lunedì 7 settembre 2009

Partito democratico in burkini

Avevo già commentato l'episodio della donna di religione musulmana cacciata da una piscina veronese perché in burkini. In questi mesi di caldo torrido, gossip su Berlusconi&Co, allarme influenza suina e divieti vari (insomma si è parlato tanto di tutto tranne che dell'essenziale) quanto avvenuto nella Verona del leghista Tosi non è stato un caso isolato. Il sindaco di Varallo Sesia, Gianluca Buonanno, parlamentare della Lega Nord, non è stato da meno, varando un'ordinanza che vieta l'uso del burkini (anzi "burquini" probabilmente per sottolineare l'assonanza del costume più con il burqa che con il bikini), con sanzione di 500 euro. La dichiarazione di Buonanno segue il solito schema e stile leghista: "Non ci inchiniamo rispettosi verso usanze e atteggiamenti che non sono proprie della nostra civiltà, non dobbiamo per forza essere sempre tolleranti! Proviamo ad immaginare il bagno di una donna occidentale in bikini in un paese musulmano: la conseguenza potrebbe essere la decapitazione, il carcere, l'espulsione. Noi ci limitiamo a vietarne l'uso e se questa decisione creerà qualche malumore, potranno scegliere di immergersi con il burkini nella loro vasca da bagno". Non starò a polemizzare con Buonanno, non mi chiederò retoricamente perché il metro per giudicare scelte che riteniamo compatibili con il nostro assetto "democratico" e rispettoso dei diritti delle donne debba essere quello di società che giudichiamo "non democratiche" e non rispettose dei diritti delle donne, nè tanto meno mi soffermerò a sottolineare che purtroppo, in alcuni paese musulmani, non sono solo le "donne occidentali" a correre gravi rischi nell'esercizio della propria libertà (come del resto, seppure in maniere diverse, qui in "occidente"), ma donne, gay, lesbiche, trans "non occidentali". Non starò a polemizzare perché una risposta pubblica a Buonanno l'hanno già data alcune esponenti del Pd, che insieme a compagni di partito, hanno fatto il bagno in un torrente di Varallo indossando il burkini (le donne in burkini, i maschi in mutande). Premesso che ognuno/a è libero di scegliere le maniere più opportune per manifestare il proprio dissenso, e che in altre occasioni e contesti non avevo trovato inutile la protesta con veli e kefiah come atto di solidarietà verso una donna di origine marocchina vittima di razzismo sul luogo di lavoro, direi che da un partito detto democratico e variamente coinvolto nell'attuale clima di intolleranza verso donne e uomini migranti ci si potrebbe aspettare qualcosina di più. Perlomeno rispondere a colei che firmandosi "un'elettrice" interviene nel blog del circolo Pd Barack Obama, illuminando con il suo commento il volto oscuro e confuso del popolo del partito democratico italiano. Scrive: "Premetto che mi occupo di pari opportunità – argomenti di questo genere mi stanno perciò molto a cuore. Addentrarsi qui in tematiche simili comporterebbe molti più caratteri di quelli che ho a disposizione – semplificherò. Il Burquini è un indumento che come donna non si può condividere: 1) è un’imposizione della cultura maschile tradizionalista 2) fare il bagno con una veste del genere è pericoloso. Ricordo che non molti anni fa alcune ragazzine in Turchia sono morte affogate perché ostacolate nei movimenti da indumenti ingombranti (non soccorse dai bagnanti ma lasciate letteralmente morire perché toccare una donna in quella situazione sarebbe stato peccato); ricordo anche che in Francia è stata accolta la pur contestata legge sull’identificabilità dei volti, ovvero niente velo coprente nei luoghi pubblici. Ci sono dunque varie questioni legate all’abbigliamento tradizionale su cui riflettere, e varie soluzioni, più o meno estreme e/o condivisibili, al problema della convivenza di varie culture. Non credo che indossare il burquini sia la risposta giusta per le donne cui è imposto. Forse una forza democratica renderebbe loro un miglior servizio con altri interventi che dimostrazioni strumentali in risposta all’ottusità dell’ennesimo Kapò leghista. Un’elettrice".
La gestione politica di questa performance in burkini la lascio alle/ai protagonisti, da parte mia, da modesta non-elettrice del Pd, mi limito a dare qualche risposta all'elettrice. La tesi secondo la quale indossare il burkini è una scelta che come donna non si può condividere, è insostenibile, a meno di presupporre che quelle che lo indossano non sono donne o siano una sottospece di donne. Il riferimento alle ragazzine affogate in Turchia (ma ci sono stati anche altri casi, che ora nella fretta non riesco a documentare) è terroristico (nel senso letterale: atto a incutere paura, terrore) oltre che falso. Quelle donne sono morte non perché indossavano il burkini, ma perché facevano il bagno completamente vestite dalla testa ai piedi, con abiti di tessuti che bagnati pesano come piombo. Il burkini (inventato da una donna, la stilista libanese Aheda Zanetti), è fatto invece (come i costumi recentemente indossati dalla campionessa di nuoto Federica Pellegrini) di uno speciale materiale che non si incolla alla pelle, non si inzuppa come i tessuti tradizionali e lascia una completa libertà di movimento. Anche il riferimento alla legge francese sulla "riconoscibilità del volto" è terroristica e fuorviante perché il burkini non ha nulla a che fare con il burqa, visto che lascia il volto scoperto.
Il burkini, oltre che un'abile operazione commerciale (come il pacchetto Vacanze&Ramadan proposto da un imprenditore italiano di Rimini o i cosmetici halal che alimentano un business di oltre mezzo miliardo di dollari all'anno, ma in questi casi nessuna/o grida allo scandalo), è in un certo senso una forma di secolarizzazione delle tradizioni (e tra queste della tradizione islamica) e credo che andrebbe interpretato nella sua ambivalenza: da una parte mantiene un legame con le tradizioni ma dall'altro è anche sintomo di un processo in corso che non può essere schiacciato sulla rigida osservazione dell'ortodossia. Per lo meno non da chi ha (o dovrebbe avere) a cuore la lotta ad ogni forma di integralismo.
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2 commenti:

Unknown ha detto...

In teoria, non c'è motivo di vietare il burkini, il volto resta ben visibile e consente alle donne islamiche più "ortodosse" di fare il bagno con le "impurità occidentali in bikini". La questione è, però, ben altra e argomentarla non è facile; io ci voglio provare:
un secolo fa non esisteva il Bikini, non esisteva neanche il costume intero come oggi lo conosciamo, figuriamoci il topless. Le ragazze d'inizio secolo, persino quelle più disinibite indossavano, infatti, dei ridicoli costumi: una via di mezzo tra un pigiama e una divisa da carcerato; li avrete senz'altro visti in qualche film o in una foto d'epoca. Il costume intero, seguito dal bikini e dal topless, anche se furono solo delle trovate commerciali, hanno scandito il percorso di emancipazione sociale e sessuale femminile che ha caratterizzato il secolo scorso.
Fino a 10-20 anni fa, dove più, dove meno, era frequente e normale per le donne prendere il sole o passeggiare sulla spiaggia con le tette al vento e se il fenomeno sta progressivamente scomparendo è solo perchè si è scoperto che i capezzoli soffrono molto l'irradiazione solare. Dire Si al burkini di per se non è sbagliato ma rappresenta, di fatto, il primo pericolosissimo passo nella direzione sbagliata. Lo sanno bene le femministe svedesi che, dopo aver accettato di buon grado il costume islamico, hanno dovuto strenuamente lottare per riottenere la possibilità di frequentare le piscine in Topless. Le donne islamiche avevano, infatti, richiesto e ottenuto che venisse vietato.
Non si tratta più lottare per ottenere qualcosa: un diritto, una libertà; ma di lottare per poter conservare i propri usi e costumi perchè ai nuovi arrivati non vanno a genio.

La società democratica è un insieme di individui che si danno regole per la convivenza. L'introduzione in un determinato contesto socio-etno-geo-culturale (scusate il parolone impossibile) di cittadini che hanno diversi valori e una diversa concezione di società non può che modificarne tutti gli equilibri. Dovremmo, quindi, interrogarci se i nuovi baricentri culturali stiano arricchendo culturalmente la nostra società o meno.
Perché, secondo me, dimostrarsi tolleranti e accoglienti oggi dicendo oggi "Sì al Burkini" significa dire "No al Topless" domani e, dati i nostri indici di natalità, dire No anche al Bikini dopodomani.

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie