giovedì 29 ottobre 2009

Storia di un'ex-colonizzata tra mito degli italiani brava gente e realtà razzista della postcolonia

Mentre qualcuna riprende la storia di Salmata Bamba - la donna in fuga dalla Costa D'Avorio e finita, su due piedi, in un Centro di identificazione ed esplulsione - e lo fa con un titolo terribile e magnifico (Prego signora, si accomodi all'Hotel Italia), leggo di un'altra donna appena giunta dall'Eritrea, dopo un viaggio da incubo durato mesi: prima attraverso il Sudan, poi - dopo una sosta di tre mesi in Libia - per dieci lunghissimi giorni in un barcone, con altre/e quasi trecento persone (donne, uomini, bambine/i) che le autorità maltesi ed italiane lasciano alla deriva senza cibo e acqua nel solito scarico di responsabilità (e non tutte/i ce l'hanno fatta). Marhaout, 19 anni, incinta, è ora ricoverata in un ospedale siciliano e non ho idea di cosa ne sarà di lei da qui a qualche giorno. Ma leggo, in un articolo, la sua storia, e sì ,anche questa ti strozza la gola. Perché Marhaout racconta di essere giunta qui rincorrendo una sorta di sogno, quello dell'Italia "paese più bello del mondo", paese che lei ha amato attraverso i racconti del nonno, Mario Golino, partito da Roma per l'Eritrea durante gli anni dell'impresa coloniale in Africa. Sposato con una donna del luogo è questo ex-colono che trasmette "a figli e nipoti l'amore per l'Italia". Insieme ne ha trasmesso, direi, anche il mito. Non mi è dato sapere cosa ne sarà di Marhaout, se sarà esplulsa, se sarà rinchiusa in un Cie o se, infine, riuscirà a restare in Italia (dovrebbe poter godere del diritto d'asilo), trovando magari poi lavoro come "badante" o "colf" presso qualche brava famiglia italiana che le conterà anche la frutta che mangia ("metà mela a pranzo e l'altra metà a cena", così imponeva uno dei "badati" ad un'amica, arrivata anche lei dall'Eritrea quasi dieci anni fa, con altri sogni, speranze, desideri, ben lontani dalla lotta quotidiana per piccoli margini di libertà, come poter mangiare se non due, almeno un solo frutto al giorno, ma senza dividerlo a metà, che la sera è tutto nero ...). O forse sarà fortunata, qualcuno dei "possibili parenti italiani" (ha perso nomi e indirizzi in mare) si farà vivo. Ma in ogni caso non mi è dato sapere cosa penserà Marhaout di questo paese quando imparerà a conoscerlo: il paese dei Cie, del pacchetto sicurezza, dei Maroni e dei Gentilini (non soltanto quelli che vedi in tivù, ma quelli e quelle che incontri ogni giorno per strada, sui bus, negli uffici e magari di urlano "sporca negra"). Il paese dove si sono consumate le storie di Mabruka, di Kante, di Joy ... Quel paese che Zahra (somala, giunta anche lei in Italia immaginandolo un "paese meraviglioso") ha abbandonato con amarezza (e senza miti) dopo 28 anni, non sopportandone più il clima di pesante razzismo.
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1 commenti:

amarezza ha detto...

Grazie per dar voce al nostro infinito dolore
un'eritrea in diaspora