venerdì 9 aprile 2010

Prima le donne e i bambini (con riserva)


Ecco che, fingendo di applicare in modo neutrale la legge, il comune commissariato di Bologna decide senza troppi complimenti che a pagare i costi della crisi sono, per primi, i bambini e le donne migranti. Da oggi i figli di migranti irregolari rischiano di non avere più accesso agli stessi diritti degli altri bambini, e così uno dei fiori all’occhiello del welfare emiliano, gli asili nido, diventa privilegio di alcuni, mentre altri dovranno portare sin dall’infanzia il marchio della clandestinità. Alla faccia dei diritti dell’infanzia. D’altra parte, da tempo il fiore all’occhiello è appassito: che gli asili siano un privilegio di pochi non è certo una novità. Per prime se ne sono accorte quelle donne, migranti e non, costrette a lasciare il lavoro in mancanza di servizi per l’infanzia adeguati a sostenerle, o che pagano con il loro salario il salario di una donna migrante perché posti negli asili non ce ne sono abbastanza. Non si tratta solo di Bologna: abbiamo già sentito di bambini lasciati senza cibo perché i genitori non possono pagare la retta, oppure senza sedie e banchi perché gli asili non hanno soldi. Nella crisi, a pagare sono per primi i figli di chi la crisi la subisce: cassintegrati, licenziati, madri sole, precari, italiani, migranti, regolari e irregolari. Mentre i diritti sono una merce per chi li può comprare, escludere i figli dei migranti irregolari si rivela un utile diversivo: facciamo fuori loro, intanto, mentre nel silenzio facciamo fuori tutti. Ai genitori italiani si vende l’illusione che, escludendo i migranti, i loro figli saranno tutelati, così come ai lavoratori italiani si vende l’illusione che, espellendo i migranti, il loro lavoro sarà salvaguardato.Questa vicenda, nella sua gravità, mostra di nuovo che il razzismo istituzionale sancito dalla Bossi-Fini e dal pacchetto sicurezza e reso ogni giorno operativo da una miriade di provvedimenti amministrativi è una delle risposte principali alla crisi. E la crisi non è passata, ma colpisce migliaia di uomini e donne che si misurano con licenziamenti, cassa integrazione, sfratti. Chi perde il lavoro perde il permesso di soggiorno, i permessi di chi ancora riesce a rinnovare giacciono per mesi negli uffici stranieri della questura, e chi è in attesa di rinnovo perde ogni possibilità di trovare un lavoro che è già difficile avere. A monte la legge Bossi-Fini condanna alla clandestinità; a valle, il comune di Bologna ne approfitta per risparmiare qualche soldo sulla pelle dei bambini e delle donne.Sia chiaro: che il comune di Bologna sia commissariato non può servire da alibi. Non ci interessano le condanne di facciata, e non accettiamo che si invochi la legalità quando persino la Prefettura di Torino ha dato della legge un’interpretazione estensiva, considerando gli asili alla pari della scuola dell’obbligo ed escludendoli così dall’applicazione del pacchetto sicurezza. Perciò vigileremo affinché le forze politiche che oggi condannano il commissario non permettano, nei comuni nei quali governano, alcuna distinzione nell’accesso agli asili. Perciò dopo gli scioperi del lavoro migrante e le grandi manifestazioni che li hanno sostenuti il 1° marzo, non solo a Bologna, torneremo ancora in piazza. Il 18 aprile a Castel Maggiore e il 16 maggio a Bologna i migranti prenderanno ancora parola contro ogni forma di razzismo istituzionale, per il congelamento dei permessi, il blocco immediato delle espulsioni, una regolarizzazione slegata dal lavoro e dal salario.

Coordinamento Migranti Bologna e Provincia

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La foto (del periodo segregazionista negli Stati Uniti) è presa da qui. Ringrazio Chiara Bonfiglioli per la segnalazione

3 commenti:

Rosetta ha detto...

Le donne e i/le bambin@ sono i primi a pagare sempre, strumentalizzati quando serve e buttati via quando occorre

marco sbandi ha detto...

Contro burqa e Centri Identificazione ed Espulsione
Lunedi 19 aprile dalle ore 17,30 circa
presso la Libreria e Biblioteca 7 mari,
in via Sant Anna dei Lombardi 16, interno cortile si terrà il dibattito sul tema : < è peggio il burqa o il Centro di Identificazione ed Espulsione ? >
La destra (PDL e PD con satelliti) che ha creato i CPT e poi i CIE ,
dove finiscono migliaia di donne immigrate, soltanto perché fuggendo da guerre e miseria causate dalla violenza colonialie e capitalista sono giunte in Italia senza il permesso di soggiorno,
e ha reso queste carceri vergognose dei luoghi di estrema violenza dove le donne oltre ad essere private della libertà
vengono umiliate e a volte stuprate dai carcerieri prima di essere espulse verso ulteriori violenze ma dopo aver pagato per il trasporto alla mafia ed ai suoi padrini in parlamento con il permesso a lotteria pretende oggi di spacciarsi per paladina delle immigrate contro una presunta minaccia islamica, inventandosi, come in Francia, una legge contro il burqa.
Questa destra che continua ad alimentare lo squadrismo fascista e a giustificarlo in televisione e sui giornali, che continua a far passare il messaggio
che la donna violentata è colpevole dello stupro subito che concepisce la donna come una merce di scambio nei suoi loschi affari e nella sua rete di corruzione , questa destra che ha votato la vergognosa legge 40 che riduce la donna ad una incubatrice meccanica
e che anche nella legge contro il burqa parla di sicurezza pubblica mentre taglia i fondi per la giustizia e le spese sociali, ma non alle guerre coloniali in Afghanistan e Iraq, dove continua a massacrare civili inermi e rifiuta loro anche lo status di rifugiate vorrebbe far credere di difendere i diritti delle donne.
Questa destra che alimenta lo squadrismo xenofobo e omofobo, come fece durante i decenni del nazifascismo e che si allinea strumentalmente alle crociate vaticane contro l' autodeterminazione delle donne mentre continua a rivendicare la discendenza dai crimini nazifascisti in Italia come in sudamerica vorrebbe spacciarsi per paladina della sicurezza personale.
Questa destra che sta creando una sanità per soli ricchi bianchi
respingendo fino a causare la morte gli immigrati e i loro figli, cosi come, sempre più spesso, gli italiani indigenti vorrebbe far credere che il suo razzismo sia per il bene degli italiani.
I Centri di Identificazione ed Espulsione vanno chiusi in quanto palese e squadrista violazione dei diritti umani e strategia deliberata per indurre le immigrate a nascondersi e a subire qualsiasi condizione lavorativa e salariale per evitare la violenza dei Centri di Identificazione ed Espulsione.
Il ricatto dei CIE e dei permessi di soggiorno alle persone immigrate serve anche a costringere le lavoratrici ed i lavoratori italiani ad accettare condizioni di lavoro e salario peggiori
di fronte alla concorrenza di immigrate ed immigrati costretti ad accettare la semischiavitù
Questa destra (PDL e PD con satellitii) che sta imponendo la povertà a milioni di immigrati e italiani per continuare la sua politica di rapina capitalista
vuole anche criminalizzare coloro che la subiscono
e soprattutto che vi si oppongono con determinazione.
Contro questa destra bisogna lottare per la abolizione delle leggi razziali
e la chiusura dei CIE.
Hanno aderito, al momento,
il Partito di Alternativa Comunista
il Comitato Immigrati,
gli Ebrei Contro Occupazione
il collettivo Tiresia
Medicina Democratica
ArciLesbica Napoli circolo Le Maree

marginalia ha detto...

Mi spiace! Ho visto i vostri commenti solo ora
Per Rosetta: sì, molte volte è così
Per Marco: grazie della segnalazione, io penso che siano peggio i Cie, anche perché i burqa di cui si parla il più delle volte sono burqa fantasmati e non reali ...