lunedì 27 luglio 2009

Un gommone sul mare ... Una protesta "teatrale" contro i Cie, galere etniche per corpi senza diritti



Il "mare" è quello di piazzale Michelangelo a Firenze. Lì, sul suo pulmino, l'attore/attivista Saverio Tommasi ha piazzato un gommone. Lo scorso anno era stata una gabbia. Su quel gommone, digiunando sotto il sole, Saverio vive da mercoledì scorso e vi resterà fino a mercoledì 29 luglio. Sette giorni a simbolizzare un "viaggio immaginato ma non immaginario", come quello compiuto dai/dalle migranti attraverso il Mar Mediterraneo. A quanti/e scampano a questo "cimitero senza lapidi" come lo definiscono Tommasi e gli/le altri/e promotori/trici, si aprono - per poi rinchiudersi - le porte dei Cie: "Ingabbiati fino a sei mesi in questi campi di concentramento, identificati ed espulsi. Relegare in gabbia persone che non hanno commesso alcun reato è un abominio e una grave violazione dei più elementari diritti dell'uomo e dei principi fondamentali del diritto internazionale. 'Inventarsi' la fattispecie del reato di clandestinità - secondo cui si è 'criminali' non per il fatto di aver compiuto un atto criminale, ma per una condizione esistenziale soggettiva - è uno stavolgimento dei più elementari principi di uno stato di diritto. Chiediamo la chiusura dei Cie, chiediamo di non doverci più vergognare di noi stessi. In Italia e in Europa abbiamo prodotto campi di concentramento e leggi razziali. l'Italia ha dimenticato di essere stata un paese di emigranti, ma soprattutto ha rimosso il razzismo coloniale e le sue atrocità. Grazie a questa rimozione collettiva oggi si saldano assieme xenofobia popolare e 'razzismo istituzionale', che produce norme discriminatorie e nuove istituzioni totali come i Cie. Un razzismo istituzionale che a sua volta alimenta e legittima il razzismo popolare. Ma noi sappiamo anche che la società italiana è in grado di produrre una grande quantità di anticorpi [...]". Abbiamo scelto una protesta teatrale perché il teatro racconta storie. La storia che abbiamo preso l'impegno di narrare ha un finale da scrivere. Siamo noi ad avere in mano la penna. Possiamo scrivere una fine che sia un inizio: evitare la costruzione di una gabbia anche in Toscana, presumibilmente a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze ...".
Ogni giorno, a staffetta, donne, uomini, realtà che lottano contro l'(in)sicurezza basata sulla repressione, accompagnano Saverio Tommasi nel suo viaggio. Nella foto, che ho scattato sabato pomeriggio a Piazzale Michelangelo, Saverio sul suo gommone. Al microfono Rachelle Njanta, dell'associazione di donne native e migranti Le Mafalde.
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