sabato 5 dicembre 2009

Le femministe si uccidono mirando alla testa

Obbligo di memoria: domani è il ventennale dell'"attentato di Montréal", non so quante (qui in Italia perlomeno) se ne ricorderanno. I fatti: il 6 dicembre del 1989, Marc Lépine, ventenne di buona famiglia, entra armato in un'aula dell'università di Montréal. Ordina agli studenti maschi di uscire e poi spara sulle donne, mirando sistematicamente alla testa. Dopo passa in altri locali dell'edificio e, con metodo, spara su tutte le donne che incontra. Trentasette i colpi esplosi, una trentina le donne colpite. Infine saranno uccise 13 studentesse e un'impiegata: Geneviève Bergeron, Hélène Colgan, Nathalie Croteau, Barbara Daigneault, Anne-Marie Edward, Maud Haviernick, Barbara Maria Kluznick, Maryse Laganière, Maryse Leclair, Anne-Marie Lemay, Sonia Pelletier, Michèle Richard, Annie St-Arneault e Annie Turcotte. Alla fine Lépine si suicida ma lascia una lettera dove afferma esplicitamente il suo "odio per le femministe". Femministe che sono per lui tutte le donne che si autodeterminano, che studiano, che pensano. Colette Guillaumin fa una lettura piena di rabbia e collera, ma terribilmente lucida di questo "fatto di cronaca" in Folie e norme sociale (1990). Testo che rileggo stasera, per mia (e nostra) memoria.
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1 commenti:

Bénédicte ha detto...

pour n'oublier pas ...
merci