lunedì 13 giugno 2011

Amina Abdallah ieri a Radio Blackout

Il titolo del post è volutamente spiazzante e provocatorio. Che l'attivista femminista queer di  A Gay Girl in Damascus possa aver partecipato ieri ad una trasmissione radio è ovviamente impossibile. Impossibile perché è stata rapita/sequestrata da tre uomini armati una settimana fa a Damasco. Anzi no, impossibile perché Amina Abdallah non esiste e il suo rapimento è una bufala, come da qualche giorno si vociferava in rete. Ancora meglio: impossibile perché dietro al blog A Gay Girl in Damascus c'è in effetti un certo Tom MacMaster (nome che se è vero sembra inventato), che scrive da Istanbul Turchia. Non sappiamo (e non ci interessa in questo specifico contesto), sapere qual'è la "verità". Come era già stato sottolineato da qualcuna e come è stato ribadito ieri pomeriggio nella trasmissione Interferenze di Radio Blackout, se questa è una  maniera inventata ad arte per portare attenzione (in "occidente") su certe questioni,  ben venga. Perché del resto, come si può leggere stamani in Apology to readers , se la voce narrante è una finzione, i fatti narrati sono veri.

15 commenti:

Rosetta ha detto...

Grande Amina;)

angie ha detto...

ne ho scritto anch'io, e condivido con: http://iononstoconoriana.blogspot.com/2011/06/lesbica-damasco-vita-grama-e-vessazioni.html
... è comunque una presa in giro!

Gianmaria ha detto...

Sono sorpreso, e anche un po' deluso, dallo sguardo acritico di questo post. Voglio riportare le affermazioni di due blogger siriani in risposta alla vostra affermazione secondo cui "se questa è una maniera inventata ad arte per portare attenzione (in "occidente") su certe questioni, ben venga". Vediamo cosa ne pensa chi davvero ha a che fare tutti i giorni con quelle "questioni".

Sami Hamwi
"To Mr. MacMaster, I say shame on you!!! There are bloggers in Syria who are trying as hard as they can to report news and stories from the country. We have to deal with too many difficulties than you can imagine. What you have done has harmed many, put us all in danger, and made us worry about our LGBT activism. Add to that, that it might have caused doubts about the authenticity of our blogs, stories, and us. Your apology is not accepted, since I have myself started to investigate Amina’s arrest. I could have put myself in a grave danger inquiring about a fictitious figure".

Daniel Nasser
"You feed the foreign media an undeniable dish of sex, religion and politics and you are now leaving us with this holier-than-thou semi-apologize with lame and shallow excuses of how you wanted to bring attention to the right people on the ground. I'm sorry, you're not on the ground, you don't know the ground and you don't even belong to the culture of the people on the group.
You took away my voice, Mr. MacMaster, and the voices of many people who I know. To bring attention to yourself and blog; you managed to bring the LGBT movement in the Middle East years back".

Il link dei due interventi: http://gaymiddleeast.com/news/news%20317.htm

Le questioni qui sono due, e molto semplici:
1. Quali sono le cornici entro le quali un uomo bianco eterosessuale decide che sia urgente portare attenzione su 'certe questioni'? La figura della donna (perdipiù lesbica) vittima dei regimi semi-totalitari mediorientali rappresenta un significante cruciale delle geopolitiche neocoloniali contemporanee. In questo contesto, qualunque valutazione sulla buona o mala fede del blogger europeo mi sembra del tutto superflua. Come scrisse Gayatri Spivak più di 30 anni fa, il filo rosso che attraversa l'imperialismo neocoloniale Euro-Americano nelle sue forme più disparate può essere formulato così: "Uomini bianchi stanno salvando donne scure da uomini scuri".
2. Come mostrano i due blogger attivisti siriani, i discorsi producono delle conseguenze materiali. Prima di "dare voce" a posizioni di resistenza sparse nelle diverse periferie globali, dovremmo interrogarci sulla nostra posizione: il privilegio ascritto alla posizione di maschio bianco eterosessuale europeo non rientra nella vostra analisi della vicenda?

Spero di aver contribuito ad aprire uno spazio alternativo di riflessione sulla vicenda.
Saluti,
Gianmaria

Agent Q ha detto...

Ciao, leggo il tuo blog regolarmente e mi trovo d'accordo con te sempre su tutto, ma in questo momento anche se possiamo essere d'accordo con quello che questo tizio ha scritto, io mi sento molto offes@ che un uomo bianco americano si e' appropriato di una voce che con lui non ha assolutamente nulla a che fare, anche se per dire cose che sembrano un po' piu' corrette di tante altre, ma e' comunque un sottrarre voce per amplificare la propria, e quindi inaccettabile... Mi fa ripensare a tutto cio' che di piu' discutibile accade nel web prendendosi indebitamente il nome di attivismo...

marginalia ha detto...

Stamattina dopo aver letto al volo prima di andare a lavorare i commenti (questi ed altri che ho cestinato perché estremamente violenti, sessisti e razzisti), avevo deciso di rispondere, con calma, stasera. Ma poi ho deciso di rinunciare alla cosiddetta "pausa pranzo" e rispondere ora, anche se un po' frettolosamente, poiché le argomentazioni usate dal alcuni/e dei/delle commentatori/commentatrici sono francamente inaccettabili e sento l'urgenza di mettere alcuni puntini sulle "i" (come si suol dire).

Salto a piè pari, perché ne hanno già parlato altre (si vedano link nel mio post), tutto il discorso sulla legittimità dell'uso in rete di nick, pseudonimi e via dicendo. Personalmente ho fatto una scelta diversa (è notorio che dietro a Marginalia e al pluralia majestatis che sovente usiamo, c'è una persona in carne ed ossa, con tanto di nome e cognome), credo che in alcuni casi questo abbia rappresentato e rappresenti un problema, ma in questo preciso contesto non mi sembra il punto essenziale.

Per venire ai commenti mi ha letteralmente fatto cascare le braccia (perdonate la rude franchezza ma notoriamente ho peli dappertutto tranne che sulla lingua) che Angie (che pur altre volte ha commentato con acume in questo blog) per sostenere la tesi della (esecrabile immagino) "presa in giro" di Amina/ Tom (o chi per lui/lei/loro), rinvii ad un articolo sul blog "Io non sto con Oriana", blog che già conoscevamo (ovviamente senza sapere chi "vi si nasconde dietro". Visto l'argomento, è il caso di dirlo)e che avevamo classificato con la massima "I nemici dei nostri nemici non sono necessariamente nostri amici".

L'articolo in questione, apparentemente così critico nei confronti della stampa mainstream (i "gazzettieri") ne riprende poi i toni da indagine poliziesca e di profondo biasimo nei confronti del millantatore "al calduccio a Edinburgo anziché in galera a Damasco". Si confronti con l'articolo di oggi su La Repubblica di Vittorio Zucconi, uno di quelli che dalle pagine di questo quotidiano ci ha allietato (amara ironia) insieme ad altri sul "caso Dsk".
Ma l'anonimo scrivano di "Io non sto con Oriana" va oltre, fornendoci tutti gli elementi che, a suo dire, avrebbero dovuto mettere da subito dei dubbi sulla falsa identità di "Amina". Il fatto ad esempio che tutti i post sono scritti "in un inglese senza sbavature" o che in tutto il blog "non ci sia una parola di arabo". Frasi che scritte in un blog dove campeggia come esergo una frase di Alain De Benoist, maître à penser delle cosiddetta Nouvelle Droite, assumono contorni inquietanti.

Disgraziatamente la pausa pranzo è finita e finirò di rispondere ai commenti in serata. Per intanto "Gianmaria" e "Agent Q" per coerenza con quanto sostengono, sono invitati a dichiarare la propria identità. Dai nomi (e dalla lingua italiana usata "senza sbavature") dovrei presumere maschi, italiani, bianchi?

Alberto ha detto...

Dico la mia, naturalmente discutibile. Un conto è il situazionismo, un conto l'impostura.

Gianmaria ha detto...

Non so esattamente cosa mi chiedi come riconoscimento. Gianmaria è il mio nome e sì, sono un maschio italiano bianco tendente al rosa ;)
Per il resto che dire, avevo scritto più per dialogare di questa vicenda che altro. Mi sembra interessante che per una volta qualcuno che condivide il "nostro" punto di vista critico agisca secondo strategie per lo meno discutibili, o sulle quali vale la pena riflettere. Non sento l'esigenza di andare tutti d'accordo e il disaccordo può essere produttivo. Per questo, dato che mi sembra di aver capito che hai selezionato i commenti, ti ringrazio per avere pubblicato il mio.
Una domanda onesta: non pensi anche tu che, piuttosto che correre in difesa di MacMaster, valga la pena pensare in che misura distinguere tra appropriazioni indebite e legittime (o tra fiction e menzogna, come hanno scritto dal laboratorio torinese Sguardi Sui Generis)? Non pensi che sia meglio non dare per scontate queste distinzioni? E non pensi che il fatto che il contenuto del blog di Amina incontrasse le nostre sensibilità non basta a rendere indifferente il fatto che Amina fosse in realtà MacMaster? Non so, a me continua a sembrare un'occasione di riflessione e (auto)critica.
Potremmo pure, alla fine, decidere di approvare l'iniziativa di MacMaster (anche se questa non è l'idea che mi sono fatto io)...però mi sembra che ci sia una specie di avversione diffusa al solo fatto di mettere in discussione quell'iniziativa. Un'avversione al disaccordo, forse (e non sto parlando specificatamente di questo blog). Questo tipo di avversione non mi piace, e spero non piaccia alla maggior parte di noi.

marginalia ha detto...

Come promesso stamani provo a riprendere il filo e rispondere ai commenti lasciati in sospeso(che, nel frattempo, vedo sono aumentati). E dunque:

Per Gianmaria (commento 3 e 7): ovviamente quando chiedevo a te e Agent Q "di dichiarare, per coerenza, la propria identità", facevo dell'ironia. Visto che uno dei punti in discussione nella vicenda "Amina/Tom" è l'appropriazione - attraverso un nick/pseudonimo - di una identità fittizia (cosa tra l'altro diffusissima nel web e non da oggi) vi chiedevo semplicemente: e voi chi siete?
Nel tuo caso in particolare poi la domanda mirava anche a metterti di fronte a un paradosso.
Da una parte infatti citi Spivak (che, sia detto en passant, qui conosciamo benissimo, avendo da anni portato avanti una serrata critica di certe retoriche sessiste e razziste) e ti chiedi, riferendoti a Tom MacMaster
"Quali sono le cornici entro le quali un uomo bianco eterosessuale decide che sia urgente portare attenzione su 'certe questioni'? La figura della donna (perdipiù lesbica) vittima dei regimi semi-totalitari mediorientali rappresenta un significante cruciale delle geopolitiche neocoloniali contemporanee. In questo contesto, qualunque valutazione sulla buona o mala fede del blogger europeo mi sembra del tutto superflua. Come scrisse Gayatri Spivak più di 30 anni fa, il filo rosso che attraversa l'imperialismo neocoloniale Euro-Americano nelle sue forme più disparate può essere formulato così: 'Uomini bianchi stanno salvando donne scure da uomini scuri'."
Ma a questo punto io mi chiedo(e ti chiedo):
1. quali sono le cornici entro cui ti collochi tu? Tu, uomo e bianco come Tom MacMaster? E' quel "po' rosa" (come scrivi) che credi ti autorizzi a parlare "al posto di ..."?
2. Non capisco poi davvero cosa c'entri Tom MacMaster con la frase di Spivak "Uomini bianchi stanno salvando donne scure da uomini scuri". Leggendo quanto Tom MacMaster scrive (ad esempio in Pinkwashing Assad?, il suo discorso è proprio il contrario di quello che Spivak denuncia, o (se preferisci) è una lucida critica al modello denunciato da Spivak (tant'è che avrebbe potuto farlo anche senza ricorrere all'identità fittizia di Amina. Anzi come "Tom" avrebbe avuto anche più senso, come auto-critica verso un sistema etnocentrico e neocolonialista).
3. Ma facciamo finta che il tuo esempio regga. Ebbene ci troviamo di fronte ad un altro paradosso. Seguendo il tuo ragionamento la frase di Spivak, applicata a te e al tuo commento, diventerebbe "Uomini bianchi stanno salvando donne scure da altri uomini bianchi".
O credi che il tuo "po' di rosa" ti metta, come dire, "al riparo" da certi rischi?
E cosa ci autorizza a definire Tom Mac Master "uomo, bianco, eterosessuale"?
Il rischio che avverto è quello di appropriarci di frammenti di discorsi che a suo tempo sono stati dirompenti e "rivoluzionari" facendo poi passare dei discorsi (senza magari esserne del tutto coscienti) che sono pericolosamente "normativi".
Ti pongo questa/e domanda/e perché anche per me questa è una preziosa occasione di riflessione e (auto) critica, ed il punto ovviamente non è "correre in difesa di Tom MacMaster", ma semmai interrogarci sul perché Tom MacMaster si sia sentito "costretto" a indossare una maschera per smascherare una mistificazione.
Probabilmente non ho risposto a tutte le questioni che poni, ma se abbiamo voglia di continuare il confronto, mi sembra che la carne al fuoco sia già tanta

Rispondo ad Alberto, Angie, Rosetta e Agent Q subito, nel successivo commento. Questo è troppo lungo e non riesco a "postarlo"

marginalia ha detto...

Per Rosetta: condivido il tuo solare "Grande Amina!" e grazie per al citazione nel tuo post che vedo ora

Per Angie & Co: ho già risposto oggi e attendo repliche. Se ci sono

Per Agent Q : concordo con te che spesso - soprattutto nel web - c'è chi si appropria della voce di altri, "per amplificare la propria" come scrivi. L'uso di nick, pseudonimi, identità fittizie è servito anche a questo, oscuri personaggi ci hanno costruito su mezze-carriere giocando sulla "provocazione" e il "superamento dei tabù" (se ti interessa l'argomento ne ho scritto in Nuovo? No, lavato con Perlana). Comunque non credo che questo sia il caso di Tom MacMaster (se questo Tom MacMaster esiste). Se non l'avessero "stanato" , con una ricerca che ha veramente del poliziesco, probabilmente lui avrebbe continuato a scrivere come "Amina" chissà per quanto tempo ancora. Del resto, prima ancora del blog "A Gay Girl in Damascus", aveva tenuto un altro blog firmato Amina Araf / A Girl of Damascus (e parliamo del 2007)

Per Alberto: certo dici la tua, ma più che un commento è una battuta lapidaria che non mi dice nulla. Cosa significa "Un conto è il situazionismo, un conto l'impostura"?

Gianmaria ha detto...

Grazie per la risposta.
Faccio subito una precisazione sul 'po' di rosa'. Non ho capito esattamente a cosa ti riferisca quando dici che non debba farmi sentire al riparo da certi rischi o legittimarmi a parlare "al posto di". Immagino tu lo abbia inteso come una specie di mio posizionamento (omo)sessuale mentre voleva essere un'ironia sul fatto che anche il bianco è un colore con le sue sfumature.
Ma venendo al succo, che è più interessante. Mi chiedi cosa c'entri MacMaster con la frase di Spivak, ma per me il punto lo hai già suggerito tu quando dici che "avrebbe potuto farlo anche senza ricorrere all'identità fittizia di Amina. Anzi come "Tom" avrebbe avuto anche più senso, come auto-critica verso un sistema etnocentrico e neocolonialista". In altre parole, sono d'accordo che il contenuto del blog in sé raccoglie la nostra simpatia ma la domanda che facevo era: perchè usare Amina? Mi sembra che in questo caso ci sia una tensione interessante. Da un lato gioca sulla 'subalterna che può parlare sfidando i discorsi di chi tenta di metterla a tacere' (per mantenere il riferimento). Se non fosse che lo sviluppo della vicenda ha poi dimostrato che non era una subalterna a parlare e, mi spiace, a me questo non sembra irrilevante. Dall'altro lato, e al contrario, penso che in fondo in fondo abbia continuato a giocare sulla figura della vittima. Di certo una vittima anomala, visto il profilo di attivista consapevole e radicale, ma pur sempre un volto capace di catalizzare maggiore visibilità rispetto a un qualunque critico statunitense. Perchè più capace? Credo, principalmente, perchè si tratta di un volto più facilmente appropriabile all'interno della logica carnefice/vittima/salvatore (e quindi facile da sbattere in prima pagina).
Quindi la mia domanda è: MacMaster ha riprodotto la logica che criticava? O ha giocato strategicamente all'interno di quella logica per catalizzare l'attenzione sulla pratica del pinkwashing e simili? O una via di mezzo, non consapevole fino in fondo? Mi sembra che valga la pena farsi questa domanda.
Dopodichè, non credo di incarnare una sorta di "uomini bianchi stanno salvando donne scure da altri uomini bianchi", almeno per due ragioni. Nel mio primo post ho detto che mi sembrava importante capire quali coseguenze materiali possano essere seguite all'iniziativa di MacMaster e per farlo ho citato le testimonianze di due attivisti (in quel caso sono loro ad essere venuti in mio soccorso, in un certo senso). Ma al di lá di questo, trattandosi di un uomo bianco che evidentemente condivide molti punti di vista ai quali mi sento affine (questa è la mia cornice), la mia preoccupazione riguardava un certo scollamento che leggevo tra la sua critica e la sua pratica. Le mie riflessioni riguardavano più "noi", le nostre politiche e i nostri discorsi, piuttosto che un "loro" da salvare.
Spero anche, con questa risposta, di essermi un po' meglio "identificato", senza dover fornire dati anagrafici/CV.

Alberto ha detto...

Volevo dire che se fosse stata un'operazione situazionista ci si sarebbe dovuto trovare un coup de theatre per l'uscita di scena. Qui l'uscita di scena mi sembra la brutta figura di chi è stato sorpreso con le dita nella marmellata.

marginalia ha detto...

Per Gianmaria: Ma quale CV e dati anagrafici! Era, come ti ho detto, un mio modo per metterti di fronte ad un paradosso. Ma mi sa che non hai colto ;-)
Comunque venendo alla tua domanda: più che "riprodotto la logica che criticava", credo che Tom MacMaster si sia "servito" di questa logica, l'ha fatta cortocircuitare. In altri termini, riprendendo la frase che ti citavo ieri, ha "indossato una maschera per svelare una mistificazione". Ed è una strategia che gli ha permesso da una parte (e questo era il suo obiettivo "consapevole") di spingere gli/le "occidentali" (come lui) ad interrogarsi sulle retoriche razziste, sessiste e neocoloniali che, in Occidente, si servono strumentalmente del discorso dei diritti delle donne/gay. Dall'altra ha raggiunto anche un altro obiettivo (in maniera inconsapevole): costringere anche noi "occidentali critici" o "consapevoli" (cioè che già critichiamo queste retoriche e che quindi condividiamo con lui certi assunti) di interrogarci su categorie di analisi,aporie, forme mentali naturalizzanti e essenzialiste che continuiamo nostro malgrado a fare nostre e che la "fine" della vicenda Tom/Amina hanno contribuito a far venire a galla. Insomma ci costringe anche a fare quella che chiami "auto-critica".
Infine (cosa che ieri avevo dimenticato di dirti) tu dici di notare "una specie di avversione diffusa al solo fatto di mettere in discussione" l'iniziativa di Tom MacMaster. Mi sembra proprio il contrario.
E' in atto una vera e propria crocifissione dell'ex A Gay Girl of Damascus (sia sui giornali mainstream che nel web), spesso con argomenti francamente non condivisibili da chi dovrebbe avere a cuore la lotta contro il razzismo, il sessismo, l'omonazionalismo (fenomeni diversi ma che condividono metafore naturalistiche ed essenzializzanti).
Un esempio potrebbero essere rappresentati dai commenti dei blogger siriani che avevi indicato a supporto della tua critica della vicenda Amina/Tom. Commenti, guarda caso, pubblicati in un sito come Gay Middle East, sito criticato anche in un post di A Gay Girl of Damascus tempo fa in quanto fomentatori del pinkwashing che Amina/Tom denunciava e combatteva.
Affiniamo il nostro senso critico, per favore Gianmaria

Per Alberto: guarda, io penso che il coup de theatre era l'ultima cosa che Amina/Tom cercava. Non si è fatto "sorprendere con le dita nella marmellata", hanno dato letteralmente la caccia alla sua "vera identità", riducendo la sua storia al puro gossip e tacendo completamente dei contenuti (importanti) che quel blog ha veicolato per mesi e mesi.
Non so, sbaglierò, ma mi sento solidale più con lui che con tutte le anime belle offese

Gianmaria ha detto...

Rieccomi. Scrivo giusto un paio di cose perchè mi pare che ci siamo confrontati sugli aspetti più interessanti della vicenda (a meno che non salti fuori qualcos'altro!).
Quando dicevo che notavo una certa avversione alla messa in discussione dell'operazione di MacMaster non mi riferivo ai media mainstream, ma piuttosto a quelli a cui mi sento più affine. Non lo avevo specificato, in effetti. Mi collego a questo, però, per dire un'altra cosa: proprio il fatto che la maggior parte dei media stia "crocifiggendo" A Gay Girl in Damascus mette a dura prova la tesi della 'fiction utile'. Il risultato di tutta l'operazione sembra piuttosto questo: chi già conosceva e criticava pinkwashing e nazionalismi sessuali continua a farlo (e fatica a criticare MacMaster). Chi non lo faceva prima, invece, per disinteresse o per malafede, ha trovato ora una buona ragione per non cominciare a farlo (basta pensare 'era tutta una bufala'). Da questo punto di vista, nonostante il fascino della teoria, mi sembra che non sia così facile sostenere che il blog abbia provocato un cortocircuito all'interno della logica omonazionalista. Semmai ha lasciato le cose come stavano.
Per quanto riguarda le testimonianze che avevo citato, sapevo che erano state pubblicate su GayMiddleEast. Nel bel mezzo di un'altra discussione sulla stessa vicenda, e criticato per la stessa ragione (il sito web), avevo rimandato come fonte alternativa al post di un co-fondatore di ElectronicIntifada. Anche lui ha tentato, in queste ultime settimane, di fare chiarezza sulla storia di Amina: http://electronicintifada.net/blog/ali-abunimah/new-evidence-about-amina-gay-girl-damascus-hoax . Quest'ultima fonte, probabilmente, si inserisce in una cornice che rende più facile ascoltarne la voce. Resto comunque convinto che ascoltare le voci più disparate (dentro, fuori e attraverso le cornici più diverse) faccia altrettanto parte del tentativo di "affinare la critica"...per partire da li e continuare a criticare.
È tutto, saluti!
Gianmaria

angie ha detto...

Nei commenti sul mio post relativo ad Amina avevo fornito dei link di approfondimento (che non solo Marginalia riportava - un* anonim* mi ha ripresa per la dimenticanza - ma per es. anche Sguardi sui generis, ma non è questo il punto) precisando ché non avevo il tempo materiale di leggere tutto personalmente!
Due giorni dopo mi ritrovo delle critiche (inserite nel mio post "Ricevo e pubblico", forse per il fatto che chi le ha lasciate - e probabilmente non mi ha mai letta in precedenza - pensava me le perdessi) per il mio riferimento al blog "iononstoconoriana", ritenuto fascista... ma è perchè cita una frase di Alain de Benoist? (il cui pensiero tra l'altro ha abbracciato anche il marxismo, l'ecologismo e il multiculturalismo, e che viene persino pubblicato dalla sinistra radicale americana!)
Allora, scusate: avremmo dovuto rifiutare di mescolarci con "se non ora quando", vista la trasversalità dell'indignazione!
O è perché, tornando a "iononstoconoriana", riporta anche una frase di Ernst Junger ritenuto collaborazionista dei crimini nazisti, nonostante persino un'intellettuale ebrea come Hannah Arendt, assieme al loro comune amico Bertold Brecht, lo abbia assimilato senza mezzi termini agli oppositori di Hitler? Mi verrebbe da pensare che tutti i blog antirazzisti che riportano i video dei leghisti lo facciano per la di loro pubblicità... e che: non si possano trarre notizie dai quotidiani (mi riferisco alla citazione de "La Repubblica" o "La Stampa", visto che sono stati i primi quotidiani - cercando con Google la notizia sull'inganno - a venire fuori... il punto è: se già la carta stampata è diventata poco attendibile, ora figuriamoci internet!).
Ma per non fare troppa confusione, torniamo alla questione (come in modo più tragico fu per la bufala di Neda): rimane la strumentalizzazione della donna, in questo momento di attenzione sulla Siria; chissà che goduria, per questo maschio (ammesso e non concesso che altri siano riusciti a trovare la chiave per entrare nel blog, pensavo inizialmente, e che magari veramente l'autrice fosse prigioniera), col suo reality show - tipo quelli nelle chat - che con sua moglie si sono fatti venire in mente la storia andando in vacanza in Turchia!
Venirci a dire che sfigata che era ad essere donna-lesbica e musulmana (Amina) per sollevare dall'alto della "democrazia" della quale siamo sicur*, adesso, godano questi coniugi 40enni statunitensi (grazie a tutte le guerre "preventive" lanciate nei campi) e farci riflettere su una questione che invece non conoscevamo? Allora ci parlino ora degli ottomila profughi che la Turchia sta accogliendo... così potranno prolungare il loro momento di notorietà, ma non giocando (magari staranno già pensano ai soldi che si faranno rilasciando le interviste ai tabloid...)
O forse l'hanno fatto (con l'aiuto di qualche strizzacervelli) per testare le riposte emotive della rete? O ancora, per rendere finte anche le storie vere, sfiduciando il nostro crederci? Ecco cosa ha dichiarato Sami Hamwi dalle pagine di Gay Middle East, sito dedicato alla comunità gay mediorientale (metto il link senza tradurlo, visto che c'è chi non si fida di Google! http://www.gaymiddleeast.com/news/news%20317.htm): "Ha danneggiato molti... messo in pericolo tutti noi e ci ha fatto preoccupare per il nostro attivismo LGBT... può aver causato dubbi sull’autenticità dei nostri blogger e delle nostre storie".
Perché Sami si stava attivando, raccogliendo informazioni sull'arresto, e molti blogger siriani hanno dovuto cambiare le loro "abitudini" (a causa della polizia segreta) per l'attenzione mediatica che è stata creata!

marginalia ha detto...

Anzitutto mi scuso se rispondo tardi agli ultimi commenti, ma sono da giorni in un asorta di viaggio a tappe che mi rende difficile connettermi a lungo. Comunque velocemente:

Per Gianmaria: certo, importante ascoltare le voci più disparate, ma sull'argomento GayMiddleEast più che una voce disparata mi sembra una voce compromessa.
Per il resto, la questione mi sembra troppo complessa per essere "risolta" qui in uno scambio di commenti, personalmete come ti dicevo molte delle argomentazioni usate per criticare l'affaire "Amina", mi sono sembrate più pericolose della (sbagliata? inopportuna? neocolonialista?) performance di Tom MacMaster.
Il finto rapimento finale è stato una sciocchezza, ma bisognerebbe forse non giudicare il tutto partendo dalla "fine".

Per Angie: perdonami, ho trovato un po' ostico il tuo commento, non ho ben capito chi ha scritto cosa e dove ...
Per il resto : a me non interessa "la trasversalità dell'indignazione", carissima