venerdì 13 febbraio 2009

Tecniche di bondage per resistere


Se avete cominciato a leggere sperando di essere istruit* su complesse tecniche di bondage (come il Karada), resterete, temo, delus*. Come spesso faccio, confondendo probabilmente anche i motori di ricerca, anche stavolta ho, nel titolo, giocato con le parole: il soggetto di questo post è la proposta, che mi viene da Samie, di un "incatenamento virtuale" (che spero possa ottenere risultati concreti) per rilanciare la circolazione delle informazioni su quanto accade in Palestina, ora che i media mainstraem - finita l'orgia di sangue e corpi sventrati -, si sono concentrati su altro.
Nel post che ha dato avvio a quello che chiamo un incatenarsi per resistere Samie infatti scriveva: "Con tutto quello che sta succedendo in Italia è facile perdere di vista ciò che sta accadendo a Gaza. All'improvviso non se ne parla più nei notiziari se non in maniera marginale. Ha smesso di essere il fatto del giorno ma, mentre i riflettori sono puntati altrove, gli illeciti, i sopprusi, le prevaricazioni continuano" e proponeva di creare "una catena tra i blog che si occupano della causa palestinese ... per non disperdere le notizie, per toccare con mano l'entità della partecipazione, per avviare concrete iniziative di aiuto e sostegno".
Marginalia si incatena (con tutti i dubbi sulle "catene"), rilanciando la necessità, già espressa in Gaza. Dei vivi che passano, di non lasciarci guidare nelle nostre pratiche di resistenza dalle "emergenze" dettate (molto spesso strumentalmente, quando una "notizia" serve a nasconderne un'altra) dall'esterno. Bisogna continuare, anche ora che l'eco del massacro di Gaza si è spento, a fare quanto è nelle nostre possibilità, per sostenere atti e azioni che possano contribuire alla fine del conflitto.
Penso soprattutto all'appoggio e al sostegno concreto (per me fondamentale) a quant* in Israele, rifiutano la politica neocoloniale del governo, come i/le obiettori/obiettrici di coscienza, (qui, ad esempio, un'iniziativa del Comitato Palestina e dell'associazione Sotto i ponti), i/le pacifist* da sempre attiv* in quel territorio (chi ricorda ancora Rachel Corrie? E Tali Fahima? E chi si sta mobilitando per Theresa McDermott attualmente rinchiusa nella prigione di Ramleh?), le tante associazioni femministe che lottano per una pacifica convivenza di israelian* e palestines* (come le donne di Isha L'Isha, delle quali avevo già parlato).
Nello stesso tempo però, vista la pesantissima situazione esistente anche nei "nostri confini" (situazione che si è aggravata con l'approvazione del disegno di legge 733 sulla sicurezza, sopratutto per migranti, rom e sinti, ma non solo), invito anche a prestare maggiore attenzione a quanto avviene "a casa nostra" (e per brevità rinvio al blogroll, alla rubrica Bacheca per gli appuntamenti come il presidio di oggi a Bologna contro l'ingiunzione alla delazione, e alla rubrica Urgenze per appelli e petizioni).
Dunque è muovendomi su questo doppio binario che "mi incateno" invitando tutt* ad aderire fattivamente all'iniziativa per la Palestina, scrivendo sul proprio blog/sito un post, rilanciando la "catena" con i primi "nodi" e segnalando qui il proprio link in modo che la catena possa essere continuamente aggiornata. Buon lavoro a tutti e tutte.

Primi nodi della catena: Vittorio Arrigoni/Guerrilla Radio, Samie/The Observer, Mario Badino, Canesciolto, Gruppo Falastin, Iacopo Venier, Telepatti, Altrosud, Blog Without Frontiers, Secondo Protocollo, Pensiero Ruminante, Passatorcortese, Marginalia, Angelo del Fango,
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Gaza. Dei vivi che passano
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10 commenti:

socialista eretico ha detto...

aperto il blog, avevo letto il titolo e pensato :"urka, stavolta mi sa che mi converto femminista"

per fortuna...

un salutone a te v.

samie ha detto...

grazie...ora ti incateno e poi pensiamo a qualcosa di concreto :-))

samie ha detto...

http://theobserver.splinder.com/post/19845178/INFO+CAMPAGNA+DI+SOTTOSCRIZION

Angelo del fango ha detto...

Mi sono incatenato anche io. Un abbraccio resistente.

v. ha detto...

Grazie Samie! E grazie anche a te Enzo, sono contenta di sentirti ;-)

samie ha detto...

ok, qualsiasi iniziativa fammelo sapere.ci sei su facebook? Io sono samie theobaserver..cercami :))

samie ha detto...

http://theobserver.splinder.com/post/19854619/Talk+force+for+Palestina%3Apetiz

Andrea ha detto...

Hamas ha protestato ieri contro la “congiura internazionale” che vorrebbe bloccare il contrabbando delle armi a Gaza, rivendicando il “diritto alla resistenza” dei popoli oppressi: nessuno si sogni di negar loro la possibilità di sparacchiare su Israele e di rapire soldati e ammazzare civili israeliani. Io non so se nella legge internazionale esista davvero un diritto del genere, ho trovato solo fonti diciamo non troppo obiettive. Ma vorrei cercare di immaginare con voi cosa potrebbe voler dire questo “diritto di resistenza, erroneamente scambiato per terrorismo”, che farebbe sì che “qualunque persona possa prendere le armi per resistere all’oppressione e diventare con ciò un combattente legittimo,” come ho letto in rete. Per esempio, una piccola minoranza degli abitanti di una provincia di uno stato democratico, che pratica una religione diversa o parla una lingua diversa dalla maggioranza, potrebbe decidere di essere oppressa, e “prendere le armi”, cioè mettere bombe, sparare a poliziotti e avversari politici, sequestrare i propri nemici ecc. Vi dice qualcosa questo? Per esempio a proposito di Irlanda del Nord, Paesi baschi e Alto Adige: Eta, Ira ecc.? Capisco. Oppure alcuni abitanti di una valle non gradiscono una linea ferroviaria e occupano i terreni per impedire la costruzione? Già, si chiamano No Tav. In Spagna hanno perfino ammazzato un imprenditore edile impegnato nei lavori. Ma se i poliziotti arrestano qualcuno dei “resistenti”, la loro è “repressione”, naturalmente “fascista”, non “resistenza”, sia chiaro!
Scusate, ma se io non gradisco l’arbitraggio di una partita, posso invadere il campo e picchiare i poliziotti, magari ammazzarne uno, così, per esprimere la mia “rabbia”? Per resistenza, voglio dire, non per tifo… Già successo anche questo? Lo studente di scuola media può “resistere” al professore che gli dà cattivi voti, magari picchiandolo? (La sospensione e il 5 in condotta in questo caso, sono certamente “repressione” e “congiura”, beninteso!) E il prepotente del secondo piano di casa mia, quello che mi dà fastidio ascoltando musica fino a tardi, non potrei “resisterlo” anch’io con un vaso di fiori in testa quando passa sotto la mia finestra? Purché non se la prenda, neh… Ah che bel mondo se tutti esercitassero il diritto di resistenza contro tutti… e nessuno potesse reagire. Per amore della natura, perché non chiamiamo “legge della giungla” questa meravigliosa utopia postmoderna? Gaza è un po’ sabbiosa, ma non ne è un esempio perfetto? I resistenti resistono moltissimo, sparano, rapiscono, fanno saltare bombe, e tutto il mondo approva, o almeno comprende… Ma attenzione, se gli israeliani si arrabbiano e rispondono ai missili, quella non è resistenza, è repressione e genocidio!

Andrea

v. ha detto...

Francamente, credo che ti sfugga la complessità di quello che sta succedendo in Palestina

samie ha detto...

Il mio impegno per la palestina non è finito... solo mi sono resa conto che dovevamo avere una visibilità maggiore e ho accettato l'invito di http://www.palnews.org
un sito che si occupa delle vicende palestinesi e raccoglie i contributi di chi vuole partecipare.

Vieni a dare un'occhiata e registrati se ti va. Continuiamo la nostra talk force là :))