giovedì 9 dicembre 2010

Razzismi (e sessismi) natalizi / Black Peter


Girare per le vie commerciali di una qualsiasi città europea è, in questo inizio di periodo natalizio, un incubo (in realtà a nostro giudizio lo è sempre, ma durante le cosiddette "feste" lo è di più). Già questa massa informe di merci (che non si sa bene chi acquisterà/potrà acquistare), questo invito spudorato e volgare al consumo, è francamente rivoltante. Ma ancor di più lo sono i messaggi sessisti veicolati da vetrine e manifesti pubblicitari (in Italia certo, ma anche in altri paesi della "civilissima" Europa). Le donne ammiccanti sono la regola - vestite da renna, da Babbo Natale "sexy", addobbate e inghirlandate come un albero di Natale ... Per non parlare poi del solito scempio ai danni di bambini e bambine, giocattoli di un sessismo violento e abiti da "grandi", tutti oggetti finalizzati a istruire - fin dalla più tenera età - su cosa significa essere una "vera donna" o un "vero uomo". E non mancano (come potrebbero mancare?) gli elementi profondamente razzisti. La foto che illustra questo post è stata scattata dalla sottoscritta qualche giorno fa a Maastricht, in Olanda. Città che certo tutti/e conoscerete, per via del famoso trattato. Probabilmente però ai/alle più è ignota la "tradizione" di Zwarte Piet, il "pupazzetto" immortalato nella foto . Almeno chi scrive l'ignorava, nonostante tre precedenti viaggi in Olanda - a Amsterdam, Rotterdam e una landa dal nome oramai dimenticato - viaggi fatti però non nel gelo di dicembre. Particolare non trascurabile. Zwarte Piet (Black Peter in inglese), è infatti una "tradizione" olandese (e in misura minore anche belga) prettamente natalizia: è in questo periodo che la sua sagoma fa capolino, come "decorazione di Natale", nella maggioranza delle vetrine, in mille fogge diverse, grandezze, materiali (abbiamo "collezionato" un discreto numero di fotografie). La ritroviamo sotto forma di biglietti d'auguri, cioccolatini, dolci, pupazzetti da appendere all'albero, carta da regalo (quest'ultima vista in un grande magazzino nei pressi di Vrijthof - avremmo voluto, l'ultima giorno di permanenza, acquistarne un rotolo per la nostra collezione di memorabilia postcoloniali, ma non avevamo calcolato che da quelle parti i negozi sono gesloten alle sei del pomeriggio). Dopo aver letto svariati materiali qui e la e chiacchierato con un buon numero di persone, ci sembra che l'origine di Zwarte Piet non sia certissima (comunque per chi avesse voglia e tempo di approfondire trovate un'ampia raccolta di link e bibliografia correlata nel blog Zwarte Piet / Black Peter and Racism Links). Un diavolo, un "Moro" o uno schiavo affrancato, proveniente dalla Spagna o forse da Venezia, talvolta descritto come aiutante altre volte come servo (o schiavo) di SinterKlass/San Nicola. Certo è invece che il cinque dicembre di ogni anno - giorno dell'arrivo di SinterKlass in Olanda - ci sono delle vere e proprie sfilate, dove i personaggi principali sono Sinterklass (impersonato, sembra, sempre da un uomo) e vari Zwarte Piet (che possono essere impersonati anche da donne ...). Quest'ultimo è un/una "bianco/a" con il volto dipinto di nero e i labbroni rossi (qui trovate alcune immagini eloquenti). Sembra che spesso Zwarte Piet parli in maniera da "imitare" quello che dovrebbe essere un olandese con forte accento del Suriname (en passant ricordiamo che il Suriname è una delle ex-colonie olandesi, divenuta indipendente solo nel 1975). Ed è proprio a partire dagli anni 70, con l'arrivo in Olanda di ex-colonizzati/e, che sono cominciate ad emergere critiche all'immaginario profondamente razzista e coloniale che Zwarte Piet veicola, critiche che hanno portato a forme di protesta (molti migranti si rifiutano di mandare i/le figli/e a scuola il giorno della festa di Sinterklass) e a ciclici dibattiti. Questi non sono però riusciti ad intaccare sensibilmente la "tradizione", difesa strenuamente dalla maggioranza degli olandesi ma anche da alcuni storici che affermano che Zwarte Piet è semplicemente la variante di un'antica figura del diavolo, figura che non ha nulla a che fare con il razzismo e il colonialismo del XIX secolo. Queste spiegazioni ignorano le stratificazioni storiche, razziste e coloniali che la figura originaria ha subito e che rendono difficile guardare oggi a questa figura in maniera a-problematica. Per molti/e - soprattutto per gli ex- colonizzati che in Olanda subiscono tutto il peso di questa "tradizione", ad esempio quando vengono indicati per strada dai/dalle bambini come Zwarte Piet - questa versione razzializzata della figura originaria (oggi a tutti gli effetti una "caricatura del nero" che non è priva di conseguenze sui rapporti di dominio tra ex-colonizzatori/ex-colonizzati) andrebbe decisamente abolita. E noi siamo d'accordo.

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Grazie a Chiara Bonfiglioli per il supporto a questa mia (insana) passione per memoriabilia post-coloniali

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