giovedì 7 maggio 2009

Vivre libre ou mourir. Per Mabruka, suicida in un Cie (e a perpetua memoria di una legislazione infame)

Stanotte, una donna migrante si è uccisa, impiccandosi, nel Cie di Porta Galeria a Roma. Si chiamava Mabruka Mamouni, aveva poco più di quarant'anni ed era in Italia da quasi trenta. Momentaneamente senza lavoro, non le era stato rinnovato il permesso di soggiorno. Questo significa essere "clandestina", anche dopo tre quarti della tua vita passati in un paese dove vige una legge infame. Fermata, portata nel centro di identificazione ed espulsione, lì detenuta per alcune settimane, sarebbe stata rimpatriata oggi. Ora non possono più farlo. Mi rifiuto di leggere la sua morte come un atto di disperazione, la disperazione deve essere tutta nostra che non siamo riusciti ad impedirlo. Quello di Mabruka è un gesto politico . Un gesto politico che urla. E dobbiamo urlare anche noi (insieme a tutt* le/i migranti in sciopero della fame e in rivolta nei centri di identificazione ed espulsione), noi con i documenti in tasca e tutti i sacrosanti diritti di "cittadina/o". Ma fuori, fuori di qui.

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Rinvio a (velocemente perché non è il momento di stare qui davanti a una tastiera):

Indymedia, No(b)logo, la stampa mainstream. Ma soprattutto la diretta dai microfoni di radio Blackout di Torino con una detenuta del Centro di Ponte Galeria

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15 commenti:

Anonimo ha detto...

Vero.
Vivere liberi o morire.
cioè:
Meglio morire liberi che vivere da schiavi.

Sì, è una questione politica gravissima, non un semplice fatto privato di una donna di cui i giornali già si sono affrettati a specificare "non aveva particolari precedenti di depressione, ecc.ecc."
(in linea col solito tentativo di suggerire che le donne sono ormonalmente disturbate, isteriche, emozionalmente instabili, o che chi si suicida non è lucido)

Però...
siamo proprio sicuri di dare una valenza solo del tutto politica ad un gesto ultimo e assoluto come questo?

Cioè:
non è che siamo in realtà noi, nella nostra ansia di trovare degli "eroi" a cui aggrapparci, a volere che sia così?
non vorrei cioè che ridefinissimo artificialmente il gesto di questa persona, per motivi nostri.

Io non penso che la donna volesse "fare una manifestazione politica" suicidandosi.
Semplicemente è probabile che abbia valutato che la sua vita non potesse continuare altrove, da sola, al di fuori della sua famiglia e del mondo in cui ha vissuto i suoi ultimi 20-25 anni.
riciclarsi in una nuova vita a 40-50 anni è impossibile per molti.

Io, al posto di quella donna, francamente l'ultima cosa a cui avrei pensato era "fare il grosso gesto politico". Tantomeno con la mia stessa vita.

Insomma, non so come spiegarmi,
questi fatti hanno un pesante significato politico per noi, ma non tiriamone fuori a tutti i costi degli eroi alla Che Guevara che fra di noi non riusciamo a trovare.

non so, forse non sono riuscita a farmi capire...
mah

e forse non dovevo neppure scrivere commenti, dato che "non si può stare alla tastiera in momenti simili"...

e dove vado? fuori in strada a parlare da sola, e a dirmi quant'è brutto il mondo? a nessuno frega nulla di Mabruka, purtroppo.
Anzi, in una recente intervista a dei passanti del Nord Italia, una tipa ha detto che non le importa più nulla se gli immigrati annegano o vengono cacciati via: devono morire tutti, perchè lei è razzista e non li sopporta.

Se il clima è questo...
la tomba di Mabruka non scatenerà alcuna rivolta popolare.

ciao

Hidden Side ha detto...

Non credo proprio che Mabruka Mimuni volesse essere una eroina ... e nessuno la vuole rendere tale.

Come non vuole essere un eroe l'operaio che muore bruciato o cade dall'impalcatura.

Come non voleva essere una eroina Esat Ekos, ed il figlio che aveva in grembo, o i 300 e più morti nel canale di Sicilia.

Si chiamano vittime ... non eroi, e vittime le voglio chiamare.
Vittime dell'arroganza di un potere ipocrita e cieco ed inumano.

Vorrei una storia che parlasse dal punto di vista di chi è schiacciato.
Una storia ed una politica che non sia fatta di eroi.
Una storia ed un cronaca ed una politica .. in cui ciascuno di noi sappia indignarsi per ogni piccola ed enorme ingiustizia.

Che sappia indignarsi per dei naufraghi e dei rifugiati (vittime del nostro colonialismo) consegnati nelle mani di uno spietato dittatore.

Il dolore che provo, così incongruo ed ingenuo, cretino per il pensiero dominante, non cerca eroi, cerca sentimenti umani e di lotta e di ribellione.

Anonimo ha detto...

Che cazzo c´entra quell´assassino di Guevara ?

incidenze ha detto...

Credo che dire che quella morte è un atto politico, che urla, non significhi dire che quella donna si è "sacrificata" come simbolo.
Non credo proprio che, scrivendo questo, Vincenza (lontanissima da ogni culto del "martirio" e spesso nitidamente critica della "eroicizzazione") voglia confondere l'atto di questa donna con il gesto di un Jan Palach.

Ma questa storia, dall'inizio alla fine, è "politica". Non la rappresentazione della politica, ma la dimensione politica dei nostri modi di vivere e morire, in specie di QUEL modo, della vicenda di quella donna, di cui sappiamo poco, e solo a partire da questo finale atroce.

E' politico nascere in un paese o in un altro, sono politici i rapporti umani e sociali in cui ci si trova, è politico rischiare, affrontare disagi, spesso a rischio della vita, per uscire da una condizione invivibile. E' politico come si viene accolti o respinti, discriminati, braccati o reclusi, inferiorizzati più o meno e come: reddito, lavoro, qualifica, diritti. E' politico un sistema che può rinchiuderti per rispedirti d'autorità nel paese che hai lasciato, dove non ti attendono certo per festeggiarti, è politico che una non ne possa più, non ce la facciapiù, non ci stia più. Che, oggi, non ci sia più.
Sarebbe politico, ora, anche tacere, anche non dire, sorvolare, rassegnarsi, limitarsi a "compatire".
E' politico non tacere, cercare di far sì che il "fatto" - e le responsabilità - non vengano sepolti, con questa donna.
E che con il suo corpo, non venga sepolta la sua memoria.

celeste ha detto...

bonsoir ma belle, je viens de publier un billet sur Mabruka.
baci ci vediamo presto :-)

Hidden Side ha detto...

incidenze,
sottoscrivo ogni tua riga.

GLORIA ha detto...

Sono italiana, lavoratrice e comunista da sempre, ma non mi sento tutelata nè dal governo nè tantomeno da qualunque opposizione(sebbene ripeto che sono comunista). Ho perso il lavoro in fabbrica 10anni fa perchè i miei datori di lavoro hanno pensato(a ragion loro) che prendere a lavorare le extracomunitarie li avrebbe fatti risparmiare EW guadagnare di piu. Non capisco che cosa può spingere una persona che si definisce di sinistra quindi attenta ai problemi sociali a difendere questi immigrati che vengono soltanto a rubarci il lavoro. Di fare quel gesto ci avevo pensato anch'io, ma sono riuscita ad andare avanti, e non certo grazie a bertinotti, ma soltanto grazie al mio cuore che batte sempre dal lato giusto e nel posto giusto.
UN SALUTO A TUTTE LE COMPAGNE CHE LA PENSANO COME ME
GLORIA

Rosetta ha detto...

Non possiamo non ribellarci e l'unico modo è quello di essere insieme alle donne e agli uomini migranti nelle loro lotte
un abbraccio

marginalia ha detto...

Per anonimo/a (1): dire che il gesto di questa donna è un atto politico, non significa farne "un'eroina". Rudy (Incidenze) e Hidden Side hanno capito perfettamente quanto volevo dire (grazie). E non ho neanche detto che "non si deve stare alla tastiera", semplicemente credo che è il momento di fare soprattutto altro. E le "rivolte" non nasceranno mai se restiamo (unicamente) chiuse/i qui dentro. Le "rivolte" (piccole e grandi) si fanno per le strade, come hanno fatto i/le migranti dopo la strage di Castel Volturno ...

Per Incedinze e Hidden Side: grazie infinite delle cose che avete espressso così lucidamente

Per anonimo/a (2): Ernesto "Che" Guevara non è un assassino. E dare questi giudizi su un morto anonimamente non mi sembra eticamente accettabile

Per Celeste: merci ma belle, je t'embrasse bien fort

Per Rosetta: un abbraccio rivoltoso

Hidden Side ha detto...

Io oggi vado qui:
Un appello e l'invito per un presidio a Roma:
Solidarietà con le recluse e i reclusi di PONTE GALERIA! Ponte Galeria, Roma. Tunisina si impicca al CIE.
Un altro omicidio di stato. Nella notte tra il 6 e il 7 maggio 2009 nel Cie di Ponte Galeria è morta Nabruka Mimuni, detenuta tunisina, 44 anni. Residente in Italia da 30 anni, è stata arrestata due settimane fa mentre era in fila per rinnovare il permesso di soggiorno.
Le hanno comunicato che sarebbe stata espulsa e si è uccisa.
Da quel momento i detenuti e le detenute di Ponte Galeria stanno dando vita ad uno sciopero della fame per protestare contro questa morte, contro le condizioni disumane di detenzione, contro i maltrattamenti, contro i rimpatri, contro l'esistenza dei CIE.

Sabato 9 maggio, ore 15.00 appuntamento alla Metro Piramide in solidarietà con le lotte dei reclusi e le recluse nel CIE di Ponte Galeria come in tutti gli altri lager d’Italia Chiudere i CIE subito Nessuna gabbia, Nessuna frontiera!

Anonimo ha detto...

Mi chiamo Aida, ho 27 anni dei quali 15 in Italia, quindi ben più della metà della mia vita trascorsa qua, mi fa male dirlo ma come tutti quelli come me, io sono un Apolide non nel senso corretto del termine, perché ho la cittadinanza senegalese, ma non mi sento senegalese e non posso nemmeno sentirmi italiana, sono più fortunata di Nabruka, io il fatidico pezzo di carta, ce l'ho, ma non serve a niente perché ogni giorno c'è qualcuno che mi fa notare che sono diversa, perché sono nera. Certo, al momento non devo preoccuparmi di un eventuale espulsione, ma, nel caso io decidessi di andare a cambiare la foto sul mio pezzo di carta, rischio come è successo a molti di vedermelo cambiare da tempo indeterminato (perché residente regolarmente in Italia da più di 5 anni con reddito) a tempo determinato di 4 o 5 anni (ora non ricordo di preciso) ma in quel caso se io dovessi perdere il lavoro, non me lo rinnoverebbero più, anche se cresciuta qua e mi troverei, anch'io, a dovere lasciare questa amata e odiata terra.
Anche se il gesto della povera Nabruka fosse politico (sicuramente non è così) non importerebbe al 80% degli italiani e forse oltre. Un paese dove si fanno proposte di leggi da periodo fascista, leggi che molto spesso sono votate e approvate, certifica il livello di integrazione e di razzismo che c'è, in questo paese. E sopratutto, certifica, la volontà della maggioranza del popolo italiano.

Hidden Side ha detto...

Torno adesso dalla manifestazione, ho parlato di te con le compagne romane :)

marginalia ha detto...

Per Hidden Side: ;-)))

Per Aida: sono perfettamente d'accordo sul fatto che il razzismo "istituzionale" è possibile anche perchè c'è un razzismo (e un sentire di tipo razzista) diffuso. Ed è proprio su questo che tento (per quanto mi è possibile) di "agire". Sul gesto politico o non politico di Mabruka, ho spiegato in quali termini parlavo di "politico", senza voler fare di questa donna ne un'eroina ne una santa
Un abbraccio e grazie di essere passata di qui, sperando di avere occasione d'incontrarti nel "mondo reale"

Marisa ha detto...

quanto è cara la libertà ma quante vite ancora costerà?

marginalia ha detto...

Se continua in questo modo, credo ancora molte