venerdì 30 novembre 2012

Balibar e l' "intersezionalità"

In occasione dell'uscita del suo ultimo volume Citoyen-sujet et autres essais d’anthropologie philosophique (Puf, 2012), Étienne Balibar ha concesso una lunga intervista a Nicolas Duvoux e Pascal Sévérac, in cui si accenna anche alla questione dell' "intersezionalità" a partire dalla domanda "Peut-on concilier l’analyse de l’antagonisme de classe et la visibilité des différences anthropologiques?". La video-intervista è nel sito La vie des idées. Grazie ad Incidenze  della segnalazione
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giovedì 29 novembre 2012

Donne del Mali: diciamo no alla guerra per procura!

Grazie a Il Paese delle donne che - con la capacità di "fare rete" che lo contraddistingue - ha ripreso l'appello lanciato da Aminata Traoré ed altre femministe maliane e lo ha reso disponibile nella traduzione italiana di Giovanna Romualdi nel proprio sito: Donne del Mali: diciamo no alla guerra per procura!. Continuiamo a far girare ...
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martedì 27 novembre 2012

Lo schermo del potere al Torino Film Festival

In collaborazione con il Torino Film Festival, il Museo Nazionale del Cinema ospita, mercoledì 28 novembre, alle ore 17.00, nella sala eventi della Bibliomediateca, la presentazione del volume Lo schermo del potere. Femminismo e regime della visibilità di Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi. Ne discuteranno con le autrici Liliana Ellena e Alina Marazzi // L'immagine, tratta dalla copertina del libro, è - come avevamo già avuto modo di segnalarvi - un'opera di Birgit Jürgenssen, Gladiatorin, 1980
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Mali: no alla strumentalizzazione della violenza contro le donne per giustificare l'intervento militare

Grazie a Susi Monzali per averci segnalato questo appello di Aminata Traoré ed altre femministe maliane, contro la strumentalizzazione della violenza contro le donne da parte della comunità internazionale per giustificare l'intervento armato in Mali. Trovate l'appello - che vi chiediamo di far girare -, Disons "no" à la guerre par procuration, a questo link
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domenica 25 novembre 2012

Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne / Smaschieriamoci contro la violenza (del) maschile

Pubblichiamo, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, un documento del Laboratorio Smaschieramenti con il quale ci sentiamo particolarmente in sintonia, anche per la capacità - che ci sembra ancor oggi così rara - di riflettere a partire dal proprio posizionamento e fare la "storia" del proprio percorso politico, rifuggendo da comode e consolanti "soluzioni". // 25 Novembre 2012 - Giornata internazionale contro la violenza maschile: Smaschieriamoci contro la violenza (del) maschile // Quando parliamo di violenza maschile contro le donne non ci riferiamo solo alle forme di violenza comunemente riconosciute come tali - assassini, stupri, violenza domestica - che pure sono fenomeni molto più diffusi di quanto si pensi, in tutti gli ambienti sociali e in tutte le fasce d'età. Parlare di violenza maschile significa individuare un meccanismo che determina e condiziona /continuamente/ le nostre esistenze. Non si tratta di un fenomeno isolabile dal resto, di un incidente di percorso, o soltanto di un cattivo comportamento da cui prendere le distanze: la violenza maschile sulle donne è parte integrante della nostra società e della nostra cultura, che vogliono tenere ben distinti due sessi e due generi per mantenere la supremazia, più o meno velata, di uno dei due sull'altro.In questo senso,la violenza contro le persone transessuali e transgender, della quale abbiamo ricordato le vittime il 20 novembre, è in stretta relazione con la violenza di cui sono oggetto le donne e le lesbiche.Dobbiamo essere capaci di vedere la continuità che esiste fra tutta una serie di esperienze ben presenti nella vita di ognuna/o/u di noi: la divisione asimmetrica del lavoro di cura nelle famiglie, l'imposizione, diretta o indiretta, di rapporti sessuali non desiderati all'interno delle relazioni di coppia, la forma stessa delle relazioni amorose con il loro portato di aspettative e pretese, la colpevolizzazione della donna che "abbandona" il partner e tutte le piccole e grandi vendette conseguenti; gli sguardi, le parole, gli atteggiamenti arroganti, la scarsa considerazione ed il paternalismo di cui spesso siamo oggetto in quanto donne; la cultura perbenista e misogina che ci pone come unica alternativa quella fra moglie e puttana, o fra /brava-ragazza-che-studia-e-lavora/ e velina; l'educazione che bambini e bambine ricevono fin da piccoli/e affinché si conformino a precisi ruoli di genere; lo sfruttamento, subdolo ma intensissimo, delle nostre presunte attitudini "femminili" o "maschili" sul lavoro; il ricatto economico che, con la crisi, costringe sempre più donne a rimanere docilmente nell'ambito familiare o di coppia; i mille ostacoli che ci impediscono di esercitare liberamente il diritto di decidere /se/, /quando/ e /come/ diventare madri (si pensi solo a quanto è difficile procurarsi la pillola del giorno dopo, alla colpevolizzazione che circonda le donne che abortiscono, ai medici obiettori, alla deresponsabilizzazione dei maschi rispetto alla contraccezione, o al fatto che l'educazione sessuale delle/degli adolescenti nel nostro paese è affidata di fatto soltanto ai mass media, al sentito dire e all'industria pornografica mainstream). Agli estremi di questo /continuum/ ci sono la violenza fisica, lo stupro, l'uccisione. Ma questo vuol dire anche che, *essendo tutte/i/ implicat@, tutte/i/ abbiamo la possibilità di fare qualcosa per smontare un piccolo pezzo di quel grande sistema culturale che sostiene la violenza maschile contro le donne e contro chi trasgredisce i confini dei generi sessuali. Il Laboratorio Smaschieramenti è nato proprio a seguito della grande manifestazione contro la violenza maschile contro le donne del 24 novembre 2007 a Roma: una manifestazione alla quale gli uomini non erano stati invitati. Piuttosto che criticarla, abbiamo deciso di lasciarci interpellare da questa decisione: per questo abbiamo costituito un gruppo misto, formato da soggettività codificate come "donne" e soggettività codificate come "uomini", con relazioni omosessuali, lesbiche e/o eterosessuali, che riflettessero a partire dai propri diversi posizionamenti sul privilegio maschile, sulla sua costruzione sociale e culturale e su come sabotarla. In questi cinque anni di lavoro, abbiamo capito che, da parte di chi vive in abiti maschili in una società come questa, non è sufficiente proclamare di essere un maschio "diverso", sensibile, solidale, magari gay per poter stare credibilmente in piazza il 25 novembre e in tutte le lotte contro la violenza maschile sulle donne. Un discorso contro la violenza maschile sulle donne pronunciato da "uomini" è credibile solo se parte dal riconoscimento del /privilegio/ che viene loro accordato in ogni più piccolo aspetto della vita, anche a dispetto degli sforzi e dell'eventuale scelta di essere maschio "diverso" o "dissidente". Un privilegio che li rende comunque in qualche modo /strumento/ della violenza contro le donne. È necessario allora mettere in atto *pratiche concrete* di smarcamento dal maschile dominante, che di volta in volta, nelle varie situazioni pubbliche e private, nella vita di relazione come nelle pratiche politiche, spezzino la nostra potenziale complicità con esso.Non si tratta solo di non picchiare e non stuprare. La cultura machista che alimenta e sostiene la violenza contro le donne è fatta anche di tutta quella lunga serie di battutine, risate, commenti pesanti, luoghi comuni sulla sessualità che affollano le conversazioni. Allora si tratta, per esempio, di rifiutare la propria complicità, spezzare il "cameratismo" (o il quieto vivere) e non restare in silenzio in queste situazioni. Parte di questa lotta è anche la produzione consapevole di maschilità non egemoniche - froce, butch, drag king... - che contribuiscano a denaturalizzare il binarismo dei sessi e dei generi, e con esso il maschile e i suoi privilegi. La violenza contro le donne non può essere ridotta a una questione di ordine pubblico, e il compito di contrastarla non può essere semplicemente delegato a un impianto legislativo, ma deve essere il punto di partenza per ripensare il binarismo dei sessi e dei generi e tutte le dinamiche di potere che pesano sulle nostre vite //.
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venerdì 23 novembre 2012

Chiudere CasaPound / Reminder

L'appuntamento per la manifestazione antifascista contro l'agibilità politica di formazioni neo-fasciste come CasaPound è per domani pomeriggio. Noi ci saremo, speriamo che altri/e facciano altrettanto. Tra l'altro il tempo promette anche bello, niente di meglio per una bella passeggiata insieme // Chiudiamo CasaPound // CasaPound: facciamola finita // Dalla parte dei migranti e delle migranti, per la chiusura di CasaPound //
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Femministe a parole / Un'intervista di Bella Queer su Radio UniNomade

Mentre si lavora alla messa a punto delle  nuove date del tour, mercoledì scorso a Radio UniNomade, il collettivo Bella Queer di Perugia ha dibattuto di femminismi, queer e parole a partire dal volume Femministe a parole, insieme ad una delle curatrici e Renato Busarello che con il Laboratorio Smaschieramenti ha firmato la voce "Uomo". Potete ascoltare la trasmissione qui (l'audio non è il massimo, ma non facciamo le difficili, eh!)
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Dalla parte dei migranti e delle migranti, per la chiusura di CasaPound

Da qualche mese, a Bologna, viene concessa una larga agibilità politica a una associazione neo-fascista denominata CasaPound. A distanza di quasi un anno non abbiamo certo dimenticato quanto accaduto a Firenze quando un militante di Casa Pound ha ferito tre migranti uccidendone altri due. Di qualche giorno fa sono poi le notizie delle “ronde anti-immigrati” in Abruzzo e la costituzione della prima cellula italiana di “Alba Dorata”, partito neonazista greco. Non abbiamo dimenticato, ed è per questo che non permetteremo che tutto ciò accada ancora e non abbasseremo la guardia contro i fascisti di ieri e di oggi. Ormai in diverse parti d’Italia gruppi neo-fascisti perseguitano i migranti con atti violenti. Noi, migranti e italiani, non possiamo permettere che il fascismo continui a ottenere spazi di visibilità. Noi sappiamo inoltre che una legge, la Bossi-Fini, quotidianamente ricatta milioni di migranti legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. Le leggi dello Stato trattano i migranti come uomini e donne che possono essere espulsi anche dopo anni di lavoro in Italia. Uomini e donne che possono essere rinchiusi nei Cie e privati della loro libertà. Da anni diciamo che la Bossi-Fini va abolita e anche in questa occasione di rifiuto di tutti i fascismi lo ribadiamo ad alta voce. Sappiamo anche che con la crisi economica i migranti pagano il prezzo più alto a causa del razzismo istituzionale. Nella crisi, le leggi vedono nei migranti i lavoratori che possono essere sacrificati per primi, sempre messi alla prova,come corpi estranei. Ovunque i datori di lavoro si sentono in diritto di trattare i migranti come oggetti, tanto più se ci si ribella contro lo sfruttamento: è successo a Rosarno come a Mantova. Mentre molti migranti perdono il permesso di soggiorno e vedono le proprie famiglie dividersi a causa della crisi, gruppi apertamente razzisti si sentono tutelati, liberi di muoversi, e ottengono sedi per riunirsi e agibilità politica. Noi pensiamo che il razzismo istituzionale e il razzismo di Casa Pound non possono trovare spazio in questa città . Noi, migranti e italiani, rifiutiamo i gruppi fascisti e lottiamo contro il razzismo istituzionale e la legge Bossi-Fini. A Bologna, città che tanto ha dato alla lotta antifascista e che tutt’oggi è attraversata da molte pratiche, gruppi e associazioni politiche e culturali uniti nel nome dell’antifascismo e dell’antirazzismo, la presenza di uno spazio politico affidato a Casa Pound è inaccettabile. Per queste ragioni sosteniamo la manifestazione del 24 novembre per l’immediata chiusura di Casa Pound. Perché saremo noi, migranti e italiani, a togliere il permesso a tutte le forme di razzismo e fascismo. Per la libertà dei e delle migranti, contro ogni fascismo! // Coordinamento Migranti Bologna // S.I.M. XM24 // Connessioni Precarie // Sportello medico giuridico Al-Sirat // Migranda //
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mercoledì 21 novembre 2012

Il fuoco della rivolta

Il fuoco della rivolta. Torce umane dal Maghreb all’Europa, è l'ultimo libro di Annamaria Rivera che analizza il fenomeno delle auto-immolazioni pubbliche e di protesta, riconducendolo nell’ambito del conflitto sociale,senza fare "un elogio del suicidio tra le fiamme”, ma bensì augurandosi che questo serva infine a “rendere esplicito il conflitto” e “organizzarlo in forme tali che esso possa fare a meno di corpi che ardono nelle piazze” (pag. 180). Su questo auspicio si chiude anche la recensione del volume di Gianluca Paciucci alla quale rinviamo per una puntuale lettura del testo
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martedì 20 novembre 2012

Femminismo senza frontiere. Riflessioni intorno al testo di Chandra Talpade Mohanty

Il volume Femminismo senza frontiere. Teorie, differenze, conflitti, recentemente pubblicato da Ombre Corte (e che raccoglie i saggi più significativi di Chandra Talpade Mohanty - attivista e teorica femminista indiana -, a partire dal celebre saggio del 1986, Under Western Eyes: Feminist Scholarship and Colonial Discourses), sarà domani pomeriggio al centro della lezione di Raffaella Baritono, curatrice del volume, all'interno del seminario Dal femminismo agli "altri femminismi" (21 novembre, ore 15-17, aula XI, via Zamboni, 38 - Bologna)
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Sandy Smith / Ad memoriam

Sandy Smith (25 dicembre 1950 - 3 novembre 1979), assassinata insieme a James Waller, Bill Sampson, Cesar Cauce e Michael Nathan - come lei militanti del Communist Workers Party - durante una manifestazione a Greensboro (North Carolina) il 3 novembre del 1979 da membri del Ku Klux Klan e dell' American Nazi Party
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Intersezionalità / Mappe e problemi

Condividiamo la bibliografia essenziale relativa all'incontro del 19 ottobre sul concetto di intersezionalità all'interno del seminario di autoformazione Dal femminismo agli “altri femminismi” // Liliana Ellena e Vincenza Perilli: Il concetto di intersezionalità: mappe e problemi // Alcuni testi fondamentali della genealogia del dibattito sull’intersezionalità all’interno dei movimenti statunitensi delle femministe nere: Davis, Angela (1971), «Reflections on the Black woman's role in the community of slaves», Black Scholar, vol. III, n. 4, pp. 3-15. Trad. italiana: «Riflessioni sul ruolo della donna nera nella comunità degli schiavi», in Ann Gordon et al., Donne bianche e nere nell’America dell’uomo bianco, La Salamandra, Milano, 1975 // Combahee River Collective, The (1977), The combahee river collective statement in Zillah Eisenstein (a cura di), Capitalist patriarchy and the case for socialist feminism (pp. 362-372), Monthly Review Press, 1979.Trad. Italiana: «Una dichiarazione di intenti di femministe nere», in Veruska Bellistri (a cura di), Sistren. Testi di femministe e lesbiche provenienti da migrazione forzata e schiavitù, autoproduzione, Roma 2005, pp. 9-14 // hooks, bell (1981), Ain't I a woman? Black women and feminism, South End Press, Boston.// Moraga, Cherríe e Anzaldúa, Gloria (a cura di) (1981), This bridge called my back: Writings by radical women of color, Persephone Press, Watertown // Davis, Angela (1981), Women, race and class, Random House, New York. Trad. italiana: Ead., Bianche e nere, Editori Riuniti, Roma, 1985 // Hull Gloria, Bell Scott Patricia e Smith Barbara (a cura di) (1982), All the women are White, all the Blacks are men but some of us are brave: Black women’s studies, Feminist Press, New York   // Mohanty, Chandra (1988), «Under western eyes: feminist scholarship and colonial discourses», Feminist review, n. 30, pp. 61-88 .Trad. italiana: «Sotto gli occhi dell'Occidente. Ricerca femminsita e discorsi coloniali», in Ead., Femminismo senza frontiere. Teoria, differenze, conflitti, Ombre Corte, Verona, 2012 // Testi principali in cui Kimberlé Crenshaw ha enucleato la sua proposta sull’intersezionalità: Crenshaw, Kimberlé Williams (1989), «Demarginalizing the intersection of race and sex: a Black feminist critique to antidiscrimination doctrine, feminist theory and antiracist politics», University of Chicago Legal Forum, 1989, pp. 139- 167 // Crenshaw, Kimberlé Williams (1991), «Mapping the Margins: Intersectionality, Identity Politics, and Violence against Women of Color», Stanford Law Review, vol. 43, n. 6, pp. 1241-1299. // Alcuni testi sul dibattito critico sull’intersezionalità: Dorlin, Elsa (2009), (a cura di), Sexe, race, classe, pour une épistémolgie de la domination, Puf, Parigi // Bilge, Sirma (2010), «De l'analogie à l'articulation», L'Homme et la Société, n. 176-177, pp. 43-64 //  Helma Lutz, Maria Teresa Herrera Vivar and Linda Supik (2011), (a cura di) Framing Intersectionality. Debates on a Multi-Faceted Concept in Gender Studies, Ashgate, Farnham. // Perilli, Vincenza e Ellena Liliana (2012), Intersezionalità. La difficile articolazione in Sabrina Marchetti, Jamila M.H. Mascat e Vincenza Perilli (a cura di), Femministe a parole. Grovigli da districare, Ediesse, Roma // Sabrina Marchetti (in corso di pubblicazione) , Intersezionalità. Per pensare la differenza, in Caterina Botti (Ed.), Etiche della diversità culturale, Le Lettere, Firenze // Infine, alcuni testi sul contesto italiano: Perilli, Vincenza (2007), «L'analogia imperfetta. Sessismo, razzismi e femminismi tra Italia, Francia e Stati Uniti», Zapruder, n. 13, pp. 9-25 // Bonfiglioli Chiara, Lidia Cirillo, Laura Corradi, Barbara De Vivo, Sara Farris R. e Vincenza Perilli (a cura di) (2009), La straniera. Informazioni, sito-bibliografie e ragionamenti su razzismo e sessismo, Alegre, Roma  // Chiara Bonfiglioli (2010), Intersections of Racism and Sexism in Contemporary Italy: A Critical Cartography of Recent Feminist Debates, in «DarkMatter», n. 6   // Ellena, Liliana (2011), «L’invisibile linea del colore nel femminismo italiano: viaggi, traduzioni, slittamenti», Genesis, vol.10, n. 2, pp. 9-31
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lunedì 19 novembre 2012

CasaPound / Facciamola finita

Chi frequenta Marginalia sa chi è CasaPound e soprattutto cosa ne pensiamo, quindi non la facciamo troppo lunga. In coda comunque qualche link, per memoria. Per questo ed altro ancora abbiamo aderito (e parteciperemo) alla manifestazione Chiudere Casa Pound promossa dal Coordinamento Antifascista Murri che si terrà sabato prossimo a Bologna (concentramento ore 15, piazza Carducci). Perché è ora di farla finita con i sedicenti "fascisti del terzo millennio" (come si autodefiniscono): bisogna loro togliere qualsiasi agibilità politica, e ogni silenzio è complice // Le mamme di CasaPound // CasaPound Superstar // CasaPound: il volto attraente dei nuovi fascisti // Ave Italo! // Chi è veramente Casa Pound // Per Mor Diop e Samb Modou //.
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Una testimonianza da Gaza

Da Le Mafalde l'email inviata ieri da Adriana, una compagna italiana attualmente a Gaza insieme ad altre/i cooperanti e internazionali, e che al suo messaggio allega anche un resoconto con immagini di una visita all'ospedale di Al Shifa, dove molti dei morti sono bambini/e. Con preghiera di diffusione: "Qui a Gaza si vive ancora una situazione molto tesa, i bombardamenti israeliani continuano incessantemente e stanotte non ci hanno fatto chiudere occhio. Stanno continuando a colpire su tutta la striscia e finora hanno compiuto più di seicento bombardamenti, un'operazione che sta terrorizzando l'intera popolazione di Gaza sotto assedio. Finora 29 persone sono state uccise, e più di 250 quelle ferite di cui 100 bambini e 30 casi gravi. Oggi le milizie palestinesi hanno colpito con un razzo un campo aperto fuori Gerusalemme, oltre ad aver già raggiunto Tel Aviv. Dalle otto di stasera gli israeliani hanno detto che avrebbero incrementato l'attacco ... lo stiamo sentendo. Ci attende un'altra notte di bombe e boati che risuonano intorno, droni ed F16 che ronzano con il loro carico di distruzione in cielo. I bombardamenti avvengono in prossimità e dentro aree densamente popolate mettendo a rischio la vita dei civili. Ogni bombardamento causa la vibrazione delle abitazioni, creando un effetto terremoto che scuote le case. Un'amica vive vicino a un campo di addestramento che stanotte hanno colpito ripetutamente. La sua casa è stata scossa così forte e il boato è stato cosi assordante che pensava stessero attaccando casa sua. Stamattina mi ha scritto: 'E' da stamattina che tremo e ho paura. Pensavo che ci sarebbe caduta la casa addosso verso le sei, non so cosa usino ma è terrificante'. Fa rabbia leggere le versione dei principali media e giornali, che enfatizzano i lanci di razzi senza raccontare del disastro umanitario di Gaza, dell'illegalità del blocco israeliano, e dei bombardamenti indiscriminati su una popolazione imprigionata. Stanno terrorizzando l'intera popolazione, per fare la loro campagna elettorale. Penso che la maggior parte della gente per 8-10 ore al giorno non ha elettricità nelle case (come da tre anni a questa parte) e molti la sera sentono gli aerei e gli attacchi stando nel buio delle loro case. Penso alla paura dei bambini (a Gaza il 50% della popolazione ha meno di 14 anni). Munir, un amico, mi ha raccontato che suo figlio di 3 anni grida spaventato per i botti e la bimba di 8 anni non vuole mangiare né bere niente. Vi giro anche un comunicato con le interviste raccolte ieri all'ospedale Al Shifa di Gaza City, con la preghiera di diffusione. Un abbraccio, Adriana
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sabato 17 novembre 2012

Plastiche / Interventi sul corpo tra violenza e libera scelta

Purtroppo io non potrò esserci perché già altrove, ma segnalo il seminario Interventi sul corpo tra violenza e libera scelta a partire dal numero della rivista Genesis curato da Alessandra Gissi e Vinzia Fiorino, Plastiche. Se poi qualcuna vuol essere così carina da lasciarci qui un messaggio e raccontarci qualcosa dell'incontro a fine anno riceverà uno dei premi Marginalia ;-)
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giovedì 15 novembre 2012

Zapruder / Made in Italy. Identità in migrazione

L'ideazione di Made in Italy. Identità in migrazione, l'ultimo numero pubblicato da  Zapruder, ha coinciso con il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ricorrenza che ha offerto alle/ai curatrici/curatori- Andrea Brazzoduro, Enrica Capussotti e Sabrina Marchetti -, che volevano parlare di migrazioni e identità italiane "la conferma della complessità dei processi di costruzione identitaria, ma anche della loro centralità nel vissuto individuale e collettivo, della loro funzione strategica, resa evidente dall’insorgere di nazionalismi o regionalismi spesso attivati proprio dalla questione della migrazione, o meglio dalla “minaccia” che la migrazione costituirebbe". In Made in Italy la questione è tuttavia ribaltata: "Innanzitutto non si parlerà di identità come qualcosa di fisso, che precede gli individui, da erigere come un muro o una bandiera per preservare intatta la “comunità”. Tanto più che per il nostro paese è necessario distinguere fra la dimensione statuale, costruita dall’alto, dell' «identità nazionale» e quella antropologica, a maglie larghe, dell'«identità italiana». Guarderemo quindi all'identità come a qualcosa di fluido, costitutivamente in movimento, superficie porosa a contatto con identità altre, le identità di un altrove in cui si arriva. In sostanza, la prospettiva non sarà quella di chi “sta”, ma di chi è in movimento e, in questo movimento, modifica le costruzioni identitarie che porta con sé e quelle che incontra. Un´identità in migrazione, quindi". Made in Italy sarà presentato domani sera - venerdì 16 novembre - alle ore 18.30 presso la libreria Linea 451 (via Santa Giulia 40 - Torino). Ne discuteranno con Andrea Brazzoduro ed Enrica Capussotti, Cristina Rowinski, Caterina Giovannetti e Manuela Cencetti, a partire dalla proiezione delle video-inchieste realizzate da Cinemainstrada. A seguire aperitivo. Ricordiamo che, sempre a Torino,sabato e domenica saremo all'XI assemblea generale di Sim/ Zapruder. Vi aspettiamo ;-).
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Femministe a parole / Presentazione alla Bidd

Femministe a parole è un volume sulle questioni controverse che hanno attraversato il dibattito femminista nel corso degli ultimi anni: il multiculturalismo e i diritti delle donne, l’Islam in Europa e l’affaire du voile, la condizione postcoloniale e l’impatto delle migrazioni, il rapporto tra universalismo e relativismo culturale, il ruolo dei corpi e la performance dei generi. Intorno a questi temi, e molti altri ancora, nasce un dizionario ragionato delle contraddizioni, degli ossimori e delle domande complicate: un dizionario di «grovigli» redatto da 44 autrici, tutte femministe con percorsi ed esperienze diverse, che si cimentano nell’impresa non facile di fare i conti con le parole. La scrittrice afroamericana bell hooks ci ricorda che il linguaggio è «anche un luogo di lotta». Molto prima di lei Virginia Woolf si rammaricava del fatto che alle donne mancasse il tempo di coniare parole nuove, sebbene il linguaggio ne avesse veramente bisogno. Una delle più importanti lezioni che il femminismo ci ha trasmesso, infatti, è che il linguaggio non è affatto neutro, ma riflette e veicola rapporti di dominazione. E visto che le parole sono sempre state imbevute di ideologie sessiste, razziste e classiste, le femministe hanno costantemente sentito il bisogno di condurre delle battaglie contro e dentro il linguaggio.Per le femministe di oggi, però, prendere la parola sul mondo è diventato sempre più complicato. Che dire del velo, delle veline, delle modificazioni genitali e della chirurgia estetica? Della famiglia, del sex work, del postporno? Che dire di Dio, della poligamia, del welfare e della globalizzazione? Le identità sono un bene o un male? E le culture sono solo quelle «degli altri»? Le risposte non sono a portata di mano, ma grazie a questi interrogativi il pensiero delle donne è chiamato a riattivare la capacità di convivere con le contraddizioni, riscoprendo così la sua vocazione eterogenea e plurale. Ne discuteremo giovedì 15 dicembre alle ore 18, presso la Biblioteca Italiana delle Donne (via del Piombo 5 - Bologna). Oltre alle curatrici del volume - Sabrina Marchetti, Jamila M.H. Mascat e Vincenza Perilli -, saranno presenti alcune delle autrici delle singole voci: Elisa A.G. Arfini (Lesbica), Beatrice Busi (Modificazioni), Silvia Cristofori (Integrazione), Giulia Garofalo (Prostituzione), Gaia Giuliani (Bianchezza - Famiglie), Alessandra Gribaldo (Riproduzione assistita - Veline), Laboratorio Smaschieramenti (Uomo), Isabella Peretti (Donne di destra - Madre-patrie). Coordina Elda Guerra
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martedì 13 novembre 2012

De-costruzioni di genere / Reminder

Per chi oggi è a Trento o dintorni ricordiamo che questo pomeriggio (ore 18, aula 20 - Facoltà di Sociologia), all'interno del ciclo De-Costruzioni del genere. parole che contano, silenzi che parlano, organizzato dal Centro Studi interdisciplinari di Genere, presentazione del volume Femministe a parole. Vi aspettiamo ;-)
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domenica 11 novembre 2012

Femminismo postcoloniale


Giovedì 15 novembre dalle ore 15 alle 17 si terrà il terzo incontro del seminario di autoformazione Dal femminismo agli "altri" femminismi. Tema dell'incontro Il femminismo postcoloniale, con Angela D'Ottavio e Jamila Mascat. Da segnare in agenda
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Historical Materialism Conference

Oggi tra l'altro si conclude a Londra la nona Historical Materialism Conference, in cui ci sono stati diversi panel dedicati alla questione femminismo / marxismo. Come altre volte - che purtroppo spostarsi è diventato un lusso sotto svariati punti di vista - possiamo solo sperare negli atti e in qualche racconto di chi ci è stata ...
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Signore di destra

Anche Isabella Rauti indagata per concorso in abuso d'ufficio nell'ambito delle indagini sul cosiddetto Laziogate. Era forse questa la parità sostanziale a cui la signora Alemanno alludeva in una intervista con Marta Ajò in cui si blaterava di femminismo, futura classe dirigente femminile e "grandezza e civiltà nazionale"?
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sabato 10 novembre 2012

Storie in movimento / XI assemblea generale

Come avevamo già segnalato qualche settimana fa, sabato 17 e domenica 18 novembre si terrà a Torino l'XI assemblea generale di Storie in movimento, assemblea che non si terrà più al Verdi 15 (a causa dello sgombero del 30 ottobre), ma presso il Fuoriluogo Arci Club (C.so Brescia 14/C - Torino). L'assemblea ( qui il programma) è, come sempre,  aperta a tutti/e coloro che sono curiosi/e o vogliono far parte del progetto Storie in movimento, progetto nato nei primi mesi del 2002, da un appello per una rivista per lo studio dei movimenti e dei conflitti sociali. Sono trascorsi dieci anni da allora. In questo periodo il progetto si è sviluppato, è nata la rivista Zapruder, arrivata ora al ventinovesimo numero. Abbiamo realizzato, in numerose città, presentazioni della rivista, dibattiti e seminari. Abbiamo realizzato un sito internet che abbiamo cercato man mano di arricchire di nuovi contenuti. Abbiamo realizzato alcune newsletter, che forse avrai ricevuto. Abbiamo realizzato, ogni estate negli ultimi otto anni, il SIMposio di storia della conflittualità sociale: tre giorni di dibattiti su temi legati alla storia della conflittualità sociale, che hanno visto la partecipazione di decine di persone. Insomma, il progetto Storie in movimento,  ha raccolto l'entusiasmo e la voglia di fare, di studiare e di discutere di decine di persone. Tutte le attività del progetto Storie in movimento vengono realizzate solo grazie all'impegno volontario degli aderenti. Il momento centrale di confronto e di discussione tra tutti gli aderenti a Storie in movimento è l'assemblea generale annuale. Come per gli altri anni si tratta di un appuntamento importante per fare il bilancio della nostra esperienza e discutere le linee progettuali del prossimo anno. Insieme agli aspetti organizzativi (elezione della redazione di Zapruder e del comitato di coordinamento di Storie in movimento), verranno discusse le proposte per i prossimi numeri della rivista e per il prossimo SIMposio estivo, così come i progetti in corso e futuri. Invitiamo inoltre socie e soci di a vincere la timidezza e prendere in considerazione la propria candidatura per la redazione e per il comitato di coordinamento. Storie in movimento ha bisogno di nuove energie e di nuove idee! L'assemblea è aperta a tutti/e. Le proposte per la parte monografica dei prossimi numeri di Zapruder, nonché le candidature per la redazione di e per il comitato di coordinamento di sono invece riservate ai/alle soci/e di Storie in movimento, così come ovviamente le votazioni. È possibile aderire all'associazione entro l'inizio dell'assemblea. Vi aspettiamo!
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venerdì 9 novembre 2012

Femministe a parole in tournée

Dopo le presentazioni che ne hanno accompagnato l'uscita (1, 2, 3 ...), per i prossimi mesi sono in programma nuove occasioni di incontro e discussione a partire dal volume Femministe a parole, pubblicato nella collana sessismoerazzismo dalla casa editrice Ediesse (a cura di Jamila M.H. Mascat, Sabrina Marchetti e Vincenza Perilli). Segnaliamo qui le prime date del tour, che a partire da questo (caldo) autunno si protrarrà fino ai primi mesi del 2013 (e speriamo anche oltre). Martedì 13 novembre Femminsite a parole sarà presentato a Trento, all'interno del ciclo di incontri De-costruzioni di genere: parole che contano, silenzi che parlano, a cura del Centro Studi interdisciplinari di Genere dell'Università di Trento. Ne discuteranno con una delle curatrici del volume Maria Coppola e Giulia Selmi. Il 15 novembre invece, alle ore 18, Femministe a parole sarà alla Biblioteca italiana delle donne di Bologna, per una presentazione corale. Oltre alle tre curatrici del volume saranno infatti presenti alcune delle autrici delle singole voci: Elisa Arfini (Lesbica), Gaia Giuliani (Bianchezza), Isabella Peretti (Madre-patrie), Beatrice Busi (Modificazioni), Giulia Garofalo (Prostituzione), Alessandra Gribaldo (Riproduzione assistita), Laboratorio Smaschieramenti (Uomo). Vi aspettiamo ;-)
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mercoledì 7 novembre 2012

Italie coloniali

Segnaliamo il workshop Italie coloniali. Storie, Memorie, Rappresentazioni, su bilanci e prospettive del progetto Returning and Sharing Memories, che si terrà presso l'università di Modena e Reggio Emilia il 9 e 10 novembre. Segue Programma: // Venerdì 9 novembre (Aula Seminari, via Berengario 51 -Modena) ore 14.00 : Saluti ed introduzione // 14,10 : Lo stato dell’arte di RSM · Paolo Bertella Farnetti //14,30 : Le fonti etiopi dell’occupazione coloniale italiana · Shiferaw Bekele // 14,50 : Discussione · Silvana Palma e Adolfo Mignemi // 16,00 : Pausa caffè // 16,15 : Il recupero della memoria coloniale · Elisabetta Frascaroli // 16,35 : Il censimento dei fondi privati · Cristiana Pipitone // 17,00 : Discussione Chiara Dall’Olio, Valeria Deplano, Marzia Maccaferri // 18,30 : Trasferimento al CDMC : Centro Documentazione Memorie Coloniali // Aperitivo c/o CdC = Casa delle Culture (via Wiligelmo,80 - Modena) // 19,30 : Sala multimediale CdC : Performance di Gabriella Ghermandi // Sabato 10 novembre (Palazzo del Rettorato Aula 2 · via Università 4 - Modena) // 09,00 : Verso un progetto nazionale · Gabriele Proglio // 09,20 : Ritorni e sviluppi · Alessandro Triulzi // 09,40 : Discussione · Alessandro Pes e Augusta Castronovo // 10,40 : Il futuro di RSM · Adolfo Mignemi // 11,00 : L’oltremare francese · Sandrine Lemaire // 11,20 : Discussione · Shiferaw Bekele e Giulia Barrera // 12,40 : Chiusura lavori
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Obama e le magliette con Malcom X

Sostanzialmente pensiamo ancora quanto scrivevamo il 5 novembre del 2008, il giorno che Barack Hussein Obama divenne il quarantaquattresimo presidente a stelle e strisce e questi anni hanno confermato - a partire dalla mancata chiusura di Guantanamo - che non c'erano troppe illusioni da farsi, come lucidamente ha ricordato recentemente anche Angela Davis. Resta il fatto che sono contenta, anche se probabilmente lo sono più della sconfitta di Romney - integralista, anti-immigrazione, anti-femminista, omofobo ...- che della vittoria di Obama. Per non parlare degli accoliti di Romney, alcuni dei quali durante questi mesi di campagna elettorale, hanno esibito magliette con frasi del tipo "Put the White back in the White House". E noi, se dobbiamo proprio scegliere,  preferiamo indubbiamente le magliette con Malcom X.
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Pinkwashing / Un incontro-dibattito non solo per chi non ne ha mai sentito parlare

Si apre con una serie di domande quanto mai urgenti (Perché il governo di Israele finanzia i festival lesbo-gay-trans-queer come Gender Bender? Hai mai sentito parlare di pinkwashing? Cosa succede quando i nostri diritti si prendono una sciacquata di rosa?) il documento di Smaschieramenti /Antagonismogay che invita tutt* ad un incontro-dibattito sul pinkwashing sabato prossimo, 10 novembre, alle ore 17.30 ad Atlantide (Piazza di Porta Santo Stefano 6 - Bologna). Condividiamo gli spunti di riflessione e l'urgenza di aprire un dibattito su questioni restate ancora troppo ai margini, ripubblicando anche qui il documento e auspicando non solo una larga partecipazione all'incontro ma che questo sia l'inizio di un percorso condiviso. Buona lettura e riflessioni // Perché il governo di Israele finanzia i festival lesbo-gay-trans-queer come Gender Bender? Hai mai sentito parlare di pinkwashing? Cosa succede quando i nostri diritti si prendono una sciacquata di rosa? Con una precisa strategia di politica culturale, Israele si promuove come paese lgbtiq friendly per ripulire la propria immagine internazionale, macchiata da sessant’anni di occupazione militare dei territori palestinesi e da gravissime violazioni dei diritti umani contro le/i palestinesi. Come evitare che la nostra identità e le nostre lotte vengano strumentalizzate, in Israele come in Europa? Il finanziamento e il sostegno da parte dello stato di Israele ai festival lesbo-gay-trans-queer in Europa e in Nord America fa parte di una strategia di marketing globale lanciata su larga scala dai ministeri del turismo e dell’interno israeliani a partire dal 2005. (cfr. Sara Schulzmann in un editoriale apparso sul New Yok Times nel 2011). Solo nel 2010 lo stato di Israele ha investito 90 milioni di dollari per promuovere film filo israeliani nei maggiori festival queer internazionali e per realizzare campagne pubblicitarie destinate a coppie gay occidentali dai 18 ai 35 anni, con lo scopo di promuovere il 'brand Israel' e trasformare il paese in una meta del turismo gay internazionale. I movimenti queer transnazionalii hanno chiamato questa strategia pinkwashing (=lavarsi nel rosa), in analogia con il 'greenwashing', operazione di copertura attuata da aziende altamente inquinanti per ripulire la propria immagine attraverso una qualche azione ambientalista. Lo scopo dichiarato di queste politiche, infatti, non è tanto accaparrarsi una fetta del turismo LGBT, ma piuttosto 'ripulire' l’immagine dello stato israeliano. Magnificando la 'pulsante vita gay di Tel Aviv, degna delle grandi capitali occidentali', il governo cerca di dare un’immagine democratica del paese, con lo scopo di contrastare lo sdegno crescente dell’opinione pubblica internazionale per la sistematica violazione dei più elementari diritti umani de* palestines* da parte di questo stato. Da più di sessant’anni, infatti, Israele occupa illegittimamente i territori palestinesi e mette in atto una strategia di segregazione della popolazione e di distruzione sistematica dell’economia e della società palestinese attraverso il muro dell’apartheid, la vessazione quotidiana dei controlli e dei checkpoint, l’impoverimento, gli omicidi 'mirati', i bombardamenti di civili e le ripetute invasioni militari. Il pinkwashing strumentalizza le conquiste e le lotte del movimento lgbtiq israeliano e proietta sui palestinesi un’immagine di sessisti/omofobi/incivili, negando l’esistenza stessa de* queer palestines* e delle loro associazioni; in questo modo il governo di Israele cerca di indebolire il sostegno alla causa palestinese sia a livello internazionale che fra gli/le cittadin* israelian*. In realtà, il pinkwashing finisce per rappresentare tutto il mondo arabo come omofobo, antidemocratico, barbaro e incivile. Questa rappresentazione, nei paesi occidentali, è servita a costruire il consenso intono alla 'Guerra al terrore', agli interventi militari in Afghanistan e in Iraq, e intorno a politiche razziste contro i/le migranti (il cosiddetto 'omonazionalismo'). Jasbir Puar, in Terrorist assemblage. Homonationalism in queer times (2007), mostra come avviene l’assemblaggio del nemico, che dopo l’11 settembre e lo scatenarsi della 'guerra al terrore' ha preso le sembianze dell’arabo / musulmano / terrorista. Puar sottolinea come le politiche di pinkwashing si siano globalizzate e come il caso israeliano sia diventato un modello per l’emergere dell’omonazionalismo in Occidente. La lotta all’omofobia e per i diritti lgbitq viene così strumentalizzata e cooptata nella guerra antislamica, nelle politiche militariste e imperialiste, e nel razzismo interno generato da questo clima. In un recente articolo, Puar ci fa vedere come il pinkwashing e l’omonazionalismo non siano sostenuti solo dagli stati o dagli apparati di stato, ma anche da gruppi indipendenti, aziende o dalle stesse associazioni lgbtqi occidentali. In Italia, un caso emblematico è stato, nel 2005, l’appello contro la repressione dell’omosessualità in Iran, che ha portato a un presidio a Roma in cui esponenti gay nazionali affermavano che Israele andava difesa come baluardo di democrazia contro la barbarie islamista. In Gran Bretagna Peter Tatchell, storico esponente del gruppo Outrage!, ha più volte promosso appelli per porre fine alla persecuzione dei queer palestinesi, senza alcun contatto con le numerose realtà lgbitq palestinesi. Nel saggio Gay Imperialism Tatchell viene duramente criticato in quanto bianco occidentale gay che parla per conto de* queer migranti o colonizzati, vittimizzandol* e impedendo loro di prendere parola se non in quanto vittime dell’omofobia delle loro comunità d’origine. In un appello contro il pinkwashing i gruppi lgbtiq palestinesi Aswat, Helem, Al Quds, Palestinian Queer for BDS denunciano che l’omofobia esiste nella società palestinese come in tutte le altre società, e che non accettano di essere usati per screditare le ragioni del popolo palestinese, sottolineando che assieme all’omofobia subiscono anche l’embargo, l’apartheid, la distruzione sistematica e quotidiana portati avanti dal governo israeliano con la complicità della comunità internazionale. L’omonazionalismo e il pinkwashing ci chiamano in causa. L’idea che la vivibilità lgbitq di un paese si misuri solo in base ai diritti di cui godono gli/le omosessuali nativi moralmente ed economicamente rispettabili, o in base al grado di sviluppo raggiunto dai circuiti commerciali in cui ci è concesso di spendere i nostri soldi apre la strada alle strumentalizzazioni di Israele così come di qualunque altro stato, soggetto o partito. Bisogna allora rifiutare una visione spoliticizzata e isolata dei diritti lgbtiq. Siamo lesbiche, gay, trans, itersex, queer, e siamo allo stesso tempo lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti… I nostri bisogni e i nostri desideri non si riducono al poter sposare una persona dello stesso sesso o al poter ballare – portafogli permettendo – in una discoteca ma si articolano con le altre dimensioni della nostra vita, si intrecciano con le lotte contro il machismo, contro lo sfruttamento e la precarietà del reddito, contro il razzismo, l’imperialismo e ogni altra forma di oppressione"// Alcuni articoli e link utili: Pinkwatching Istrael // Madonna for palestinians // Omo/transnazionalismo, pinkwashing, glbt di destra // Politiche di pinkwashing e pratiche di resistenza// Sulla censura di Gay Imperialism e Out the Place //
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lunedì 5 novembre 2012

Lilja Yurjevna Brik

Lilja Yurjevna Brik (11 novembre 1891 - 30 ottobre del calendario russo- 4 agosto 1978)
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I bianchi d'Europa

Invitato dal movimento di estrema destra francese Bloc Identitaire alla convention Direction Reconquête! che si è tenuta a Orange questo fine settimana, l'eurodeputato leghista Borghezio ha esaltato la platea, prima lodando gli occhi blu delle donne - bianche ed europee -, occhi "blu per un popolo che vuole restare bianco” e poi lanciando il suo messaggio: "Viva i bianchi d’Europa, viva la nostra identità, la nostra etnia, la nostra razza: quando la nostra patria viene invasa, bisogna bastonare". Fonte: Il fatto quotidiano
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sabato 3 novembre 2012

Camera oscura

Da Incidenze un lucido necrologio di Pino Rauti, costruito contrappuntando le parole di "cordoglio" del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, con una serie di link che ricostruiscono la storia di una delle più losche figure del neofascismo italiano
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Aid Al Adha / عيدالأضحى

Diverse associazioni (Sopra i Ponti, La Jeunesse Marocaine, Al Ghofrane ...) convinte che "libertà d'opinione non può essere diritto ad offendere" e che "il dialogo e il confronto siano il modo migliore per sfuggire alla trappola di chi ha interesse a provocare lo scontro di civiltà", invitano domani tutte e tutti a condividere un momento di festa, di riflessione e di confronto in occasione dell’Aid Al Adha (Festa del Sacrificio 1433 – 2012). L'appuntamento è per le ore 13 al Centro Interculturale Zonarelli (via Sacco, 14 - Bologna). Al pranzo insieme seguirà una tavola rotonda e riflessioni per andare oltre il pregiudizio
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Judy!

La copertina di quella che sembra essere la prima tra le Judith Butler Zine.Grazie a Jenna per la segnalazione
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giovedì 1 novembre 2012

Genre à la française? / Gender French‑style ?

L'ultimo numero della rivista Sociologie, pubblica un'interessante discussione a due voci - quelle di Christine Delphy e Pascale Molinier - intorno ad un tema dai risvolti cruciali e cheai tempi del cosiddetto "caso DSK" aveva assunto la forma della controversia: "Esiste un femminismo alla francese?". Sul sito della rivista il testo integrale. Buona lettura
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Violenza poliziesca e conflittualità sociale

"La Verdi 15 non è un centro sociale, ma una residenza universitaria autogestita, una comunità in lotta formata da più di sessanta studenti provenienti da tre diversi continenti. La maggior parte di noi ha scelto l’Italia, e in particolare Torino, allettata dall’eccellenza dei suoi poli universitari e dalla promessa di dodicimila borse di studio, improvvisamente tradita. Ognuno di noi porta con sé la propria lingua, la propria cultura, una sua personale coscienza politica, la propria esperienza di vita. Qualcosa di irriducibile in un’etichetta ad uso e consumo dei politici che non tollerano il dissenso e dei giornalisti al loro servizio. Ciò che ci accomuna è la determinazione nel lottare contro chi, nella Torino che Fassino aveva promesso di trasformare in 'città dei giovani', sta smantellando il diritto allo studio lasciando senza un tetto e senza borsa di studio migliaia di studenti meritevoli, contro chi vuole ritornare ad un università classista, contro chi, complice delle banche, vuole farci indebitare con i prestiti d’onore' ": così si descrivevano qualche mese fa nel loro sito, gli studenti della Verdi 15 di Torino, dopo essere stati definiti dai giornali una “succursale dell’Askatasuna”, “autonomi antagonisti” ed “estremisti dei centri sociali”. Ieri la residenza universitaria - che tra l'altro il 17-18 novembre avrebbe dovuto ospitare l'XI assemblea generale di Storie in Movimento, l'associazione che edita Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale -, è stata sgomberata, con modalità estremamente violente (e razziste: studenti pakistani separati da tutti gli altri e costretti a stare faccia al muro), da una polizia in assetto di guerra ...
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