lunedì 29 giugno 2009

Respingiamo il pacchetto sicurezza: l'unica sicurezza che vogliamo è libertà e diritti per tutte e tutti

Dopo mesi di discussioni, rinvii e voti di fiducia che hanno ignorato ogni forma di protesta, il governo Berlusconi si appresta ad approvare definitivamente in Senato il disegno di legge 733, noto come "pacchetto sicurezza": una legge che nega i diritti fondamentali delle persone, siano esse migranti o native. Il pacchetto introduce il reato d'ingresso e soggiorno illegale, che colpisce le persone migranti, cancellando il loro diritto a esistere, all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alla casa. Se il ddl sarà approvato, chi è senza permesso di soggiorno non potrà più ricevere cure mediche, riconoscere figlie e figli alla nascita, sposarsi o inviare soldi a casa. Si introducono le ronde mentre in nome del "decoro urbano" continuano gli sgomberi e la ghettizzazione degli insediamenti rom e le aggressioni di stampo razzista e xenofobo. Le ordinanze dei sindaci limitano il diritto a incontrarsi nei parchi e nei luoghi pubblici o a manifestare per le strade e nelle università. Prima ancora di essere approvato, il pacchetto sicurezza ha già ucciso: dalla donna incinta morta dissanguata a Bari per la paura di essere denunciata in ospedale, alle persone morte nei Cie per le violenze, perché non ricevono un'assistenza sanitaria adeguata o per la disperazione di vedersi consegnare un decreto di espulsione, che significa essere rispedite/i in luoghi di conflitto o nelle carceri libiche, spesso dopo aver vissuto e lavorato duramente e senza diritti per molti anni nel nostro paese. Ma c'è una parte della società che in questi mesi ha espresso nei modi più disparati il proprio dissenso: medici e insegnanti, migranti, rifugiati/e e richiedenti asilo, scuole d'italiano, donne, femministe e lesbiche, gay e trans, studenti e occupanti di casa, singoli/e e associazioni vogliono respingere al mittente il pacchetto sicurezza e le politiche razziste di questo governo. A Roma, come in molte altre città italiane, si sono moltiplicate le iniziative che hanno denunciato conforza le condizioni di vita nei Cie e la brutalità delle politiche dei respingimenti, protestando contro una legge che, dietro una falsa esigenza di sicurezza, nasconde la chiara volontà politica di gestire in maniera repressiva la crisi che stiamo vivendo. Crediamo che sia necessario sentirsi tutte e tutti coinvolti in quanto sta accadendo, creare spazi di dibattito sempre più ampi e moltiplicare le iniziative di protesta in ogni città, a partire dalle giornate di discussione e approvazione del pacchetto sicurezza. Vogliamo prendere la parola, per lottare insieme, italiane/i e migranti, a partire dai nostri territori, perché desideriamo una società aperta all'incontro tra tutte le differenze, perché l'unica sicurezza che vogliamo è libertà e diritti per tutte e tutti. Respingiamo il pacchetto sicurezza: mercoledì 1 luglio, dalle ore 15:30 in poi, tutte e tutti a Roma, sotto il Senato, durante la discussione finale del ddl 733.



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sabato 27 giugno 2009

Culture razziste e politiche sessuali dall'impero alla postcolonia


Questo pomeriggio, alle ore 15, presso il Centro interculturale Zonarelli (v. Sacco 14, Bologna), si terrà l'incontro Culture razziste e politiche sessuali dall'impero alla postcolonia, con Nicoletta Poidimani, Najat Achak, Kaha Mohamed Aden, Liliana Ellena e Vincenza Perilli. A seguire proiezione del documentario di Chiara Ronchini e Lucia Squeglia Good Morning Abissinia. A cura del Seminario itinerante antisessista e antirazzista. Programma completo QUI.

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Grazie per aver diffuso la notizia a: Assemblea Antifascista Permanente, Il Paese delle donne, Indymedia Emilia-Romagna, Incidenze, Luki Massa, No(b)logo, Server Donne, Zic.it, Zeroviolenzadonne, FlashVideo, Liberazione e a tutte/i coloro che hanno, in vario modo, sostenuto l'iniziativa. Ricordo infine che domani, sempre a Bologna, in piazza dell'Unità, si terrà la Giornata dei/delle migranti. A conclusione proiezione, a cura del progetto Interconnessi, di Un giorno senza messicani di Alfonso Arau. Programma completo nel sito del Coordinamento migranti.
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giovedì 25 giugno 2009

Senza titolo (1)

E senza testo, ovviamente
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martedì 23 giugno 2009

Culture razziste e politiche sessuali dall'impero alla postcolonia


In occasione dell'uscita del volume di Nicoletta Poidimani


Difendere la “razza”.

Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini

(ed. Sensibili alle Foglie, 2009)


una riflessione sul riattivarsi odierno di nuovi stereotipi razzisti e sessisti a partire dalle analisi delle politiche sessuali e razziali applicate dal regime fascista nelle sue colonie africane

(a cura del Seminario itinerante antisessista e antirazzista)


Intervengono: Nicoletta Poidimani (autrice di Difendere la "razza"), Najat Achak (Coordinamento migranti Bologna), Kaha Mohamed Aden (scrittrice)


Introducono: Liliana Ellena e Vincenza Perilli


Al termine dell'incontro proiezione del documentario di Chiara Ronchini e Lucia Squeglia

GOOD MORNING ABISSINIA


SABATO 27 GIUGNO ORE 15.00

CENTRO INTERCULTURALE ZONARELLI

via Sacco 14 - Bologna


Promuovono:
Ass. Sopra i ponti, Anpi Bolognina, Centro Zonarelli, Laboratorio femminista Kebedech Seyoum
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domenica 21 giugno 2009

Where is "here"?/Inja Kojast?



For Neda Agha Soltani and all the other unnamed dead in Iran. E per tutti/e gli/le altri/e che ancora sono in rivolta nelle strade iraniane
همبستگی
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sabato 20 giugno 2009

Dopo le ma(donne) anche una Miss Tendopoli per l'Abruzzo. Ma questa volta senza viaggio premio a Villa Certosa

Quando, qualche giorno fa, avevo letto nella lista di discussione del Tavolo 4, che domani, domenica 21 giugno, si sarebbe svolto in Abruzzo il concorso Miss Tendopoli, ho creduto si trattasse di un'amara boutade. Invece è tutto vero, come racconta Doriana Goracci in Miss in Abruzzo. Sembra invece falsa la notizia di un viaggio (magari con volo di Stato) in una delle ville in Sardegna di Berlusconi come premio per la vincitrice. Probabilmente i recenti problemi del Presidente del Consiglio italiano (con la fuga di notizie e foto, nonostante il tentativo di censura, su feste a Villa Certosa e Palazzo Grazioli con ragazzine anche minorenni) invitano alla prudenza. Intanto nasce un comitato per dare il premio Nobel per la pace a Silvio Berlusconi. Suvvia, i tempi per il Nobel sono lunghi, facciamolo santo subito e non ne parliamo più. San Patriarca-premier-papi ... Sono nauseata. Sempre che si possa ancora dire ...

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venerdì 19 giugno 2009

Veli svelati. Soggettività del velo islamico in alcune interviste a donne migranti

Alcuni commenti al mio Protesta con veli e kefiah alla reggia dei Savoia, hanno fatto emergere come intorno al cosiddetto "velo islamico" sia ancora necessario ragionare e riflettere. In questo senso mi sembra veramente utile un dossier pubblicato nel sito di Storie migranti. Il dossier Veli Svelati. Soggettività del velo islamico si compone di una serie di interviste a donne migranti condotte da Donatella Romanelli, dalle quali emergono i molteplici significati del velo e le strumentalizzazioni di questo in chiave anti-migranti: "Il velo, segno evidente di un’identità “Altra” e “pericolosa” è divenuto ricettacolo di paure portando ad un’alterazione, ad un misconoscimento e ad una negazione dei reali e molteplici significati che il velo porta con sé. La polisemia del velo riguarda la pratica religiosa, la tradizione, l’agency delle donne islamiche -che si manifesta diversamente da quello delle donne occidentali- la ribellione, l’affermazione di sé, la libera scelta, l’identità. La nostra prospettiva occidentale ha evidentemente negato tutto ciò, dando una lettura azzardata, semplicistica e soprattutto squalificante sulla questione. Il velo è stato associato al terrorismo, al fondamentalismo, all’analfabetismo, al patriarcato, al rigido sessismo, all’oppressione, alla violenza maschile sulle donne, all’infibulazione". Nello stesso senso andava una bella mostra di qualche anno fa curata presso l'Institute of International Visual Arts di Oxford da Zineb Sedira e Jananne Al-Ani. Veil, questo il titolo della mostra, esplorava i molteplici significati e simboli del velo attraverso il lavoro (fotografie, video ..., l'immagine che uso qui è una delle opere in mostra) di diverse/i artiste/i (la stessa Zineb Sedira, Shirin Neshat, Faisal Abdu'Allah, Kourush Adim, Farah Bajull, Samta Benyahia, Mitra Tabrizian e altre/i) e documenti "storici" come il film La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Il catalogo Veil: Veiling, Representation and Contemporary Art (pubblicato da inIVA e Moder Art Oxford) raccoglie saggi di Jananne Al-Ani, David A. Bailey, Alison Donnel, Hamid Naficy, Zineb Sedira e Gilane Tawadros e testi di Leila Ahmed, Frantz Fanon e Ahdaf Soueif. Buone letture e riflessioni.

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mercoledì 17 giugno 2009

Come un uomo (e una donna) sulla terra

Domani sera, giovedì 18 giugno, alle ore 21, presso il Centro interculturale Zonarelli (via Sacco, 14 - Bologna), all'interno della campagna nazionale Io non respingo, proiezione del documentario Come un uomo sulla terra. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni:
Ass. Kankurwa - Yolanda Parra (yolanpar@hotmail.com) e Quartieri in Movimento - Gabriella Ghermandi (gabriella.ghermandi@gmail.com)

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Per i/le "non-bolognesi", ricordo che un'altra proiezione di Come un uomo sulla terra si terrà sabato alla Casa del popolo di Concorezzo (h 21, via Dante, 69), dove si discuterà degli accordi Italia-Libia in materia di immigrazione con, tra gli/le altri/e, Cristina Seynabou Sebastiani, coordinatrice della rete Baobab di Milano. Per altri appuntamenti (da Lampedusa a Brescia a Catania ...) rinvio al calendario in Fortress Europe.
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Ella scrive che le piace Marginalia, per un fugace e irresistibile momento di femminismo ...

Ella scrive che le (mi) piace Marginalia. Chi sarà costei? So solo il suo nome (pseudo), Ella de Riva, appunto. Per mail mi ha proposto un insano scambio di interferenze femministe. Ho tentato di sapere chi è promettendo di custodire il segreto ma Ella preferisce l'anonimato. Per potersi muovere con leggerezza, dice. Sarà. Eppoi quella del corpo libero dallo Stato e dai peli superflui è carina ...
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lunedì 15 giugno 2009

Nell'Italia postcoloniale clandestini si nasce (e razzisti si diventa)

Nell'Italia postcoloniale la maternità resta una virtù e i figli un valido e auspicabile contributo alla Patria, a patto che siano (ovviamente) italiani doc. Abbiamo scritto più volte che l'approvazione del "pacchetto sicurezza" (legge sulla sicurezza n. 733) ha istituito (in virtù del reato di ingresso e soggiorno illegale) per tutt* i/le migranti la fine dei diritti umani: cancellato il diritto alla salute per i/le cosiddett* "immigrati irregolari" , introdotta una tassa per il permesso di soggiorno, residenza subordinata all'idoneità dell'alloggio in cui si vive, imatrimoni ostacolati, delazione (di medici e anche presidi) incoraggiata. Nessun migrante, mentre in nome della sicurezza si istituiscono le ronde, è più "sicuro/a": adult* o bambin*, con permesso di soggiorno o no. A poco più di un mese dalla morte di Mabruka Mamouni, un'altra donna migrante, Vira Orlova, badante ucraina senza permesso di soggiorno, è morta dissanguata in seguito ad un aborto, sola nella sua stanza troppo spaventata delle conseguenze che poteva avere rivolgendosi ad una struttura ospedaliera senza documenti. Di fronte a questa situazione drammatica neanche i bambini e le bambine migranti sfuggono. Già vittime di un razzismo devastante (per il quale anche lo stupro di una bambina, se migrante, è percepito e trattato mediaticamente, in maniera diversa rispetto a quello di una coetanea italiana), oggi i bambini e le bambine migranti possono, ad esempio, essere separati dalla madre "clandestina" a poche ore dal parto (se questa ha l'ardire di rivolgersi a una struttura sanitaria come nel caso di Kante) o possono non avere un nome grazie alla nuova legislazione che impedisce la registrazione anagrafica dei bambini e delle bambine nati da genitori senza permesso di soggiorno. E così nell'Italia postcoloniale si nasce clandestini. E come clandestini i bambini e le bambine migranti, in questo paese ossessionato dallo spettro della denatalità (se "bianca"), possono vedersi esclusi dai centri estivi, come accade in questi giorni a Milano dove una circolare del Comune stabilisce che per partecipare alle attività educative e ricreative estive (a differenza delle lezioni durante l'anno che sono considerate scuola dell'obbligo per tutti/e) è necessario il “ permesso di soggiorno in regola con la normativa vigente". Ci saranno dunque bambini e bambine "irregolari" che, dopo aver frequentato normalmente l'anno scolastico, saranno ora separati dai bambini e dalle bambine "regolari". Non sappiamo ancora se questa circolare diventerà operativa (questo pomeriggio ci sarà un altro presidio del comitato antirazzista milanese), del resto ricorderete che il Comune di Milano aveva già tentato lo scorso anno di impedire l'iscrizione alle scuole materne di bambine e bambini figli di "clandestini", ma poi (anche in seguito a diverse iniziative di protesta) la magistratura impose l'ammissione dei bambini e delle bambine "irregolari". Ma comunque vada, restano gli effetti nefasti che simili iniziative hanno sui bambini e sulle bambine. E non solo su quelli/e "irregolari" (e in questo caso gli effetti dovrebbero essere facilmente immaginabili, se per qualcuno/a non lo sono lo saranno tra qualche anno ...), ma anche su tutti/e gli/le altri/e. Ovvero sui bambini e sulle bambine italiani/e purosangue, con tutti i documenti in regola e che stiamo tirando su a pane, nutella e razzismo. Oramai più di dieci anni fa Paola Tabet in La pelle giusta (un libro per me fondamentale e che avevo recensito sul primo numero della rivista Razzismo&Modernità, per inciso una delle mie primissime, e rare, recensioni) giungeva a conclusioni inquietanti. La sua indagine sulla presenza di schemi mentali propri dell'ideologia della razza nei/nelle bambini/e, dimostrava come i più beceri e triti stereotipi e pregiudizi razzisti sono precocemente (e saldamente) interiorizzati dai/dalle bambini/e. E non ci vuole molto ad indovinare come. Perché cari miei (e care mie) se clandestini si nasce, razzisti si diventa ...
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giovedì 11 giugno 2009

Assediare le stanze dell'immaginario: l'arte della resistenza

Assediare le stanze dell'immaginario, è il titolo del seminario condotto da Liliana Ellena che si terrà domenica 14 giugno, appuntamento inaugurale del ricco programma di Approdi 2009-L'arte della resistenza (fino la 20 giugno) che si terrà a Villa5 residenza multidisciplinare per l'arte delle donne (ne ho già parlato altre volte, ma per chi ancora naviga nell'ignoranza Villa5 è nel parco della Certosa di Collegno, a Torino e se cliccate QUI trovate tutte le info per arrivarci). Come si legge nella presentazione "l'immaginario è un luogo cruciale dell'intreccio tra pratiche politiche e pratiche artistiche delle donne. Un luogo materiale in cui prende forma la produzione artistica e la sua circolazione, e allo stesso tempo un luogo simbolico, abitato da proiezioni, rappresentazioni, sogni e desideri. Attorno al titolo Assediare le stanze dell'immaginario, l'incontro intende esplorare le connessioni tra due diversi territori. La critica agli spazi specialistici in cui la produzione creativa ed artistica è collocata nell'orizzonte contemporaneo: i tradizionali luoghi espositivi, teatri, gallerie e musei. Il potenziale trasformativo delle pratiche artistiche delle donne rispetto allo spazio pubblico e alla vita quotidiana. Una scommessa oggi sempre più urgente fuori e dentro le stanze dell'arte, che può essere anche un cantiere di scambio e confronto tra studiose, artiste e attiviste". Per il programma completo basta fare ancora un clic QUI.

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Over my dead body
Dialoghi di frontiera
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mercoledì 10 giugno 2009

Cercasi altra Ma(donna) partigiana per l'Abruzzo


Girovagando ho ritrovato (e fotografato) la lapide commemorativa alla quale accennavo nel post Miracoli italiani sotto le macerie di Casa Nostra. E' a Roma, in una stradina del centro storico, via dei Pettinari. E' posta sotto un'edicola sacra del Trecento della Madonna del Divino Amore e recita (copio io per non farvi sforzare gli occhi sulla foto): " Il popolo del rione San Filippo innalza tra le sue case la Madonna del Divino Amore salvezza di Roma nel 1944 e di tutti i secoli dell'era di Cristo" ...
Nessuna salvezza invece in vista per l'Abruzzo, ma(donne) a parte. Le notizie sono drammatiche, alle già pessime condizioni si è aggiunta, in vista del G8, una pesante militarizzazione del territorio. Ma le lotte dei/delle terremotati/e sono determinate, e in prima fila ci sono le donne. Continuiamo a sostenerle, pur tra le tante scadenze e urgenze di questo periodo. Rinvio al documento L'Aquila e le altre contro il G8.

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domenica 7 giugno 2009

Noi non saremo tra le 700 donne che incontreranno Muammar Gheddafi ...

Come sappiamo, Muammar Gheddafi visiterà l’Italia dal 10 al 12 giugno. Una tappa storica, che segna il riallineamento di Roma e Tripoli. Gheddafi parlerà di affari, ma anche e soprattutto di immigrazione, e di respingimenti in mare. Chi conosce quale destino attende i/le migranti e i /le rifugiati/e respinti/e al largo di Lampedusa e imprigionati/e nelle carceri libiche, non può rimanere indifferente e complice. Mentre la rete Fortress Europe e Come un uomo sulla terra, invita tutti e tutte a manifestare il proprio dissenso aderendo alla campagna Io non respingo, un gruppo di donne, italiane e non, ha inviato questa lettera aperta (che trovate di seguito) a Muammar Gheddafi, che in occasione della sua visita in Italia ha chiesto di incontrare settecento donne ...

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Al Leader della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista (e per conoscenza, alle e ai rappresentati del governo italiano e dell’Unione europea)


Gentile Muammar Gheddafi,

noi non facciamo né vogliamo far parte delle 700 donne che lei ha chiesto di incontrare il 12 giugno durante la sua visita in Italia. Siamo, infatti, donne italiane, di vari paesi europei e africani estremamente preoccupate e scandalizzate per le politiche che il suo Paese, con la complicità dell’Italia e dell’Unione europea, sta attuando nei confronti delle donne e degli uomini di origine africana e non, attualmente presenti in Libia, con l’intenzione di rimanervi per un lavoro o semplicemente di transitarvi per raggiungere l’Europa. Siamo a conoscenza dei continui rastrellamenti, delle deportazioni delle e dei migranti attraverso container blindati verso le frontiere Sud del suo paese, delle violenze, della “vendita” di uomini e donne ai trafficanti, della complicità della sua polizia nel permettere o nell’impedire il transito delle e dei migranti. Ma soprattutto siamo a conoscenza degli innumerevoli campi di concentramento, a volte di lavoro forzato, alcuni finanziati dall’Italia, in cui donne e uomini subiscono violenze di ogni tipo, per mesi, a volte addirittura per anni, prima di subire la deportazione o di essere rilasciati/e. Alcune di noi quei campi li hanno conosciuti e, giunte in Italia, li hanno testimoniati.

Tra tutte le parole e i racconti che abbiamo fatto in varie occasioni, istituzionali e non, o tra tutte le parole e i racconti che abbiamo ascoltato, scegliamo quelli che anche Lei, insieme alle 700 donne che incontrerà, potrà leggere o ascoltare. Fatawhit, Eritrea : “Il trasferimento da una prigione all’altra si effettuava con un pulmino dove erano ammassate 90 persone. Il viaggio è durato tre giorni e tre notti, non c’erano finestre e non avevamo niente da bere. Ho visto donne bere l’urina dei propri mariti perché stavano morendo di disidratazione. A Misratah ho visto delle persone morire. A Kufra le condizioni di vita erano molto dure (…) Ho visto molte donne violentate, i poliziotti entravano nella stanza, prendevano una donna e la violentavano in gruppo davanti a tutti. Non facevano alcuna distinzione tra donne sposate e donne sole. Molte di loro sono rimaste incinte e molte di loro sono state obbligate a subire un aborto, fatto nella clandestinità, mettendo a forte rischio la propria vita. Ho visto molte donne piangere perché i loro mariti erano picchiati, ma non serviva a fermare i colpi dei manganelli sulle loro schiene. (…) L’unico metodo per uscire dalle prigione libiche è pagare.” (http://www.storiemigranti.org/spip.php?article67). Saberen, Eritrea: “Una volta stavo cercando di difendere mio fratello dai colpi di manganello e hanno picchiato anche me, sfregiandomi il viso. Una delle pratiche utilizzate in questa prigione era quella delle manganellate sulla palma del piede, punto particolarmente sensibile al dolore. Per uscire ho dovuto pagare 500 dollari.” (http://www.storiemigranti.org/spip.php?article67). Tifirke, Etiopia: “Siamo state picchiate e abusate, è così per tutte le donne”. (Dal film “Come un uomo sulla terra”).

Siamo consapevoli, anche, che Lei e il suo Paese non siete gli unici responsabili di tali politiche, dal momento che gli accordi da Lei sottoscritti con il governo italiano prevedono ingenti finanziamenti da parte dell’Italia affinché esse continuino ad attuarsi e si inaspriscano nei prossimi mesi e anni in modo da bloccare gli arrivi dei migranti sulle coste italiane; dal momento, inoltre, che l’Unione europea, attraverso le sue massime cariche, si è espressa in diverse occasioni a favore di una maggiore collaborazione con il suo Paese per fermare le migrazioni verso l’Europa. Facciamo presente innanzitutto a Lei, però, e per conoscenza alle e ai rappresentati del governo italiano, alle ministre e alle altre rappresentanti del popolo italiano che Lei incontrerà in questa occasione, così come alle e ai rappresentanti dell’Unione europea, una nostra ulteriore consapevolezza: quella per cui fare parte della comunità umana, composta da donne e uomini di diverse parti del mondo, significa condividere le condizioni di possibilità della sua esistenza. Tra queste, la prima e fondamentale, è che ogni donna, ogni uomo, ogni bambino, venga considerato un essere umano e rispettato/a in quanto tale. Finché tale condizione non verrà considerata da Lei né dalle autorità italiane ed europee noi continueremo a contestare e a combattere le politiche dell’Italia, della Libia e dell’Unione europea che violano costantemente i principi che stanno alla base della sua esistenza e fino a quel momento, quindi, non avremo alcuna voglia di incontrarla ritenendo Lei uno dei principali e diretti responsabili delle pratiche disumane nei confronti di una parte dell’umanità.


Firmatarie: Federica Sossi, Alessandra Sciurba, Isabelle Saint-Saens, Glenda Garelli, Anna Simone, Floriana Lipparini, Cristina Papa, Enrica Rigo, Maria Vittoria Tessitore, Barbara Bee, Maddalena Bonelli, Chiara Gattullo, Elisa Coco, Gabriella Ghermandi, Elisabetta Lepore, Barbara D’Ippolito, Paola Meneganti, Anna Maria Rivera, Judith Revel, Vanessa Giannotti, Enza Panebianco, Angela Pallone, Di Lauro Gabriella, Sara Prestianni, Valentina Maddalena, Maria Iorio, Annalisa Caffa, M.Cristina Di Canio, Barbara Romagnoli, Alessia Montuori, Nicoletta Poidimani, Pia Covre, Letizia Del Bubba, Cristina Romieri, Maria Antonietta Ponchia, Valentina Mora, Gabriella Orlando, Cristina Sebastiani, Dorinda Moreno, Alessandra Ballerini, Ilaria Scovazzi, Liliana Ellena, Vincenza Perilli, Lucia Conte, Gloria Battistin, Silvia Silvestri, Teresa Modafferi, Sara Voltolina, Patrizia Grazioli, Aurora D’Agostino, Beatrice Barzaghi, Anna Milani, Elide Insacco, Sara Chiodaroli, Ester Incerti, Anita Pirovano, Maria Rosaria Baldin, Agela Azzaro, Igiaba Scego, Margherita Hack, Irene Delfino, Cinzia Filoni, Nausicaa Guerini, Laura Fiorillo, Maria La Salandra, Elisabetta Degli Esposti Merli, Cinzia Pian, Cecilia Bartoli, Agnese Pignataro, Vilma Mazza, Isabella Bortoletto, donneinmovimento, Cristina Ali Farah, Roberta Sangiorgi, Chiara Sartori, Lea Melandri, Valentina Paganesi, Deborah Voltolina, Simona Scozzari, Valentina Antoniol, Gaia Alberti, Milena Zappon, Erika Russo, Miriam Ferrari, Tiziana Bartolotta, Sofia Gonoury, Cristina Sansa, Cristina Lombardi-Diop, Rosi Castellese, Elena Gimelli, Marcela Quilici, Rosa Mordenti, Gabriella Carlino, Elisa Cappello, Laura Liberto, Steny Giliberto, Daniela Stanco, Emanuela Ambrosino, Raffaella Vidale, Lella Di Marco, Alessandra Durante, Maria Luisa Lunghi, Rosa Rivelli, Sara Honegger, Adriana Saja, Maria Rosaria Iarussi, Cecilia Massara, Gloria Pasquali, Elisa Renda, Alessia Busacca, Silvia Cristofori, Marina Tutino, Ombretta Moschella, Francesca Biason, Luisa Doplicher, Silvia Baraldini, Meraf Dagna, Maria Luisa Chiavari, Brahan A., Annalisa Romani, Carolina Lami, Lidia Menapace, Plateroti Angela, Giovanna Silva, Luisa Longhi, Maria Luisa Lunghi, Maria Fiano, Francesca Marchetta, Federica Giampedrone, Diana Catellani, Silvia Di Fazio, Cinzia Rossello, Giulia Rellini, Daniela Fringuelli, Anna Brambilla, Carola Susani, Lia Didero, Graziella Isella, Marta Cerboneschi, Adele Del Guercio, Laura Sponti, Marzia Coronati, Rossella Marchini, Elisabetta Cammelli, Giorgia Serughetti, Laura Giacomello, Giuliana Candia, Federica Dolente, Pretty Gorza, Paola Luzzi, Fadila, Angela Rigoli, Anita Benedetti, Gabriella Giambertone, Claudia Canè, Giuppa Cassarà, Antonia Cassarà, Antonia Sani, Z. Kadkani, Manuela Troiani, Emiliana Cordone, Anna Aita, Suzi Koh, Stefania Sposito, Annalisa Oboe, Carla Grementieri, Lorena Nicardi, Rita Lavaggi, Lucia Berardi, Tatjana Tomicic, Franca Antoni Mariani, Ionne Guerrini, Antonella Moscati, Elena Ramacciotti, Cécile Kyenge Kashetu, Annamaria Frigerio, Marija Ivanović, Giulia Gandini, Maria grazia Bertazzo, Camilla Pin, Valeria Montagnana, Isabella Menegazzo, Pina Piccolo, Fabiola Schneider Graziosi, Marianita De Ambrogio, Serena Romano, Marina Veronesi, Giovanna Gismondi, Alice Grecchi, Sabrina Pallaro, Candelaria Romero, Giulia Gezzi, Serena Cannizzaro, Monia Giacomini, Gina Abbate, Paola Quaja, Daniela Debianchi, Alice Tafuri, Barbara Sorgoni ...


( per adesioni individuali semir@libero.it )

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venerdì 5 giugno 2009

I perversi amori di Alemanno: innamorato di CasaPound ma contro il Gay Pride

Che ci sia un flirt tra Alemanno, sindaco di Roma, e i "fascisti del terzo millennio" di CasaPound, non è (purtroppo, ma prevedibilmente) cosa nuova. Lo abbiamo visto in occasione dell'occupazione "non conforme" di uno stabile nel quartiere Portuense nel gennaio scorso, quando Alemanno ha accolto a braccia aperte Gianluca Iannone, lo abbiamo visto ancora in occasione del convegno organizzato da Donne e Azione (la costola femminile di CasaPound ideatrice di Tempo di essere madri, che avevamo criticato dalle prime avvisagglie e oggi sostenuto anche da molti/e esponendi del Pdl), quando Alemanno concede logo e patrocinio gratuito all'iniziativa. Di contro niente patrocinio al Gay Pride di Roma previsto per il 13 giugno, e anzi negazione dell'autorizzazione a qualsiasi percorso appena plausibile per il Pride, di fatto impedendone (o tentando di impedirne) lo svolgimento. Alemanno ha dichiarato che il comune di Roma non può concedere il patrocinio al Gay Pride essendo questa una manifestazione di "tendenza ... che non da voce a tutte le idee e i punti di vista". Probabilmente ritiene che invece i/le fascisti/e di CasaPound diano voce a tutte le idee e i punti di vista ... Come potremmo definire un ordine del discorso di questo tipo? Perverso, contro natura o banalmente fascista? Diverse realtà lgbtq e antifasciste invitano intanto a mobilitarsi, invito già raccolto nel web da tante e tanti, e mentre prepariamo slogan, piume di struzzo e tacchi a spillo come anche felpe e anfibi (se non idee e punti di vista perlomeno diamo voce a gusti e look diversi ...), proviamo a riflettere insieme sul guadagno ottenuto dai vari ammiccamenti a destra, dal simpatico Italo agli inviti a Giorgia Meloni ...

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mercoledì 3 giugno 2009

Valerie Solanas & The Society for Cutting Up Men


Il 3 giugno 1968 Valerie Solanas, indimenticabile autrice di S.C.U.M ( (Society for Cutting Up Men) Manifesto, sparò tre colpi di pistola contro Andy Warhol. Su questa storia sono stati scritti fiumi d'inchiostro e si è girato anche un film. Dunque potete perdonarmi il post brachilogico. Sono in viaggio. La foto l'ho "rubata" al volo alla Nuova Towanda. Godetevela, è bellissima.
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