venerdì 15 gennaio 2010

"La 'ndrangheta vuole schiavi, quale che sia il colore della loro pelle" : editoriale di Annamaria Rivera su razzismo e perdita di memoria

"Quel che fa impressione, di questo paese alla deriva in ogni senso, non è solo il razzismo ormai senza freni, né soltanto il compimento di un processo che chi scrive aveva puntualmente previsto: cioè la saldatura fra razzismo istituzionale e razzismo popolare (o “di massa”, se preferite). Ciò che colpisce di più è l’impotenza della sinistra comunque aggettivata: impotenza al tempo stesso teorica e politica, coniugata con una tale perdita della memoria da far pensare a una sindrome patologica. Di fronte alla caccia all’uomo e alla deportazione delle vittime della violenza mafioso-padronal-popolare di Rosarno, il meglio che si è letto, sul versante delle voci non marginali, è l’indignazione stupefatta di chi sgrana gli occhi di fronte al fatto che “per la prima volta un’intera piana del sud è stata sgomberata da tutti gli uomini con la pelle nera che la popolavano” (Gad Lerner). Ciò che fa specie è quel “per la prima volta”. Abbiamo già dimenticato la strage di camorra che il 18 settembre 2008 uccise a Castelvolturno sei lavoratori africani e un italiano, nonché le dichiarazioni ignobili di Maroni (anche allora) e la caccia ai migranti “irregolari” che ne conseguirono? Già ci siamo lasciati alle spalle il pogrom di Ponticelli, ispirato dalla camorra e da interessi economico-istituzionali (anche centrosinistri), con la cacciata dell’intera popolazione rom della zona a pietrate e insulti popolari? Eppure Ponticelli metteva in scena il più classico esempio di pogrom: la propalazione, ad opera della camorra, di una “voce”, modellata sulla leggenda della zingara rapitrice d’infanti; l’accusa e la condanna di una giovane romnì innocente; il furore e la violenza popolari; l’espulsione dal territorio di tutti gli zingari…E Ponticelli a sua volta ripeteva il copione di Scampia: in quest’altro quartiere della periferia napoletana, nel lontano 2000, per due giorni bruciarono le favelas dei rom, dove si erano rifugiati profughi non riconosciuti, fuggiti dalla guerra civile in Jugoslavia. O forse inconsciamente si crede che i rom siano meno umani perfino dei “negri”? Se poi volessimo allungare lo sguardo all’indietro, di episodi simili ne troveremmo a decine all’epoca in cui dilagava la sindrome sicuritaria centrosinistra, fomentata e/o cavalcata ad arte da governanti e amministratori democratici. Questo per dire che, per chi avesse voluto coglierli, i segnali del precipitare di questo infelice paese verso il baratro del razzismo c’erano tutti già da lungo tempo. Per ribadire che, quando hanno governato, le “forze democratiche” hanno colpevolmente favorito la saldatura della quale abbiamo detto ed evitato come la peste di varare misure per rendere meno vulnerabili i senzadiritti, il che ha spianato la strada ai post-nazisti che oggi ci governano..." [continua su Liberazione, 15 gennaio 2009]


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