta contro i Centri di identificazione ed espulsione, cominciata da alcune/i di noi quando ancora si chiamavano con un vergognoso eufemismo Centri di permanenza temporanea (Cpt), in questi ultimi mesi è riuscita ad aprire altre crepe nel silenzio complice grazie all'attivismo e il lavoro di denuncia di tante realtà diverse, realtà che hanno sostenuto in molteplici forme le lotte che i/le migranti portano avanti dentro e fuori i Cie. Una lotta contro i Centri di identificazione ed espulsione (che non sono solo luoghi di transito prima del rimpatrio forzato ma anche un potente mezzo di ricatto continuo, usato contro tutte/i le/i migranti come forza lavoro da sfruttare) dovrà necessariamente confrontarsi con le nuove strategie della politica sicuritaria, in continua evoluzione. Joy, che durante il processo per la rivolta di Corelli aveva denunciato un tentativo di stupro da parte dell'ispettore capo del centro (che l'aveva a sua volta contro-denunciata per calunnia) verrà espulsa, nonostante avesse deciso di rincorrere alla procedura prevista dal tristemente noto art. 18 per le vittime di tratta, procedura che avrebbe dovuto, sulla carta, metterla al riparo dal rimpatrio forzato. Ma al di là del "singolo" caso pur umanamente terribile (per Joy e altre/i nigeriani, si può fare pressione contro l'espulsione telefonando, scrivendo o mandando mail all'ambasciata di Roma :06/6896231, via Orazio 4, nigerian.rome@iol.it) rimane la necessità di trovare altri piani d'intervento oltre le forme di protesta pubblica, utilissime per continuare a "sensibilizzare" (denunciando le terribili condizioni di donne e uomini migranti all'interno dei Cie) ma che poco possono contro il complesso sistema di controllo messo a punto dai guardiani della fortezza europa.

L'immagine è una foto della performance In Mourning and In Rage, realizzata nel 1977 a Los Angeles da Susanne Lacy con lo scopo di denunciare il complice silenzio dei media sugli stupri e omicidi di donne

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