sabato 31 maggio 2008

Italian Graffiti



Bologna, 30 maggio 2008

Ho fotografato questo "graffito" ieri, nella zona della "storica" Bolognina.
Non ho voglia di commentare questa apologia del femmini(sti)cidio. Il contesto in cui nasce sono gli strascichi di una storia che potete ricostruire qui, ma il messaggio va oltre il singolo caso...

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giovedì 29 maggio 2008

Un Italo da rottamare


L'Italo qui sopra, che "odia i froci" ma "ama il suo camerata" è uno dei tanti supereroi della vita quotidiana , ideati da Lorenzo "Q" Griffi e Michele Soma, al centro della campagna comunicativa del Gay Pride bolognese del 28 giugno. Soprannominati puraido [1], "trasudano cultura manga ma ritraggono persone in carne e ossa, sono figure molteplici che abbattono ogni stereotipo, portando in pubblico ciascuna il proprio nome, età, esperienza".
Sarà, ma il camerata Italo credo proprio che vada rottamato [2], e cercherò di spiegare (dal mio punto di vista), perché. Non è semplice ovviamente, tant'è che questo post è stato in "quarantena" per giorni [3], volevo evitare un "commento a caldo", ma neanche mi sembrava eticamente corretto cavarmela con un freddo (ma sicuramente più elegante) "no comment". E purtroppo questi tempi bui ci costringono continuamente a sporcarci le mani.
A scanso di equivoci dico subito che non sono un'anima bella: ho sempre avuto ben chiaro che l' innocenza degli oppressi è poco più di una favola e che essere soggetti storicamente "dominati" e "inferiorizzati" (donne, gay/lesbiche, "neri/nere"...) non garantisce un "innato" (o "naturale" e "spontaneo") antifascismo, antirazzismo e antisessismo.
So benissimo che ci sono sempre stati gay di destra (e oggi GayLib ne è solo la faccia più presentabile), come anche gay nazisti, antisemiti, razzisti ... Per non parlare di quelli "islamofobi" [4]. Per inciso penso che questo sia vero anche per le lesbiche (e infatti non capisco, se si volevano rompere gli "stereotipi", perché Italo e non Itala ...) [5].
Quindi l'esistenza e la miseria dei gay di destra mi/ci sono note. Non è questo il punto. Le questioni sono altre. E secondo me piuttosto gravi.
In molt* [6] hanno preso le distanze da lettere e inviti di note organizzazioni lgbt ad Alemanno e ad altri esponenti della destra di governo, rifiutando l'ingiunzione "
al pragmatismo, alla ricerca del dialogo, anche con rappresentanti delle istituzioni che si ispirano ad ideologie fasciste". E' questo un "problema" che non riguarda solo il movimento lgbt: sappiamo che il "superamento" di destra e sinistra è uno dei leitmotiv della nuova destra, da tempo abbracciato anche da esponenti di sinistra, istituzionali e non.
Ma se è vero che questo paese sta accelerando la corsa verso una compiuta forma di fascismo (e credo che sia vero[7]), abbiamo la responsabilità - tutti e tutte - di vigilare e prestare maggiore attenzione critica (e autocritica).
E in questo scenario che il "camerata Italo" è tutt'altro che "
simpatico, sereno e tranquillizante" e non capisco quale sia, nel caso di questo puraido specifico, la capacità di "veicolare dei messaggi che, in questi giorni, trovo veramente fondamentali", come scrive qualcun*.
Per quanto mi riguarda - molto pragmaticamente -, i messaggi che veicola sono quelli che possiamo leggere di fianco alla (simpatica, beninteso) immagine:
"Essere maschio significa picchiare, soprattutto i froci, meglio se in tanti contro uno, perché l'onore virile deve essere difeso. Se poi ti accorgi che il sabato sera, a CasaPound, al concerto del tuo gruppo nazirock preferito la vista del tuo camerata a torso nudo ti eccita, ti racconti che non importa, perchè tanto tu e lui siete camerati, e poi non puoi essere frocio, perché non ti senti "sensibile", non vesti alla moda, non ascolti Madonna"[8].
Effettivamente CasaPound è
sbarcata a Bologna il 18 maggio con l'apertura di un "centro sociale" (CasaPound Italia Bologna) in via Toscana, alla periferia sud-est della città, in uno stabile in affitto dalla Fiamma Tricolore, tra manifesti di Iannone (creatore di CasaPound a Roma) e Radio Bandiera Nera.
Dal Corriere di Bologna: "si definiscono 'antimperialisti, anticlericali, fascisti e fieri di esserlo'. Revisionisti se - spiegano - per revisionismo si intende raccontare la verità sulle foibe [9]. 'A Bologna siamo all'inizio, nonostante sia una città a noi ostile, siamo convinti di poter fare molto', spiega Carlo Marconcini, ideatore del centro sociale e voce della radio insieme ad Alex Vignali, che aggiunge: 'CasaPound nasce anche per occupare, ma per farlo ci vogliono i numeri e noi, a Bologna, forse non siamo ancora abbastanza. Ci sono i transfughi di Azione Giovani, ragazzi che frequentano Forza Nuova, gli oramai ex Fiamma come noi, ci sono le ragazze di Donne Azione e quelli del Blocco studentesco'. In tutto, per ora, una trentina di camerati 'duri e puri', che rifiutano di avvicinarsi alla Destra di Storace, che definiscono 'amici con percorsi diversi' i militanti di Forza Nuova e che di Alleanza Nazionale sentenziano: 'sono nulli'".
Non so quant* hanno voglia di ritrovarseli vicini al Gay Pride. Dico così per dire, ovviamente. Perché - per intanto - i segnali di "dialogo" da parte di costoro mi sembrano veramente poco incoraggianti: alcuni manifesti con i puraido in bella mostra sono stati imbrattati con svastiche e scritte affatto dialoganti [10].



[1] Qui e qui trovate la spiegazione del termine puraido, se ho ben capito la translitterazione della parola katakana ovvero orgoglio (pride).
[2] Il concetto di "rottamazione" applicato al camerata Italo mi viene da Paola Guazzo, che ringrazio.
[3] E tra l'altro è stato scritto "a tappe" (cerco di chiuderlo oggi, venerdì 30): il solito poco - anzi pochissimo - tempo e tante altre spiacevolissime urgenze verso le quali ho cercato di convogliare le mie energie in esaurimento. L'ultima notizia è che i testimoni della morte di Hassan Nejl sono stati prontamente "rimpatriati" in Marocco con un volo dall'aeroporto di Malpensa.
[4] Ho sempre avuto delle grosse perplessità circa il termine islamofobia. Lo uso per semplicità, perché oramai è entrato nel dibattito corrente e tutt* ne capiscono il senso.
[5] Tutt'al più posso immaginare che le lesbiche, pur di destra, rifiutino il ruolo di madre, moglie, angelo del focolare con scopa e ramazza rivendicato, anche pubblicamente, da altre appartenenti al genere femminile. Se è una mia pia illusione non esitate a comunicarmelo.
[6] Ad esempio qui.
[7] Basti pensare all'omicidio di un ragazzo a calci e pugni ad opera di un gruppo di fascisti vicini a Forza Nuova fatto passare per atto di bullismo, al quasi linciaggio di alcune trans romane ad opera di una folla inferocita sotto lo sguardo compiacente della polizia, ad Almirante (antisemita, fucilatore di partigiani/e e terrorista) che diventa un "esempio da seguire", agli attacchi con bombe molotov ai cosiddetti "campi nomadi" in diverse parti d'Italia in seguito alla falsa notizia (strombazzata dalla maggioranza dei media) dell'ennesimo rapimento di un bambino da parte di una zingara, e infine alla morte di Hassan nel Cpt di Torino (che è solo l'ultima di una lunga serie) e al "rimpatrio" degli unici testimoni ...
[8] Probabilmente chi ha schizzato questo ritratto del "camerata Italo" non ha letto George L. Mosse, Sessualità e nazionalismo (1982).
[9] Peccato che la verità sulle fobie sia già stata raccontata. E bene. Vi invito a leggere l'articolo di Claudia Cernigoi, Il pozzo artificiale, pubblicato sull'ultimo numero di Zapruder (che ho segnalato
qui) e il sito La Nuova Alabarda, che trovate qui di fianco in Segnaletica.
[10] Qualcun* ovviamente potrebbe obiettarmi che non si tratta del manifesto con il camerata Italo. Content* voi ...
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domenica 25 maggio 2008

Allarmi siam fascisti ...



Postfascisti???

Questo è il manifesto affisso a Milano da Alleanza Nazionale in questi giorni: Giorgio Almirante un esempio da seguire? E intanto il neo-sindaco di destra Alemanno (che fu instancabile organizzatore dei funerali di Almirante alla fine dei quali Gianfranco Fini pronunciò un accorato elogio funebre) propone di dedicare a Giorgio Almirante una via della capitale. Un'analoga proposta del nostalgico di turno di qualche anno fa in quel di Grosseto ebbe esito negativo. Ma sembra che i tempi siano cambiati. E la memoria è (sempre più) corta.
Allora se anche già in tanti lo hanno fatto, vorrei ricordare anch'io chi è questo "grande italiano", questo "esempio da seguire": caporedattore del Tevere (periodico che, ben prima delle leggi razziali del '38, portò avanti una massiccia campagna antisemita), segretario di redazione della rivista Difesa della razza (i cui redattori furono tutti firmatari del famigerato Manifesto della razza, base "teorica" delle leggi razziali promulgate dal fascismo di lì a poco), funzionario di spicco della Repubblica Sociale di Salò, massacratore e fucilatore di partigiani, nel '45 fondatore dei Fasci di azione rivoluzionaria, poi segretario del Movimento sociale italiano.
Ricordo di aver visto da qualche parte una sua vecchia foto degli anni 70 (che ho cercato inutilmente nel web) con un giovanissimo (e già "promettente") Fini. Di quegli anni è anche il coinvolgimento di Almirante nella strage di Peteano, la sua colpevolezza fu provata ma se la cavò dapprima con l'immunità parlamentare poi con un'amnistia praticamente ad personam. Concordo pienamente con chi propone che l'unica via che gli si può dedicare è questa: via Giorgio Almirante terrorista.
Assunta Almirante sarà di tutt'altro avviso, ovviamente. Non ho notizia di sue recenti esternazioni, ma basta leggere il suo libro Giorgio. La mia fiamma e la presentazione che ne fece Stefania Craxi in occasione dell'incontro pubblico per l'uscita del volume nel giugno del 2005: "Già il titolo del libro lascia capire il contenuto [...] E' un bel titolo, con tanto di doppio senso [...] la fiamma è quella del Movimento sociale italiano, la creatura di Giorgio Almirante, che l'aveva costruita mattone su mattone, comizio dopo comizio, con infinita pazienza, fede, coraggio. Ma la fiamma di Assunta è lui Almirante, l'uomo Almirante [...], un gran signore. Ma anche la fiamma che sta nel simbolo del MSI è un amore di Assunta [...]. Perché la fiamma aveva, è vero, una reminiscenza fascista, ma era il simbolo della purezza che Giorgio aveva voluto far rivivere, quei sentimenti di onore e italianità che avevano portato tanti giovani a combattere, e anche morire, sotto le insegne della Repubblica di Salò. Attraverso mille parole d'amore Assunta ci restituisce un Almirante come veramente era [...]. La storia della sua vita che lei ci racconta è una storia di felicità, di una donna che si sente baciata dalla fortuna, perché ha trovato l'amore e questo amore l'ha accompagnata tutta la vita e ancora la sorregge con il calore del ricordo".
Non credo di dover aggiungere altro...


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venerdì 23 maggio 2008

Fascismo, sessismo e pulizie securitarie


Ieri sera a Bologna si è tenuto un presidio (indetto da Mujeres Libres, collettivo di giovani militanti femministe), sotto la bella scalinata del Pincio (che da via Indipendenza conduce al Parco della Montagnola), dove era prevista una "pubblica discussione" di Alleanza Femminile su "vivibilità e sicurezza".
Per diradare ogni equivoco (se ce ne fosse bisogno): non si tratta di quell' Alleanza femminile - associazione democratica, apartitica e aconfessionale - che aveva come scopo l'azione in favore del suffragio femminile e che, nata nel 1902, aveva avuto tra le fondatrici Anna Maria Mozzoni e Argentina Bonetti Altobelli (militante socialista, segretaria, tra l'altro, della Federterra, associazione sciolta dal regime fascista). In sintonia con i tempi l'Alleanza Femminile è in questo caso la costola femminile di Alleanza Nazionale, che ieri sera ha dato pietosa mostra di sé: dopo un breve e confuso intervento di una delle rappresentanti femminili di questa inquietante organizzazione - e numerosi interventi dei (veri) maschi del partito che hanno blaterato su sicurezza e degrado -, le nuove paladine dell'ordine patriarcale e della pulizia securitaria, hanno imbracciato scope e ramazze e si sono dedicate alla pulizia della scalinata.
Nonostante tutto questo fosse già annunciato nel programma della serata, vederlo è stato per tutte quantomeno scioccante. E preoccupante.
Per non parlare del clima (pesantissimo) di intimidazione, dell'identificazione di molte delle (poche) manifestanti, del nutrito schieramento di polizia e Digos che ha tentato (invano) di tenere lontano il dissenso.
Per fretta, urgenza di dedicarmi ad altro e ineliminabile senso di nausea che mi provoca il solo ripensare alla serata, lascio a voi tutt* ulteriori commenti.
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lunedì 19 maggio 2008

Contro ogni fascismo



Verona, 17 maggio 2008*

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Rinvio a :

Squadrismo a Verona
Un omicidio terribilmente politico
Enciclopedia della neolingua: Ideologie
Verona 17 maggio
Memoria per dimenticare
Forza Nuova e gli assassini di Verona
Report e foto

* Grazie a Martina Guerrini per avermi inviato questa foto della manifestazione antifascista di sabato, alla quale mi è stato impossibile essere fisicamente. E grazie per averla scattata nel quartiere Veronetta, quartiere "migrante" della città. Il quartiere che il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, vorrebbe "ripulire".
Le sue strade sabato sono state attraversate da due cortei, quello antifascista indetto dall'Assemblea cittadina e quello promosso dal Coordinamento migranti di Verona.
Mi dicono che, dalle finestre, la gente applaudiva.
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giovedì 15 maggio 2008

L'estraneo tra noi. La figura dello zingaro nell'immaginario italiano

Oggi a Napoli una manifestazione delle reti antirazziste ha denunciato gli assalti di questi giorni ai danni di vari campi nomadi nella periferia orientale della città innescati dal presunto tentativo di rapimento di una bambina da parte di una "zingara".
Ed è l'immagine del rapimento di un bambino da parte di una carovana di zingari - un'illustrazione di Achille Beltrame per un numero del 1909 de La Domenica del Corriere - che campeggia nel manifesto della mostra curata dal Centro Furio Jesi dal titolo “L’estraneo fra noi. La figura dello zingaro nell’immaginario italiano”.
La mostra, che ripercorre l’antigitanismo nella società italiana tra Ottocento e Novecento attraverso pagine di giornali, copertine di riviste, romanzi e libri per l'infanzia, fotografie, documenti scientifici e altro materiale, verrà inaugurata domani pomeriggio alle 18 a Bologna, all’Archiginnasio di piazza Galvani 1, con la partecipazione - tra gli altri - del curatore Mauro Raspanti.
Nella nota introduttiva al catalogo della mostra si sottolinea come " A lato di quelle figure concrete, con le loro abitudini e i loro comportamenti, con i loro pregi e i loro difetti, che oggi chiamiamo Rom e che almeno dal 1422 fanno parte a tutti gli effetti della storia italiana, esiste un'altra figura che si affianca loro e che spesso si sovrappone alla realtà: l'immagine dello "zingaro". Termine ancor oggi dall'etimologia controversa, ma che indubbiamente nel corso del tempo ha condensato in sé una seria di stereotipi, quasi sempre negativi [...]. Questo termine è qui utilizzato consapevolmente nella sua carica straripante di pregiudizi, e che in questo contesto riteniamo pienamente legittimo. Lungi dal definire un'essenza della cultura Rom, rimanda piuttosto a un rapporto fra due entità egualmente costruite: il buon cittadino italiano e la sua controparte negativa, il nomade zingaro senza patria. In questo complesso gioco relazionale, i Rom diventano l'emblema del non cittadino, dello straniero interno, di cui non ci si può fidare, la cui sola presenza genera insofferenza e inquietudine e diventa essa stessa ingombrante e da eliminare".
Ed è questa figura dello "zingaro" che la mostra indaga, attraverso i vari "sguardi" che dall'Ottocento a oggi l'hanno "costruita" e definita come "estranea": dallo sguardo della stampa popolare (di cui l'illustrazione di Beltrame è un esempio), dallo sguardo scientifico (tra gli altri Cesare Lombroso in L'uomo delinquente), lo sguardo razzista (con, ad esempio, diversi articoli tratti da La difesa della razza), allo sguardo letterario (il romanzo Zingari di Mario Almirante, padre del più noto Giorgio) allo sguardo dei media. E di questi ultimi (da La Padania passando per La Repubblica a Il Secolo d'Italia) viene seguito il filo rosso di quello che sembra essere uno dei più tenaci stereotipi riguardanti gli "zingari" come "ladri di bambini". "E' come un fantasma in sonno, periodicamente destato da "notizie" che, opportunamente diffuse dai mass media, diventano leggenda metropolitana, passaparola linguacciuto, senso comune. Durante l'estate dello scorso anno si è consumato l'ultimo episodio di isteria collettiva. Su una spiaggia di Isola delle Femmine, alle porte di Palermo, un gruppetto di nomadi "invade" uno stabilimento balneare per chiedere l'elemosina. E' sabato pomeriggio, e la spiaggia è piena di bambini. Uno di questi si avvicina incautamente a Maria Feraru, 45enne cittadina romena residente nel trapanese. Una donna inizia a urlare, attirando l'attenzione dei presenti. Sarà lei a sostenere che la "zingara" aveva nascosto il bambino sotto la gonna. Dopo una breve fuga, l'accusata viene catturata dai carabinieri e tradotta in carcere". Qualche giorno dopo il caso si smonta, la donna viene rilasciata ma se "il caso è chiuso [...] i giornali ne avevano già spolpato la carcassa, mentre il veleno correva anche sulla rete". E se "la diceria che gli zingari rubino i bambini non trova riscontro nella giurisprudenza italiana [...] la credenza permane nell'immaginario collettivo, e il comportamento della stampa non aiuta a sradicare questo luogo collettivo".
Un titolo de La Padania (31 Luglio 2007): Emergenza nomadi. Ladri di bambini sulle nostre spiagge ...



Dal 16 maggio al 21 giugno.
Info: Scuola di Pace 051 491953

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Articoli correlati in Marginalia:

Disimparare il razzismo
Il delirio razzista
La pelle giusta
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domenica 11 maggio 2008

Lastregadabruciare

Ieri pomeriggio le amiche e compagne di a/matrix hanno voluto ricordare, con un incontro alla Casa Internazionale delle donne, Ornella Serpa, morta improvvisamente venerdì scorso in un pronto soccorso romano. E in questi giorni l'hanno ricordata in tant*, tutt* coloro che avevano condiviso con lei - magari anche senza conoscerla personalmente -, un pezzetto della sua vita, delle sue battaglie: donna non-biologica, attivista sex worker, femminista ...
Frammenti che ricompongono un'esistenza: qualcun* la ricorda tra le prime militanti di Facciamo Breccia, altre alla manifestazione romana del 24 novembre scorso quando con altre impedisce la presa del palco da parte delle "ministre" [1], altr* ancora per gli articoli non scontati scritti su Liberazione. Dalle foto guarda (ancora) curiosa. Interroga.
Come ci ricordava qualcuna ieri sera via mail, Ornella era anche iscritta con un nick "inconfondibile" nella mailing list del gruppo di lavoro sul razzismo nato da Flat : lastregadabruciare.
Un altro pezzetto. A colmare (un poco) il vuoto.


[1] Del resto Ornella era stata tra le firmatarie dell'appello che aveva portato alla manifestazione del 24 novembre.

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Giovedì 15 maggio dalle ore 19.30 a Bologna da Betty&Books (Via Rialto 23/a ), Sexyshock, Mit, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Fuoricampo Lesbian Group e Antagonismo gay invitano tutt* a una serata per ricordare Ornella: proiezioni, letture e chiacchiere.

Un'occasione speciale per ricordare Ornella, una donna coraggiosa che non c'e' piu'.
Non una commemorazione, ma la voglia e l'esigenza di fare un piccolo di gesto, come molt@ in Italia hanno fatto e faranno, per rendere visibile e pubblico un percorso individuale e le tante imprese collettive ricche, importanti, conflittuali, articolate che lei ha attraversato.

Ornella, insieme a tant@ altr@, si e' battuta per inventare nuovi diritti: esponente importante del movimento trans, attivista per i diritti delle sex workers, femminista, occupante di case, e molto altro.

Proiezione:
la voce di Ornella in Ni Coupable, Ni Victime, un video box realizzato durante le conferenza europea per i diritti delle sex worker in Europa.
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