domenica 7 giugno 2009

Noi non saremo tra le 700 donne che incontreranno Muammar Gheddafi ...

Come sappiamo, Muammar Gheddafi visiterà l’Italia dal 10 al 12 giugno. Una tappa storica, che segna il riallineamento di Roma e Tripoli. Gheddafi parlerà di affari, ma anche e soprattutto di immigrazione, e di respingimenti in mare. Chi conosce quale destino attende i/le migranti e i /le rifugiati/e respinti/e al largo di Lampedusa e imprigionati/e nelle carceri libiche, non può rimanere indifferente e complice. Mentre la rete Fortress Europe e Come un uomo sulla terra, invita tutti e tutte a manifestare il proprio dissenso aderendo alla campagna Io non respingo, un gruppo di donne, italiane e non, ha inviato questa lettera aperta (che trovate di seguito) a Muammar Gheddafi, che in occasione della sua visita in Italia ha chiesto di incontrare settecento donne ...

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Al Leader della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista (e per conoscenza, alle e ai rappresentati del governo italiano e dell’Unione europea)


Gentile Muammar Gheddafi,

noi non facciamo né vogliamo far parte delle 700 donne che lei ha chiesto di incontrare il 12 giugno durante la sua visita in Italia. Siamo, infatti, donne italiane, di vari paesi europei e africani estremamente preoccupate e scandalizzate per le politiche che il suo Paese, con la complicità dell’Italia e dell’Unione europea, sta attuando nei confronti delle donne e degli uomini di origine africana e non, attualmente presenti in Libia, con l’intenzione di rimanervi per un lavoro o semplicemente di transitarvi per raggiungere l’Europa. Siamo a conoscenza dei continui rastrellamenti, delle deportazioni delle e dei migranti attraverso container blindati verso le frontiere Sud del suo paese, delle violenze, della “vendita” di uomini e donne ai trafficanti, della complicità della sua polizia nel permettere o nell’impedire il transito delle e dei migranti. Ma soprattutto siamo a conoscenza degli innumerevoli campi di concentramento, a volte di lavoro forzato, alcuni finanziati dall’Italia, in cui donne e uomini subiscono violenze di ogni tipo, per mesi, a volte addirittura per anni, prima di subire la deportazione o di essere rilasciati/e. Alcune di noi quei campi li hanno conosciuti e, giunte in Italia, li hanno testimoniati.

Tra tutte le parole e i racconti che abbiamo fatto in varie occasioni, istituzionali e non, o tra tutte le parole e i racconti che abbiamo ascoltato, scegliamo quelli che anche Lei, insieme alle 700 donne che incontrerà, potrà leggere o ascoltare. Fatawhit, Eritrea : “Il trasferimento da una prigione all’altra si effettuava con un pulmino dove erano ammassate 90 persone. Il viaggio è durato tre giorni e tre notti, non c’erano finestre e non avevamo niente da bere. Ho visto donne bere l’urina dei propri mariti perché stavano morendo di disidratazione. A Misratah ho visto delle persone morire. A Kufra le condizioni di vita erano molto dure (…) Ho visto molte donne violentate, i poliziotti entravano nella stanza, prendevano una donna e la violentavano in gruppo davanti a tutti. Non facevano alcuna distinzione tra donne sposate e donne sole. Molte di loro sono rimaste incinte e molte di loro sono state obbligate a subire un aborto, fatto nella clandestinità, mettendo a forte rischio la propria vita. Ho visto molte donne piangere perché i loro mariti erano picchiati, ma non serviva a fermare i colpi dei manganelli sulle loro schiene. (…) L’unico metodo per uscire dalle prigione libiche è pagare.” (http://www.storiemigranti.org/spip.php?article67). Saberen, Eritrea: “Una volta stavo cercando di difendere mio fratello dai colpi di manganello e hanno picchiato anche me, sfregiandomi il viso. Una delle pratiche utilizzate in questa prigione era quella delle manganellate sulla palma del piede, punto particolarmente sensibile al dolore. Per uscire ho dovuto pagare 500 dollari.” (http://www.storiemigranti.org/spip.php?article67). Tifirke, Etiopia: “Siamo state picchiate e abusate, è così per tutte le donne”. (Dal film “Come un uomo sulla terra”).

Siamo consapevoli, anche, che Lei e il suo Paese non siete gli unici responsabili di tali politiche, dal momento che gli accordi da Lei sottoscritti con il governo italiano prevedono ingenti finanziamenti da parte dell’Italia affinché esse continuino ad attuarsi e si inaspriscano nei prossimi mesi e anni in modo da bloccare gli arrivi dei migranti sulle coste italiane; dal momento, inoltre, che l’Unione europea, attraverso le sue massime cariche, si è espressa in diverse occasioni a favore di una maggiore collaborazione con il suo Paese per fermare le migrazioni verso l’Europa. Facciamo presente innanzitutto a Lei, però, e per conoscenza alle e ai rappresentati del governo italiano, alle ministre e alle altre rappresentanti del popolo italiano che Lei incontrerà in questa occasione, così come alle e ai rappresentanti dell’Unione europea, una nostra ulteriore consapevolezza: quella per cui fare parte della comunità umana, composta da donne e uomini di diverse parti del mondo, significa condividere le condizioni di possibilità della sua esistenza. Tra queste, la prima e fondamentale, è che ogni donna, ogni uomo, ogni bambino, venga considerato un essere umano e rispettato/a in quanto tale. Finché tale condizione non verrà considerata da Lei né dalle autorità italiane ed europee noi continueremo a contestare e a combattere le politiche dell’Italia, della Libia e dell’Unione europea che violano costantemente i principi che stanno alla base della sua esistenza e fino a quel momento, quindi, non avremo alcuna voglia di incontrarla ritenendo Lei uno dei principali e diretti responsabili delle pratiche disumane nei confronti di una parte dell’umanità.


Firmatarie: Federica Sossi, Alessandra Sciurba, Isabelle Saint-Saens, Glenda Garelli, Anna Simone, Floriana Lipparini, Cristina Papa, Enrica Rigo, Maria Vittoria Tessitore, Barbara Bee, Maddalena Bonelli, Chiara Gattullo, Elisa Coco, Gabriella Ghermandi, Elisabetta Lepore, Barbara D’Ippolito, Paola Meneganti, Anna Maria Rivera, Judith Revel, Vanessa Giannotti, Enza Panebianco, Angela Pallone, Di Lauro Gabriella, Sara Prestianni, Valentina Maddalena, Maria Iorio, Annalisa Caffa, M.Cristina Di Canio, Barbara Romagnoli, Alessia Montuori, Nicoletta Poidimani, Pia Covre, Letizia Del Bubba, Cristina Romieri, Maria Antonietta Ponchia, Valentina Mora, Gabriella Orlando, Cristina Sebastiani, Dorinda Moreno, Alessandra Ballerini, Ilaria Scovazzi, Liliana Ellena, Vincenza Perilli, Lucia Conte, Gloria Battistin, Silvia Silvestri, Teresa Modafferi, Sara Voltolina, Patrizia Grazioli, Aurora D’Agostino, Beatrice Barzaghi, Anna Milani, Elide Insacco, Sara Chiodaroli, Ester Incerti, Anita Pirovano, Maria Rosaria Baldin, Agela Azzaro, Igiaba Scego, Margherita Hack, Irene Delfino, Cinzia Filoni, Nausicaa Guerini, Laura Fiorillo, Maria La Salandra, Elisabetta Degli Esposti Merli, Cinzia Pian, Cecilia Bartoli, Agnese Pignataro, Vilma Mazza, Isabella Bortoletto, donneinmovimento, Cristina Ali Farah, Roberta Sangiorgi, Chiara Sartori, Lea Melandri, Valentina Paganesi, Deborah Voltolina, Simona Scozzari, Valentina Antoniol, Gaia Alberti, Milena Zappon, Erika Russo, Miriam Ferrari, Tiziana Bartolotta, Sofia Gonoury, Cristina Sansa, Cristina Lombardi-Diop, Rosi Castellese, Elena Gimelli, Marcela Quilici, Rosa Mordenti, Gabriella Carlino, Elisa Cappello, Laura Liberto, Steny Giliberto, Daniela Stanco, Emanuela Ambrosino, Raffaella Vidale, Lella Di Marco, Alessandra Durante, Maria Luisa Lunghi, Rosa Rivelli, Sara Honegger, Adriana Saja, Maria Rosaria Iarussi, Cecilia Massara, Gloria Pasquali, Elisa Renda, Alessia Busacca, Silvia Cristofori, Marina Tutino, Ombretta Moschella, Francesca Biason, Luisa Doplicher, Silvia Baraldini, Meraf Dagna, Maria Luisa Chiavari, Brahan A., Annalisa Romani, Carolina Lami, Lidia Menapace, Plateroti Angela, Giovanna Silva, Luisa Longhi, Maria Luisa Lunghi, Maria Fiano, Francesca Marchetta, Federica Giampedrone, Diana Catellani, Silvia Di Fazio, Cinzia Rossello, Giulia Rellini, Daniela Fringuelli, Anna Brambilla, Carola Susani, Lia Didero, Graziella Isella, Marta Cerboneschi, Adele Del Guercio, Laura Sponti, Marzia Coronati, Rossella Marchini, Elisabetta Cammelli, Giorgia Serughetti, Laura Giacomello, Giuliana Candia, Federica Dolente, Pretty Gorza, Paola Luzzi, Fadila, Angela Rigoli, Anita Benedetti, Gabriella Giambertone, Claudia Canè, Giuppa Cassarà, Antonia Cassarà, Antonia Sani, Z. Kadkani, Manuela Troiani, Emiliana Cordone, Anna Aita, Suzi Koh, Stefania Sposito, Annalisa Oboe, Carla Grementieri, Lorena Nicardi, Rita Lavaggi, Lucia Berardi, Tatjana Tomicic, Franca Antoni Mariani, Ionne Guerrini, Antonella Moscati, Elena Ramacciotti, Cécile Kyenge Kashetu, Annamaria Frigerio, Marija Ivanović, Giulia Gandini, Maria grazia Bertazzo, Camilla Pin, Valeria Montagnana, Isabella Menegazzo, Pina Piccolo, Fabiola Schneider Graziosi, Marianita De Ambrogio, Serena Romano, Marina Veronesi, Giovanna Gismondi, Alice Grecchi, Sabrina Pallaro, Candelaria Romero, Giulia Gezzi, Serena Cannizzaro, Monia Giacomini, Gina Abbate, Paola Quaja, Daniela Debianchi, Alice Tafuri, Barbara Sorgoni ...


( per adesioni individuali semir@libero.it )

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3 commenti:

Paolo Borrello ha detto...

Concordo con i contenuti di questa lettera aperta. Ma chissà perchè Gheddafi vuole incontrare 700 donne? Per me è un mistero.
Ciao

socialista eretico ha detto...

@paolo borrello:

hai mai visto le pretoriane (guardie del corpo) di gheddafi ?

marginalia ha detto...

Per Paolo: un quasi mistero anche per me. Credo che nelle intenzioni di Gheddafi questa richiesta servisse a dare maggiore spessore alla sua immagine di paladino dei diritti delle donne :-(((

Per Socialista eretico: Filomeno il tempo passa, progressi ci sono stati, ma non perdi il gusto delle battutine da bar ...