martedì 13 ottobre 2009

Noi non siamo complici!

NOI NON SIAMO COMPLICI

Noi non siamo complici! è il titolo del volantino che un gruppo di antirazziste, femministe e lesbiche, ha distribuito oggi pomeriggio, a Bologna, durante un'azione di agit-prop sul bus 14 A, quello che dal centro porta in via Mattei, dove è situato il Centro di identificazione ed espulsione della città. "Sapete dove porta questo autobus?", così esordisce una donna del gruppo. "Questo autobus porta al Cie. E sapete cos'è un Cie?". E comincia a leggere il volantino, in cui si denunciano le violenze che le donne subiscono all'interno dei Centri di identificazione ed espulsione. Ed è sotto il Cie di via Mattei, che si è concluso il presidio itinerante. Per alcune ore le antirazziste hanno portato la loro solidarietà alle donne lì detenute e alle "rivoltose" di via Corelli , con interventi, striscioni e fuochi d'artificio, circondate da un esagerato dispiegamento delle cosiddette forze dell'ordine. Dieci probabili denunce per presidio non autorizzato hanno chiuso la giornata ma resta una grande determinazione. Non è che l'inizio: noi non siamo complici!

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Quante volte, studiando la storia del Novecento, è capitato di chiedersi perché durante il nazismo la gente facesse finta di non vedere quanto avveniva nelle strade delle proprie città – rastrellamenti, soprusi, violenze – e di non sapere ciò che succedeva nei lager? E quante volte la risposta è stata “Io non avrei potuto far finta di niente”? E allora perché oggi tante, troppe persone, fingono di non vedere quello che succede nelle strade, fingono di non capire gli effetti mortali che il cosiddetto “pacchetto sicurezza” ha sulla vita di migliaia di esseri umani, fingono di non sapere che nelle città in cui viviamo ci sono luoghi che, per come ci si viene rinchiusi/e e per alcune delle violenze che vi vengono esercitate, ricordano i famigerati lager di stampo nazista? Questi luoghi si chiamano Cie – Centri di identificazione ed espulsione, nuovo nome per i Cpt – Centri di permanenza temporanea creati nel 1998 con la legge Turco-Napolitano e disseminati su tutto il territorio nazionale. Da tempo le migranti e i migranti detenute/i denunciano le spaventose condizioni di vita all’interno dei Cie, le continue violenze e umiliazioni, i pestaggi, le malattie non curate e le morti sospette. Ciononostante il ministro Maroni ha annunciato recentemente, in nome della “sicurezza”, la costruzione di nuovi Centri di identificazione ed espulsione. Hanno provato a raccontarci che nei Cie vengono rinchiusi i “clandestini” perché gli stranieri sarebbero tutti, secondo la retorica del razzismo istituzionale, criminali e potenziali stupratori, e che quindi, anche senza che abbiano compiuto alcun reato, è giusto che stiano rinchiusi lì anche per 6 mesi per poi venire espulsi dall’Italia. Ma noi sappiamo cos’è la sicurezza di cui ci parlano. Sappiamo cosa sono i Cie. Sappiamo cos’è il razzismo istituzionale. E sappiamo cos’è la violenza. Sappiamo per esperienza che i luoghi pericolosi per le donne sono soprattutto le case in cui viviamo, i luoghi in cui lavoriamo, le canoniche e le questure nelle quali abbiamo la sventura di avventurarci o di essere portate. E anche le quattro mura di un Cie, dove tantissime donne subiscono molestie, torture e stupri da parte dei loro guardiani. Umiliazioni e violenze che le donne migranti non hanno mai smesso di denunciare. Come Raya, una delle donne migranti rinchiuse nel Cie di via Mattei a Bologna, che lo scorso maggio è stata picchiata da un poliziotto in borghese e poi lasciata svenuta sul pavimento sotto gli occhi indifferenti degli operatori della Misericordia, il “misericordioso” ente che gestisce il Centro. O come le donne migranti che nel Cie di Lampedusa hanno intrapreso, all’inizio dell’anno, una lunga rivolta per protestare contro i rimpatri, denunciare le condizioni all’interno del Cie e chiederne la chiusura. O come la protesta delle compagne di Mabruka, donna di origini tunisine da 30 anni in Italia, che si è impiccata nel Cie di Ponte Galeria a Roma ad aprile pur di non essere deportata, protesta che si è poi estesa alle camerate degli uomini. O come Joy, una donna africana imprigionata e processata a Milano per essersi ribellata, lo scorso agosto, ad un tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo del Cie Vittorio Addesso e alle condizioni disumane in cui, con altre donne e uomini, era costretta a vivere nel Cie di via Corelli. Per le sue dichiarazioni Joy rischia, ora, un processo per calunnia, perché nell’Italia del terzo millennio questi lager non si possono mettere in discussione, e quello che accade lì dentro deve restare omertosamente nascosto. Proprio come la violenza sessista che le donne subiscono in famiglia e nei luoghi di lavoro. Noi sappiamo e non vogliamo tacere. Non vogliamo essere complici delle violenze perpetrate contro le donne migranti in nome della “sicurezza”. In concomitanza con la sentenza per la rivolta nel Cie milanese di via Corelli, abbiamo scelto di trovarci davanti al Cie di Bologna per esprimere alle donne rinchiuse lì la nostra vicinanza solidale, ma anche e soprattutto per denunciare all’esterno quello che accade dentro questi lager del terzo millennio. E tu? Continuerai a far finta di non sapere?


5 commenti:

Giovanni ha detto...

Ciao, sono il vicedirettore di un settimanale calabrese e sono un compagno. da alcune settimane dedico una sezione del giornale alle migrazioni perchè ognuno di noi ha l'obbligo di non tacere di fronte alle deportazioni e alle leggi razziali del governo nazileghista. mi sono imbattuto nel vostro blog e vorrei chiedervi il permesso di pubblicare sul mio giornale (lo trovate su www.larivieraonline.com e nelle ultime 3 edizioni da pag.39 a 41 trovate MIGRAZIONI) questo vostro pezzo che mi sembra molto significativo e diretto.
saluti a pugno chiuso ma sempre pronto ad aprirsi per dare una carezza
Giovanni Maiolo
http://blog.libero.it/ekkekkazzo

marginalia ha detto...

Ciao Giovanni,
ho dato un'occhiata alla rivista e probabilmente per mio (spero momentaneo)offuscamento cerebrale non sono riuscita a traviare la pagina Migrazioni. Comunque ci fa piacere se pubblichi il documento "Noi non siamo complici!", abbiamo bisogno di tutta la visibilità possibile ... Ovviamente oltre a questo documento puoi pubblicare anche altro, ti chiediamo solo di citare la fonte e di inserire un link cliccabile. E se poi sei così gentile da comunicarcelo ;-)
Buon lavoro, a presto

Valeria ha detto...

Bravissime!!!

Anonimo ha detto...

Scusatemi se scrivo di nuovo, non so se avete ricevuto ma mia richiesta di ieri.
Mi occupo della rubrica al femminile di una rivista on line www.aurorainrete.org, sarei interessata a pubblicare il vostro pezzo con vostro link ovviamente con il vostro permesso.
che ne dite?
grazie del vostro impegno e lavoro!
claudia

marginalia ha detto...

Cara Claudia scusami/scusaci, non avevamo visto il tuo primo messaggio. Certo che puoi pubblicare il documento, così come tutto quello che ritieni possa essere significativo per la vostra rivista. Ti ringraziamo se vorrai farlo con un link cliccabile e se quando lo avrai fatto ci segnalerai la pagina. Intanto proverò a scriverti anche presso la redazione di Aurora in Rete, nel caso tu non legga questo messaggio
ancora grazie e buon lavoro anche a te