mercoledì 13 febbraio 2013

Coming out

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Jamila M.H Mascat che, tra le (tante) altre cose, è la corrispondente da Parigi di Marginalia - cosa di cui siamo indicibilmente felici e onorate. A partire da una quasi-cronaca della manifestazione organizzata a Parigi dall' Inter-lgbt il 27 gennaio scorso, Coming out affronta luci e ombre del dibattito sul cosiddetto mariage pour tous, invitando "ad immaginare altro e meglio". Prima di lasciarvi alla lettura del testo - che personalmente ho letto con l'emozione che si prova quando si condivide ogni parola e ogni virgola - una breve nota redazionale sulla foto che correda questo post: l'abbiamo trovata in Tumbrl, purtroppo senza credits e/o riferimenti che ci permettessero di collocarla in qualche modo. Speriamo che qualche appassionata/o di Marilyn di passaggio possa dirci qualcosa. E ora (finalmente) vi lasciamo alla lettura di Coming out, ringraziando ancora l'autrice per averci fatto dono di questo contributo favoloso. Buona lettura! //  Coming out di Jamila M.H Mascat : Ai matrimoni ho la presunzione di essere un'invitata doc. Laici e religiosi, e di qualsiasi confessione. Mi diverto, mi commuovo, faccio onore alla tavola e alle danze, e faccio ovviamente il regalo agli sposi. Al bouquet non ci tengo, ma le promesse mi fanno impazzire, sarà quell’ostinata invocazione d’eternità che prova a fottere l’intermezzo del tutti-i-giorni, o forse solo il pensiero della cattiva sorte che mi rattrista. Sono etero. Amo un uomo da 12 anni, e visto che ne ho 33 secondo me è roba da matti; ma non credo che nessuno ci darà mai la palma d’oro della coppia dell’anno – nessun anticonformismo, solo troppi litigi, troppe distanze, troppe “infedeltà”. Gli ho chiesto di sposarmi soltanto una volta, nel 2005, quando per motivi urgenti e spiacevoli sembrava che fossi costretta a partire per l’Arabia Saudita, e non avrei potuto farlo senza accompagnatore. Avrei avuto bisogno di un marito. Poi non se ne è fatto più niente di quel viaggio né di quel matrimonio. Sono tradizionalista, dicono le mie amiche più libertine e le mie compagne più liberate. In effetti, per esempio, finora non ho mai fatto una cosa a tre. Non è molto rilevante tutto questo, mi rendo conto, ma mi è sembrato che l’unico modo per prendere la parola nel dibattito sul mariage pour tous fosse la testimonianza. Si usa così, e allora perché no. E poi comunque ogni volta che capita di parlare di *affari di famiglie* - e ultimamente capita spesso- è difficile non mettere in mezzo i fatti propri. Ora, per smettere di parlare dei fatti miei copio e incollo una cosa che ha detto la ministra della famiglia, Dominique Bertinotti, a proposito della (quasi) legge sul matrimonio omosessuale, che qui in Francia ha scatenato le coscienze retrograde della destra cattolica e non: “C'est une revendication très normative, pouvoir faire famille, entrer dans un cadre juridique, ça n'a rien d'une destruction mais au contraire, c'est une sécurisation juridique, une protection". E’ una constatazione meno banale di quello che sembra. E mi trova d’accordo. // Pride and Privilege // Parlo dal punto di vista di chi dispone di un privilegio etero, come mi è stato fatto notare spesso negli ultimi tempi. Lo so, e sono così privilegiata da poter decidere perfino di potermene non servire, sapendo che in caso di emergenza, lui, il privilegio, in fondo sta là, da usare se mai ce ne fosse bisogno. Di buoni motivi per sposarsi non ne vedo, se non certo proprio tutte quelle ottime ragioni messe in campo dal movimento lgbtq durante la campagna pro mariage, cioè tutti quei diritti sociali e di cittadinanza che dipendono da questo tanto conteso diritto civile. Di fronte al quale, improvvisamente, sembra che il mondo si divida in due: c’è chi lo vorrebbe per tutti e chi lo vorrebbe solo per pochi. Tertium non datur.  Se fosse un sondaggio di opinioni a freddo, se non ci fossero state le obbrobriose manifestazioni degli anti-mariage in Francia, le migliaia di ridicoli emendamenti dell’opposizione (4.999) alla proposta di legge (24 sedute parlamentari, 10 giorni di discussione, il settimo projet de loi piu dibattuto in aula nella storia della Quinta Repubblica) e un clima di omofobia che nel mio mondo sempre meno etero per fortuna avverto solo da lontano, direi a gran voce: mariage pour personne! Non perché non mi rendo conto che sposarsi sia un privilegio, al contrario. Proprio perché è un privilegio, dico: non estendiamolo, piuttosto smontiamolo, liberiamocene. Immaginiamo una riconfigurazione giuridica che permetta di attribuire diversamente quegli stessi diritti vincolati ora al matrimonio. Ripartiamo dai diritti individuali e dalle unioni civili. Ok, lasciamo in piedi il matrimonio per chi proprio non può farne a meno, ma invece di chiedere semplicemente la concessione di un privilegio, proviamo a rendere quel privilegio superfluo. Facciamo uno sforzo immenso di immaginazione e pensiamo a unioni che possano assumere la forma che meglio credono ed essere legittime per questo. Pensiamo che io, mio padre, la mia prozia e la sua fidanzata possiamo fare famiglia. Immaginiamo che tre donne che si amano possano fare famiglia perché si amano, e nel modo in cui scelgono. Pensiamo a due uomini e due donne che possono crescere una bambina e insieme fare famiglia. Pensiamo anche che un collettivo di individui legati da pratiche e rapporti affettivi, o un gruppo di conviventi o semplicemente singoli che condividono relazioni di cura e solidarietà possano disporre dei diritti di famiglia. Pensiamo alla pma e all’adozione per tutt* senza passare per il matrimonio. Sembra fantascienza? Forse. L’obiezione n.1 di solito è “Ma che razza di discorso è questo”. Troppa poca fantasia. L’obiezione n. 2 è disfattista e dice “E’ impossibile”. E invece proposte che vanno in questa direzione esistono. Se sono estendibili, i diritti, sono anche modificabili. L’obiezione n. 3 ostenta buon senso: “Ammesso anche che sia possibile e auspicabile, per queste cose ci vorranno anni. Intanto mariage pour tous” (che a voler essere precise sarebbe pour tou.te.s). // Parole // Quindi il 27 gennaio ho partecipato alla manifestazione organizzata in nome dell’égalité dall’Inter-lgbt una settimana dopo la pessima esibizione di piazza degli esponenti anti mariage. Égalité non è una parola leggera in questo paese, si sa. C’è égalité (ma oltretutto è belga) e égalité. E neanche la bandiera francese, sventolata con entusiasmo qua e là, è un simbolo light. Tantomeno mentre la Francia porta avanti la sua guerra in Mali sostenuta all’unanimità (o quasi) da tutte le forze politiche. Che c’entra il Mali? mi ha detto qualcuno. Questa è una manifestazione per i matrimoni gay in Francia. Non fa un piega. Ed è stata una manifestazione particolarmente riuscita, partecipata, cantata, pacifica, bella. Però io, etero, con il mio privilegio etero in tasca, sono comunque a disagio, tra l’égalité e il tricolore. Su un cartello c’è scritto: El tipo de familia non altera el producto. Temo che purtroppo forse è vero. Poi con O. (omo, senza privilegio) abbiamo passato la metà del tempo a tentare di decifrare quello che c’era scritto su manifesti e striscioni. Slogan per tutti i gusti: spudorati (Je mets mes doigts partout pourquoi pas dans une bague?), scemi (Plus de mariages, plus de gateaux pour tous), rivendicativi (Indovinate chi ha disegnato i vostri abiti da sposa?), blasfemi (Jésus avait deux papas et une mère porteuse), ottimisti (Il vaut mieux un mariage gay qu’un mariage!), incontestabili (On demande vos droits, pas votre avis). Alla fine del corteo, a Bastille, B. è salita sul palco e ha parlato della sua esperienza di figlia cresciuta con due mamme, un padre e molto altro. Suo fratello l’ha costretta a fare coming out: Ma soeur est lesbienne. Per dire che se l’omosessualità davvero non è un problema, allora la possibilità che le coppie omosessuali si trovino ad avere figl* omosessuali non deve essere agitata come uno spauracchio contro le famiglie omoparentali. Era un po’ commovente vedere B. su quel palco a parlare dei fatti suoi. E’ come se in questo momento tutti avessero bisogno di prove, rassicurazioni e dimostrazioni del fatto che la Terra continuerebbe a girare nello stesso senso anche se tutt* fossimo gay e lesbiche. E quindi bisogna ripeterlo in continuazione. // Favole // C’è perfino chi, tra i giornalisti, ha chiesto a B. che cosa faceva da piccola per la festa del papà. Ho pensato che se lo avesse chiesto a me o a T., sarebbe rimasto estremamente deluso. Alcuni giorni fa la ministra della giustizia Christiane Taubira ha lanciato un’invettiva stra-appaludita contro un deputato dell’Ump, spiegava accalorata che sono soprattutto la stigmatizzazione e la condanna sociale a destabilizzare i figli delle coppie omosessuali, non certo i genitori. Di quella stigmatizzazione ne sanno qualcosa anche tutt* quell* che sono cresciut* all’interno di famiglie non canoniche e non tradizionali. Allora perciò, mentre giochiamo il primo tempo e facciamo le battaglie per l’inclusione, prepariamoci come si deve per il secondo tempo e diciamo fin da subito che l’inclusione non risolve il problema. Proviamo a smontare le barriere dell’accesso, lanciare altri slogan, immaginare altro e meglio. Qualche giorno fa su Le Monde si parlava, forse per la prima volta, di omonazionalismo e imperialismo gay. Due espressioni anche un po’ cacofoniche, davvero. Suona molto meglio “favolosità”, che è sempre stata una delle parole d’ordine del movimento transqueer (delle cui rivendicazioni, per inciso, mi sembra che non ci sia granché traccia nelle piattaforme dei gruppi pro-mariage, ma potrei sbagliare). Di favoloso il mariage pour tous pare che abbia ben poco, e le bandiere francesi ancora meno. Una favola vera, più bella dei Promessi sposi e del ritornello di Beyoncé, una favola pour tou.te.s potrebbe aspirare a molto di più. E soprattutto dovrebbe tenersi alla larga da ogni forma di discriminazione diretta o indiretta (perché il fatto di subirne una non dà diritto a perpetrarne o ignorarle altre), e a debita distanza dall’égalité di cui altri gruppi e minoranze continuano a fare le spese. L’articolo di Le Monde si conclude prefigurando uno scenario apocalittico: la Francia, campo di battaglia del fronte omonazionalista, tragicamente divisa in due blocchi, omofobi da una parte e xenofobi dall’altra. Il che equivale a dire che non ci sia alternativa all’omonormatività (questa è la definizione migliore che ho trovato in circolazione: "homonormativity = a politics that does not contest dominant heteronormative assumptions and institutions, but upholds and sustains them, while promising the possibility of a demobilized gay constituency and a privatized, depoliticized gay culture anchored in domesticity and consumption", L. Duggan). Per fortuna, invece, c’è chi come qui, qui e qui, ci aiuta ancora a credere alle favole (Jamila M.H Mascat, 11 febbraio 2013)

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Favolosa Marilyn, favolosa Marginalia e soprattutto favolosa Jamila!

Alessandro Paesano ha detto...

non potrei essere meno d'accordo.

Qui si confondono piani diversi e si dimentica il cuore del problema.

1) il matrimonio è lo stesso non è il matrimonio omosessuale.

Si chiede il diritto di sposarsi non in base all'orientamento sessuale ma all'assortimento della coppia che è l'unica questione dirimente: un gay e una lesbica possono sposarsi e pensare che tutte le coppie dello stesso sesso siaNO omosessuali è discriminatorio (esistono le persone bisessuali) e omofobo. L'orientamento sessuale è irrilevante: io uomo posso decidere di sposarmi con un uomo divorziare e poi sposarmi con una donna e non deve esserci contraddizione ("ma non era gay?!?!"). chi pensa CON queste etichette è patriarcale.

2) le famiglie omo-genitoriali (non omoparentali perchè "parent" in francese significa genitori non parenti) esistono già quindi non si tratta di aprire o di sperimentare ma di riconsocere una realtà sociale che c'è già in francia da quasi 30 anni in italia da quasi 15. Non si tratta di fare esperimenti sociologici ma di riconoscere non solamente i diritti (e i doveri) ma la dignità di queste coppie. la dignità che socialmente dà solo il matrimonio nel bene e nel male e il matrimonio solo civile. che lo si metta accanto a quello religioso è offensivo e irricevibile.

3) nessuno tra quelli e quelle che chiedono l'estensione dello stesso matrimonio e non matrimonio gay ripeto non matrimonio gay lo ripeto ancora non matrimonio gay non rinuncia a prendere in considerazione le unioni civili e i diritti delle singole persone. Ma l'una cosa non sostituisce l'altra. Chiediamo entrambe le cose.

poi francamente non capisco il senso di voler cambiare il matrimonio per cercare diritti per i singoli invece che per la coppia. Mi sembra invece che dire che io e mia zia siamo famiglia è un falso ideologico perchè io con mia zia non ci faccio l'amore con il mio ragazzo o la mia ragazza sì.

Ci si sposa perchè ci si ama e si fa l'amore. L'estensione del matrimonio Vuole chiedere pubblicamente e socialmente il riconoscimento della dignità delle coppie di persone dello stesso sesso. disquisire di altre sperimentazioni su chissà quali base sulla pelle altrui - perchè le persone etero possono sposarsi da sempre ed è facile fare discorsi ipotetici quando già si gode di un diritto - mi sembra offensivo omofobico e fascista. Peggio patriarcale e dannatamente reazionario.

Sono profondamente offeso da questo post al quale mi oppongo con ogni fibra della mia persona perchè lo trovo ingiusto, che fa teoria decidendo sulla pelle delle persone non prendendo in considerazione l'ammanco di legittimità di un tipo di coppie che ancora oggi se va in giro mano nella mano qualcuno pensa bene di poterle picchiare perchè sono "esibizioniste". Cosa che a una coppia di sesso diverso non capiterà mai. E qui si parla di omonazionalismo e imperialismo gay (definizione sessista tra le altre cose...) !?!?!?

MA COME VI PERMETTETE?!?!?

Sono veramente deluso e disgustato da tutta questa spocchia basata contro il matrimonio sminuito da chi ne ha goduto per secoli e pretende che chi non lo ha mai goduto (parlo della dignità che ne deriva non dei diritti) lo salti a più pari perchè bisogna sperimentare altro. Ma chi lo dice? chi lo stabilisce?
Un diritto esteso è un diritto in più per tutti. Il maternalismo di questo articolo lo rispedisco al mittente con tutto lo sdegno di persona discriminata. IO. Non una persona etero anche se donna. Purtroppo quella discriminazione in questo caso non ha insegnato niente. Sono più che deluso. sono davvero arrabbiato !!!

marginalia ha detto...

Caro Alessandro,
legittimo non essere d'accordo, un po' meno quel "ma come vi permettete?" tutto in maiuscolo ed anche quel definire questo intervento "offensivo omofobico e fascista" e ancora "patriarcale e dannatamente reazionario".
Mi sembra che metti questa riflessione sullo stesso piano degli attacchi alle rivendicazione del mariage pour tou(te)s provenienti dalla destra più retrograda, omofoba, cattolica e fascista
Il senso dell'intervento di Jamila (che tra l'altro chiarisce in maniera limpida fin dalle prime righe il suo "posizionamento" e quindi da "dove parla") è tutt'altro che un mero "attacco" alle richieste di un "diritto", ma un invito ad aprire una discussione non polarizzata (o schiacciata) sul pro/contro, un invito ad andare oltre, verso un oltre che non a caso viene definito favoloso ...
Purtroppo devo constatare ancora una volta l'incapacità di rendere produttive e proficue le discussioni tra "noi" e la tendenza al massacro dell'altro/a ...
Peccato.


Clash77 ha detto...

Però su omoparentalità Alessandro ha ragione (ed è l'unica cosa)

MadMeg ha detto...

Caro Alessandro,

provo a risponderti in ordine su alcune cose forse non sono stata abbastanza chiara, peccato.

su 1) sono d’accordo, il matrimonio è uno, e la lotta non è lgbtq contro etero. di etichette non mi pare di usarne, se non quelle autorivendicate dai protagonisti del dibattito e della campagna, che sono scelte di posizionamento politico. si chiama inter lgbt, non compagnia del pomodoro. quindi si parla di identità sessuali. che poi siano mobili, variabili, non cristallizabili, d’accordissimo. per cui io patriarcale, discriminatoria e omofoba in che senso?



3) matrimonio, unioni civili, diritti individuali, riconfigurazione delle unioni civili per estenderle oltre la forma della coppia. una cosa non sostituisce l’altra, esatto. io mica ho detto uccidiamo chi vuole sposarsi, o vietiamoglielo. al contrario. ma ho detto anche: attenzione la campagna mariage pour tous così come è condotto da pezzi maggioritari del movimento sceglie parole e simboli che sono problematici e su cui si tratta di riflettere. In secondo luogo sarebbe bene allargare l’orizzonte ad altre rivendicazioni e altre forme di legittimazione giuridica delle relazioni affettive, di cura e solidarietà. la coppia non è tutto, la famiglia non è mamma e papà, siamo d’accordo spero. non vado a letto con mia zia, ma forse nemmeno con mio padre, giusto? configurare assetti diversi non è ideologico e non è impossibile. Che poi non interessi fare questa operazione a chi vuole *solo* il matrimonio, questo è cosa discutibile e anzi da discutere. il rischio è che l’inclusione, pensata così, si riduca a una qualche forma di accesso al privilegio.



2) sull’omoparentalità che è un calco dal francese, hai ragione. chi dice che non vadano riconosciuti i diritti delle famiglie omoparentali? anzi io riconoscerei i diritti di molte piu forme di famiglia di quelle che, se capisco bene, a te interessa riconoscere. che poi il matrimonio religioso ti offenda se affiancato al civile è cosa un po’ discriminante per chi invece preferisce un’unione sacralizzata (per fede, per mille motivi). Dire *solo* matrimonio civile è discriminatorio, credo. Sempre tornando alle identità non cristallizzate si può essere lgbtqi e credenti, immagino.



dire che questo post sia fascista, patriarcale, reazionario, omofobo, offensivo, che nega dignità a qualcuno e vuole conservare privilegi anziché elargire diritti, è falso (forse anche un po' ridicolo) per le ragioni che ho appena spiegato.
Jamila

Alessandro Paesano ha detto...

Ciao Jamila ho ripreso il tuo post su mio blog dove provo a spiegare quel che qui ho sicuramente detto con troppa enfasi e poco ragionamento.

http://elementidicriticaomosessuale.blogspot.it/2013/02/omonormativita-e-imperialismo-gay-su-un.html


Il matrimonio religioso non è rilevante. In italia l'unico matrimonio che ha valore legale è quello civile. Ed è questo matrimonio che anche in italia stiamo cercando di estendere. Tu parli di cerimonie (usando un immaginario collettivo colonizzato dagli stati uniti visto che parli di lanci di bouquet. In Italia il bouquet le spose in chiesa lo conservano). Tu liquidi il matrimonio alla cerimonia ai diritti sociali scordando che il matrimonio legittima le unioni tra persone dello stesso sesso riconoscendone il valore davanti alla società e allo stato. Dire a me che discrimino se dico matrimonio civile e non religioso visto le posizione della chiesa nei confronti anche di aborto e divorzio mi fa dubitare della tua posizione politica.

Trovo omofobico che tu accusi il movimento di discriminare le minoranze se chiede l'estensione de matrimonio trovo maternalistico che tu ritenga che chi richiede l'estensione del matrimonio non pensi al transgenderismo (ma davvero?) trovo omofobico che tu etero e che dunque già godi tuo malgrado di un diritto dici a me che lotto per avere quel tuo diritto che non devo richiederlo perchè se no abdico all'eterosistema. Allora perchè non chiedi anche a tutte le donne sposate di divorziare?

trovo discriminatorio che metti sullo stesso piano il mio amore sessuato con un uomo per quello affettivo non sessuale con la mia prozia. e' retorico e giocato sulla pelle di famiglie che esistono davvero. ecco il senso del mio "come vi permettete". Come ti permetti di dire agli altri io penso di no e dunque anche tu no? Lo stato etico è nazista qualunque sia l'etica in questione

trovo discriminatorio anche il fatto che usi omoparentale e non omogenitoriale con uno slittamento semantico a sminuire perchè sottolinea che il genitore non biologico non è un genitore ma un semplice parente...

Non mi piace il sessismo che usi nel tuo post con quegli sposi al maschile e quel verbo fottere che è squisitamente patriarcale. Per un pensiero più articolato rimando al mio post.

Perdonami se rimando al mio post sul mio blog. E' solo per comodità e per non ripetere qui quel che ho già detto lì.

Grazie per avermi risposto.

Con tutto il rispetto per te come persona beninteso e con tutta la critica il dissenso e l'indignazione politica che possono democraticamente esercitare.

Alessandro Paesano ha detto...

Cara Vincenza anche a te rimando al mio post dove spiego quel che ho scritto qui con troppa enfasi ma che continuo a pensare. favoloso non è un concetto politico l'accusa di omonormatività e imperialismo gay sì.

E anche se provengono da una altro fronte le argomentazioni usate SONO quelle della destra più reazionaria. Perchè il mio amore per una altro uomo non può essere sminuito dall'amore familistico per la mia prozia come fa retoricamente Jamila.

Che tu pensi che siccome Jamila ha usato l'aggettivo favoloso sia gayfriendly la dice lunga anche sulla tua omofobia di fondo inconsapevole ma presente.
io sono un uomo con tutti i difetti del mio genere ma non sono favoloso perchè amo un altro uomo.
Basisco poi della lingua sessista di Jamila, che tu accetti senza battere ciglio. Ma come proprio tu?

Sono davvero ferito e amareggiato da questo post che trovo davvero fuori dal mondo incentrato in una ricerca teorica sula pelle di persone altre proprio come quando noi uomini parliamo di aborto.

E non sono io che pongo barricate è Jamila in quello che scrive quando decide a nome io su questioni che a lei in quanto persona etero non la coinvolgono minimamente. Perchè a lei non capiterà mai di snetirsi dire sporca etero se passeggia mano nella mano col suo fidanzato compagno marito. e non riconoscere l'effetto legittimante dell'estensione del matrimonio vuol dire continuare a discriminare. si vuole andare oltre il matrimonio? bene allora cominciate a dire a tutte le donne sposate di divorziare...

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti e tutte.
Interessante discussione.
Secondo me Alessandro Paesano nelle sue risposte al post coglie un punto fondamentale, che dovrebbe far riflettere un po' tutti.
Lui fa notare, infatti, che:

"Non sono i diritti amministrativi che le persone in coppia dello stesso sesso vogliono quando chiedono l'estensione del matrimonio. Affermarlo non vuol dire semplificare le cose ma vuol dire affermare il falso.
L'estensione del matrimonio non serve ad acquisire gli stessi privilegi delle coppie etero(=di sesso diverso) come pretende Jamila.
...
L'estensione del matrimonio serve soprattutto a legittimare le unioni omosessuali(=tra persone dello stesso sesso) a dire che anche due donne e due uomini in coppia che si amano e fanno sesso sono importanti per la società e contribuiscono alla crescita allo sviluppo e al benessere della società tanto quanto le coppie di sesso diverso."

Mi rendo conto che questo post è stato probabilmente scritto, nel suo insieme, nell'ottica secondo cui "una cosa non sostituisce l'altra" però laddove vi si parla del matrimonio descrivendolo praticamente come un mero lancio di bouquet e laddove vi si scrive "non estendiamolo, piuttosto smontiamolo, liberiamocene" o "Ripartiamo dai diritti individuali e dalle unioni civili" non posso fare a meno di pensare che chi ha scritto questo post, anche per carità in perfetta buona fede, non coglie l'essenza di quella che è la battaglia per l'eguale accesso al matrimonio, l'importanza fondamentale e quindi la grande, imprescindibile, urgenza dell'apertura del matrimonio... proprio del matrimonio, istituzione millenaria tanto radicata e amata, quindi dall'importanza unica nel suo genere... affinché non sia più disconosciuta, umiliata, calpestata, l'eguale dignità umana di chi per propria natura è portato a innamorarsi, e magari s'innamora, di altri del proprio sesso.

Richiamo una celebre frase, adattandola:
(Il punto) è la dignità, bellezza.
Non i benefit legali.

Un saluto a tutti e tutte.

Justin

marginalia ha detto...

@ Alessandro: ho letto troppo velocemente il tuo post ma la prima impressione è che le risposte (mia e di Jamila) al tuo primo commento non hanno avuto il risultato sperato, visto che continui (fin dal titolo) a definire quanto qui scritto omolesbofobico (e nel testo non più solo razzista ma addirittura nazista). Però non voglio risponderti impulsivamente, sull'onda delle "emozioni" negative che mi ha suscitato la lettura di quanto scrivi - quindi per intanto - in attesa di avere più tempo per una risposta più meditata - solo qualche precisazione 1) L'articolo di Jamila non è una traduzione mia del suo testo in francese. Non so da cosa lo hai dedotto. Forse che secondo te una persona non può chiamarsi Jamila, essere a Parigi e parlare (e scrivere) in italiano? 2) Laddove scrivi parlando di Marginalia "raramente si occupa di questioni lgbt" aggiungendo che non è un velato "rimprovero" : invece mi sembra che lo sia, nel senso che usi questa affermazione (tra l'altro falsa perché "le questioni lgbt" o meglio "lgbtq" hanno sempre occupato un grande spazio in questo blog) per delegittimarlo, come a dire che visto che non me ne occupo quando lo faccio lo faccio male 3) Dici che a te del matrimonio personalmente non ti importa ma che è comunque importante lottare affinché tutte e tutti possano farlo se lo desiderano. Sono d'accordo con te (con la differenza che il mio sogno è quello di sposarmi cinque volte come Liz Taylor ma ogni anno che passa la cosa diventa più improbabile) ma nello stesso tempo credo che questo non ci debba impedire di poter immaginare nuove configurazioni. Ed è un po' triste (Jamila diceva anche un po' ridicolo) che chi lo fa debba essere bollato di omolesbofobia, razzismo, nazismo e collusione con le ideologie di Fini e Vaticano

@Justin: grazie del tuo commento, ma non capisco perché anziché rispondere a quanto scrive Jamila, rispondi alla lettura di Alessandro del testo di Jamila ...? Infine sull'affermazione sul matrimonio "come istituzione millenaria tanto radicata quanto amata" dovremmo aprire una lunghissima, ma veramente lunga, discussione

Anonimo ha detto...

@ marginalia...
Di niente :) è un piacere per me aggiungere qualche mia riflessione al dibattito.
Io, comunque, non intendevo rispondere "alla lettura di Alessandro del testo di Jamila" ma, piuttosto, far notare una specifica cosa (quella che è la vera essenza, quindi importanza, l'urgenza, della rivendicazione matrimonio) a tutti quanti -soprattutto a chi ha scritto l'articolo- quotando, ossia citando, quanto scritto da Alessandro in una sua riflessione.

Quando, di fronte ad alcune mie frasi che cercano di evidenziare quanto il matrimonio sia un'istituzione millenaria tanto radicata ed amata, mi scrivi "dovremmo aprire una lunghissima, ma veramente lunga, discussione" sono io, sinceramente, a non capire molto. Ho scritto qualcosa di non corrispondente alla realtà? A te risulta che nel mondo in cui viviamo le parole 'pacs', 'partnership', 'partner', 'parte in unione civile', 'compagno', 'convivente', ecc hanno la stessa importanza la stessa solennità la stessa valenza di 'matrimonio', 'sposo', 'marito', 'sposa', 'moglie'? A me proprio no.
Il matrimonio può non piacerti ma non penso tu possa in tutta sincerità negare che sia un qualcosa dall'importanza unica nel mondo in cui viviamo. Proprio perché presente da un'infinità di tempo (è, appunto, un'istituzione millenaria) quindi molto ma molto radicato nel tessuto sociale, istantaneamente chiaro a tutti senza bisogno di spiegazione alcuna, molto apprezzato... a tal punto che nei modi di dire viene tirato in ballo in modo quotidiano per indicare al meglio il concetto di perfetta fusione di un elemento con un altro (vedi frasi come "questo vino si sposa con la carne", "il matrimonio di banca intesa e san paolo imi", eccetera).

Justin

Alessandro Paesano ha detto...

Mi spiace se il mio scritto ti ha suscitato emozioni negative. Però almeno adesso sai per esperienza diretta come mi sono sentito io quando ho letto il post di Jamila.

Non so chi ha detto che uno non deve preoccuparsi per quello che gli altri capiscono quando parla ma solo per quello che lui o lei ha davvero detto.

Non è la prima volta che posti testi dal francese tradotti. Quello, il nome e cognome non italiani la provenienza dell'articolo dalla Francia mi hanno indotto in errore. Se poi in questo ci vedi tendenziosamente qualche pregiudizio non so di che tipo, affar tuo. Però come ho già detto a Jamila se omoparentale non è un errore di traduzione allora è un uso surrettizio di un termine usato in malafede...

2) qui mi spiace ma dimostri di avere o una coda di paglia grossa quanto me che sono enorme oppure tradisci la tua abitudine a trucchi di questo genere.
Se scrivo che non è un rimprovero stai tranquilla che è quello che intendo.

Non metto in dubbio che a te possa sembralo ma non era minimamente la mia intenzione.
Non faccio giochi retorici di questo tipo, io.

Non ti ho mai visto prendere posizione contro le affermazioni omofobiche fatte dai nostri esponenti politici per questi dicevo che non affronti spesso la questione. Ma magari mi sbaglio.

Parli di questione q che non ha nulla a che fare con la questione omosessuale (se non per lo stigma analogo) non è una svista se nel mio acronimo ho omesso la q.

Trovo tutta la teoria transgender un abbaglio epocale

Comunque ti prego di tralasciare questi dettagli e di soffermarti sulle questioni più urgenti che sollevo nel mio post.

E parto da una che mi sta a cuore da morire.

Che ne dici dell'uso sessista della lingua nel post di Jamila?