giovedì 7 giugno 2012

Quanto vale la vita di un rumeno? / Per Adrian Cosmin, ad memoriam

Ci sono cose che non si possono (si devono) dimenticare, io perlomeno non ci riesco e mi sento un dovere di fare qui esercizio di memoria. Non dimentico Adrian Cosmin, migrante rumeno, che il 7 giugno di qualche anno fa i suoi datori di lavoro (una coppia di "italiani brava gente") narcotizzarono, cosparsero di benzina e poi lasciarono morire carbonizzato, per incassare la sua polizza sulla vita. Tutta questa terribile storia in un articolo scritto all'epoca da Gennaro Carotenuto, Quanto vale la vita di un rumeno?

martedì 5 giugno 2012

Le politiche migratorie sono politiche di morte e scomparsa

Aggiornamenti sulla campagna Da una sponda all'altra. Vite che contano: le riflessioni emerse dall'incontro con alcune madri dei migranti dispersi dopo il recente viaggio in Tunisia del collettivo Le Venticinqueundici, l'appello in francese pubblicato sul sito Naawat e l'intervento di una delle donne impegnate nella campagna all'interno della trasmissione odierna del Mfla.

domenica 3 giugno 2012

La torta del conflitto : una festa per i dieci anni di Storie in Movimento / Zapruder

Nell'ambito dei festeggiamenti per i dieci anni di attività di Storie in Movimento, l’associazione che edita il quadrimestrale Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale, tutta una serie di strepitose iniziative sono in cantiere per tutta la penisola. Mentre a Roma il 9 giugno presso il L.O.A. Acrobax è in programma una grande festa ludica/culturale all'interno della quale ci sarà anche la premiazione della foto vincitrice del concorso fotografico Ritratti del conflitto, il gruppo locale bolognese di Sim / Zapruder invita tutte e tutti a partecipare alla gara culinaria per torte dolci e salate, la Torta del conflitto, un momento ludico e di socialità ma anche l'occasione per riflettere sul rapporto tra cibo e conflittualità sociale. La gara si svolgerà il 15 giugno al Vag61 (via Paolo Fabbri 110 - Bologna) nel corso di una festa che prevede, in chiusura, uno spettacolo teatrale a cura della Compagnia del Pomodoro, Cuccagna!...versi e prosa di sopravvivenza. La gara  prevede la preparazione di torte dolci e salate ispirate al tema del conflitto. Ogni piatto dovrà, negli ingredienti o nella presentazione, contenere rimandi a eventi, persone, luoghi o simboli del conflitto sociale. La gara è aperta a tutti/e ed è gratuita per i/le partecipanti. Un piccolo contributo sarà richiesto al pubblico degustatore. È previsto un succulento premio per il/la primo/a classificato/a e premi di consolazione per tutti/e i/le partecipanti! Partecipate numerose/i!

giovedì 31 maggio 2012

Terremoti e profitto

Ri-pubblichiamo un articolo di Annamaria Rivera, Terremoti e profitto non discriminano tra italiani e migranti: " Il terremoto non discrimina tra italiani ed “extracomunitari”, come li chiamano i razzisti inconsapevoli o comunque travestiti. Non distingue tra cittadini e meteci, tra chi ha la nazionalità italiana e chi è reputato così inferiore che la sua nazionalità è detta “etnia” (anche da giornalisti di grandi quotidiani). Il terremoto è indifferente al fenotipo, al colore della pelle, alla provenienza, alla religione, alla lingua materna. Non controlla i permessi di soggiorno. Se ne infischia dei sacri confini padani inventati dalle menti malate di malfattori in camicia verde. Le catastrofi sono cieche sicché al massimo distinguono tra borghesi e proletari. Colpiscono più spesso i secondi, soprattutto se sono operai costretti dal padrone a lavorare mentre la terra trema e con essa i capannoni mal costruiti.La catastrofi sono come Tiresia: non vedono ma rivelano, additano verità. Smascherano le retoriche razziste dell’invasione degli alieni praticate da tribuni di ogni risma, compresi quelli a cinque stelle. Smentiscono la leggenda dell’estraneità irriducibile degli “islamici” propalata da un certo preteso campione del pensiero liberale, tal Giovanni Sartori. Mostrano che, quantunque esclusi dalla nazionalità italiana, loro e la loro progenie, i migranti appartengono al nostro stesso paese. Si spaccano la schiena nei capannoni industriali, fanno i turni di notte, lavorano in condizioni estreme nei cantieri edili e nelle campagne del Sud e del Nord, garantiscono la sopravvivenza di molte attività produttive. In definitiva contribuiscono all’economia italiana con un apporto ben superiore alla loro incidenza demografica. E non solo: i meteci cercano di riunire le loro famiglie, mandano i figli a scuola, dunque affidano all’Italia il futuro loro e della loro prole. Fra le vittime delle due ondate sismiche in Emilia, quelle accertate finora, in maggioranza operai (e non per caso), tre erano immigrati. Tarik Naouch, cittadino marocchino, morto la notte del 20 maggio nel crollo del capannone di una fabbrica di polistirolo, la Ursa di Ponte Rodoni di Bondeno, aveva 29 anni e da ben sei lavorava in quella fabbrica. Lavorava duro, anche di notte, per poter accogliere degnamente la giovane moglie ancora in Marocco. Era bambino quando approdò in Italia con i genitori da Beni Mellal, una delle regioni più povere del paese, fucina di emigrazione a ciclo continuo fin dagli anni settanta. Nel Belpaese aveva trascorso quasi tutta la sua vita, Tarik, ma non era cittadino italiano. Eppure si sentiva così responsabile che, fuggito dal capannone alle prime scosse, aveva subito avuto un ripensamento: era rientrato in fabbrica per azionare i sistemi di sicurezza, raccontano i suoi compagni, ed è stato allora che un pilone ha ceduto e gli è crollato addosso.Anche Mohamed Azzar, vittima della seconda ondata sismica, era un cittadino marocchino, anch’egli operaio, anch’egli morto durante il turno di notte per il crollo del capannone della fabbrica: la Meta, una ditta di meccanica di precisione, una trentina di dipendenti, nel polo industriale di San Felice sul Panaro, nel Modenese. Mohamed aveva 46 anni ed era molto conosciuto a San Felice perché era il responsabile del centro islamico. Qualcuno lo riferisca a Sartori. Coloro che incarnano “l’estraneità radicale non integrabile” sono gli stessi che lavorano duramente nei capannoni malandati dell’ex miracolo italiano. Gli dica che perfino uno così credente da dirigere un centro islamico può essere un buon lavoratore, un onestuomo rispettato e “integrato”. Gli riveli che gli “islamici” sono fatti della nostra stessa sostanza umana.La seconda vittima del crollo della Meta è Pavan Kumar, indiano del Punjab, di minoranza sikh. Aveva solo 27 anni e due figli piccoli: una bambina di due anni e un neonato di otto mesi. Era un “ragazzo” – volendo usare il termine ridicolo con cui i media definiscono gli italiani fino ai quarant’anni – eppure in quella fabbrica lavorava da cinque anni. Da quel che raccontano compagni di lavoro e familiari, Pavan, come Mohamed, temeva di tornare in quel vecchio capannone insicuro. Ma il padrone aveva preteso che riprendessero a lavorare, malgrado il rischio enorme che si era palesato con il primo terremoto. Probabilmente Mohamed e Pavan si erano infine piegati a quell’ingiunzione assurda per timore di perdere il lavoro. Se si è immigrati, il licenziamento significa perdere non solo occupazione e reddito, ma anche il permesso di soggiorno e quell’avanzamento minimo di status che esso comporta.Oggi i mezzi d’informazione per lo più esprimono compassione per la sorte di tutte le vittime del sisma. Alcuni arrivano perfino a chiamare con nome e cognome le vittime “straniere”, a corredare le notizie con qualche cenno alle loro biografie, sottraendole così al magma dell’alterità indistinta in cui di solito è annegata l’individualità dei migranti. Ma quanto durerà? Eppure speriamo che non siano pochi ad accogliere la lezione che la catastrofe ci consegna: della classe operaia, così negletta eppure così indispensabile e valorosa, sono parte integrante i lavoratori meteci, cioè inclusi economicamente, ma esclusi da diritti civili e politici, perfino da alcuni diritti sociali. Per ricompattare la classe, come si diceva un tempo, per renderla capace di resistere agli assalti della crisi, delle politiche di “austerità”, dei loro dissennati gestori, occorre battersi non solo contro il progetto di seppellire l’articolo 18 e altri diritti fondamentali, ma anche perché i meteci possano diventare cittadini a pieno titolo: almeno sulla carta, per cominciare.(Annamaria Rivera, 30 maggio 2012)".

mercoledì 30 maggio 2012

Femministe a parole da Tuba

Dopo la presentazione alla Libreria delle Moline, Femministe a parole torna in libreria: domani 31 maggio alle ore 19, da Tuba (via del Pigneto, 19 - Roma), nuova presentazione del volume, "una mappa che si dispiega in forma di abecedario, le parole che parlano di noi, che rappresentano i nodi su cui ci aggreghiamo e quelli su cui vogliamo riflettere. Anna Simone presenterà il libro al pubblico per poi aprire al dibattito in cui parole come indizi verranno estratte da un bussolotto, ogni autrice avrà 5 minuti per segnare la sua tappa, per giocare a svelare il femminismo". Con Sabrina Marchetti, Jamila Mascat, Renata Pepicelli, Isabella Peretti, Stefania Vulterini, Annamaria Rivera, Sonia Sabelli, Enrica Rigo, Laura Ronchetti, Valeria Ribeiro Corossacz, Olivia Fiorilli e tante altre ancora

martedì 29 maggio 2012

Asincronie del femminismo / Una presentazione al Cirsde

Questo pomeriggio presso la Sala Lauree della Facoltà di Lettere dell'Università di Torino, presentazione del volume di Paola Di Cori Asincronie del femminismo. Ne parleranno con l'autrice Anna Badino, Liliana Ellena e Marco Pustiniaz. Coordina Franca Balsamo. Per ulteriori info sull'incontro rinviamo al sito del Cirsde 

There is A Woman In Every Color

Elizabeth Catlett, There is A Woman In Every Color (1974-2004)

domenica 27 maggio 2012

Donne, debito e capitalsimo globale / Un incontro con Silvia Federici

Silvia Federici – docente presso la Hofstra University, New York – è una delle maggiori intellettuali e militanti femministe e marxiste. Ha vissuto tra Italia, Stati Uniti e Nigeria prendendo parte attiva in numerose battaglie politiche: dalle mobilitazioni studentesche alle lotte femministe europee e africane, dall'attivismo contro la pena di morte alla militanza nei movimenti contro la globalizazzione e la mercificazione dei sistemi scolastici. Nel confronto perenne con altre attiviste e teoriche femministe, Federici ha apportato un contributo fondamentale all’analisi e allo sviluppo del concetto di “riproduzione”, ampliandone il valore semantico e politico attraverso l'inclusione di una molteplicità di attività umane: la riproduzione dei corpi grazie al soddisfacimento dei bisogni elementari, la cura nei confronti di altri individui, la riproduzione delle culture e delle ideologie, la costruzione di comunità, la riproduzione delle lotte oltre che – nel contesto del capitalismo – la riproduzione della forza-lavoro, vero e proprio processo di produzione di valore non corrisposto in termini salariali e tradizionalmente svolto dalle donne. Nel lavoro di Federici, la riproduzione diventa una categoria indispensabile alla comprensione dello sviluppo capitalistico su scala locale e globale. Martedì 29 maggio sarà a Torino, nel seminario Donne, debito e capitalismo globale organizzato dal Laboratorio Sguardi sui Generis, al cui sito rinviamo per ulteriori info sull'incontro.

Colonia e postcolonia come spazi diasporici

Solo ora abbiamo letto - e segnaliamo - il volume Colonia e postcolonia come spazi diasporici. Attraversamenti di memorie, identità e confini nel Corno d'Africa, a cura di Uoldelul Chelati Dirar, Silvana Palma,Alessandro Triulzi, Alessandro Volterra.Rinviamo al sito dell'editore per una breve scheda del volume .

venerdì 25 maggio 2012

Il genere al lavoro / Audio del workshop di Sguardi sui Generis

Dal sito del Laboratorio Sguardi sui Generis, l'audio del workshop Il genere al lavoro, tenutosi a Torino qualche settimana fa. Dagli interventi della prima giornata - Processi di razzializzazione e gendering del lavoro (Introduzione, Anna Curcio, Vincenza Perilli), a quelli della seconda - la riforma Monti-Fornero e analisi del lavoro in prospettiva di genere - (Introduzione, Raffaele Sciortino, Lidia Cirillo. Buon ascolto!

mercoledì 23 maggio 2012

Ryanair / Induzione al sessismo ad alta quota

Scenetta: coppia lui/lei con bambino al seguito in aeroporto si accingono a salire a bordo su un volo della Ryanair. Lei davanti, lui dietro con il bambino per mano. Quest'ultimo a metà scaletta urla: " Mamma non hai visto il cartello? Fermati altrimenti ci fanno la multa! I bambini devono salire dando la mano alla mamma non al papà ...". Mi chiedo: la Ryanair (e non solo) potrebbe essere denunciata per induzione al sessismo? N.B : Ci scusiamo per la pessima qualità dell'immagine

lunedì 21 maggio 2012

Migranda : una festa / assemblea per tutte le donne, con le donne migranti

Migranda invita tutte le donne che vogliono essere protagoniste della lotta contro la legge Bossi-Fini e il razzismo istituzionale, che vogliono discutere del contratto di integrazione ma anche dell’importanza della lingua italiana, della cittadinanza per le figlie e i figli dei migranti e della precarietà nel lavoro, della costruzione di percorsi collettivi con le donne migranti e per tutte le donne, a una festa / assemblea domenica 27 maggio dalle ore 12 presso XM24 (via Fioravanti, 24 - Bologna). Pranzeremo insieme e discuteremo di come continuare insieme il nostro percorso.Partecipate numerose! 
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Marginalia Sistas blog

Già da tempo avevo letto Hey sista, go sista di Minerva Jones e mi è sempre mancato il tempo di inviarle un thanks via web, cogliendo magari anche l'occasione per nominare altre sistas blog. Potrà forse sembrare strano che lo faccio ora, invece di sfruttare questi pochi minuti liberi per parlare di cose ben più gravi e urgenti - terremoti, bombe, morti. Eppure ha un senso, ha senso l'esistenza di certi luoghi - luoghi non solo virtuali -, luoghi di scambio, sostegno e relazioni. Grazie dunque ad alcune delle sistas (poiché ovviamente la lista potrebbe essere molto più lunga), con le quali Marginalia sente in questo momento di condividere - in maniera diversa - frammenti di resistenza : Sud De-GenereDonne sull'orlo di una crisi, Sguardi Sui Generis, Les Entrailles de Mademoiselle e Migranda