In occasione dell'uscita del suo ultimo volume Citoyen-sujet et autres essais d’anthropologie philosophique (Puf, 2012), Étienne Balibar ha concesso una lunga intervista a Nicolas Duvoux e Pascal Sévérac, in cui si accenna anche alla questione dell' "intersezionalità" a partire dalla domanda "Peut-on concilier l’analyse de l’antagonisme de classe et la visibilité des différences anthropologiques?". La video-intervista è nel sito La vie des idées. Grazie ad Incidenze della segnalazione
venerdì 30 novembre 2012
giovedì 29 novembre 2012
Donne del Mali: diciamo no alla guerra per procura!
Grazie a Il Paese delle donne che - con la capacità di "fare rete" che lo contraddistingue - ha ripreso l'appello lanciato da Aminata Traoré ed altre femministe maliane e lo ha reso disponibile nella traduzione italiana di Giovanna Romualdi nel proprio sito: Donne del Mali: diciamo no alla guerra per procura!. Continuiamo a far girare ...
martedì 27 novembre 2012
Lo schermo del potere al Torino Film Festival
In collaborazione con il Torino Film Festival, il Museo Nazionale del Cinema ospita, mercoledì 28 novembre, alle ore 17.00, nella sala eventi della Bibliomediateca, la presentazione del volume Lo schermo del potere. Femminismo e regime della visibilità di Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi. Ne discuteranno con le autrici Liliana Ellena e Alina Marazzi
// L'immagine, tratta dalla copertina del libro, è - come avevamo già avuto modo di segnalarvi - un'opera di Birgit Jürgenssen, Gladiatorin, 1980
Etichette:
bibliografie,
conflittualità sociale,
differenzialismo,
essenzialismo,
femminismi,
immagini razziste/sessiste,
Liliana Ellena,
Silvio Berlusconi,
studi visuali
Mali: no alla strumentalizzazione della violenza contro le donne per giustificare l'intervento militare
Grazie a Susi Monzali per averci segnalato questo appello di Aminata Traoré ed altre femministe maliane, contro la strumentalizzazione della violenza contro le donne da parte della comunità internazionale per giustificare l'intervento armato in Mali. Trovate l'appello - che vi chiediamo di far girare -, Disons "no" à la guerre par procuration, a questo link
domenica 25 novembre 2012
Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne / Smaschieriamoci contro la violenza (del) maschile
Pubblichiamo, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, un documento del Laboratorio Smaschieramenti con il quale ci sentiamo particolarmente in sintonia, anche per la capacità - che ci sembra ancor oggi così rara - di riflettere a partire dal proprio posizionamento e fare la "storia" del proprio percorso politico, rifuggendo da comode e consolanti "soluzioni". // 25 Novembre 2012 - Giornata internazionale contro la violenza maschile: Smaschieriamoci contro la violenza (del) maschile // Quando parliamo di violenza maschile contro le donne non ci riferiamo solo alle forme di violenza comunemente riconosciute come tali -
assassini, stupri, violenza domestica - che pure sono fenomeni molto più diffusi di quanto si pensi, in tutti gli ambienti sociali e in tutte le fasce d'età. Parlare di violenza maschile significa individuare un meccanismo che determina e condiziona /continuamente/ le nostre esistenze. Non si tratta di un fenomeno isolabile dal resto, di un incidente di percorso, o soltanto di un cattivo comportamento da cui prendere le distanze: la violenza maschile sulle donne è parte integrante della nostra società e della nostra cultura, che vogliono tenere ben distinti due sessi e due generi per mantenere la supremazia, più o meno velata, di uno dei due sull'altro.In questo senso,la violenza contro le persone transessuali e transgender, della quale abbiamo ricordato le vittime il 20 novembre, è in stretta relazione con la violenza di cui sono oggetto le donne e le lesbiche.Dobbiamo essere capaci di vedere la continuità che esiste fra tutta una serie di esperienze ben presenti nella vita di ognuna/o/u di noi: la divisione asimmetrica del lavoro di cura nelle famiglie, l'imposizione, diretta o indiretta, di rapporti sessuali non desiderati all'interno delle relazioni di coppia, la forma stessa delle relazioni amorose con il loro portato di aspettative e pretese, la colpevolizzazione della donna che "abbandona" il partner e tutte le piccole e grandi vendette conseguenti; gli sguardi, le parole, gli atteggiamenti arroganti, la scarsa considerazione ed il paternalismo di cui spesso siamo oggetto in quanto donne; la cultura perbenista e misogina che ci pone come unica alternativa quella fra moglie e puttana, o fra
/brava-ragazza-che-studia-e-lavora/ e velina; l'educazione che bambini e
bambine ricevono fin da piccoli/e affinché si conformino a precisi ruoli di genere; lo sfruttamento, subdolo ma intensissimo, delle nostre presunte attitudini "femminili" o "maschili" sul lavoro; il ricatto economico che, con la crisi, costringe sempre più donne a rimanere docilmente nell'ambito familiare o di coppia; i mille ostacoli che ci impediscono di esercitare liberamente il diritto di decidere /se/, /quando/ e /come/ diventare madri (si pensi solo a quanto è difficile procurarsi la pillola del giorno dopo, alla colpevolizzazione che circonda le donne che abortiscono, ai medici obiettori, alla deresponsabilizzazione dei maschi rispetto alla contraccezione, o al fatto che l'educazione sessuale delle/degli adolescenti nel nostro paese è affidata di fatto soltanto ai mass media, al sentito dire e all'industria pornografica mainstream). Agli estremi di questo /continuum/ ci sono la violenza fisica, lo stupro, l'uccisione. Ma questo vuol dire anche che, *essendo tutte/i/ implicat@, tutte/i/ abbiamo la possibilità di fare qualcosa per smontare un piccolo pezzo di quel grande sistema culturale che sostiene la violenza maschile contro le donne e contro chi trasgredisce i confini dei generi sessuali. Il Laboratorio Smaschieramenti è nato proprio a seguito della grande manifestazione contro la violenza maschile contro le donne del 24 novembre 2007 a Roma: una manifestazione alla quale gli uomini non erano stati invitati. Piuttosto che criticarla, abbiamo deciso di lasciarci interpellare da questa decisione: per questo abbiamo costituito un gruppo misto, formato da soggettività codificate come "donne" e soggettività codificate come "uomini", con relazioni omosessuali, lesbiche e/o eterosessuali, che riflettessero a partire dai propri diversi posizionamenti sul privilegio maschile, sulla sua costruzione sociale e culturale e su come sabotarla. In questi cinque anni di lavoro, abbiamo capito che, da parte di chi vive in abiti maschili in una società come questa, non è sufficiente proclamare di essere un maschio "diverso", sensibile, solidale, magari gay per poter stare credibilmente in piazza il 25 novembre e in tutte le lotte contro la violenza maschile sulle donne. Un discorso contro la violenza maschile sulle donne pronunciato da "uomini" è credibile solo se parte dal riconoscimento del /privilegio/ che viene loro accordato in ogni più piccolo aspetto della vita, anche a dispetto degli sforzi e dell'eventuale scelta di essere maschio "diverso" o "dissidente". Un privilegio che li rende comunque in qualche modo /strumento/ della violenza contro le donne. È necessario allora mettere in atto *pratiche concrete* di smarcamento dal maschile dominante, che di volta in volta, nelle varie situazioni pubbliche e private, nella vita di relazione come nelle pratiche politiche, spezzino la nostra potenziale complicità con esso.Non si tratta solo di non picchiare e non stuprare. La cultura machista che alimenta e sostiene la violenza contro le donne è fatta anche di tutta quella lunga serie di battutine, risate, commenti pesanti, luoghi comuni sulla sessualità che affollano le conversazioni. Allora si tratta, per esempio, di rifiutare la propria complicità, spezzare il "cameratismo" (o il quieto vivere) e non restare in silenzio
in queste situazioni. Parte di questa lotta è anche la produzione consapevole di maschilità non egemoniche - froce, butch, drag king... - che contribuiscano a denaturalizzare il binarismo dei sessi e dei generi, e con esso il
maschile e i suoi privilegi. La violenza contro le donne non può essere ridotta a una questione di ordine pubblico, e il compito di contrastarla non può essere semplicemente delegato a un impianto legislativo, ma deve essere il punto di partenza per ripensare il binarismo dei sessi e dei generi e tutte le dinamiche di potere che pesano sulle nostre vite //.
Etichette:
bambine/bambini,
eterosessismo,
genere / gender,
giocattoli sessisti,
movimento lgbtq,
pratiche di resistenza,
separatismo,
violenza sulle donne
venerdì 23 novembre 2012
Chiudere CasaPound / Reminder
L'appuntamento per la manifestazione antifascista contro l'agibilità politica di formazioni neo-fasciste come CasaPound è per domani pomeriggio. Noi ci saremo, speriamo che altri/e facciano altrettanto. Tra l'altro il tempo promette anche bello, niente di meglio per una bella passeggiata insieme // Chiudiamo CasaPound // CasaPound: facciamola finita // Dalla parte dei migranti e delle migranti, per la chiusura di CasaPound //
Femministe a parole / Un'intervista di Bella Queer su Radio UniNomade
Mentre si lavora alla messa a punto delle nuove date del tour, mercoledì scorso a Radio UniNomade, il collettivo Bella Queer di Perugia ha dibattuto di femminismi, queer e parole a partire dal volume Femministe a parole, insieme ad una delle curatrici e Renato Busarello che con il Laboratorio Smaschieramenti ha firmato la voce "Uomo". Potete ascoltare la trasmissione qui (l'audio non è il massimo, ma non facciamo le difficili, eh!)
Dalla parte dei migranti e delle migranti, per la chiusura di CasaPound
Da qualche mese, a Bologna, viene concessa una larga agibilità politica a una associazione neo-fascista denominata CasaPound. A distanza di quasi un anno non abbiamo certo dimenticato quanto accaduto a Firenze quando un militante di Casa Pound ha ferito tre migranti uccidendone altri due. Di qualche giorno fa sono poi le notizie delle “ronde anti-immigrati” in Abruzzo e la costituzione della prima cellula italiana di “Alba Dorata”, partito neonazista greco. Non abbiamo dimenticato, ed è per questo che non permetteremo che tutto ciò accada ancora e non abbasseremo la guardia contro i fascisti di ieri e di oggi. Ormai in diverse parti d’Italia gruppi neo-fascisti perseguitano i migranti con atti violenti. Noi, migranti e italiani, non possiamo permettere che il fascismo continui a ottenere spazi di visibilità. Noi sappiamo inoltre che una legge, la Bossi-Fini, quotidianamente ricatta milioni di migranti legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. Le leggi dello Stato trattano i migranti come uomini e donne che possono essere espulsi anche dopo anni di lavoro in Italia. Uomini e donne che possono essere rinchiusi nei Cie e privati della loro libertà. Da anni diciamo che la Bossi-Fini va abolita e anche in questa occasione di rifiuto di tutti i fascismi lo ribadiamo ad alta voce. Sappiamo anche che con la crisi economica i migranti pagano il prezzo più alto a causa del razzismo istituzionale. Nella crisi, le leggi vedono nei migranti i lavoratori che possono essere sacrificati per primi, sempre messi alla prova,come corpi estranei. Ovunque i datori di lavoro si sentono in diritto di trattare i migranti come oggetti, tanto più se ci si ribella contro lo sfruttamento: è successo a Rosarno come a Mantova. Mentre molti migranti perdono il permesso di soggiorno e vedono le proprie famiglie dividersi a causa della crisi, gruppi apertamente razzisti si sentono tutelati, liberi di muoversi, e ottengono sedi per riunirsi e agibilità politica. Noi pensiamo che il razzismo istituzionale e il razzismo di Casa Pound non possono trovare spazio in questa città . Noi, migranti e italiani, rifiutiamo i gruppi fascisti e lottiamo contro il razzismo istituzionale e la legge Bossi-Fini. A Bologna, città che tanto ha dato alla lotta antifascista e che tutt’oggi è attraversata da molte pratiche, gruppi e associazioni politiche e culturali uniti nel nome dell’antifascismo e dell’antirazzismo, la presenza di uno spazio politico affidato a Casa Pound è inaccettabile. Per queste ragioni sosteniamo la manifestazione del 24 novembre per l’immediata chiusura di Casa Pound. Perché saremo noi, migranti e italiani, a togliere il permesso a tutte le forme di razzismo e fascismo. Per la libertà dei e delle migranti, contro ogni fascismo! // Coordinamento Migranti Bologna // S.I.M. XM24 // Connessioni Precarie // Sportello medico giuridico Al-Sirat // Migranda //
mercoledì 21 novembre 2012
Il fuoco della rivolta
Il fuoco della rivolta. Torce umane dal Maghreb all’Europa, è l'ultimo libro di Annamaria Rivera che analizza il fenomeno delle auto-immolazioni pubbliche e di protesta, riconducendolo nell’ambito del conflitto sociale,senza fare "un elogio del suicidio tra le fiamme”, ma bensì augurandosi che questo serva infine a “rendere esplicito il conflitto” e “organizzarlo in forme tali che esso possa fare a meno di corpi che ardono nelle piazze” (pag. 180). Su questo auspicio si chiude anche la recensione del volume di Gianluca Paciucci alla quale rinviamo per una puntuale lettura del testo
martedì 20 novembre 2012
Femminismo senza frontiere. Riflessioni intorno al testo di Chandra Talpade Mohanty
Il volume Femminismo senza frontiere. Teorie, differenze, conflitti, recentemente pubblicato da Ombre Corte (e che raccoglie i saggi più significativi di Chandra Talpade Mohanty - attivista e teorica femminista indiana -, a partire dal celebre saggio del 1986, Under Western Eyes: Feminist Scholarship and Colonial Discourses), sarà domani pomeriggio al centro della lezione di Raffaella Baritono, curatrice del volume, all'interno del seminario Dal femminismo agli "altri femminismi" (21 novembre, ore 15-17, aula XI, via Zamboni, 38 - Bologna)
Sandy Smith / Ad memoriam
Sandy Smith (25 dicembre 1950 - 3 novembre 1979), assassinata insieme a James Waller, Bill Sampson, Cesar Cauce e Michael Nathan - come lei militanti del Communist Workers Party - durante una manifestazione a Greensboro (North Carolina) il 3 novembre del 1979 da membri del Ku Klux Klan e dell' American Nazi Party
Etichette:
ad memoriam,
anni 70,
crimine,
marxismi,
memoria,
nuova destra,
razzismo
Intersezionalità / Mappe e problemi
Condividiamo la bibliografia essenziale relativa all'incontro del 19 ottobre sul concetto di intersezionalità all'interno del seminario di autoformazione Dal femminismo agli “altri femminismi” // Liliana Ellena e Vincenza Perilli: Il concetto di intersezionalità: mappe e problemi // Alcuni testi fondamentali della genealogia del dibattito sull’intersezionalità all’interno dei movimenti statunitensi delle femministe nere: Davis, Angela (1971), «Reflections on the Black woman's role in the community of slaves», Black Scholar, vol. III, n. 4, pp. 3-15. Trad. italiana: «Riflessioni sul ruolo della donna nera nella comunità degli schiavi», in Ann Gordon et al., Donne bianche e nere nell’America dell’uomo bianco, La Salamandra, Milano, 1975 // Combahee River Collective, The (1977), The combahee river collective statement in Zillah Eisenstein (a cura di), Capitalist patriarchy and the case for socialist feminism (pp. 362-372), Monthly Review Press, 1979.Trad. Italiana: «Una dichiarazione di intenti di femministe nere», in Veruska Bellistri (a cura di), Sistren. Testi di femministe e lesbiche provenienti da migrazione forzata e schiavitù, autoproduzione, Roma 2005, pp. 9-14 // hooks, bell (1981), Ain't I a woman? Black women and feminism, South End Press, Boston.// Moraga, Cherríe e Anzaldúa, Gloria (a cura di) (1981), This bridge called my back: Writings by radical women of color, Persephone Press, Watertown // Davis, Angela (1981), Women, race and class, Random House, New York. Trad. italiana: Ead., Bianche e nere, Editori Riuniti, Roma, 1985 // Hull Gloria, Bell Scott Patricia e Smith Barbara (a cura di) (1982), All the women are White, all the Blacks are men but some of us are brave: Black women’s studies, Feminist Press, New York // Mohanty, Chandra (1988), «Under western eyes: feminist scholarship and colonial discourses», Feminist review, n. 30, pp. 61-88 .Trad. italiana: «Sotto gli occhi dell'Occidente. Ricerca femminsita e discorsi coloniali», in Ead., Femminismo senza frontiere. Teoria, differenze, conflitti, Ombre Corte, Verona, 2012 // Testi principali in cui Kimberlé Crenshaw ha enucleato la sua proposta sull’intersezionalità:
Crenshaw, Kimberlé Williams (1989), «Demarginalizing the intersection of race and sex: a Black feminist critique to antidiscrimination doctrine, feminist theory and antiracist politics», University of Chicago Legal Forum, 1989, pp. 139- 167 // Crenshaw, Kimberlé Williams (1991), «Mapping the Margins: Intersectionality, Identity Politics, and Violence against Women of Color», Stanford Law Review, vol. 43, n. 6, pp. 1241-1299. // Alcuni testi sul dibattito critico sull’intersezionalità: Dorlin, Elsa (2009), (a cura di), Sexe, race, classe, pour une épistémolgie de la domination, Puf, Parigi // Bilge, Sirma (2010), «De l'analogie à l'articulation», L'Homme et la Société, n. 176-177, pp. 43-64 //
Helma Lutz, Maria Teresa Herrera Vivar and Linda Supik (2011), (a cura di) Framing Intersectionality. Debates on a Multi-Faceted Concept in Gender Studies, Ashgate, Farnham. // Perilli, Vincenza e Ellena Liliana (2012), Intersezionalità. La difficile articolazione in Sabrina Marchetti, Jamila M.H. Mascat e Vincenza Perilli (a cura di), Femministe a parole. Grovigli da districare, Ediesse, Roma // Sabrina Marchetti (in corso di pubblicazione) , Intersezionalità. Per pensare la differenza, in Caterina Botti (Ed.), Etiche della diversità culturale, Le Lettere, Firenze // Infine, alcuni testi sul contesto italiano: Perilli, Vincenza (2007), «L'analogia imperfetta. Sessismo, razzismi e femminismi tra Italia, Francia e Stati Uniti», Zapruder, n. 13, pp. 9-25 // Bonfiglioli Chiara, Lidia Cirillo, Laura Corradi, Barbara De Vivo, Sara Farris R. e Vincenza Perilli (a cura di) (2009), La straniera. Informazioni, sito-bibliografie e ragionamenti su razzismo e sessismo, Alegre, Roma // Chiara Bonfiglioli (2010), Intersections of Racism and Sexism in Contemporary Italy: A Critical Cartography of Recent Feminist Debates, in «DarkMatter», n. 6 // Ellena, Liliana (2011), «L’invisibile linea del colore nel femminismo italiano: viaggi, traduzioni, slittamenti», Genesis, vol.10, n. 2, pp. 9-31
Etichette:
Angela Davis,
Barbara Smith,
bell hooks,
bibliografie,
black feminism,
Chandra Talpade Mohanty,
Combahee River Collective,
Elsa Dorlin,
intersezionalità
lunedì 19 novembre 2012
CasaPound / Facciamola finita
Chi frequenta Marginalia sa chi è CasaPound e soprattutto cosa ne pensiamo, quindi non la facciamo troppo lunga. In coda comunque qualche link, per memoria. Per questo ed altro ancora abbiamo aderito (e parteciperemo) alla manifestazione Chiudere Casa Pound promossa dal Coordinamento Antifascista Murri che si terrà sabato prossimo a Bologna (concentramento ore 15, piazza Carducci). Perché è ora di farla finita con i sedicenti "fascisti del terzo millennio" (come si autodefiniscono): bisogna loro togliere qualsiasi agibilità politica, e ogni silenzio è complice // Le mamme di CasaPound // CasaPound Superstar // CasaPound: il volto attraente dei nuovi fascisti // Ave Italo! // Chi è veramente Casa Pound // Per Mor Diop e Samb Modou //.
Iscriviti a:
Post (Atom)


