mercoledì 21 aprile 2010

La pelle che ci separa

"Ci sono due cose che testimoniano la mia nascita: una fotografia e il certificato di nascita. La foto è stata scattata quando avevo poche settimane. Sto appoggiata a un cuscino su un sofà tutto verde, la testa mi penzola un po' di lato. [...] Il mio certificato di nascita ha una riga con sopra scritto il nome di mia madre e la sua età, diciotto anni. La riga destinata al nome di mio padre è stata lasciata in bianco. Ufficialmente mio padre non esiste. Almeno sulla carta è sfuggito alle proprie responsabilità nei confronti miei e di mia madre. Quando sono nati i miei genitori, i certificati di nascita avevano ancora uno spazio per specificare la razza. Per certi versi le cose sono cambiate: questo spazio non c'è sul mio certificato, dopo il mio nome. Per adesso, almeno sulla carta, sono riuscita a sfuggire a quella classificazione".
Avevo già parlato di La pelle che ci separa, il romanzo autobiografico di Kym Ragusa, afroamericana e italoamericana di New York, che racconta, come si legge nella quarta di copertina, "una storia di differenze e di conflitti, di tensioni di classe, di genere, di razza. Una storia all'intersezione fra due comunità, entrambe marginali, che a tratti l'hanno accolta e accettata, a tratti esclusa e allontanata". Ho tirato giù il libro dallo scaffale stanotte dopo che Angela D'Ottavio mi ha segnalato la presentazione del volume che si terrà il 27 aprile a Bari (alla Libreria Laterza) con la stessa Angela D'Ottavio, Caterina Romeo (che dell'edizione italiana de La pelle che ci separa è stata la curatrice e traduttrice) e Annarita Taronna. La presentazione è una sorta di introduzione al seminario su La pelle che ci separa che si terrà il giorno dopo, sempre a Bari (alla facoltà di Scienze della formazione, via De Rossi 233) con Caterina Romeo. Un'occasione da non perdere per chi ha la fortuna di essere nei paraggi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

un altro bel post, grazie!
..proprio in questo periodo mi trovo a lavorare ad una dissertation che ho scelto di fare sulla pratica artistica di una donna afro-americana (filosofa e artista) che si chiama Adrian Piper.
magari la conosci già.. e se no, magari ti piacerebbe..

lei troppo bianca per i Neri, e troppo nera per i Bianchi, ha lavorato intensamente partendo dal suo corpo meticcio, ibrido..
contestualizzandola negli anni in cui si è spinta in certe sperimentazioni, io la trovo straordinaria; e ne sto facendo un'analisi in una prospettiva di genere e razza..
buon proseguimento di giornata e buon lavoro Marginalia.. ;)
c*

marginalia ha detto...

No Carmen!Non conosco Adrian Piper! E nei prossimi giorno comincerò sicuramente a cercarmi qualcosa in rete/biblioteche ... Molto probabilmente mi piacerà, il tema mi interessa moltissimo (e promettimi che mi farai leggere la tua dissertation). E a te invece, se non lo hai ancora letto, piacerà molto il libro di Kym Ragusa, alcune cose sono folgoranti
Intanto hai visto che ho appena pubblicato qualcosa (anche) per te?
;-)))

Franci ha detto...

grazie anche da parte mia!
Franci