lunedì 25 marzo 2013

Quaderni Viola : Non si nasce donna

Non si nasce donna è il quinto volume della nuova serie della collana dei Quaderni Viola appena pubblicato dalla casa editrice Alegre e di cui la rivista online inGenere aveva anticipato un estratto qualche settimana fa. A cura di Sara Garbagnoli e Vincenza Perilli e con contributi di Christine Delphy, Maria Gabriella Da Re, Paola Di Cori, Sara R. Farris, Sara Garbagnoli, Colette Guillaumin, Nicole-Claude Mathieu, Vincenza Perilli, Redazione Quaderni Viola, Valeria Ribeiro Corossacz, Joan W. Scott, Renate Siebert, Paola Tabet e Monique Wittig, il volume è suddiviso in cinque sezioni, ognuna dedicata alle figure maggiori del femminismo materialista francese (Delphy, Guillaumin, Mathieu, Tabet e Wittig) e, come si legge nel saggio introduttivo (S. Garbagnoli e V. Perilli, Non si nasce (donna). La denaturalizzazione come “questione femminista”, pp. 8-11) , presenta "la traduzione di articoli inediti in Italia, preceduti da brevi introduzioni che mettono in luce gli elementi di rottura rappresentati da tali scritti al momento della loro pubblicazione, ma anche la loro attualità e, in filigrana, la possibilità di incontro (a volte mancato) con altre posizioni antinaturaliste – da Judith Butler a Gayatri Spivak [...]. Ben lungi dal riuscire a restituire lo spessore, la varietà e la complessità del pensiero delle femministe materialiste, dal poter indagare le condizioni sociali della sua emergenza o gli spazi intellettuali della sua discussione e ricezione, l'intento di questo volume è piuttosto quello di aprire uno spazio di discussione attraverso la traduzione di testi che affrontano le principali questioni sollevate da tale corrente teorica (denaturalizzazione del sesso, statuto delle soggettività minoritarie, studio dei processi di alterizzazione) e che ci paiono cruciali per chiunque intenda comprendere e contrastare le diverse forme di dominazione subite dai gruppi assoggettati. In tal senso, il volume aspira ad essere uno strumento di introduzione ad un approccio che, iscrivendo nell'immanenza della politica ciò che l'ordine sociale produce come natura, ha contribuito a creare i germi di una vera e propria rivoluzione cognitiva, ovvero politica". Per l'indice del volume e info su come acquistare il volume rinviamo al sito dell'editore. Buona lettura!
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giovedì 21 marzo 2013

Free Angela and all political prisoners a Parigi

Vi avevamo già segnalato il film di Shola Lynch, Free Angela & All Political Prisoners,in occasione della sua presentazione al Toronto Film Festival a settembre. Ora, grazie alla nostra impagabile corrispondente Jamila Mascatsegnaliamo, per tutte/i coloro che attualmente sono parigine/i, la tavola rotonda intorno al film che si terrà a Parigi domani - venerdì 22 marzo 2013 - con la stessa Angela Davis. Da non mancare ...
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martedì 19 marzo 2013

Contro la Bossi-Fini: questo è il momento!

Contro la Bossi-Fin: questo è il momento! è lo slogan che riassume lo spirito della manifestazione dei/delle migranti che - decisa nella scorsa assemblea dei/delle migranti del 17 febbraio - si svolgerà sabato prossimo - 23 marzo 2013 - a Bologna. Rinviamo al sito del Coordinamento migranti e a Migranda per materiali, volantini, spot e ultime adesioni
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Femministe a parole in tournée / Da oggi il via al tour primaverile

Come vi avevamo già pre-annunciato questo pomeriggio - martedì 19 marzo 2013 -  Femministe a parole sarà a Firenze, presso Il Giardino dei Ciliegi, per una presentazione alla quale interverranno Enrica Capussotti, Liana Borghi e Sabrina Marchetti. Il 19 aprile saremo invece a Milano, ospiti di Piano Terra, per una presentazione congiunta con il volume Lo schermo del potere di Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi. A breve vi comunicheremo le prossime date del tour (da Padova a non si sa dove) e rinviamo al sito dell'editore per maggiori info e rassegna stampa completa. Intanto grazie a tutte/i!
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domenica 17 marzo 2013

Comment S'en Sortir ? / Rivista internazionale di filosofia femminista e teoria queer

È con vera gioia che annuncio la nascita di Comment S'en Sortir?, una rivista internazionale di filosofia femminista e teoria queer di cui sono molto felice di essere stata invitata a far parte del comitato di lettura. Di seguito la presentazione della rivista - che sono certa aprirà un nuovo spazio di discussione sui saperi disciplinari e indisciplinati - a cura della redazione di CSS (in italiano, francese, inglese e spagnolo). Buona lettura! // Abbiamo il piacere di annunciarvi il lancio della rivista Comment S'en Sortir ? (CSS). CSS è una rivista internazionale di filosofia femminista e teoria queer avente sede in Francia. Oltre al comitato di redazione, essa è composta da un comitato di lettura, incaricato della valutazione anonima dei contributi, e da un comitato scientifico. La rivista ha l’ambizione di sviluppare una doppia prospettiva femminista e queer sui e nei campi – disciplinari e indisciplinati – della filosofia, della teoria politica e degli studi di genere, così come degli studi marxisti, studi gay, lesbici e trans, studi postcoloniali e culturali. CSS pubblicherà, in versione multilingua, due numeri tematici all’anno. Il numero inaugurale – “Dal lato oscuro” – è previsto per l’autunno 2013 ed è oggetto di un call for abstracts disponibile sul sito. Troverete una presentazione più dettagliata della rivista sul nostro sito // Le comité de rédaction de la revue Comment S’en Sortir ? (CSS) a le plaisir de vous informer du lancement de cette nouvelle revue. CSS est une revue internationale de philosophie féministe et de théorie queer basée en France. Elle est composée d’un comité de lecture qui évaluera les contributions à l'aveugle et d'un comité scientifique. La revue a pour ambition de développer une double perspective féministe et queer sur et dans les champs – disciplinaires ou indisciplinés – de la philosophie, de la théorie politique et des études de genre, mais aussi des études marxistes, des études gaies, lesbiennes et trans, comme des études postcoloniales et culturelles. CSS publiera, en version multilingue, deux numéros thématiques par an. Le numéro inaugural - "Du côté obscur" - est prévu pour l'automne 2013 et fait l’objet d’un appel à propositions d’articles disponible sur le site dans la rubrique CfP. Vous trouverez une présentation plus détaillée de la revue sur notre site internet // It is with great pleasure that we announce you the launching of the journal Comment S'en Sortir ? (CSS). CSS is an international-oriented French peer-reviewed scientific journal. The journal is managed by an Editorial Board, a Review Board in charge of blind peer-reviews, and an international Scientific Committee. It aims to generate a perspective both feminist and queer on and within Philosophy, Political Theory and Gender Studies, as well as Marxist Studies, Gay, Lesbian and Trans Studies, Postcolonial and Cultural Studies. The journal is published in several languages two times a year. The inaugural issue of CSS - "From The Dark Side" - is set for Autumn 2013. You can find the Call for Abstracts on the website under the CfP section. For further information about the journal, please visit our website //Tenemos el placer de anunciarles el lanzamiento de la revista “Comment s’en sortir ?” (CSS) . CSS es una revista internacional de filosofía y teoría queer afincada en Francia. Además del comité de redacción, esta compuesta por un comité de lectura que evaluara las contribuciones a ciegas y de un comité científico. La revista tiene como ambición desarrollar una doble perspectiva feminista y queer sobre y dentro de los campos – disciplinarios e indisciplinados – de la filosofía, de la teoría política y de los estudios de género, así como de los estudios marxistas, estudios gays, lesbianas y trans, o estudios postcoloniales y culturales. CSS publicara, en versión multilingüe, dos números temáticos al año. El numero inaugural – "Del lado oscuro" – esta previsto para el otoño 2013 y es objeto de una presentación de propuestas disponible en la pagina internet de la revista, en el apartado “CfP”. Encontraran una presentación más detallada de la revista en nuestra pagina internet
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Identità nere in Brasile e azioni affermative

Identità nere in Brasile e azioni affermative è il titolo della conferenza, presentata da Valeria Ribeiro Corossacz, che André Cicalo - della Free University di Berlino - terrà a Modena, martedì il 19 marzo 2013 alle ore 14.00 presso l’Aula D del Comparto di San Geminiano ( via San Geminiano, 3 - Modena). In Brasile nel 2003 è stato introdotto per legge un sistema di quote per studenti che si autodichiarano neri nell’accesso alle università pubbliche, che avviene attraverso un duro processo di selezione. Tale legge nasce dalla necessità di favorire l’entrata degli studenti neri nelle università pubbliche, le più prestigiose, ma anche le più bianche nel corpo discente e docente. Un acceso dibattito ha accompagnato l'implementazione della legge, contrapponendo due schieramenti: un gruppo che difende gli ideali del meticciato, ovvero della mescolanza “razziale” e culturale, come pilastro dell’identità nazionale brasiliana e per questo motivo è contrario all'uso di quote 'razziali' nelle università; e un gruppo che sostiene la necessità di azioni affermative razziali per creare una reale eguaglianza tra bianchi e neri. André Cicalo discuterà l’impatto pratico e simbolico della politica delle quote nello spazio sociale dell’università a partire dalla sua ricerca etnografica presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro
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venerdì 15 marzo 2013

Orientalismi italiani / Una recensione

Nell'ultimo numero di Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale, dal titolo Primavere rumorose, a cura di Marco Armiero, Stefania Barca e Andrea Tappi, è stata pubblicata la mia recensione al primo volume, curato da Gabriele Proglio, del progetto Orientalismi italiani, di cui nel frattempo è stato pubblicato il secondo volume ed è in preparazione il terzo. Buona lettura // "Orientalismi italiani / 1 è il primo risultato di un progetto più vasto – di cui è imminente la pubblicazione di un altro volume alla quale seguirà presto un terzo – avviato più di un anno fa, con l'intento di far emergere le specifiche "geografie immaginarie" sul cosiddetto Oriente così come si configurano nelle narrazioni di molteplici soggetti italiani/e: viaggiatori e viaggiatrici, missionari, avventurieri, esploratori, militari, mercanti o anarchiche come la milanese Leda Rafanelli, figura al centro del saggio di Barbara Spackman. Se infatti, come scrive Proglio nell'introduzione, le ricerche sulla costruzione dell'immaginario europeo e dell'oriente si sono moltiplicate dal 1978, anno di uscita di Orientalism di Edward Said, ancora poco indagate risultano le fonti italiane, un aspetto che è indubbiamente indicativo della tardiva ricezione di questo filone di studi nel nostro paese dove, del resto, lo stesso volume di Said è stato tradotto e pubblicato, con un significativo ritardo, solo nel 1991. Il progetto si pone dunque l'obiettivo ambizioso di cominciare a colmare questo vuoto ma anche di superare alcuni punti di criticità dell'impianto saidiano, evitando sia di assumere il discorso "orientalista" come «statico, uniforme e semplicemente ripetitivo» (p. 10) che le trappole costituite da una lettura che, insistendo sulla ricerca di omogeneità, rischia continuamente di non mettere a fuoco «il nesso tra spazi ipotizzati e realmente occupati, i 'nostri' tanto quanto i 'loro'» (p.11). A partire dalla scelta del plurale del titolo, così come in quella di non porre confini sia temporali che geografici – si va ad esempio dal Seicento, con il saggio di Margherita Trento sull'opera di evangelizzazione dei gesuiti in India nel primi anni del XVII secolo, al periodo del dopoguerra con gli stereotipi presenti negli scritti di reduci del 'fronte orientale' russo-sovietico indagati da Simone Attilio Bellezza –, questo primo volume offre una panoramica non scontata delle diverse forme che il discorso "orientalista" ha assunto nel contesto italiano anche attraverso l'utilizzo – di fianco a tematiche "classiche" come quella del viaggio (come nel saggio di Francesco Surdich sul viaggio compiuto da Monsignor Bonomia Bonomelli alla fine dell'Ottocento o in quello di Anna Calia sui viaggiatori veneziani tra fine del quindicesimo e inizi del sedicesimo secolo o il saggio di Paolo Orvieto sull'"altro orientale") – di tematiche o contesti meno usuali, ad esempio la musica (al centro del saggio di Stefano A.E. Leoni), i giochi da tavolo italiani tra fine Ottocento e metà del Novecento presi in esame da Marta Villa o le reazioni al cibo locale di viaggiatori e residenti italiani in India tra 1860 e 1930 indagate da Antonella Viola. Contemporaneamente il volume esplicita chiaramente la necessità di cogliere le continuità e le discontinuità tra passato e presente delle diverse e articolate rappresentazioni stereotipe dell''oriente' anche coloniale – come l'Etiopia tratteggiata da Marco Demichelis o la Libia nel saggio di Luigi Benevelli –, mettendo in luce le trasformazioni di cui sono oggetto e le forme che assumono nell'attualità, questione che emerge con chiarezza in alcune riflessioni presenti nell'intervista di Simone Brione alla scrittrice Shirin Ramzanali Fazel, autrice di Lontano da Mogadiscio (1994), uno dei primi romanzi italiani della letteratura detta "di migrazione" (Vincenza Perilli, in Zapruder, n. 31, 2013)
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mercoledì 13 marzo 2013

Anonymous / Per farla finita con CasaPound

Tutte le sedi di CasaPound - organizzazione fascista, razzista, sessista e omofoba - vanno chiuse. Intanto un plauso ad  Anonymous che ne ha oscurato il sito e lancia una  nuova petizione per provare a farla finita, una volta per tutte, con questa banda di squadristi // Solo un link per memoria: Strage di Piazza Dalmazia. Ricordando Mor Diop e Samb Modou //
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Femonazionalismo / Femonationalism


Nell' articolo che vi abbiamo segnalato ieri  - Comprendre l’instrumentalisation du féminisme à des fins racistes pour résister (Comprendere la strumentalizzazione del femminismo a fini razzisti per resistere) -, si citavano una serie di ricerche che negli ultimi anni hanno contribuito a decostruire / denunciare la strumentalizzazione dei movimenti femministi e lgbtq da parte dei governi occidentali a fini razzisti e xenofobi. In questo quadro, sulla scorta del termine homonationalism ( omonazionalismo), coniato da Jasbir K. Puar per definire le forme di sostegno e identificazione dei movimenti lgbtq agli interessi e alle retoriche nazionaliste, Sara R. Farris introduce il termine di femonationalism (femonazionalismo) per descrivere "l'alleanza contemporanea tra i discorsi delle femministe occidentali e i movimenti nazionalisti e xenofobi sotto la bandiera della guerra contro il velo e del patriarcato musulmano". Ed è proprio sul femonazionalismo che Sara R. Farris terrà venerdì 15 marzo un workshop all’Amsterdam Research Center for Gender and Sexuality , workshop di cui Sonia Sabelli, che ringraziamo per il gran lavoro che continua a fare (nel web e fuori dal web), traduce l'abstract. Buona lettura e riflessioni! // L'immagine di questo post la "rubiamo" al Circolo Maurice, che l'aveva adoperata lo scorso anno per lanciare una serie di incontri seminariali su omonazionalismo, pinkwashing, gay di destra e xenofobia
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lunedì 11 marzo 2013

Comprendere la strumentalizzazione del femminsimo a fini razzisti per resistere

Per le/i francofone/i segnalo questo articolo, Comprendre l’instrumentalisation du féminisme à des fins racistes pour résister (Comprendere la strumentalizzazione del femminismo a fini razzisti per resistere), articolo pubblicato qualche anno fa su Contretemps, ma ancora utilissimo, mi sembra
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domenica 10 marzo 2013

Femministe a parole / Una recensione di Graziella Gaballo

Sull'ultimo numero, il cinquantaduesimo, di Quaderno di storia contemporanea, è stata pubblicata una recensione di Graziella Gaballo, che ringraziamo , al nostro Femministe a parole. Grovigli da districare. Con il consenso dell'autrice la pubblichiamo, buona lettura! " Femministe a parole è un volume sulle questioni controverse (i “grovigli”) che hanno attraversato il dibattito femminista nel corso degli ultimi anni. Anticolonialismo,   biomedicina, femminismo islamico, globalizzazione, prostituzione, relativismo culturale, veline, welfare sono solo alcuni dei temi intorno ai quali quarantaquattro autrici - tutte femministe, ma con percorsi ed esperienze diverse - cercano di costruire un “dizionario ragionato”, facendo i conti, appunto, con le parole e invitando a continuare la discussione. L’obiettivo è sostanzialmente quello di fare luce su alcuni concetti chiave intorno ai quali si sono generati approcci teorico-femministi, di matrice prevalentemente anglosassone, quali l’intersezionalità, il pensiero post-coloniale, le teorie queer e l’etica del posizionamento, con la consapevolezza da una parte che il linguaggio non è affatto neutro, ma riflette e veicola rapporti di dominazione e che le parole sono sempre state imbevute di ideologie sessiste, razziste e classiste e dall’altra che non si è qui di fronte a questioni puramente lessicali, perché ogni parola “fa problema” - “groviglio”, appunto - all’interno di un recupero del pensiero della complessità. Nella lettura del libro ognuno può ritagliarsi – volendo - un proprio percorso, privilegiando alcune piste rispetto ad altre: ad esempio, il tema del post colonialismo può essere affrontato attraverso le voci Anticolonialismo. Tradite e traditrici (Anna Vinzan); Bianchezza. Il colore del privilegio (Gaia Giuliani); Colonizzatrici. Itinerari femminili nell’età dell’imperialismo (Catia Papa); Femminismo postcoloniale (Caterina Romeo); Neo-orientalismo. Il ritorno di Shahrazad (Jamila M.H. Mascat); Razza. Come liberarsene? (Valeria Ribeiro Corossacz); Relativismo culturale. Contro etnocentrismo e universalismo particolare (Annamaria Rivera); Subalterna. Ai margini del femminismo (Angela D’Ottavio); Velate e svelate. Gli imbrogli del colonialismo (Chiara Bonfiglioli). E tutto questo attraversando, per esemplificare in modo più concreto, le questioni relative al carattere plurisemico del velo islamico, che si pone all’intersezione tra identità di genere, religiosa e culturale, con le sue diverse interpretazioni a seconda dei contesti storici: simbolo di arretratezza e di barbarie, se visto con gli occhi dei colonizzatori europei; simbolo di resistenza al colonialismo e di opposizione all’imperialismo occidentale, se visto nel contesto dei movimenti di decolonizzazione; e ancora simbolo di agency - autonoma capacità di agire – se visto con gli occhi delle giovani donne di seconda generazione che si servono del velo anche per marcare la propria duplice appartenenza, ma anche con gli occhi di femministe e attiviste orientali che rispondono all’accusa per le donne islamiche di tradimento dei valori nazionali, religiosi e culturali autoctoni rigettando, attraverso una argomentata rilettura delle fonti sacre dell’islam, l’apparente contraddizione tra fede e femminismo. Oppure esplorando il rapporto troppo a lungo poco studiato tra donne europee e cultura coloniale, attraverso le numerose figure di donne che hanno popolato tra Ottocento e Novecento lo spazio coloniale, come mogli di coloni o amministratori, ma anche come viaggiatrici, geografe, missionarie, riformatrici sociali o percorrendo la riscrittura della grande narrazione del femminismo bianco, eterosessuale, di classe media e mettendo in discussione il concetto di sorellanza globale, esaminando le disuguaglianze tra donne che provengono da contesti geopolitici differenti. Perché, se dal relativismo culturale (inteso non come posizione dottrinale, ma come disposizione epistemica e postura metodologica) ha preso le mosse le critica femminista dell’ideologia universalista (nata da un frammento della filosofia europea e fondata su una sola cultura, per cui la vera umanità è bianca, maschile, europea), un orientamento in tal senso è però riemerso in ambienti femministi - ad esempio proprio a proposito dell’affaire del velo, ma non solo - ed è riconducibile al “fardello della donna bianca”, cioè alla presunta missione civilizzatrice che imporrebbe di emancipare anche contro la loro volontà le altre donne, ritenute vittime passive di oppressione. Credo possano bastare questi pochi rimandi a dare la misura dell’interesse e della complessità di questo lavoro a più mani intorno ai nodi tematici che maggiormente caratterizzano i saperi e le pratiche del femminismo" (Graziella Gaballo in Quaderno di storia contemporanea, n. 52, 2013)
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sabato 9 marzo 2013

Carla Lonzi al Centre Pompidou

Per tutte/i le appassionate/i di arte e femminismo attualmente a Parigi segnalo l'incontro che si terrà questo pomeriggio al Beaubourg, Carla Lonzi: réinventer la critique, défaire l'autorité (Petite Salle - Centre Pompidou, dalle ore 14.30) con Giovanna Zapperi e Fulvia Carnevale (Claire Fontaine). Dalla presentazione dell'incontro (organizzato da DDC / Parole, Jean-Pierre Criqui): "En 1969, la critique d’art Carla Lonzi publie Autoritratto (Autoportrait), un livre expérimental, entièrement composé d’entretiens qu’elle avait enregistrés avec des artistes. Lonzi leur donne la parole afin de réinventer la critique d'art à partir d'un récit non-linéaire et d’une subjectivité fragmentée. La publication du livre marque également une rupture: l’année suivante, Lonzi abandonne la critique d’art et co-fonde Rivolta Femminile, collectif parmi les plus actifs du féminisme italien, dont elle devient très vite une figure centrale". Io spero almeno in una registrazione ...
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giovedì 7 marzo 2013

Femministe a parole in tournée / Le prossime date del tour

 Mentre Femministe a parole si appresta a festeggiare il suo primo "compleanno" - la prima presentazione del volume, fresco di stampa, risale infatti al 27 aprile dello scorso anno alla Casa internazionale delle donne di Roma -, continua la nostra aggrovigliata tournée. Ecco le prossime date del tour (per le precedenti vedi qui, quo e qua): anzitutto domani pomeriggio Femministe a parole sarà ospite della trasmissione che il laboratorio Sguardi sui Generis curerà all'interno della maratona radio in occasione dell'8 marzo durante la quale diverse realtà (dal collettivo Me-deA a Zeroviolenzadonne) si daranno il cambio ai microfoni di Radio Onda Rossa e Radio Blackout, grazie alle redattrici di Mfla e Interferenze che su entrambe le emittenti curano spazi radio autogestiti. Sempre nella giornata di domani saremo in serata al Circolo Maurice di Torino per una presentazione organizzata dalle compagne dell'AltraMartedì. Infine (per ora!) il 19 marzo alle ore 17.30, saremo a Firenze (in via dell'Agnolo, 5), ospiti de Il giardino dei ciliegi, per un'altra presentazione, di cui vi daremo prestissimo maggiori info. Ringraziamo tutte/i per il supporto alla diffusione e discussione collettiva del volume!
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martedì 5 marzo 2013

Una colonia italiana

Finalmente in libreria, nella collana Quaderni di Storia di Le Monnier, il volume di Barbara Spadaro Una colonia italiana. Incontri, memorie e rappresentazioni tra Italia e Libia. In attesa di finire di leggerlo e potervene parlare più diffusamente come merita, trascrivo la breve descrizione dalla quarta di copertina: Alla vigilia della guerra di Libia, migliaia di donne e uomini erano determinati a cambiare lo status dell'Italia da terra di emigranti a potenza colonizzatrice, per sentirsi parte di un'idea di Europa "bianca" e "civile". La più grande colonia mediterranea dell'Italia fu teatro di sanguinosi conflitti e ridondanti imprese di colonizzazione agricola, ma anche di nuovi modi di condurre la vita domestica e familiare, impiegare il tempo libero, viaggiare: in breve, di sperimentare e costruire nuove identità di genere, classe e "razza". Questo percorso attraverso storie, memorie, e fotografie di soggetti che vissero l'Italia e la Libia rivela come l'immaginario suscitato da questa colonia sia entrato in aspetti profondi dell'autopercezione degli italiani, restandovi in circolo in forme che nutrono, in modi a volte inaspettati, asimmetrie e rapporti di potere nell'Italia di oggi 
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domenica 3 marzo 2013

Donne e scienza

Donne e scienza di Torino. Dalla memoria alla storia è il titolo dell'incontro promosso dall’Archivio delle donne in Piemonte, con il contributo della Provincia di Torino, della Regione Piemonte e del lascito di Margherita Plassa, per presentare la ricerca svolta da Elena Petricola sul gruppo Donne e scienza, attivo a Torino dal 1978. All'incontro (che si terrà il 6 marzo alle ore 16.30 presso la Provincia di Torino - Palazzo Cisterna) interverranno: Mariagiuseppina Puglisi (Assessore alle Politiche Attive di Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità, Provincia di Torino), Elisabetta Donini (Archivio delle donne in Piemonte), Paola Govoni (storica - Università di Bologna), Bice Fubini (Donne e scienza Torino)e Elena Petricola (storica - Archivio delle donne in Piemonte. Durante l’incontro verrà proposto un ricordo della figura di Rita Levi-Montalcini a cura del gruppo Donne e scienza di Torino ed è stata invitata Piera Levi-Montalcini nipote della premio Nobel recentemente scomparsa
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venerdì 1 marzo 2013

Un affare di donne: crisi e divisione sessuale del lavoro

Di/da Migranda un contributo su crisi e divisione sessuale del lavoro che vi invitiamo a leggere, commentare e far girare anche in vista della manifestazione delle/dei migranti del 23 marzo. Noi ci saremo. Buona lettura! // Secondo recenti studi statistici, dopo una relativa tenuta dei livelli occupazionali rispetto ad altri settori, a partire dal 2009 anche quello del lavoro domestico – almeno se si guarda al lavoro regolare – ha conosciuto un calo significativo, che tuttavia non corrisponde a una riduzione della domanda di assistenza familiare. Si tratta di un cambiamento che si compie all’interno del quadro sostanzialmente immutato della divisione sessuale del lavoro: le cosiddette «badanti» continuano a essere donne. Queste costituiscono l’80% dei migranti che svolgono lavori domestici e di cura, ma la percentuale è probabilmente maggiore se si considera che molto uomini hanno potuto regolarizzare la propria posizione solo attraverso le «sanatorie» e i flussi destinati a «colf e badanti». Non è un caso che, se si prendono in considerazione anche i migranti comunitari, che in quanto tali non sono stati coinvolti nelle recenti «sanatorie», la quota delle donne impiegate nel lavoro domestico arriva al 96%. I numeri cambiano poco se si guarda alle italiane, che costituiscono il 94,1% dell’insieme di coloro che svolgono lavori domestici e di cura. Le cifre parlano delle trasformazioni innescate dalla crisi economica, il cui portato non è possibile valutare con chiarezza. Si può considerare la riduzione complessiva dell’occupazione regolare nell’ambito del lavoro di cura in relazione ai più recenti movimenti dei migranti finora residenti in Italia: nel 2011 ci sono state 32.000 cancellazioni dall’anagrafe, il 15,9% rispetto al 2010, e molte meno iscrizioni. Le lavoratrici domestiche migranti sono diminuite del 5,2% nel 2011. Non sembra possibile, però, interpretare le statistiche nel senso di un «ritorno di massa» delle donne migranti nei paesi di provenienza: da considerare è innanzitutto l’incidenza del lavoro nero in questo specifico settore. La rilevanza del lavoro nero emerge se si considera che la rilevazione Istat registra, per quanto riguarda la provincia di Bologna, un incremento delle lavoratrici domestiche simile al decremento evidenziato dalla banca-dati Inps, indicando così un divario tra quanto si dichiara e mondo reale, cioè appunto un aumento del lavoro nero. Per quanto riguarda le migranti, ciò non dipende solo dalla mancanza di documenti ma anche dal fatto che spesso scelgono di ricevere il salario per intero, senza versare contributi che non rivedranno mai, o perché i padroni quei contributi non intendono versarli. Se si considerano poi le migranti comunitarie, come le donne rumene, il gruppo più cospicuo sia di badanti sia di donne che stanno abbandonando il Paese anche perché sono più libere di spostarsi all’interno dell’Europa, il fatto che non siano sottoposte al ricatto quotidiano del permesso di soggiorno rende più facile rinunciare a un contratto di lavoro in regola per un salario globale complessivamente più alto, cosa che vale ovviamente anche per le donne italiane. Questo insieme di trasformazioni deve essere considerato in relazione all’aumento della domanda di prestazioni di cura nel quadro dello smantellamento dei servizi sociali. Da un lato, il welfare pubblico non è più in grado di fornire risposte efficaci al bisogno di assistenza che riguarda sempre più famiglie, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione, delle trasformazioni degli assetti familiari e del rifiuto da parte delle donne del loro «destino domestico». Dall’altro, quel bisogno trova una sua risposta «privata», monetizzata. Le donne sono chiamate in causa non solo all’interno dei propri nuclei familiari, ma ancora sono costrette a pagare un’altra donna per gestire la propria famiglia e mantenere il proprio lavoro, generando l’ormai nota «catena salariale della cura». Il rapporto tra l’aumento della domanda e la diminuzione delle lavoratrici domestiche migranti è spiegabile considerando un’altra trasformazione, cioè l’aumento della presenza di lavoratrici italiane in questo settore, testimoniato anche dalla loro crescente partecipazione ai corsi di formazione organizzati da Acli Colf o da Federcasalinghe. Per dare ancora un po’ di numeri, a Torino le badanti italiane assunte attraverso l’agenzia Obiettivo Lavoro sono passate dalle 948 del 2008 alle 1757 del 2010, con un incremento dell’85%. Se il lavoro salariato domestico per le donne italiane è stato a lungo una scelta residuale rispetto ad altre possibilità di impiego, la crisi sembra destinata a cambiare la situazione in modo durevole, trasformando il lavoro salariato domestico in una scelta obbligata – e dettata da una sempre chiara e definita divisione sessuale del lavoro – per coloro che, non più giovani, si sono trovate al di fuori del mercato del lavoro. È infatti significativo che i dati relativi all’aumento dell’occupazione femminile (+1,2% nel 2011, +1,3% nel 2012) riguardino prevalentemente donne single e giovani, mentre per quelle che vivono una relazione di coppia e hanno figli il tasso di occupazione precipita notevolmente (e in modo proporzionale al numero dei figli). Sembra cioè che abbia avuto luogo un processo di «sostituzione» tra le donne migranti e quelle italiane nell’ambito del lavoro salariato domestico dove infatti, al contrario degli altri settori, l’età delle lavoratrici impiegate è andata costantemente aumentando negli ultimi dieci anni. In questo contesto, le donne migranti hanno un salario inferiore, in particolare se si considera il numero di ore lavorate: il fatto di vivere spesso sul luogo di lavoro comporta una disponibilità pressoché totale. Nello stesso tempo, se alla maggiore disoccupazione delle madri e delle donne ‘accoppiate’ si aggiunge una riduzione complessiva delle spese familiari – il che significa anche riduzione delle ore di lavoro pagate per «colf e badanti» – il quadro è quello di un probabile «ritorno a casa», come «casalinghe», di quelle donne che hanno perso il lavoro per la crisi e che non riescono a trovarne un altro per ragioni di età e per la scarsa flessibilità che possono offrire in quanto madri. Almeno in Italia, la crisi sta ridefinendo l’organizzazione e la gerarchia sociale del lavoro riproduttivo, e sembra invertire in parte quel processo globale di «sostituzione» che, in maniera massiccia e con il sostegno della legge Bossi-Fini, aveva visto le lavoratrici migranti svolgere, in cambio di un salario, una parte del lavoro riproduttivo delle donne «native». Mentre la salarizzazione del lavoro riproduttivo e di cura sembra non essere più solo un «affare delle migranti», la divisione sessuale del lavoro – che qualcuna aveva persino data per morta e la cui rilevanza politica scompare di fronte all’invocazione di una generica uguaglianza nello sfruttamento – rischia di ripresentarsi in forme «tradizionali», e continua a essere un «affare di donne»
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Femminista a chi?

Le Atlantidee sono liete di presentare Femminista a chi? Dialogo polifonico sullo stato dell'arte dei femminismi e della loro rappresentazione in Italia, qui(r) ed ora, con Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi, le autore di Lo schermo del potere, Vincenza Perilli, una delle curatore di Femministe a parole e il Laboratorio Smaschieramenti. Vi aspettiamo numerosu venerdì 1 marzo, dalle 19.30 ad Atlantide (piazza di porta Santo Stefano 6 - Bologna), c’è anche l’aperitivo r-esistente. Perché Atlantide resta dov’è e noi con lei! // La foto che abbiamo usato per illustrare questo post è indicata come Suffragette (sic!), 1913 circa (Paul Thompson/Topical Press Agency/Getty Images) nel sito di Vogue Italia per illustrare un articolo su Valore D, l'associazione per la "leadership femminile in azienda", dal titolo Donne al potere...
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