sabato 7 marzo 2026

Nell'immagine - tratta dal documentario I Am The Revolution di Benedetta Argentieri (2018) Yanar Mohammed a Baghdad nel 2017, durante una manifestazione per l'8 marzo. E a Baghadad, a pochi giorni dalla Giornata internazionale della donna - il 2 marzo - Yanar Mohammed è stata assassinata da un commando di due persone che le hanno sparato addosso da una motocicletta mentre era davanti alla sua abitazione. Probabilmente i mandanti dell'omicidio avevano pensato che nel caos generato nella regione dalla guerra scatenata da Usa e contro l'Iran questa notizia sarebbe paasata inosservata. Non è stato così. Centinaia di articoli, necrologi e post sui social hanno ricordato le sue battaglie in particolare per i diritti delle donne e delle bambine, per l'uguaglianza e contro la violenza di genere. Co-fondatrice dapprima nel 1998 della Defence of Iraqi Women’s Rights e in seguito dell’Organisation of Women’s Freedom in Iraq (Owfi), Yanar era tornata a vivere stabilmente in Iraq nel 2003, dopo la caduta di Saddam Hussein e in Iraq è restata nonostante i continui tentativi di deligittimazione, le intimidazioni e le vere e proprie minacce ricevute negli anni dai tanti che nel paese osteggiavano il suo lavoro, dai gruppi fonfamentalisti a ampi settori conservatori della società civile fino a istituzioni ufficiali e governative. Un contesto difficilissimo nel quale Yanar Mohammed si è sempre mossa con determinazione, radicalità e consapevolezza e senza fare sconti a nessuno. Lo mostra la lettera aperta che Yanar Mohammed scrive per motivare il rifiuto dell'invito dell" ambasciata Usa a Baghdad) di candidare l'Owfi nella persona delle sua presodente all'International Women of Courage Award. Un testo in cui Yanar denuncia le politiche dell'invasione statunitense che hanno portato solo morte, miseria e distruzione nella società irachena, tracciando linee di divisione settaria e nazionalista in Iraq e accrescendo il potere di gruppi fondamentalisti. Un testo che avevo all'epoca pubblicato qui in Marginalia ma che mi sembra importante rileggere (e far girare) perchè è una testimonianza potente del fatto che le donne (dall'Iraq all'Iran e altrove...) si "liberano" da sole. E lo rivendicano. Qui sotto link e ringraiziamenti

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