sabato 23 febbraio 2013

Elezioni, donne, bambole e sante

Una noiosa influenza mi costringe in casa, il mal di testa mi impedisce di dedicarmi a letture più impegnative, quindi mi ritrovo a fare zapping davanti alla tv e al pc, aggiornandomi - in extremis - sul tema per me poco entusiasmate delle elezioni "al femminile". Passo in un crescendo di sgomento dalla lettura del manifesto Sono una donna non sono una bambola pubblicato a pagamento sul Corriere della Sera da un lungo elenco di "donne comuni" (parrucchiere e avvocate, pensionate e casalinghe, giovani e meno giovani ) che annunciano la loro volontà di votare Berlusconi "per la loro libertà" perché "le donne sono uguali e ciascuna è diversa ... ci rispettiamo e vogliamo rispetto", alla campagna sociale - che ha ottenuto il patrocinio di Pubblicità Progresso - Se crescono le donne, cresce il Paese di Snoq, affiancata dalla campagna di mobilitazione video Un paese per donne: le parole per dirlo, "una rappresentazione corale delle condizioni, delle idee e dei desideri delle donne, dal Sud al Nord". Anche qui infine le donne sono tutte diverse e tutte uguali: come sottolinea Simona De Simoni "C’è la studentessa, la professionista rientrata dall’estero, la vittima di tratta, la casalinga, la manager, l’operaia, la madre, la single", ma "tutte chiedono più lavoro, più riconoscimento, più merito (manco a dirlo), più conciliabilità con gli impegni famigliari. Tutte sognano la stessa vita e lo stesso tipo di realizzazione personale: dividersi equamente e serenamente tra il lavoro e il privato (generalmente nella forma della famiglia)". Sullo sfondo in entrambe le prese di posizione emerge la richiesta del riconoscimento di una "specificità femminile", che per le une "è di genere (le donne partoriscono, gli uomini fecondano) non sociale o culturale o politica" per le altre si materializza nei "temi delle donne" da inserire nell'agenda politica: "a cominciare dalla conciliazione dei tempi casa-lavoro, ai servizi, a una riforma del welfare che non faccia pagare solo alle donne il peso della crisi". Una lettura annichilente (Giorgia Meloni che condanna l'ultima trovata omofoba dei sui "fratelli" di partito meriterebbe discorso a parte, ma rinviamo a un post di qualche anno fa, ancora attuale), che ci da la misura del baratro in cui è sprofondato questo paese, ma anche di quanto sia importante continuare a lavorare, a valorizzare e dare visibilità a punti di vista femministi critici, che fortunatamente non mancano // Il video è la registrazione dell'esibizione di Rosanna Fratello a Canzonissima nel 1971, lo stesso anno della pubblicazione di La donna clitoridea e la donna vaginale nei Libretti Verdi di Carla Lonzi / Rivolta Femminile

5 commenti:

Cirano ha detto...

che poi si scopre che quelle del manifesto pro Pdl sono delle modelle prese a caso per inventare questo spot pubblicitario...che vergogna!

Alberto ha detto...

Aspettiamo lunedì sera. Che arrivi un po' di luce. Mi spiace per l'influenza. Ma passerà.

marginalia ha detto...

@Cirano: Addirittura?!!! Sarei curiosa di sapere se questo è avvenuto perché il Pdl ha ritenuto che nessuna delle firmatarie fosse "presentabile" o se perché nessuna di loro ha voluto metterci "la faccia" ...

@Alberto: Grazie sì, l'influenza passerà ... almeno quella! Per le elezioni bah, non saprei, vedo segnali non proprio incoraggianti. Non so davvero cosa aspettarmi, so solo che questa "luce" l'aspettiamo da troppo tempo e non arriva mai ...

rudy ha detto...

E' sulla prima frase dell'inserzione-proclama (o proclamata...) che ha catturato la mia attenzione, una frase apparentemente pacifica [nel senso di: "ovvia"], che vorrebbe essere rassicurante: "Siamo donne normali" e precisano: "siamo le madri, le sorelle, le mogli, le figlie degli italiani". in sintesi: nazione, e famiglia, matrimonio e maternità per la riproduzione della stirpe. Come a sancire che le "altre": non sposate, o non italiane, non madri etc. non sono "normali" Per non dir nulla di chi concepisca figli con uno straniero!
Eppure, il riferimento al "normale", oggi emblema della campagna del Pdl, non è stato inventato da Berlusconi o dai suoi consiglieri. Il termine fu lanciato da Massimo D'Alema, con il suo libro "Un pese normale", Mondadori, Milano, 1995.
Dunque il partito di Berlusconi avrebbe "copiato" lo slogan dei cervelli del post-PCI? No, le cose non sono così semplici: in realtà lo slogan del "paese normale" è stato coniato ben prima dalla nuova destra tedesca che con lo slogan del "paese normale" mira ad archiviare i crimini nazisti attraverso un'offensiva revisionista.

marginalia ha detto...

E il "revisionismo" ha vinto ...