martedì 10 novembre 2009

Zena el Kahlil e il suo A’Salaam Alaykum troppo grande per la chiesa (cattolica)

Conosco poco Zena el Kahlil, artista di origini libanesi come Mona Hatoum (ma vi segnalo il suo sito ziggydoodle), nata a Londra ma che attualmente - dopo aver girato, studiato, vissuto e esposto in mezzo mondo dalla Nigeria agli Stati Uniti -, vive e lavora a Beirut. Mi sembra che il suo lavoro sia molto legato (e forse non poteva essere diversamente) ad un immaginario della guerra e dei conflitti e a un loro superamento (i soldatini in plastica come in Hatoum, pezzi di Barbie, armi ricoperte di fiori, lustrini e piume come i kalashnikov della The Kalashin' Series, soldati-Superman, Hezbollah, fionde, kefiah. veli e Madonne). Mi era dunque sembrata interessante la sua idea di esporre - durante la rassegna di arte comtemporanea che si è svolta nei giorni scorsi in strade e luoghi del quartiere di San Salvario di Torino, quartiere detto "multietnico"- la sua opera A’Salaam Alaykum (c'è bisogno di tradurre? ... La pace sia con voi) nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Largo Saluzzo. Sembra che il parroco don Gallo fosse d'accordo ma poi la Curia ha posto il veto giudicando la scelta non "opportuna". Ufficialmente si minimizza, dando la colpa alle dimensioni dell'installazione. In un certo senso non ho nessuna difficoltà a crederci: il nome di dio in arabo (Allah) ricoperto di specchi della grandezza di quattro metri e per giunta in movimento deve essere sembrato decisamente eccessivo alle gerarchie cattoliche. Infine è stata la chiesa valdese a non farsi spaventare da Allah akbar e ad ospitare l'opera nel suo tempio di corso Vittorio Emanuele II. Va detto: decisamente grandi i/le valdesi.
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3 commenti:

Rosetta ha detto...

Se questo blog non ci fosse bisognerebbe inventarlo, grazie infinite per tutto perché passare di qua è sempre una scoperta e non trovi mai quello che trovi da un'altra parte

Guido Mastrobuono (lavoristi) ha detto...

Ciao, mi chiamo Guido Mastrobuono e sono un cacciatore di articoli per un concorso che si chiama “Concorso Permanente di Parole ed Immagini” e mette a confronto articoli che stimolino una discussione in ambito folisofico, sociale o politico (vedi l’indirizzo http://lavoristi.ning.com/profiles/blogs/concorso-permanente-di-parole ).

A mio avviso, questo articolo arricchirebbe il nostro concorso e volevo suggerirti di inserirlo.

Il concorso, in realtà, è una scusa per convincere la gente a metterci a disposizione spunti per la discussione. Noi poi ne parliamo e ci creiamo un’idea nostra sui più svariati argomenti.
Infatti, la concorrenza tra autori non è una cosa che ci appartiene: noi creiamo nella collaborazione. E dal confronto con gli altri, noi aumentiamo il nostro sapere.
Comunque la pubblicazione offerta in premio ai vincenti è vera ed effettiva.

Se lo vorrai, potrai tranquillamente inserire, al piede degli articoli un link al tuo blog cosa che lo renderà più noto e facilmente raggiungibile.

Un saluto

Guido Mastrobuono

marginalia ha detto...

Per Rosetta: grazie ;-)

Per Guido: grazie della proposta, ma - oltre a non essere nello spirito giusto per concorsi di sorta - ho dato un'occhiata al sito del vostro movimento che non conoscevo ed alcune cose mi hanno lasciata un po' perplessa. Tutto ruota intorno al "lavoro" che è un sacrosanto diritto, certo (e la mai solidarietà a tutti i lavoratori e le lavoratrici del mondo) ma come vi posizionate, ad esempio, rispetto ai/alle migranti senza lavoro e che per questo sono automaticamente "clandestini" e quindi perseguibili per il reato di clandestinità? Inoltre ho visto che il concorso è aperto a tutti/e, di qualsivoglia "orientamento politico". Mi spiace ma io faccio ancora un po' fatica a stare nello stesso posto con nazifascisti, sessisti, razzisti ...