venerdì 11 dicembre 2009

Il revisionismo del sangue dei vinti e altre storie

Mentre l'Anpi provinciale bolognese critica duramente (e con tutte le ragioni) la scelta della Rai di mandare in onda uno sceneggiato tratto dal libro revisionista Il sangue dei vinti, il 12 dicembre a Bologna sarà una giornata all'insegna della memoria, quella che non si limita soltanto allo sterile ricordo, ma trae dal passato strumenti per leggere (e combattere quando necessario) il presente. Dal corteo (info) per l'anniversario di piazza Fontana (nel quale ci sarà uno spezzone di sole donne in continuità con il percorso di noinonsiamocomplici), alla proiezione in anteprima nazionale del film Caserme Rosse. Il lager di Bologna, fino al presidio contro il concerto nazirock, concerto organizzato in serata dai soliti provocatori.
La cosa straordinaria è che molt* parteciperanno a tutti gli appuntamenti
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giovedì 10 dicembre 2009

22resiste: un'assemblea in difesa di uno spazio autonomo di donne

Domani a Roma, nella sede di via dei Volsci, 22, si terrà un'assemblea cittadina di femministe e lesbiche per organizzare insieme la difesa di questo spazio sotto minaccia di sgombero. Rinvio a 22resiste
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mercoledì 9 dicembre 2009

Taci, anzi parla

Post forzatamente criptico. Ma dopo si sta decisamente meglio. L'unico elemento lampante è che il titolo l'ho rubato a un libro di Carla Lonzi Taci, anzi parla. Diario di una femminista pubblicato da Rivolta Femminile nel 1978, lettura per certi aspetti un po' noiosa ma oltremodo illuminante su taluni meccanismi. E adesso scervellatevi, congetturate, ipotizzate. Io vado a dormire
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Metamorfosi del razzismo

Domani, 10 dicembre, alle ore 17 si terrà - presso la Casa internazionale delle donne (via della Lungara 19 - sala Simonetta Tosi - Roma) un incontro dal titolo Sindrome Italia: conversazione a più voci, una discussione a partire dal recente volume di Annamaria Rivera Regole e roghi: Metamorfosi del razzismo. Durante l'incontro, organizzato dal Coordinamento donne contro il razzismo e coordinato da Isabella Peretti, ne discuteranno con l'autrice Cristina Ali Farah, Carla Collicelli, Sabrina Marchetti, Grazia Naletto e Ambra Pirri

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lunedì 7 dicembre 2009

Piazza Fontana: una strage lunga quarant'anni. Verso il 12 dicembre, un dossier per non dimenticare quarant'anni di violenze di stato

A quarant’anni dalla Strage di Piazza Fontana la violenza dello Stato cambia forme, ma non attenua la sua ferocia. Negli anni Settanta era un fenomeno anzitutto di vertici statali, di continuità istituzionali tra Fascismo e Repubblica, di tentati colpi di Stato, di bombe nelle piazze, di complotti e segreti nell’ombra. Adesso è invece un fenomeno diffuso, capillare, in gran parte alla luce del sole, articolato anzitutto sul razzismo e alimentato da tv, governi, rotocalchi, amministrazioni locali. Si consideri quanti vigili, poliziotti, carabinieri, consigli comunali sono stati protagonisti negli ultimi anni di aggressioni o provvedimenti razzisti contro rom e migranti: morti anomale, pestaggi, torture, arresti ingiustificati, intimidazioni, allontanamenti forzati, ordinanze antimigranti, prepotenze di ogni genere. Il razzismo in Italia assomiglia ormai a una Bolzaneto a cielo aperto. Ed è una «strategia della tensione» adattata ai tempi nuovi: non più di vertice, ma diffusa, a bassa intensità. Gli omicidi fascisti e razzisti sono ormai una strage a rate. Persone ignare e inermi, uccise per una parola, una sigaretta, un pacco di biscotti. Sono tante le iniziative in cantiere per il 12 dicembre, cortei sono previsti a Bologna, Milano, Venezia, Firenze (rinvio al sito dell'Aap). Intanto il 9 dicembre (alle ore 21 all'HUB, via Serra 2/c - Bologna) sarà presentato il dossier Piazza Fontana. Una strage lunga quaranta anni a cura della redazione di Contropiano
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Un osservatorio sulle questioni sessuali e razziali

Per le/i francofone/i: Observatorie des questions sexuelles et raciales è un nuovo sito curato da Elsa Dorlin (di lei ho parlato tante volte, per esempio qui, qui e qui), Louis-Georges Tin, Ariel Martin Pérez e Éric Fassin. Una buona lettura
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sabato 5 dicembre 2009

Le femministe si uccidono mirando alla testa

Obbligo di memoria: domani è il ventennale dell'"attentato di Montréal", non so quante (qui in Italia perlomeno) se ne ricorderanno. I fatti: il 6 dicembre del 1989, Marc Lépine, ventenne di buona famiglia, entra armato in un'aula dell'università di Montréal. Ordina agli studenti maschi di uscire e poi spara sulle donne, mirando sistematicamente alla testa. Dopo passa in altri locali dell'edificio e, con metodo, spara su tutte le donne che incontra. Trentasette i colpi esplosi, una trentina le donne colpite. Infine saranno uccise 13 studentesse e un'impiegata: Geneviève Bergeron, Hélène Colgan, Nathalie Croteau, Barbara Daigneault, Anne-Marie Edward, Maud Haviernick, Barbara Maria Kluznick, Maryse Laganière, Maryse Leclair, Anne-Marie Lemay, Sonia Pelletier, Michèle Richard, Annie St-Arneault e Annie Turcotte. Alla fine Lépine si suicida ma lascia una lettera dove afferma esplicitamente il suo "odio per le femministe". Femministe che sono per lui tutte le donne che si autodeterminano, che studiano, che pensano. Colette Guillaumin fa una lettura piena di rabbia e collera, ma terribilmente lucida di questo "fatto di cronaca" in Folie e norme sociale (1990). Testo che rileggo stasera, per mia (e nostra) memoria.
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Sopra i Ponti, un'associazione e un sito anche per continuare a ricordare Mohamed Saif

Sopra i Ponti è un'associazione nata nel 1995 a Bologna per volontà di un gruppo di cittadini/e migranti, in prevalenza marocchini/e e abitanti del quartiere Navile.I primi anni sono stati caratterizzati da attività volte all'integrazione dei/delle migranti, in particolare marocchini/e, al problema della casa e allo scambio culturale. Nel tempo le iniziative di "accompagnamento sociale" si sono qualificate e l'associazione si è dedicata alla promozione dell'intercultura e della conoscenza della cultura araba, nelle attività educative a favore di bambini e bambine di seconda generazione e nella cooperazione allo sviluppo in partnership con alcune comunità rurali del sud del Marocco. Ora Sopra i Ponti ha anche un sito, e non è casuale (il caso non lo è mai) che ne parlo proprio oggi, dopo aver letto dell'omicidio di un giovane di origine senegalese, Ibrahim M'bodi, per mano del suo datore di lavoro. Perché Sopra i Ponti nasce in un Centro di Prima Accoglienza Comunale per lavoratori stranieri ribattezzato Mohamed Saif, in ricordo della morte di un altro lavoratore migrante, un giovane operaio metalmeccanico, immigrato dall'entroterra di Casablanca, residente nel centro di accoglienza e che fu ucciso nel 1991 a 25 anni, da due compagni di lavoro, a causa di un tragico e volgare "scherzo" da essi messo in atto nello spogliatoio della fabbrica. E fu per volontà di alcuni dei fondatori di Sopra i Ponti che il centro di accoglienza, prima chiamato "Arcoveggio" per la sua collocazione urbana, nel 1996 venne intestato a quello che nel sito viene definito "sfortunato martire dell'immigrazione", uno dei primi in Italia. Il centro di accoglienza, un insieme di prefabbricati in lamiera in un angolo di periferia, è stato smantellato dal comune nel 2003 dopo 14 anni di precaria esistenza. Con esso è stata cancellata ogni traccia sul territorio cittadino del giovane metalmeccanico ucciso dal nonnismo. Ma Sopra i Ponti continua a ricordarlo, anche con occasioni di incontro, condivisione e conoscenza reciproca come quella che si terrà domani, La pace a tavola, in occasione della ricorrenza islamica dell'Aid al adha.
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Hommage à Man Ray



Merci Jeanne, ma soeur ...
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giovedì 3 dicembre 2009

Scritture migranti: Gloria Anzaldùa

Domani (venerdì 4 dicembre), presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bari, Fulvio Pezzarossa, Paola Zaccaria, Angela D'Ottavio e Annarita Taronna, presentano l'ultimo numero di Scritture Migranti. Rivista di scambi interculturali. Alla presentazione seguirà la proiezione del documentario ALTAR: Cruzando Fronteras, Building Bridges, girato sul confine messicano da Paola Zaccaria e Daniele Basilio e dedicato alla scrittrice chicana Gloria Anzaldùa (1942-2004): "Gloria Anzaldùa fa della frontiera come luogo di passaggio, spazio di mezzo da attraversare e riattraversare senza passaporto, la propria terra – non la propria nazione, non la propria città, ma la terra. Non usa mai, difatti, il termine “cittadina di frontiera”, forse perché la cittadinanza dice di un essere dentro, inclusi in uno spazio giuridico, politico e simbolico comunitario, di contro ad un fuori dello straniero senza diritti […]. Lei è donna di frontiera, fronteriza, mezzo e mezzo, mai cittadina, piuttosto new mestiza; mai “etnica”, piuttosto io complesso che si costituisce solo in quanto relazione con altri (nos-otras) che non sono solo della stessa etnia, dello stesso sangue, che anzi la comunità di sangue lei destruttura" [Paola Zaccaria, Abitare terre a confini instabili, in Scritture Migranti, n.2/2008, p. 192]
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martedì 1 dicembre 2009

Morire d'aborto perché "clandestina"

Leggo da un lancio Ansa che due donne migranti, di origine rumena, sono morte a pochi giorni di distanza a Taranto. La causa sembra essere l'uso di un farmaco abortivo. Farmaco "proveniente dalla Romania" viene specificato. Quello che non si specifica è che, grazie al cosiddetto "pacchetto sicurezza" e al clima di "caccia agli stranieri" attualmente vigente in Italia, moltissime donne migranti per paura di essere denunciate come "clandestine" ricorrono da mesi all'uso di farmaci abortivi. Tra questi il Cytotec, un farmaco contro l'ulcera che preso a dosi massicce provoca forti contrazioni fino all'aborto. Per procurarselo non è necessario farselo spedire dalla Romania: basta andare in una qualsiasi farmacia italiana. Una scatola costa meno di quindici euro, se non hai la ricetta con qualche euro in più puoi acquistarla da quelli che la stampa ha definito "spacciatori d'aborto". Ma i veri spacciatori d'aborto sono gli obiettori di coscienza (grazie ai quali i tempi di attesa si dilatano oltre misura), le umiliazioni e le lunghe trafile che spingono oramai anche donne italiane con i documenti "in ordine" a ricorrere all'aborto clandestino. E per le donne migranti, in più, la paura, se senza documenti, di essere denunciate grazie al reato di immigrazione clandestina e finire in un Cie. Alcune non vanno in ospedale neanche in seguito ad un aborto spontaneo, come Vira Orlova, morta dissanguata qualche mese fa. Anche questa è violenza sulle donne
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Paola Guazzo: un mito, a suo modo

Ma proprio a suo modo, indubbiamente. Presentazione di Un mito a suo modo (il suo primo romanzo) domani, se memoria non mi inganna. Il post è forzatamente brachilogico, ma trovate tutto sulla Nuova Towanda, bien sûr
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Femminismo mercificato

Un amico di blogsfera mi invia questa foto da Milano, una vetrina colma di merchandising We can do it! L'intenzione è indubbiamente affettuosa e grazie se hai pensato a me, ma alle cinque di mattina e di cattivo umore penso che dovrò necessariamente cambiare foto/avatar/icona. Magari la faccia morente di Colette Peignot, 7 novembre 1938
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