domenica 25 marzo 2007
La pelle giusta
sabato 17 marzo 2007
giovedì 8 marzo 2007
8 marzo: il mito delle origini
Liliane Kandel e Françoise Picq, Il mito delle origini. A proposito della giornata internazionale delle donne, in La revue d'en face, n°12, 1982, pp. 67-80*
Qual è l’origine della giornata internazionale delle donne? Cosa si commemora l’8 marzo di ogni anno?
Una risposta chiara e precisa si trova in tutta la stampa militante; quella de Pcf e della Cgt[1] (Antoinette, Heures Claires), così come quella dei gruppi di donne (Les Pétroleuses, Des Femmes en mouvement, Mignonnes allons voir sous la rose), e che la grande stampa riproduce (Le Matin, France-soir, Le Quotidien, gennaio 82).
8 marzo 1857?
“Sono le americane che hanno incominciato, si legge in Antoinette (n. 1, marzo 1964), era l’8 marzo 1857 … Per reclamare la giornata di 10 ore, hanno invaso le vie di New York”. E quali che siano le varianti dell’avvenimento descritto – sciopero delle cucitrici o manifestazione di strada -, quali che siano le rivendicazioni avanzate – giornata di 10 ore, a lavoro uguale salario uguale, asili o rispetto della loro dignità –, quali che siano i dettagli – giornata primaverile o processione nella nebbia – … tutti sono d’accordo, da Mignonnes allons voir sous la rose a Des femmes en mouvement hebdo tanto sulla data originaria che sulle linee principali della storia della giornata internazionale delle donne.
Qualche divergenza appare: “la polizia carica quel giorno un corteo vestito miserabilmente” (Antoinette, marzo 1968), per Les Pétroleuses (marzo 1975) questo primo sciopero di donne oppone 2le operaie tessili alla polizia di New York che carica, spara e uccide”. Altrove (o in altri momenti) non viene menzionata alcuna repressione, ma si parla del giuramento che quel giorno fecero le operaie “ di ritrovarsi ogni anno alla stessa data” (G. Suret-Canale, Antoinette, marzo 1973).
Ma questo non sembra attentare all’evidenza dell’avvenimento originario. Non più che la scelta fatta qui o là per questo o quel ricordo di 8 marzo memorabili: 8 marzo 1917 le donne di Pietrogrado scendono nelle strade ed è l’inizio della Rivoluzione russa (di febbraio, o la preparazione di quella d’Ottobre), 8 marzo
Tuttavia, la data del 1857 non si trova nelle fonti americane dell’epoca. I giornali americani del marzo 1857 non menzionano alcuna manifestazione o sciopero di donne l’8 marzo, che del resto era una domenica. Nessun riferimento a questo avvenimento, del resto, nelle storie del movimento operaio negli Stati Uniti (che segnalano altri scioperi o manifestazioni di donne[2]), o nelle storie del femminismo. Ci chiediamo dove quelle che, mezzo secolo più tardi, hanno “adottato l’idea di onorare la memoria di queste coraggiose americane” (Heures Claires, marzo 1976, tra le altre), ne hanno trovato traccia.
A dire il vero, questa data del 1857 non è menzionata neppure dalle dirigenti del movimento femminile socialista internazionale che hanno preso l’iniziativa di questa celebrazione. Non la si vede comparire nella stampa comunista francese che negli anni Cinquanta.
Una sola cosa è sicura: è durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, a Copenaghen, nell’agosto 1910, che fu presa, per iniziativa di Clara Zetkin, la decisione – avvallata dal successivo congresso dell’Internazionale – di celebrare ogni anno una giornata internazionale delle donne. Esse riprendevano l’iniziativa delle donne socialiste americane che avevano deciso, a partire dal 1909, di organizzare ogni anno, l’ultima domenica di febbraio, una giornata nazionale per l’uguaglianza dei diritti civili.
Le donne socialiste non avevano fissato il 1857 come avvenimento primitivo da commemorare, né tanto meno si erano pronunciate per la data dell’8 marzo, ma soltanto sul principio d’una celebrazione. Nella sua risoluzione di Copenaghen, Zetkin proponeva del resto di fissarla tutti gli anni, durante le feste del Maggio.
E’ la direzione del partito socialdemocratico tedesco che ha fissato il primo giorno delle donne il 19 marzo 1911, data non scelta per caso. Da tempo, la socialdemocrazia tedesca commemorava in questa data due avvenimenti: la rivoluzione tedesca del
E’ dunque sotto il segno di due date importanti del movimento operaio internazionale che fu posta, sin dalla nascita, la giornata internazionale delle donne. Eccoci lontano da New York, dal 1857, dalle operaie tessili … Perché no, dopo tutto? Ma perché allora, non dirlo chiaramente? Perché, settant’anni più tardi, raccontarci che è una lotta di donne quella che commemoriamo, che è questa e non un’altra che avevano scelto Zetkin e le congressiste di Copenaghen?
La prima giornata internazionale delle donne festeggiata nel 1911 ottenne, segnatamente in
Germania e Austria, un successo immenso. Soltanto a Berlino, ebbero luogo simultaneamente quarantadue meeting, e più di 30.000 donne sfilarono nelle strade di Vienna, in Austria.
Al quel tempo non c’era in Francia un gruppo di donne socialiste capace di riprendere questa iniziativa, e non vi furono manifestazioni a Parigi prima del 1914[4].
La giornata internazionale delle donne nella tormenta
Instaurata nel 1910, la tradizione socialista della giornata internazionale delle donne ha subito i contraccolpi della guerra poi della scissione del movimento operaio.
Essa fu, di primo acchito, per un piccolissimo numero di donne socialiste l’occasione per significare, nonostante la guerra, l’internazionalismo proletario. Non avendolo seguito nella sua azione anti-guerra il gruppo delle donne socialiste (creato nel 1913), Louise Saumonneau diffuse in Francia l”Appello” di Clara Zetkin e creò con due altre donne (bolsceviche) un Comitato d’azione femminili socialista per la pace contro lo sciovinismo di cui sarà rappresentante a Berna, nel marzo 1915, alla Conferenza internazionale delle donne socialiste, preludio alla Conferenza socialista internazionale di Zimmerwald (settembre 1915). Nel 1916 e 1917, il Comitato d’azione femminili socialista per la pace contro lo sciovinismo, celebrò la giornata internazionale delle donne con l’invio di lettere di solidarietà e la tenuta (difficile) di riunioni private, prima di dissolversi nell’autunno del 1917.
Le donne socialiste allora dovettero prendere partito, individualmente, nel grande scisma internazionale del movimento operaio. Louise Saumonneau, che aveva lottato per l‘internazionalismo rivoluzionario e l’adesione del Partito francese alla Terza Internazionale, indietreggiò di fronte alle “21 condizioni” di Lenin e prese “la ferma risoluzione di non aderire al partito della proscrizione e delle ‘epurazioni periodiche”[5]. Clara Zetkin, al contrario, aderirà alla Terza internazionale, ma era minoritaria nel partito socialdemocratico tedesco ed aveva già perso nel 1917 la direzione del giornale Die Geithheit che aveva creato e fatto vivere per 23 anni. Zetkin tentò nel 1919 di rilanciare l’idea di una conferenza internazionale delle donne socialiste, malgrado la “divisione nel campo socialista internazionale”[6].
L’alba della rivoluzione
Tuttavia la giornata internazionale delle donne trovò, a partire dalla Russia, un nuovo inizio. Le donne socialiste vi avevano nel 1913 e 1914 celebrato la giornata internazionale delle operaie. L’8 marzo 1917 (23 febbraio del calendario russo) ebbero luogo a Pietrogrado delle manifestazioni che i bolscevichi designano come il primo giorno della rivoluzione (di febbraio). “Senza tener conto delle nostre istruzioni, scrive Trockij (Storia della Rivoluzione russa), le operaie di molte tessiture si sono messe in sciopero e hanno inviato delle delegazioni ai metallurgici per chiederne il sostegno … Non è venuto in mente a un solo lavoratore che questo potesse essere il primo giorno della Rivoluzione”.
La storia bolscevica ufficiale non tarderà, del resto, ad attribuirsi la paternità di questa manifestazione.” Il 23 febbraio (8 marzo), all’appello del comitato bolscevico di Pietrogrado, le operaie scesero in strada per manifestare contro la fame, la guerra, lo zarismo. Questa manifestazione fu sostenuta dall’azione di sciopero degli operai di Pietrogrado” (Storia de Partito bolscevico, citato da V. Michaut, Cahiers du Communisme, 1950).
Spontanee o no, femminili o no, quel giorno ebbero luogo delle manifestazioni per la pace e contro la fame di cui l’Humanité del 11-3-17 rende conto a partire da un dispaccio del Times del 9 marzo. “Nel 1917, scrive Alessandra Kollontai[7], la giornata delle operaie è divenuta memorabile nella storia. Quel giorno, le donne russe hanno innalzato la fiaccola della Rivoluzione proletaria e messo a fuoco il mondo; la rivoluzione di febbraio ha fissato il suo inizio quel giorno”.
Si è dunque instaurata una nuova tradizione, sotto gli auspici del Partito bolscevico e della Terza internazionale; ogni anno,
L’8 marzo (o una data vicina) sarà oramai ‘occasione per i partiti comunisti di mobilitare le donne, di “richiamarle alla lotta sotto la bandiera comunista” (L’Ouvrière, 4-3-24), e, al tempo stesso, di sviluppare in direzione delle donne la propaganda del Partito o l’azione del Sindacato. E’ questa data che viene scelta per lanciare L’Ouvrière “organo di propaganda tra le donne” (n. 1, 11-3-22) secondo le direttive dell’Internazionale.
La giornata internazionale delle donne è diventata, tra le due guerre, l’oggetto d’aspre dispute tra
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*Questo articolo, il cui titolo originale è “Le mythe des origines. À propos de la journée internazionale des femmes”, è rapportato fondamentalmente al contesto francese, notevolmente diverso da quello italiano. In Italia, infatti, il “mito” assume declinazioni specifiche. Se la tradizione socialista afferma che la scelta dell’8 di marzo fu fatta per richiamare il grande sciopero dell’8 marzo del 1848, più recentemente si è affermata in Italia la versione delle operaie bruciate nel rogo della loro fabbrica. Versione che sembra relativamente recente: il 7 marzo 1952 il settimanale bolognese
Ma nonostante queste ed altre informazioni siano da tempo note, la leggenda delle operaie morte ha rifatto capolino anche quest’anno alla vigilia dell’ 8 marzo. Tralasciando le varie occorrenze in diversi volantini e documenti (tra i quali innumerevoli siti e blog), veramente troppi per essere elencati, ricordo qui il quotidiano Liberazione che il 7 marzo
[1] Parti Comuniste Français e Confédération Générale du Travail, rispettivamente il Partito comunista francese e uno dei maggiori sindacati francesi (N. d. T.).
[2] In particolare: dicembre 1828 nelle filande a Cochen Mill, 1834 le cucitrici di New York, il 7 marzo 1860 manifestazione delle donne durante lo sciopero – misto – nell’industria calzaturiera a Lynn (Mass) (Ph. Foner, Women and the American Labor, N.W, 1979).
[3] L’uguaglianza, rivista fondata e lungamente diretta da Zetkin (N. d. T.).
[4] Checché ne dica Des femmes en mouvements hebdo (11.12.81), per il quale “Alessandra Kollontai organizza una manifestazione di donne a Parigi”. Sarebbe particolarmente lungo e fastidioso rilevare le falsificazioni storiche nello schema presentato, in questo numero, così come nei successivi.
[5] Citato da Charles Sowerwine, Les femmes et le socialisme, Presses de
[6]
[7] Alessandra Kollontai, Internatonal Women’s day, pamphlet Internationa Socialist.
[8] Parti socialiste, Section française de l’Internationale ouvrière detto Sfio, fondato nell’aprile del
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giovedì 1 marzo 2007
Christine Delphy, una scheda bio-bibliografica
Christine Delphy, sociologa, ricercatrice al CNRS, co-direttrice della Fondation Copernic e tra le fondatrici della rivista Nouvelles questions féministes, è una delle esponenti più note del femminismo francese, ed in particolare della corrente detta materialista che si oppone decisamente al cosiddetto “femminismo della differenza” rappresentato in particolare, nel contesto francese, da Luce Irigaray e dal gruppo Psychanalyse et Politique[1].
Nel 1968 Delphy entra a far parte del FMA (Féminin, masculin, avenir) uno dei gruppi che daranno origine al nuovo movimento femminista francese negli anni 70. Il FMA, originariamente misto, era nato nel 1967-68 con lo scopo di rimettere in questione il matrimonio, la famiglia, le strutture autoritarie che si oppongono ad una reale emancipazione della donna. L’apporto di Christine Delphy al gruppo sarà decisivo anzitutto per quanto concerne la scelta del separatismo: le donne per analizzare la loro oppressione specifica e determinare i loro propri modi di lotta devono separarsi dai loro oppressori, gli uomini. Nel 1970, alcune donne e tra queste Monique Witting pubblicano un articolo "Pour un mouvement de libération des femmes". Dall'incontro tra questi due gruppi, con l'apporto di altre donne, ha origine il MLF, in cui le le tesi difese da Delphy sono largamente condivise, in primo luogo il fatto che le donne formano, indipendentemente dalle loro differenze di classe, uno specifico gruppo sociale. Questo si definisce non in base ad una presunta natura biologica delle donne ma per il comune stato d’oppressione e sfruttamento di queste ultime da parte degli uomini. Più in particolare il patriarcato – il nemico principale – è, nelle società contemporanee, un sistema di subordinazione delle donne agli uomini. Non riducibile al capitalismo, questo sistema ha una precisa base economica individuata da Delphy nel modo di produzione domestico.
Il nome di Christine Delphy è legato indissolubilmente ad alcune delle tappe decisive del femminismo francese degli ultimi trent’anni: dalla deposizione il 26 agosto del 1970 a Parigi, sotto il monumento al milite ignoto di una corona di fiori con la celeberrima scritta “Il y a plus inconnu ancore que le soldat: sa femme”, alla fondazione, insieme a Simone de Beauvoir, di Questions féministes [2]. Questa rivista - che si proponeva , tra l’altro, di dimostrare “il carattere storico, sociale e dunque arbitrario e reversibile, della gerarchia dei sessi” [3]-, può a giusto titolo essere considerata una delle più importanti e longeve riviste femministe francesi (e non solo).
La bibliografia che segue, pur nella sua incompletezza, intende offrire – oltre che un utile strumento per chi voglia approfondire alcune delle problematiche chiave del femminismo contemporaneo-, un panorama del complesso e molteplice percorso teorico-critico di Christine Delphy. Le sue tesi, pur se spesso criticate e al centro di accese polemiche, rappresentano in ogni caso un aspetto non trascurabile e importante del femminismo radicale degli ultimi decenni, inspiegabilmente ancora poco note e dibattute nel contesto italiano.
ARTICOLI E SAGGI[4]
Le patrimonie ou la double circulation des biens dans l’espace économique et le temps social, in Revue française de sociologie, numero speciale, 1969.
1970
L’ennemi principal, in Partisans, numero speciale “Libération des femmes année 0”, luglio-ottobre 1970, n. 54-55, pp. 157-172, (ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, Paris, Syllepse, 1998, pp. 31-56[5]).
1972
Il nemico numero uno, in Anabasi, Donne è bello, numero unico, febbraio 1972 (traduzione italiana de L’ennemi principal).
El enemigo principal, in La liberacion de la Mujer, Buenos Aires, Granica, 1972 (traduzione in spagnolo de L’ennemi principal)
1974
Mariage et divorce, l’impasse à double face, in Les Temps Modernes, maggio 1974, ripubblicato in Les femmes s’entêtent, Paris, Gallimard, 1975 e in seguito,con il titolo di Mariage et divorce, in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, pp.133-149.
La fonction de consommation et la famille, in Cahiers Internationaux de sociologie, 1975, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat,pp.75-98, con il titolo di Famille et consommation
Protoféminisme et antiféminisme, in Les Temps Modernes, maggio 1975, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, pp. 217-254[6]
Pour un féminisme matérialiste, in L’Arc, aprile 1975, , ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, pp. 271-282.
1976
Capitalisme, patriarcat et lutte des femmes, in Premier Mai, n. 2, giugno 1976, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, pp. –255-269.
Continuities and Discontinuities in Marriage and Divorce, in Diana Leonard Barker and Sheila Allen (eds.), Sexual Division and Society, London, Tavistock, 1976 (traduzione inglese di Mariage et divorce, 1974)
1977
Nos amis et nous, des fondements réels de quelques discours pseudo-féministes, in Questions féministes, novembre 1977, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat,pp. 167-215
Les femmes dans les études de stratification sociale, in Andrée Michel (coord.), Femmes, sexisme et sociétés, Paris, PUF, 1977, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, pp.151-166.
La transmission héréditaire, 1977, articolo inedito pubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, pp. 99-132.
1978
Travail ménager ou travail domestique ?, in Andrée Michel (coord.), Les femmes dans la société marchande, Paris, PUF, 1978, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, pp. 57-73
1979
Sharing the same table : Consumption and the Family, in Chris Harris e al. (eds.), The Sociology of the Family, Keele, Sociological Rewiew Monographs, 1979 (traduzione inglese di La fonction de consommation et la famille).
1980
Libération des femmes an dix, in Questions féministes, n.7, 1980, pp. 3-13.
For a Materialism Feminism, in Feminist Issue, n. 2, 1980 (traduzione inglese di Pour un féminisme matérialiste, 1975)
1981
Le patriarcat, le féminisme et leurs intellectuelles, in Nouvelles Questions féministes, n. 2, 1981, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp.223-241.
Women in stratification studies, in Helen Roberts (ed.), Doing Feminist Research, London, 1981, pp. 114-128 (traduzione inglese di Les femmes dans les études de stratification sociale)
1982
Un féminisme matérialiste est possible ?, in Nouvelles Questions féministes, n. 4, agosto 1982, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp.121-164
1984
Les femmes et l’État, in Nouvelles Questions féministes, n.6-7, primavera 1984, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 359-375.
Études et recherches féministes sur les femmes en sociologie (con Danièle Kergoat), in Femmes, féminismes et recherches, Toulouse, AFFER, 1984 (Atti del convegno nazionale di Tolosa, dicembre 1982)
1985
Agriculture et travail domestique : la réponse de la bergère à Engels, in Nouvelles Questions féministes, n. 5, primavera 1985, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 165-182.
La passion selon Wittig, Nouvelles Questions féministes, n. 11-12, 1985, pp. 151-156.
1987
Proto-feminism and antifeminism, in Toril Moi (ed.), French Feminist Thought, London, Basil Blackwell (riedizione inglese di Protoféminisme et antiféminisme)
1988
Le patriarcat : une oppression spécifique, in Louis Astre (ed.), Le féminisme et ses enjeux, FEN, Edilig, 1988, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp.55-90.
1990
La revendication maternelle, in Actes de la section d’études féministes de congrés de l’ACFAS 1989, Montréal, Université du Québec di Montréal, 1990, pp. 23-40.
Contribution au débat sur l’avortement, in Déviance et société, Vol. 14, n.4.
1991
Penser le genre : quels problèmes ?, in M.arie-Claude Hurtig e al. (eds.), Sexe et genre. De la hiérarchie des sexes, Paris, CNRS, 1991, ripubblicato con il titolo di « Penser le genre : problèmes et résistances, in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 243-260.
Les origines du Mouvement de libération des femmes en France, in Nouvelles Questions féministes, n.16-18, 1991.
Libération des femmes ou droits corporatistes des mères ?, in Nouvelles Questions féministes, n.16-18, 1991, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 91-119.
Is there Marriage After Divorce ?, in Diana Leonard and Sheila Allen (eds), Sexual Divisions Revisited, London, McMillan, 1991 (riedizione della prima edizione inglese del 1976, di Mariage et divorce del 1974)
1992
Avertissement aux malfaisants, (editoriale), in Nouvelles Questions féministes, vol. 13, n. 4, 1992.
Féminisme et recomposition à gauche, in Politis, la revue, n. 1, inverno 1992.
1993
L’affaire Hill-Thomas et l’identité nationale française, in Nouvelles Questions féministes, vol. 14, n.4, pp. 3-13.
Rethinking Sex and Gender, in Women’s Studies International Forum, Vol. 16, n.1, 1993 (traduzione inglese di Penser le genre : quels problèmes ?)
1994
Changing Women in A Changing Europe: Is “Difference” the Future for Feminism?, in Women’s Studies International Forum, Vol. 17, n. 2/3, marzo-giugno 1994 (traduzione inglese di Libération des femmes ou droits corporatistes des mères ?).
Familiar exploitation: a new analysis of marriage in contemporary western societies, (con Diana Leonard e Denise Bielby), in American-journal-of-sociology, maggio1994 ; pp.1633-1635
1995
Égalité, equivalence et équité, la position de l’État français au regard du Droit international, in Nouvelles Questions féministes, vol. 16, n.1, febbraio 1995, ripubblicato in forma abbreviata in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 261-291.
L’état d’exception: la dérogation au droit commun comme fondement de la sphère privée, in Nouvelles Questions féministes, n. 4, 1995, ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 183-221.
The invention of French Feminism: an essential move, in Another Look, Another Woman: Retranslations of French Feminism, Yale French Studies, n. 87, pp. 190-196.
Sharing the same table : Consumption and the Family, in Stevi Jackson e Shaun Moores (eds.), The Politics of Domestic Consumption: Critical Readings, Pretice-Hall/Harvester Wheatsheaf, 1995 (riedizione inglese di La fonction de consommation et la famille).
1996
L’invention du « French Feminism » :une dèmarche essentielle, in Nouvelles Questions féministes, n. 1, 1996 (traduzione francese di The invention of French Feminism: an essential move), ripubblicato in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 319-358.
Marxisme, féminisme et enjeux actuels des luttes en France, in Jacques Bidet et Jacques Texier (Eds.), Colloque Marx International, Paris, PUF, 1996,(ripubblicato in forma abbreviata e con il titolo di « Genre et classe en Europe » in C. Delphy, L’ennemi principal, 2/Penser le genre, pp. 293-317)
Avortement, emploi, autonomie des femmes, in Politique La revue, 1996.
1997
Le bastilles toujours dréssees de l’inégalité, in Le Monde Diplomatique, marzo 1997, pp.6-7.
L’universalisme républicain contre les mouvements homo, in Politique la revue, n.5, luglio-agosto-settembre 1997, pp. 19-22
For a Materialism Feminism, in Rosemary Hennessy and Chrys Ingraham (eds.), Materialism Feminism, New York and London, Routlege, 1997 (riedizione inglese de Pour un féminisme matérialiste).
1998
De l’exploitation familière au concept de genre, Montréal, Università del Québec a Montréal, 1998.
1999
Comment en finir avec l’exclusion des femmes, in Manières de voir/Le Monde diplomatique, n. 44, marzo-aprile 1999, pp. 82-84.
2000Comment nous en venons à avorter (nos vies sexuelles), in Le Monde, 22 ottobre 2000.
2002
Garde parentale, prostitution, in Nouvelles Questions féministes, Vol. 21, n. 2, 2002.
Une guerre pour les femmes afghanes ?, in Nouvelles Question féministes, Vol. 21, n.1, 2002, pp. 98-109, articolo disponibile in italiano all’indirizzo http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Marzo-2002/0203lm02.01.html
Economic violence and male violence, in Nouvelles Question féministes, 2002; 21 (2) : 4-
2003
Par où attaquer le « partage inègal » du « Travail ménager ? », in Nouvelles Question féministes, Vol. 22, n. 3, 2003, pp. 47-71
Pour une théorie générale de l’exploitation. En finir avec la théorie de la plus-value, in Revue Mouvement, Classe-exploitation : totem ou tabou ?, n. 26, 2003, pp. 69-78.
Généalogie de ‘unilatéralisme, con Catherine Lévy e Nils Andersson, in L’Humanité, 14 aprile 2003, http://www.humanite.presse.fr/journal/2003-04-14/2003-04-14-3703132004
Pour une théorie générale de l’exploitation.Deuxième partie. Repartir du bon pied, in Revue Mouvement, Les hommes en crise. Le masculin en question, n. 31, gennaio 2004.
Un diritto al posto di un altro? Il dibattito sul velo in Francia, in Solidarietà, Anno 5, n° 4, 19 febbraio 2004, articolo consultabile all’indirizzo http://www.solidarieta.ch/portale/modules/news/article.php?storyid=115
Retrouver l’élan du féminisme, Le Monde Diplomatique, maggio 2004, pp. 24-25, articolo disponibile all’indirizzo http://www.monde-diplomatique.fr/2004/DELPHY/11173
Ritrovare lo slancio del femminismo, in Le Monde Diplomatique/Il Manifesto, maggio 2004Fonder en théorie qu’il n’y pas de hiérarchie des dominations et des luttes, in Revue Mouvements, n. 35, settembre 2004.
In memoriam. Andrea Dworkin, in Nouvelles Question féministes . 2005; 24 (2),: 14-15
Ritrovare lo slancio del femminismo, in Solidarietà, Anno 6, n° 1, 13 gennaio 2005, articolo consultabile qui http://www.solidarieta.ch/portale/modules/news/article.php?storyid=523
Le prisme principal, in Travail, genre et sociétés, n. 13, aprile 2005, pp. 161-164.
2006
1970
Les faits économique en question, (con Jean Cuisenier), Paris, Ed. du CNRS, 1970.
1977
The Main Enemy: a Materialist Analysis of Women’s Oppression, London, Women’s Research and Resources Centre, 1977 (raccolta di vari saggi già pubblicati in francese tra i quali L’ennemi principal e Capitalisme, patriarcat et lutte des femmes)
1982
El enemigo principal, Barcellona, La Sal, 1982 (raccolta di vari saggi già pubblicati in francese tra i quali L’ennemi principal).
1984
Close to Home : A Materialist Analysis of Women’s Oppression, London, Hutchinson, 1984 (raccolta di vari saggi già pubblicati in francese tra i quali Travail ménager ou travail domestique)[7]
1985
Por un femminismo materialista: el enemigo principal y otros textos, Barcellona, La Sal, 1985.
1992
Familiar exploitation: a New Analysis of Marriage in Contemporary Western Societies (con Diana Leonard), Cambridge, Polity Press, 1992.
1998
L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, Paris, Syllepse, 1998
2001
L’ennemi principal, 2/Penser le genre, Paris, Syllepse, 2001.
2002
Cinquantenaire du deuxième sexe, (con Sylvie Chaperon), Colloque international Simone de Beauvoir, Paris, Syllepse, 2002.
Pour sortir du libéralisme, (con Yves Salesse), Paris, Syllepse, 2002.
INTERVISTE, INTERVENTI IN CONVEGNI, ARTICOLI DISPONIBILI ESCLUSIVAMENTE IN RETE
Intervista di Catherine Rodgers, in C. Rodgers, Le deuxième sexe de Simone de Beauvoir, un heritage admire et contesté, Paris, L’Harmattan, 1998.
Les héritages De Beauvoir, marzo 2001, articolo disponibile al’indirizzo http://www.autourdebeauvoir.net/beauvoir/articles/heritagebvr.html
Le genre, sexe social, in La gauche, 2 giugno 2002, intervista disponibile all’indirizzo http :www.lagauche.com/lagauche/article.php3 ?id_artiche=2
Le féminisme doit être mondial, intervista disponibile all’indirizzo http://mapages.noos.fr/revuesociaalsme/s11delphy.html
L’affaire du foulard : non à l’exclusion, in Sisyphe, 1 novembre 2003, articolo disponibile all’indirizzo http://sisyphe.org/article.php3?id_article=728
Une école pour tous et toutes, intervento al meeting « Une école pour toutes et pour tous », Le Trianon, Paris, febbraio 2004, articolo disponibile all’indirizzo http://1libertaire.free.fr/Delphy16.html
Un point de vue féministe contre l’exclusion des élèves voilées, versione definitiva, rivista per l’autrice, di un testo inviato al Collectif Droits des femmes, testo già circolato in Internet in diverse versioni. Disponibile all’indirizzo http://www.islamlaicité.org/article113.html
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* Una prima versione di questa mia scheda bio-bibliografica è stata diffusa in occasione della partecipazione di Christine Delphy alla presentazione del volume di Patrizia Romito, Un silenzio assordante, il 26 novembre 2005 a Bologna (ed è ancora disponibile nel Server donne). La serata era stata organizzata, nell'ambito delle iniziative per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, dalla Casa delle Donne per non subire violenza e dal Centro documentazione delle donne di Bologna, con la collaborazione, tra le altre, di Jacqueline Julien, traduttrice del volume di Romito in Francia. La presente versione ha subito degli ovvi aggiornamenti bibliografici, anche se è ancora lontana dall'essere completa.
[1] Per una particolareggiata ricostruzione delle vicende del femminismo francese degli anni 70 si veda Françoise Picq, Les années-Mouvement, Parigi, Seuil, 1993.
[2] Questions féministes nasce nell’autunno del 1977 e continua tuttora le sue pubblicazioni con il nome di Nouvelles questions féministes. L’originario collettivo di redazione era formato, oltre che da Christine Delphy , da Claude Hennequin, Emmanuelle De Lesseps, Nicole-Claude Matthieu, Monique Plaza, Monique Wittig. Co-fondatrice e direttrice di pubblicazione Simone De Beauvoir.
[3] « Variations sur des thèmes communs », in Questions féministes, n. 1, autunno 1977.
[4] Abbiamo ritenuto utile indicare anche –dove possibile-, le varie riedizioni e traduzioni, soprattutto in quei casi dove il titolo o il contenuto del saggio differiva dall’originale.
[5] La data di pubblicazione del saggio (firmato in Partisans con il nome di Christine Dupont) indicata nella riedizione contenuta in L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat (novembre 1970) è erronea.
[6] In L’ennemi principal. 1/Économie politique du patriarcat, la data di pubblicazione indicata ( mai 1976) è erronea
[7] Il volume è stato tradotto anche in giapponese (1996) e in turco (1999).
martedì 27 febbraio 2007
"Ora la parola ai migranti! Basta giocare con le nostre vite!"
mercoledì 7 febbraio 2007
Marginalia
, alla riflessione critica su fatti di “cronaca” quali Provenzano: l’autunno del patriarca, ovvero dai benefici ai costi del lavoro di cura, Orgoglioso antifascismo