lunedì 21 luglio 2008

Ave Italo!


Sono riemersa a Bologna ieri sera, con poca voglia devo dire. E con altrettanta poca voglia sono stata costretta (per una volgarissima questione lavorativa) a riconnettermi, appena in tempo per essere sommersa da una valanga spropositata di posta inevasa (chiedo venia a quant* attendono risposta ma avevo proprio bisogno di staccare un po' la spina) e da una altrettanto spropositata valanga di "notizie" e "aggiornamenti" vari.
Tra questi la vicenda dell'Italo qui di fianco, assurto alla ribalta dopo il Pride nazionale grazie - sembra - ad un intervento critico di Sabina Guzzanti e ad un articolo del Corriere di Bologna sul presunto linciaggio con "toni da fatwa e minacce" contro il grafico bolognese inventore di Italo (spero di poter definire fazioso questo articolo senza temere di essere stigmatizzata come una "dura e pura". Del resto non me ne stupirei, è notorio che nelle fasi di recrudescenza fascista in senso lato c'è sempre chi è pronto a dare una mano quando si tratta di criminalizzare chi in un modo o nell'altro non si adegua ad una certa "norma". E disgraziatamente sappiamo qual è la norma che va per la maggiore da un bel po').
All'articolo del Corriere ha risposto il coordinamento Facciamo Breccia (trovate il comunicato in coda a questo post), che ha indetto per dopodomani sera un'assemblea cittadina, Quel che resta del Pride. Quindi evito di dilungarmi e mi limito a qualche precisazione e ad una piccola notarella finale.
Le precisazioni le ritengo necessarie visti i tempi e perché nel comunicato della Breccia il mio articolo Un Italo da rottamare viene indicato come quello che ha dato il via alla "campagna" per la cosiddetta rottamazione di Italo. In un certo senso è vero, poiché ho scritto questo post in tempi decisamente preistorici rispetto all'esplosione del "caso Italo", ovvero il 29 maggio, dunque quasi un mese prima del Pride. Ma la "campagna" non c'è stata: nonostante avessi inviato - in forma rigorosamente non anonima - il mio articolo a svariate liste di discussione, siti e quotidiani cartacei e online (compreso GayNews di Franco Grillini), i problemi che sollevavo sono caduti sotto una spessa coltre di silenzio, ad esclusione del sito dell'AAP (che in Ricordare Stonewall ha ripreso il mio post), del blog Paesanini Land, del link nella rubrica Posizioni di Incidenze e del vago accenno ad Italo (ma non al mio post) nel comunicato di "adesione critica" al Pride di Facciamo Breccia. Un po' pochino, mi pare.
E stendo un pietoso velo, anzi una trapunta, su chi ha liquidato la faccenda con la storiella (oramai vecchia) che Italo fosse solo una simpatica o ironica trovata. E, sia detto per inciso, non mi riferisco soltanto ad Arcigay (e zone limitrofe). Il comitato promotore/organizzatore del Pride, restato su questa questione muto per un po' troppo tempo, non era solo l'Arcigay ...
In ogni caso visto che oramai sono balzata agli onori della cronaca e già vengo indicata da qualcun* come "cattiva maestra" ci tengo a precisare che la presunta (e fallita) "campagna" era per rottamare Italo e non certo il suo inventore, Lorenzo "Q" Griffi. Che comunque, e va detto, mi sembra molto meno "innocuo" di come i suoi difensori del Corriere e dintorni vorrebbero far credere. Per lo meno a prestar fede a quanto scrive nel forum di destra (vicino a CasaPound) di Vivamafarka. Non ho avuto tempo (e non penso che ne avrò) per leggere le presunte minacce e insulti di cui è stato vittima nel web. Ma sfido chiunque a trovare ombra di insulti e minacce nelle prese di posizione di quant* hanno "aderito" (in maniera molto poco anonima) alla cosiddetta campagna "lanciata" da Un Italo da rottamare. Ma condivido anch'io il desiderio (che mi auguro sia ancora legittimo) espresso da molt* di non avere rapporti di sorta, politici e non, con questo ennesimo signor "Q" ( e qui sono costretta come Debord a non dire tutto. Ma chi ha memoria lunga non ha bisogno che io scriva di più).
E con le precisazioni ho finito.
Per quanto riguarda la notarella: era stato pubblicato in maggio, sempre sul Corriere (che coincidenza!), l'articolo che annunciava l'apertura della sede bolognese di CasaPound. Con toni che oserei definire fin troppo sobri visto che i personaggi che ruotano intorno a questo "centro sociale di destra" non sono precisamente delle mammolette. Eppure, quando vuole, il Corriere sa usare ben altri toni ... Fate pure due più due.
E con questo chiudo, anche perché ho fretta. Devo mettermi a lavorare: disgraziatamente come ebbe a scrivere Clara Zetkin all'amico Karl Kautsky "il denaro è merda, ma purtroppo la merda non è denaro".

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Risposta di Facciamo Breccia all'articolo del Corriere di Bologna:

Facciamo Breccia intende chiarire alcune “imprecisioni” pubblicate nell’articolo “Gay radicali contro il grafico del pride Bologna: «quel manifesto l'ha fatto un fascista»” apparso sul Corriere di Bologna in data 20 luglio 2008.

Facciamo Breccia, che si dichiara dalla sua nascita antifascista, in questo momento storico ritiene che l’antifascismo debba essere al centro della riflessione e dell’azione del movimento lgbt e di tutti i movimenti. Proprio su questa base era stata mossa una critica al Bologna Pride, a nostro avviso eccessivamente “neutro”, e alla campagna di comunicazione ideata per il pride bolognese stesso da Lorenzo Q Griffi, membro del Direttivo Bologna Pride: “Sabato 28 giugno saremo anche a Bologna, per dare visibilità a i valori etici che Facciamo Breccia promuove e rilancia ogni giorno: autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione. Parteciperemo con uno spezzone di Facciamo Breccia perché i nostri corpi e le nostre pratiche abbiano la meglio, senza alcuna ambiguità, su marionette e pupari, specie quelli che, come "Italo" non rappresentano né orgoglio né gioia né liberazione”, si può leggere nel documento di partecipazione di Facciamo Breccia.

Questo è il nostro posizionamento politico a cui altri danno l’etichetta di “radicale” o “duro”.

L’uso dell’immagine di un neofascista per promuovere il pride (la figurina di Italo che “odia i froci ma ama il suo camerata” a cui si riferisce l’articolo del Corriere) non è stata criticata solo da Facciamo Breccia ma anche, ad esempio, dal blog http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.com/ che ha lanciato la campagna “Un Italo da rottamare”. Proprio in seguito a questa campagna sono divenute note, (pubbliche lo erano già) le posizioni di Lorenzo Q Griffi che sul forum Vivamafarka – destra radicale e dintorni, affermava: “Verosimilmente il fatto che è stata proprio l'interazione col comitato pride che mi ha reso "fascista”".

Facciamo Breccia ricorda anche di non avere mai usato la parola “fascista” né per definire il Comitato Bologna Pride né Arcigay - al contrario di quanto invece ha fatto il presidente di questa associazione, Aurelio Mancuso, nei confronti di Facciamo Breccia in un comunicato pubblico - proprio perché sappiamo cos’è il fascismo e non lo confondiamo né con il qualunquismo né con l’incapacità di accettare il dissenso politico.

Rigettiamo fortemente il tentativo messo in atto da Arcigay e Comitato Pride Bologna di criminalizzare Facciamo Breccia e diffonderne una visione violenta: ovviamente noi non abbiamo minacciato nessuno e Lorenzo Q Griffi può fare e andare dove vuole, noi vogliamo solo non dover fare politica con lui. Invece utilizzare frasette anonime che sarebbero apparse sul web per attaccare Facciamo Breccia ci sembra davvero una miseria politica a cui non vogliamo prendere parte.

Facciamo Breccia è un coordinamento che basa la propria analisi e il proprio agire sull’autodeterminazione, l’antifascismo e l’autorganizzazione, che utilizza pratiche di movimento mai violente e che, nonostante i tentativi di ridurci alla mera difesa di noi stesse/i in tribunale e sui media, continuerà il proprio percorso. A partire da martedì 22 luglio quando proprio a Bologna Facciamo Breccia ha indetto, insieme a Antagonismo gay, Fuoricampo e Coordinamento trans Sylvia Rivera Bologna, l’assemblea “Quel che resta del pride” (ore 21, 30, Vag 61, via Paolo Fabbri). La nostra unica arma sono le parole, chi vuole può ascoltarle e dire la propria, chi non vuole la smetta di indicarci ridicolamente come “soggetto pericoloso”.

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giovedì 3 luglio 2008

Kebedech Seyoum

[...] Prima di andarsene verso la zona delle uova e delle galline, Saba si raccomandò a Etiè Elsa: "Le racconti bene dei nostri guerrieri". In più di un'ora Etiè Elsa mi fece il resoconto di tutti i gruppi che combattevano nello Showa, nel Minjar, nel Menz, nel Bagemader. Mi disse i nomi dei capi di ciasun gruppo, e alla fine della lunga lista pronunciò quello di Kebedech Seyoum. " Una donna? E come mai c'è un capo donna?", chiesi meravigliata. " Era la moglie di Aberrà Kassa. Dopo che gli italiani hanno ammazzato suo marito, lei, nascosta tra le montagne, ha preso il comando dell'armata. Sapessi [...], dicono che sia un capo migliore degli uomini. Una combattente senza eguali. I suoi uomini la venerano. Ogni imboscata della sua armata si conclude in una vittoria, e ad ogni vittoria i contadini e le genti del Selale lasciano le loro terre per unirsi a lei. Gli italiani la cercano, la cercano, ma ancora non sono riusciti a catturarla [...]. Da quel primo incontro con Etiè Elsa smisi di piangere la notte, e quando accadeva che mi svegliassi di soprassalto, in preda all'angoscia, rivolgevo il pensiero a Kebedech Seyoum. "Un giorno - dicevo a me stessa - ti raggiungeremo e diventeremo parte della tua armata". Era un pensiero che aveva il potere di calmarmi e infondermi coraggio, darmi la forza per riuscire a governare la mia vita in città, a servizio di un italiano. Un talian sollato.

da Gabriella Ghermandi, Regina di fiori e di perle, Donzelli 2007

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E' intorno alle suggestioni evocate dalla storia di Kebedech Seyoum che una rete translocale di donne si sta aggregando, con il nome di Laboratorio femminista Kebedech Seyoum. Abbiamo cominciato da tempo a confrontarci sui temi del sessismo e del razzismo attraverso diversi momenti ed esperienze, - da Donne di mondo al gruppo nato dal tavolo razzismo del Flat romano dello scorso febbraio, dal Sommovimento antirazzista e antisessista al confronto in occasione dell'ultimo Flat bolognese tra connessioni (soprattutto con le donne del Coordinamento migranti) e disconnessioni - e crediamo sia venuto il momento di dare ulteriore forma e forza alla nostra pratica teorica e politica. Alcune di noi saranno presenti - con uno striscione comune insieme ai collettivi Amazora e Figlie Femmine - alla manifestazione dei/delle migranti del 5 luglio a Bologna.
Perché la lotta delle donne contro il fascismo, il sessismo e il razzismo non ha confini.
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